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Lettura quotidiana della Bibbia

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25/03/2010

Commenti

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Offender ;-D

Intanto, il cardinal Tarcisio Bertone, non un avventore dell'osteria Numero Due Paraponzipò ma il Segretario di Stato Vaticano, ha detto: "si tratta di abusi non collegati al celibato, la pedofilia è una patologia legata all'omosessualità"
Insomma, i vertici della Chiesa cattolica stanno facendo come i gamberi con la retromarcia: tornano indietro. La domanda è: fin dove andranno?

Attendo un commento di Tedeschi sui rischi di camminare all'indietro.

Arrivo tardi e provo vanamente a leggere tutti i commenti. Arrivo cioè troppo tardi. Quindi insomma dirò cose poco sensate e interessanti. Spero mi perdoniate.
A random
1.La prima è che anche per me sperare nella dimissione del Papa è una cosa carina da dire, ma impensabile nella prassi. Quando accadrà vorrà dire che la cronaca della morte annunciata della Chiesa Cattolica, che si sente nel sottofondo da almeno un paio di decenni, e di cui Woijtila e Ratzinger sono stati il sintomo, si andrà verificando. Per il momento la struttura e la ritualistica e le semantiche ad esse correlate reggono. Non benissimo ma reggono - crolleranno quando il potere vaticano sarà svuotato dall'interno. Sta accadendo ma per ora è presto - a prescindere dall'occasione.
2. Se da una parte mi viene un tantino da vomitare all'ennesima forma di non solo vesti ma anche quelli a tema pedofilia (perchè vi arrabbiate chi preti pedofili ce stanno anche li maestri ebrei pedofili diceva l'ineffabile Scaraffia ieri da Lerner) non mi aspetterei nei contesti ecclesiastici comportamenti diversi e storie diverse da quelle che sono emerse. Non vuol dire che questo casino non sia necessario - ma avverto anche una comoda pretestualità.
3. Tedeschi non dice niente che non mi aspettassi da lui. Trovo solo curioso che si definisca intellettuale.Ma è una persona che vale poco, e non mi stupisco più di tanto. In ogni caso, la prospettiva evoluzionistica ha detto molte cose anche sul sesso anale, il quale è praticato anche perchè - siamo tra adulti - vi sono delle terminazioni nervose che lo rendono gradevole anche al soggetto passivo. In ogni caso un'ipotesi dell'evoluzionismo è che nell'ecosistema il sesso, chimiamolo improduttivo, serve per tenere sottocontrollo il margine di sovrappopolazione. Bilancia l'eterosessualità. Lo dico per quelli a cui piace l'evoluzionismo e credono che possa essere applicato sempre a prospettive reazionarie. Personalmente lo trovo una sostanziale minchiata - per questioni che forse sono ot.
4. Non vi è alcuna correlazione tra omosessualità e pedofilia, trovo avvilente doverne ancora parlare, ma forse siamo all'inizio.

Quasi tutto quello che hai scritto è avvilente da scrivere.

Grazie Zauberei,
sono onorato pei tuoi commenti.
Un briciolo arroganti, ma tant'e', c'e' chi nasce grillo parlante, chi cimice

Tedeschi, la zauberei potrà essere la persona più arrogante del mondo ma questo non rende le tue affermazioni nemmeno un briciolo più sensate.

Zaub, di insulti qui ne sono girati parecchi ma credo che tra tutti quello di asserire che una persona valga poco sia non solo il peggiore ma anche il piu' sciocco perche' nella definizione totalizzante di quel ''vale poco'' si sottintende una conoscenza dell'altro che tenga conto di tutti i pregi e difetti, qualita' e mancanze, vizi e virtu'sotto il profilo intellettivo, relazionale, etico/morale, caratteriale etc, etc.
Mi pare che da quanto ci si possa conoscere attraverso gli interventi su un blog sia difficile avre elementi a sufficienza per dare un giudizio sommario di tale fatta.
Sono criticabili le idee, i concetti, l'incapacita' di esprimersi in modo chiaro , l'ortografia e la sintassi ma sparare sentenze sul ''valore'' cpmplessivo della persona e', ripeto, non solo fuori luogo ma anche sciocco e da te Zaub suona ancora piu' stonato. Guardati dall'orgoglio intellettuale perche' questa volta ti ha giocato un brutto scherzo.

Esiste un problema di fondo, l'accettazione per chi e' diverso. Ogni volta che scrive qualcuno non laico, di sinistra, perbene come molti di voi, si leva un coro a trattarlo come paria, forse con l'eccezione di Luciano. Io penso che il sesso anale non sia una pratica naturale e sia una forma impropria della sessualita'. Niente sono povero idiota, altro che intellettuale. Gli intellettuali, si sa, lo praticano.
Quindi il coro del blog sta mostrando uno nuovo tratto - di sinistra, laico, perbene e anale.

Tedeschi, non confondiamo la cacca con la cioccolata. Se tu avessi affermato: a me il sesso anale fa schifo/non interessa, sarebbe stato un conto. Ma tu dici che è contronatura e ti arroghi il diritto di sapere cosa è proprio e cosa è improprio, e quindi sei tu che non rispetti gli altri, ad eccezione dei vecchi vestiti di bianco che abitano in centritalia.


E' incredibile che tu abbia il coraggio di parlare di accettazione del diverso con le affermazioni che hai fatto in precedenza.

Ah, dimenticavo: di sinistra ci sarai tu e tutta la tua palazzina.

Carissimo fratello offender,
i miei commenti non dovrebebro contenere nessun arroganza, solo la mia opinione. uso la locuzione 'secondo me' o 'io penso' quasi all'inizio di ogni frase. Il tono dei tuoi commenti e' invece, secondo me, davvero improprio - perche' cosi' aggressivo?- e forse infantile ('sei tu che non rispetti gli altri' ... cosa fai incalzi ? ehehe)

Offender, non mi pare che chi ha sostenuto tesi opposte a quelle del Tedeschi abbia fatto precedere i suoi ''dici cazzate'' etc. da un ''per me''. Si e' assunto lo stesso atteggiamento che gli si critica dando per scontate ed universalmente accettate le proprie tesi senza tenere conto che come lui la puo' pensare la maggior parte delle persone che hanno una fede religiosa.

Uno.Capisco, ma su alcune questione abbiamo metri diversi. Io ho i miei assoluti e tu i tuoi, io ho le mie forme di orgoglio e tu le tue - a che mi risulta decisamente altrettanto intollerabili.
Tra i miei assoluti c'è il rispetto per gli altri. E' un assoluto pieno non è vuoto, vuol dire che rispetto tutti tranne chi viola questa regola - per altro l'ho detto altre volte. Chi viola questa regola e arranca dietro le ipocrisie bene, non lo stimo. d'altra parte non mi nascondo dietro amenità tipo sospensione del giudizio e cazzate varie. Tutti abbiamo opinioni su tutti, e tu per primo e più degli altri. Siamo in questo blog e non in un altro e facciamo delle valutazioni. Io faccio le mie. Condividerle o meno è un problema di chi le legge.
Vedi Tedeschi: scrivi delle cose discriminatorie e aggiungi: uhuhu speriamo che Zauberei non mi legga! Per te è witz, opinioni come altre di cui alla fine te ne fotte poco, perchè sei fuori, perchè non ti riguardano, sono giocarelli. Invece queste tue opinioni producono un effetto concreto che è la mentalità discriminatoria. Ma che ti aspettavi? Che leggessi e dicessi ma no ciccio quanto sei caro? Ho solo confermato quello che pensavo prima. No io non ho il minimo prurito a ferire i razzisti o gli omofobi. Mi spiace, e dirò una cosa sinistra: tante volte combatto per tenere al guinzaglio la mia arroganza spesso mi dispiaccio perchè non sono stata abbastanza attenta, perchè è vero è un mio grave difetto. Ma quando parlo con persone così però ahò sto tranquilla. Il gioco è facile, la tua mancanza di cautela come dire mi legittima.

Io non ho scritto nulla di discriminatorio. Hai letto un decimo di quello che ho scritto e hai subito tirato fuori il distintivo della polizia anti-razzisti e anti-omofobi.
Spero che ti abbia fatto sentire bene e soddisfatta di te, le divise spesso aiutano in questo. Si, le divise di chi combatte il razzismo o l'omofobia esistono. Sono difficili da identificare, ma fanno ugualmente pena. Certe cose si combattono con il proprio comportamento, non con le parole.
Mi sembra di parlare con un'amica di mia moglie che ogni volta che dico negro s'incavola. E si e' un termine che ha ormai accezione dispregiativa... e proprio la 'g' in piu' che rivela la mia mentalità discriminatoria...

Gia' da uno come me c'era da aspettarselo che uso il termine 'negro'... si capisce tutto adesso!

"Mi sembra di parlare con un'amica di mia moglie che ogni volta che dico negro s'incavola."

Ecco. Mi sembra che tu ti sia descritto a sufficienza.

Mi sembra che la superficialita' non abbia fondo !

Sì Giorgio, sono un superficiale a cui la parola negro dà fastidio, come a te dà fastidio che si dia del XXXXXXX a uno che copre i pedofili.

A me non da' fastidio che si dia del 'bastardo' al papa, ma credo sia una mancanza di rispetto verso i cattolici che leggono questo blog. Invece la parola negro la uso quando c'e' questa ragazza che si incazza, ma appunto lo faccio perche' mi pare un comportamento infantile e/o superficiale

Giorgio: mi pare strano che una persona istruita non riesca a capire che usare la parola "negro" oppure "nigger" è offensivo, carico di disprezzo.
Così come (faccio altri esempi) dire:
terrone invece di meridionale, frocio invece di gay, culattone invece di omosessuale, troia invece di prostituta, mongoloide invece di down, muso giallo invece di cinese o giapponese...
A me, chi usa questi (e analoghi) linguaggi dà fastidio.

Se leggessi che tu o altri utenti di questo blog usassero il termine negro, non conoscendoti/vi, potrei pensare che tu sia razzista davvero e non parteciperei a nessuna discussione. Se invece lo usa una persona che conosco bene- anche se si trattasse di una battuta di cattivo gusto- non mi da' fastidio alcuno perche non mi fermo alla forma. Insomma dipende dal contesto - mi e' capitato di dire a mio papa', che e' ebreo- sei un maledetto rabbino, ma per ridere... insomma se si ha la coscienza pulita e' talvolta lecito secondo me...

Io non ci trovo nulla da ridere nel dare del negro dell'ebreo, del rabbino, del muso giallo, del muso rosso, del culo pallido, del terrone di merda o del tedesco del cazzo a qualcuno. È volgare, e stupido, non di pessimo gusto. Se si ha la coscienza pulita è lecito sporcarsela un po'? Tanto poi va via con una sfregatina di buoni propositi? Un piccola indulgenza acquistata dal papa omertoso? Giorgio, sei un poveretto.

Giorgio: l'insulto a Benedetto XVI (se ben ricordi) l'ho rimosso dal commento che lo conteneva.
Anche perchè quell'insulto rischia di violare gli articoli 227 e 404 (se non sbaglio i numeri) del Codice Penale. E visti i tempi che tirano non vorrei nemmeno beccarmi qualche denuncia.

Gcanc,
non ho problemi a dire che in circostanze diverse mi sono scappati commenti riprovevoli verso francesi, tedeschi, indiani, afroamericani... viceversa non ho mai avuto nessun pensiero o comportamento discriminatorio. Punto.

Se ti conoscessi potrei anche crederti, ma non mi asterrei comunque dal chiederti di non farlo, almeno in mia presenza. Dato che non ti conosco, il mio parere resta quello di cui sopra, soprattutto se non hai problemi ad ammetterlo.
Punto esclamativo.

Ma infatti non ho mai usato nessun termine discriminatorio in questo blog o in altro luogodove ci siano persone che non conosco ! Il punto (e virgola) e che non giudico il valore o la trasparenza di una persona in base a modi di dire o uscite estemporanee... per qualcuno potrebbero essere una cartina al tornasole, ma per me no, anzi. Un po' si ritorna al tema del Vaticano, che predica bene e razzola male. Io, nel mio predicare ammetto delle 'incertezze', che non c'entrano niente con il modo in cui razzolo

NOTA DI SERVIZIO:
questo post regge il cartellone dal 25 marzo,
ha raggiunto i 326 commenti,
è dunque il più grosso incasso della storia dei miei blog.

Giorgio, c'è una differenza profondissima tra fare un commentaccio o proferire un insulto contro gli svizzeri o contro i neri, contro i eterosessuali o contro i gay, contro il presidente del Consiglio o contro i down.
La differenza è abbastanza evidente: per strada nessuno si sogna di aggredire gli etero, allo stadio nessuna curva insulta o fischia o fa BUUUUUUUU al giocatore Wilhem Tell di Berna, i presidenti del Consiglio hanno strumenti (e legioni di avvocati) per far valere le proprie ragioni e s/ragioni mentre i down possono solo far finta di non sentire.
Insomma: se offendere è sempre brutto, offendere chi è discriminato è abominevole.

L’intelligenza ?
Utilizzare al meglio ciò di cui si dispone.
.
Ricky Martin allora
Ce l’ha proprio d’oro
.
Il coming out di Ricky Martin diventa un business
:

http://www.repubblica.it/persone/2010/04/13/foto/l_outing_di_ricky_martin_diventa_un_business-3323543/1/ to

.
I mean Intelligence, obviously

d'accordo che culattone al posto di omosessuale e troia per prostituta... ma non facciamo i fighetti sulla parola negro. in italia negro significa con la pelle nera ed ha lo stesso identico e non dispregiativo significato del termine nero.
poi si è voluto dare al termine negro il significato dell'americano nigger, tanto per far sapere che anche qui possiamo distinguerci tra razzisti e non.
ma se in america il "nigger" è un termine dispregiativo che il bianco dice a bella posta per offendere, qui la maggior parte delle persone pensa che una persona con la pelle nera si chiami negro, senza alcuna malizia.
dare del razzista a tedeschi perchè dice negro invece di nero mi sembra esagerato.

Tedeschi conferma quanto pensassi anche con l'esempio con cui vorrebbe difendersi- non è in cattiva fede, forse. Forse non ci arriva.
Marcob la cultura italiana è impregnata di america, che ci piaccia o no e il linguaggio lo riflette. Diciamo "ok". Diciamo "ko" e sono solo due esempi. Normalmente un nero se si sente apostrofare negro in Italia se ne risente, negro ha perso la valenza neolatina e ha preso quella americana. Ora, trovo infantile questa cosa per cui la propria attenzione vale di meno del risentimento dell'altro, del rischio di aver toccato la discriminazione. E quando vale di meno c'è spesso puzza di bruciato.

marcob: per quanto riguarda me, non ho dato per nulla del "razzista" a Giorgio.
Ho solo scritto (e lo ripeto) che parole come "negro" vengono sempre più usate per colpire e che questo linguaggio contundente a me dà fastidio, molto fastidio.
In un mio romanzo del 2000 (Un pacco postale di nome Michele Crismani, pubblicato da Einaudi Ragazzi), c'è un dialogo proprio sul problema di come "chiamare" una persona di colore.
Il protagonista, il triestino tredicenne Michele Crismani, ha conosciuto in vacanza una ragazza quattordicenne di colore, di nome Michelle (che gli piace assaissimo). La sera prima della partenza…
ECCO IL DIALOGO (raccontato dall'io narrante di Michele)

“Michelle?“
“Sì?“
“Posso farti una domanda?“
“Sì“
“Un po' mi vergogno a chiedertelo“
“Prova“
“Quando...cioè...insomma quando...io...devo tipo chiamarti...non so...ecco...come dire”
Lei mi guarda in faccia: “Michele, non si è capito niente di quello che volevi dirmi“
“Ecco va beh fa niente“
“Eh no! Adesso devi dirmelo!”
Dopo un lungo tira e para e molla in cui a me mi sa che io divento sempre più rosso, ma almeno è buio e forse non si vede, alla fine mi decido:
“Cos’è brutto e non si deve usare? La parola nera o la parola negra?“
Michelle ci pensa un momento.
“Non importa tanto la parola che usi, ma come la usi. Se uno vuole insultarmi lo capisco dal tono di voce, da come mi fissa. Da tutte le parole messe insieme. Non da una sola“
Ma dato che è intelligente si accorge che io non sono ancora soddisfattissimo della risposta.
“Sei pallido“
“Eh sì, lo so“
“Ti sei offeso?“
“No. Perchè? Dovevo?“
Poi capisco: “Ah!“
Poi cambia l’intonazione della voce: “Sei pppallido” mi fa con un tono proprio odioso e carico di disprezzo.
“Così era brutto“ le dico.
“Però la parola era la stessa“
“Sì, ma adesso sembrava che volevi farmi restare male“
“E allora vedi che non importa niente se a uno gli dici con amicizia e con rispetto negro nero black di colore africano o coloured”
Michelle si ferma un momento, ci ripensa e aggiunge: “Nigger però è offensivo comunque”
Io faccio di sì con la testa, perchè mi sa che ho capito ma lei dice ancora una cosa: “E poi scusa, Michele, ma quando pensi a tuo padre o a tua sorella pensi forse al fatto che sono bianchi?“
“Certo che no“
“E perchè?“
“Ma perchè non ha nessuna importanza!“
“E allora perchè il fatto che io sono nera dovrebbe averne?“


In un mio

Zauberei,
ma mi sembra di parlare con una bimba che ha appena letto la capanna dello zio tom e si erge a paladina di ogni forma di dicriminazione. Ora, posso capire la tua tolleranza zero. Ma applicarla a ogni post di questo ottimo blog- gesu' e' puerile. E' puerile perche' sai bene di non essere nella condizione di sentire puzza di bruciato. E' puerile anche il modo in cui cerchi di dare autorevolezza alle tue opinioni... invece secondo me in un blog ogni opinione ha lo stesso peso e lo stesso interesse.
Una domandina: ti sei mai chiesta perche' non sei razzista?

Tedeschi è un grande: non si può insultare il papa (anche nell'ipotesi in cui copra degli stupratori di bambini) perché i cattolici si offendono, ma quando c'è la sua amica lui fa apposta a dire negro perché sa che la ferisce.

Tedeschi, per me l'opinione di zauberei non è né più ne meno autorevole di qualsiasi altra, e non le riconosco nessuno status di cui gli altri commentatori siano privi. Francamente non si capisce di cosa tu stia parlando, e mi sembra che farnetichi quando dici che lei non è nella condizione di sentire puzza di bruciato, e non si capisce a che titolo tu ascriva a puerilità le sensibilità altrui e invece ti metta a sbraitare quando ti sembra che qualcuno tocchi le tue.

Non la ferisco ma innesco la classica gag:
".... un 'negro'..."
-occhiataccio
"Hei non sono mica razzista, infatti ho un sacci di amici di colore"
-super occhiataccia
... vabbe'...
No, credo nessuno in questo blog sia davvero razzista, per quello che scrive... leggevo qua e la "Mi fa strano che qui ci si scandalizzi per un ''negro di merda'' e non si batta ciglio per un papa ''bastardo''". mhmm per quanto il paragone non sia azzeccato, e' si puerile tacciare chi l'ha scritto come "testimone della pervasività del razzismo moderno". Ma stiamo scherzando? possono esserci mille cause per lasciarsi andare ad uno sfogo, non ultima l'esasperazione di un cattolico che sta seguendo con dolore le recenti vicende... solo una bimba saccente si mette a fare un esame sociale di un'affermazione simile... una bimba che ha appena letto la capanna dello zio tom e vuol far vedere a tutti quanto e' brava e giusta. Apprezzo davvero molto di piu' il tuo ruspante modo di esprimerti "di sinistra ci sarai tu e tutta la tua palazzina" ahahaha

Domande di fine serata
:
- http://tempovissuto.blogspot.com/2010/04/recensioni-tardive-e-note-sul-laicismo.html
e
- http://tusitala.blog.kataweb.it/2010/04/13/eq-mi-serve-una-religione/

.
Buona Notte

Tedeschi, l'unico utilizzo che potrei fare del tuo apprezzamento comporta la detersione di una parte del corpo che è contro natura utilizzare a fini sessuali.

Bravo offender questo spirito da osteria ti fa onore. mi piace, forte !

tedeschi hai una reazione così scomposta che mi semberi parecchio colto sul vivo - l'autorevolezza la danno altri se mai la danno, e tu con bimba di vi e zio tom di la, implicitamente me la dai. E' un problema tuo. Ti sei cacciato nella merda e ora provi a schizzare. Fai caro, tanto gli altri stan tutti fuori. Le mie domande me le sono fatte e ho risposto in maniera decisamente più articolata di quanto tu possa arrivare a pensare.
In ogni caso. Io sono abbastanza arrogante - l'unica cosa intelligente che hai indovinato - da non dover avere bisogno di avere l'ultima parola. Per cui se vuoi ribattere dicendo altre amenità fai tranquillamente. io chiudo qui - e chiedo sinceramente scusa a Luciano per l'abuso di questo spazio.

Stai cominciando a trolleggiare, Tedeschi. E per la mia esperienza, è un segno di bassezza.

offender,
onestamente credo che insultare una persona sia una bassezza. Non solo per la mia esperienza ma anche per la mia educazione...

Quoto Zauberei, passo e chiudo.

Invece a me fa piacere avere l'ultima parola. Zauberei se rileggessi ogni tanto quello che scrivi !
"Arrivo tardi e provo vanamente a leggere tutti i commenti. Arrivo cioè troppo tardi. Quindi insomma dirò cose poco sensate e interessanti. Spero mi perdoniate."... " Io sono abbastanza arrogante da non dover avere bisogno di avere l'ultima parola"... "Non gioco piu' e mi porto la palla a casa"...
Va bene, se hai voglia di condividere il motivo per cui non sei razzista, potresti aggiungere un po' di valore a questo blog

Era meglio quando stavate zitti. Non si può più fare un ragionamento serio in questo blog.

Luciano: io avevo scommesso che avremmo superato i 300 commenti e i 15 giorni di cartellone. Il merito è anche mio se lo abbiamo superato alla grande !

Luciano, ti ho beccato: Passante sei tu sotto mentite spoglie, e ti diverti a seminare zizzania per fare crescere la popolarità del post. Come ho fatto a non arrivarci prima? Era impossibile che Passante fosse una persona reale.

bello il dialogo, luciano. è poi quello che ho detto sopra.
“Nigger però è offensivo comunque”
è vero che la cultura italiana è impregnata di america, ma è anche vero che gli americani il termine razzista se lo sono coniati prendendolo in prestito dallo spagnolo nigra, mentre fino a trent'anni fa, quando in italia i neri erano solo alcuni giocatori di basket, per gli italiani i negri erano gli abitatnti dell'africa.
continuo a pensare che abbia ragione l'amica di michele crismani, e anche che la distinzione nero-negro sia un po' da antirazzista snob.

Off topic rispetto al post principale, ma in topic rispetto agli ultimi commenti (che non mi sono piaciuti in generale, ma è solo la mia opinione,ovviamente):secondo voi è più offensivo "negro di merda" o "nero di merda"? Io non trovo alcuna differenza tra le due espressioni. Sono entrambe volgari e razziste.
Ciò non toglie che la parola "negro" sia comunque offensiva, sebbene arrivata dall'America nella sua accezione negativa.
Certo, però, che si è fatto un salto incredibile dal parlare della possibilità che il papa si dimetta all'omosessualità, al razzismo e alle offese personali.
Mi pare che si stia andando un po' troppo fuori tema.

Tornando ai temi scottanti vorrei ribadire alcuni concetti importanti che non vorrei fossero invece sfuggiti. Io ritengo, e molti dei miei interventi vanno letti in tal senso, che il pensiero progressista sia pervaso di ipocrisia perché è costretto, in nome dell’uguaglianza e dei pieni diritti di tutti gli attori presenti sulla scena della creazione, anche quando l’uguaglianza (di fronte a Dio) non c’è affatto, oppure non vi sono i diritti, a sostenere delle tesi in nome di una sorta di democrazia artificiale, che finiscono per stravolgere la realtà delle cose, come da sempre si sono conosciute, e come Dio stesso ci ha comunicato. Altro discorso è quello religioso, e in particolare cristiano, che in nome della salvezza annunciata e della compassione, perdona e salvifica.

Usando le parole di Dostoevskij:

Il socialismo non è soltanto la questione del lavoro o del cosiddetto quarto stato, ma è, eminentemente, la questione dell’ateismo, la questione della torre di Babele, da edificare appunto senza Dio, e non per raggiungere dalla terra il cielo, ma per portare giù il cielo sulla terra.

un troll passante

Passante, perdona, ma il tuo commento dell' una e trentatre non l'ho capito.
In particolare non comprendo cosa significa questo passaggio:
"il pensiero progressista è pervaso di ipocrisia perché è costretto, in nome dell’uguaglianza e dei pieni diritti di tutti gli attori presenti sulla scena della creazione, anche quando l’uguaglianza (di fronte a Dio) non c’è affatto, oppure non vi sono i diritti, a sostenere delle tesi in nome di una sorta di democrazia artificiale, che finiscono per stravolgere la realtà delle cose, come da sempre si sono conosciute, e come Dio stesso ci ha comunicato"
Provo comunque a decifrare.
Tu dici che l'uguaglianza dei diritti (sostenuta dal pensiero progressista) è una costruzione artificiale e non naturale?
Se è questo che hai scritto, hai perfettamente ragione.
Non hai invece ragione quando sostieni che sarebbe Dio a voler il mantenimento della condizione "naturale" (in cui vive la legge del più forte). Il cristianesimo è proprio il contrario: rivendicare i diritti dei più deboli, degli ultimi.

Sul Corriere della sera, Piero Ostellino scrive un articolo che non condivido per nulla. Eccolo.

All'origine dell'aggressione cui sono sottoposti la Chiesa, e lo stesso papa Benedetto XVI, sul tema della pedofilia in ambito ecclesiale, ci sono un pregiudizio razionalista e una violenza giacobina: si pensi alla «peste pedofila » di cui parla Paolo Flores d'Arcais, che prefigura la dannazione per volontà popolare dell'«untore » di manzoniana memoria. Sono toni cui dovrebbe essere estranea la stessa cultura laica. Che non è negazione della religione, ma cavourriana separazione tra le leggi e i comandamenti, tra lo Stato e le istituzioni ecclesiastiche. Il pregiudizio razionalista tende invece a cancellare la distinzione kantiana, e liberale, fra peccato e reato; pretende di assimilare, «omologare», i comportamenti della Chiesa a quelli della società civile, negandone la specificità spirituale, codificata nel diritto canonico, ben diverso da quello positivo dello Stato secolarizzato.

La Chiesa, che condanna il peccato e perdona il peccatore pentito, ha commesso in passato (anche con Papa Wojtyla) molti errori in materia di pedofilia ecclesiale. I reati andavano denunciati con coraggio, mentre varie forme di reticenza hanno contribuito a peggiorare la situazione. Tuttora gli atteggiamenti, spesso confusi e contraddittori, di alcuni rappresentanti del clero non aiutano a far chiarezza. Quando risuonano paralleli impropri con le persecuzioni antisemite, o si stabiliscono arbitrarie correlazioni tra omosessualità e pedofilia, si ha l'impressione che papa Ratzinger vada tutelato anche dalle sortite incaute di alcuni alti prelati.

Resta il fatto che non si può chiedere alla Chiesa di rinunciare a uno spazio autonomo di analisi e di giudizio, che è tutt'altra cosa dalla pretesa di sottrarre i propri membri all'imperio della legge. Lo Stato e la Chiesa hanno missioni diverse e la pretesa di cancellare questa feconda differenza danneggerebbe entrambi. Si sta manifestando, inoltre, un vistoso paradosso. A essere oggetto degli attacchi più aspri è proprio l'attuale Pontefice, che ha il merito indubbio di aver fatto opera di trasparenza all'interno della Chiesa, su un fenomeno troppo a lungo sottaciuto, e di aver cercato di definire, e distinguere, gli ambiti dei tribunali civili, riconoscendone le prerogative in tema di persecuzione del reato di pedofilia, secondo la legge civile, e quelli propri della Chiesa, rivendicandone l'autonomia nella condanna dei peccati e nella redenzione dei peccatori, secondo il diritto canonico e la propria predicazione (si chiama carità cristiana). Nonostante questo, oggi Benedetto XVI rischia di passare come il Papa che ha coperto la pedofilia dei sacerdoti.

La distinzione fra peccato e reato è parte integrante della nostra cultura e della nostra civiltà, alla quale non possiamo rinunciare. Essa sanziona la differenza, e la distanza, fra lo Stato democratico-liberale, fondato sui diritti e le garanzie individuali, e lo Stato teocratico: un ordinamento oppressivo che, come hanno tragicamente provato i totalitarismi anche di un recente passato, non s’identifica solo nel connubio fra trono e altare, ma, anche e soprattutto, nell’illusione razionalista e nel tentativo volontaristico di cambiare, con mezzi coercitivi, la natura dell’uomo. Di fronte allo spettacolo inquietante cui stiamo assistendo, stupisce, infine, la grande quantità di spettatori che rimangono silenti in un’apparente indifferenza. Come se la stessa nostra democrazia liberale non fosse debitrice del messaggio cristiano che ha posto al centro la sacralità e l’inviolabilità della persona.

Mah, piu' che esserne d'accordo o meno, non so quello che abbia fatto Ratzinger per combattere la pedofilia o per assicurare la trasparenza della chiesa su questo punto. Ognuno ne da' un giudizio diverso. Se un giornale serio e indipendente facesse un bel report sull'operato di Ratzinger, forse si avrebbe un'idea piu' chiara di quanto sta avvenendo. E lo leggerei davvero volentieri.

Un pensiero che si può condividere
:
""stupisce, infine, la grande quantità di spettatori che rimangono silenti in un’apparente indifferenza.""
...
che poi io non credo sia solo indifferenza ...

Io avrei detto di più ancora, avrei detto che è lo spirito più ancora che la persona che deve essere messo al centro dell’attenzione. Anche lui si è lasciato condizionare dal civile ed esasperato laicismo. E’ lo spirito che non va mai dimenticato, altrimenti ci dimentichiamo Dio, e dimentichiamo perché siamo qui e dove stiamo andando. La prospettiva del credente non è la pensione e poi il cimitero, non so se mi spiego.

Nel mio intervento, mi riferivo a questioni come l’aborto, ad esempio, dove chi sia il più debole dovrebbe essere evidente a tutti, oppure a questioni come l’omosessualità, dove non si vuole condannare proprio nessuno, ma mi sembra così evidente che si tratta di una deviazione, e così via. che poi se tu parli con le persone comuni, con i semplici, che ancora abitano alcune zone del nostro paese, è quello che loro pensano e che hanno sempre pensato. è sulla scena culturale, dominata dal pensiero progressista appunto, che nessuno osa più dire queste cose a meno di correre il rischio di finire in un ghetto culturale come di fatto è ormai diventato il mondo cattolico. Forse è meglio così, un ritorno alle origini non farebbe poi così male.

Giorgio:
sulla condotta "omertosa" di Ratzinger esistono documentazioni a chili. Alcune di queste sono riportare anche in questo post, tra i commenti. Un articolo del teologo cattolico Hans Kung, mi pare alcuni testi del New York Times...
Insomma ce n'è a bizzeffe.
Passante:
1) Il ritorno alle origini? Significherebbe il ritorno alla clava, a Caino che spacca la testa al fratello Abele, alla legge mosaica con la lapidazione delle adultere, ai pregiudizi contro le donne mestruate...
2) Che l'omosessualità sia una "deviazione" è un'affermazione che ormai la stessa comunità scientifica e psichiatrica respinge nettamente. Che alcune "persone comuni" in "alcune zone del nostro paese" lo pensino dipende dai pregiudizi. Molte "persone comuni" pensano abissali fesserie e ignorano un'infinità di altre cose. Io ad esempio sono un modello di ignoranza: se mi chiedi come mai d'estate fa più caldo che d'inverno non te lo saprei dire, nè ti saprei spiegare come mai in casa arriva luce se pigio un interruttore.
3) Che certo (sottolineo "certo") mondo cattolico sia un "ghetto" è un dato di fatto. Ma è stato tenuto in questa condizione da una chiesa che ha voluto trattare i propri fedeli da gregge a-critico. Basti ricordare che nel Papato leggere la Bibbia in italiano era un reato penale fino al 1871.

Eviti sempre le questioni centrali, portando un sacco di esempi che non c’entrano assolutamente nulla, come farebbe un bravo giocatore di calcio, solo che poi invece perdi la palla. Nessuno affiderebbe un neonato ad una coppia gay, tutti la pensano così, ma però non si può dire.

"Nessuno affiderebbe un neonato ad una coppia gay, tutti la pensano così, ma però non si può dire."
A parte la grammatica, ma da dove arriva questa convinzione? Io non affiderei un neonato alla Franzoni. Io non affiderei un neonato ai coniugi Romano/Bazzi, quelli di Erba. Io non affiderei un neonato a Berlusconi, perché chissà come mi crescerebbe. Io non affiderei un neonato a Calderoli o a Borghezio. Io affiderei un neonato ad una coppia gay con dei principi educativi che condivido, cosa c'entrano le scelte sessuali?

Quoto l'ultimo intervento di Luciano nel DSMIV, il manuale diagnostico della psichiatria usato come referente in tutto il mondo, l'omosessualità non è devianza e non è citata. Faccio notare che è del 1984.
Passante, tutti quelli che frequenti tu la pensano così. Che in Italia sono molti. Fuori dall'Italia ci sono stati dove l'adozione da parte di coppie gay è un fatto normale. Qui se ne comincia a parlare adesso più sistematicamente c'è un libro importante in tema, di Chiara Lalli che segnalo.
E' interessante l'accezione che si ha di discriminazione comunque. Come se la discriminazione fosse solo il caso di gesti estremi - che so l'impiccagione, non far salire sugli autobus, ahahah razza inferiore. Come se fosse un interruttore. Invece è una grandezza continua, che comincia da percezioni sottili. Certo dire che l'omosessualità è una devianza, beh non è tanto sottile. Dopo ci sta la sassata.

Saluto offender di cui ho gradito l'appoggio. Ci scanniamo spesso, ma altrattanto spesso siamo d'accordo.

Rimane un fatto.
Che Luxciano nel testo del Post ha scritto
:
""E se lui non lo farà, la comunità cattolica deve pretenderlo a gran voce.""
...
Quante voci avete voi udito ?

Piu' che altro in Italia non e' consigliabilissimo affidare un piccolo ad una coppia gay, non per la coppia gay ma in molti casi per i genitori eterosessuali dei compagni del piccolo. Certo che se non si inizia non si cambia la mentalita'. Ma altri paesi sono anni luce davanti e probabilmente ci credono delle scimmie per questo, ed altri aspetti.
In principio se una cosa e' giusta va approvata, anche se sicuramente andra' a creare una miriade di situazioni difficili....

Paola non sono sicuro che i fatti siano stati definitivamente confermati ....

Un saluto a te, zauberei.

In primo luogo se vogliamo ''pesare'' (visto che siamo nel regno della quantita') a livello mondiale e quindi con una sorta di mega referendum democratico le due opposte visioni state certi che quella modernista e' in evidente minoranza.
Quando si citano con enfasi altri paesi in cui matrimoni tra gay e adozioni nel contesto di unioni gay, considerandoli, con ammirazione , avanti anni luce, stiamo parlando di una minoranza tale che a torto si cita l'intero paese a rappresentarla. Questa mentalita' che non ha riferimento ed obiettivo alcuno, se non nel soddisfacimento dei piaceri terreni, e' si' la punta di diamante ma del cancro che sta trasformandosi in metastasi all'interno della civilta' occidentale.
Si menziona l'incapacita' di valutare aspetti sottili di alcunche', vero, siamo immersi nel grossolano e di questo ci nutriamo, il sottile lo subiamo nelle mille forme di condizionamento psichico di cui siamo continuamente bombardati e lo spirituale che piu' conta e con il quale tutti alla fine dovremo fare i conti ci e' totalmente precluso.

Passante: io penso che per un bambino sarebbe meglio crescere con il papà e la mamma (amorevoli e saggi) che lo hanno generato. Ma gli esempi di orrendissimi genitori "tradizionali" sono innumerevoli: alcuni li ha fatti Gcanc. Io non affiderei mai e poi mai un bambino a gente come Borghezio Berlusconi Bossi Bush Santanchè Feltri e via citando. Affidarlo a una serena e amorevole coppia di gay o di lesbiche, avrebbe (come grave controindicazione) la presenza di persone con grossi pregiudizi contro gli omosessuali.
Uno: 'sta cosa delle maggioranze va sempre presa con le pinze. Spesso sono le minoranze ad aver ragione e il tempo lo dimostra.
Quale sarebbe il cancro che divora la civiltà occidentale? Intendi forse la cultura critica e illuminista che ha portato alla fine degli Assolutismi? Almeno, una parte della destra europea ha il coraggio e l'onestà di dirlo chiaro e tondo.

uno, meno male che lo spirituale ti è precluso perché con quello a cui accesso ci hai fatto già due giberne come cattedrali.

Ohhhhhhhhhhhhhh
una voce a Savona
:
http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/04/14/news/pedofilia_savona-3345376/
-
"...."Alla luce di tutto ciò - ha aggiunto Zanardi - per il rispetto di Santa Romana Chiesa, per il rispetto del Cristo sceso sulla terra a sacrificarsi per noi, le chiedo formalmente di dimettersi dal suo magistero di Vescovo della Diocesi di Savona e Noli, avendo tollerato che un sacerdote pedofilo continuasse a compiere gravissimi crimini contro l'umanità, rendendosi complice di un criminale che tanto danno ha fatto e sta continuando a fare, in Italia e all'estero".

Offender: sto leggendo (ne parlavo alcuni giorni fa) l'ultimo libro di Hans Kung (teologo cattolico svizzero inviso invisissimo alle gerarchie vaticane, uno che ha passato la sua vita a lavorare per un'etica "condivisa" da credenti e laici, per una fede che sia aperta al mondo e lontana dalle chiusure dogmatiche dei preti di ogni rigida e cupa confessione). Un bellissimo libro, colmo di umanità e di gioia di vivere, dubbi e amore per la vita e gli esseri umani, fiducia e voglia di battersi. Racconta un modo di essere cristiani così diverso da quello che si vede nei volti, nei paramenti e nelle parole di Ratzinger Bertone & C da lasciare allibiti.

Luciano, ovviamente la mia era una battuta rivolta ad uno e non alla religione, né tantomeno alla spiritualità in genere.

Ma certo, Offender. E infatti la mia segnalazione non aveva nessunissimissimo intento polemico nei tuoi confronti. Ci mancherebbe.
Anche perchè pure io (che pur sono un credente e leggo con appassionato interesse libri di teologia) provo una noia abissale davanti a certi discorsi teologici astratti in cui mi par di aggirarmi come in un labirinto.

Luciano dici “Io non affiderei mai e poi mai un bambino a gente come Borghezio Berlusconi Bossi Bush Santanchè Feltri e via citando”. I tuoi pregiudizi sono come quelli della questura, con nome e cognome.

Cosa ne sai del loro valore come genitori, sono solo dei tuoi avversari politici.

Le commissioni che valutano le coppie idonee all’adozione, lo fanno rispetto a una idea preconcetta di normalità, ed è inevitabile. Non hanno un elenco di nomi e cognomi con SI o NO a fianco (Franzoni e Berlusconi NO, la coppia omosex del piano di sotto SI perché sono bravi, etc), come ho sentito ripetere in diversi commenti. Semplicemente valutano una serie di parametri, sottopongono la coppia e i familiari della coppia a una serie di test, e così via fino a stabilirne o meno l’idoneità, in base all’età, al reddito, allo spazio abitativo, ad aspetti psicologici, etc. Chi non è idoneo, non può fare l’adozione, punto e basta, ma non viene mica picchiato da nessuno. Non è che chi dice che gli omosessuali non sono idonei all’adozione li odia, oppure chi non ha un reddito sufficiente oppure non è convincente dal punto di vista psicologico. Semplicemente non è idoneo all’adozione. Sono questi dei pregiudizi ? Si sono dei pregiudizi. Chi non è accettato è “anormale” ? Si rispetto alla “norma” utilizzata. Nella norma c’è anche scritto che la coppia deve essere maschio e femmina, e mi sembra posso dire normale o comunque preferibile ? Cosa c’è di male non lo capisco proprio. Provate a chiedere a qualunque bambino o bambina se, nella malaugurata ipotesi di restare orfano vorrebbe essere adottato da una famiglia omosex, oppure una coppia omo-trans, oppure interrogate voi stessi e rispondete con sincerità.
E poi, in ultimo, non capisco proprio il così grande desiderio di maternità espresso dalle coppie omosessuali. Non lo capisco proprio. Siamo omosex ma vogliamo un figlio lo stesso. A me lascia allibito, mentre per voi è un sintomo di grande progresso.

A me sembra che nel tentativo da parte di una coppia omosessuale di realizzare una sorta di grottesca parodia della famiglia cercando di inserire nell'amorevole quadro un terzo partecipante in tenera eta', ci sia una buona dose di egoismo.

"Siamo omosex ma vogliamo un figlio lo stesso. A me lascia allibito, mentre per voi è un sintomo di grande progresso."
E allora?! Dov'è il problema?!
Cazzarola, l'avremo il diritto di pensarla come ci pare o no?!
Che palle!!!!
Ma perché vuoi convicerci che il tuo medievalismo bigotto e cieco sia meglio del progressismo? Dove sta scritto? Nel Vangelo? E attaccati a quello, vivi come ti pare e non rompere coi tuoi pregiudizi e le tue chiusure mentali che sono solo omofobia, razzismo e totale mancanza di discernimento.
Per te o è tutto bianco o tutto nero. Ma ti hanno mai detto che ci sono miliardi di colori e sfumature? Hai una pur vaga esperienza delle cose che giudichi nelle persone che frequentano questo blog? Hai mai provato a vivere? E datti una mossa!

Passante: perchè non affiderei un bambino alle persone che ho indicato? Borghezio è un razzista, volgare e violento che ha aggredito persone di colore.
Berlusconi è un maschilista prepotente che ha in testa il denaro e l'apparenza, bugiardo e con frequentazioni loschissime.
Bossi è uno xenofobo maschilista, volgare e aggressivo.
Bush è un fondamentalista cristiano, bugiardo e illetterato.
La Santanchè è una xenofoba con simpatie fasciste.
Feltri è aggressivo, spregiudicato, privo di princìpi, con simpatie fascistoidi.
Tutti motivi buonissimi affinchè un bambino non venga affidato a genitori simili, perchè un piccolo vivrebbe in un ambiente familiare impastato di questi dis/valori rozzi e brutali, cattivi e tossici.
ALTRA COSA: sono d'accordissimo con Alessandra. Il mondo e l'umanità sono percorsi e arricchiti da sfumature. Proprio ciò che persone come quelle si rifiutano di accogliere.


Il fatto Passante è che il desiderio di genitorialità è un fatto anteriore all'orientamento sessuale, non posteriore. E' un fatto che connota l'umano, anche se non tassativamente tutti ci si fa i conti, compreso quando si decide da donne adulte di non volerne - anche questa una possibilità naturale e legittima.
Non è questione perciò di essere progressisti, è questione di essere onesti intellettualmente e riconoscere l'umano nell'altro essere umano.
In quanto ai parametri, essi in realtà coinvolgono molto di più altre cose che l'orientamento sessuale, certo non conta quello politico. Ma - lo dico con cognizione di causa, da psicologa, tra una coppia eterossessuale che per esempio non ha rapporti sessuali, e una coppia omosessuale che li ha si dovrebbe preferire la seconda. Perchè la genitorialità non deve correre il rischio di utilizzare il bambino per tappare un buco per sublimare scambi che non avvengono altrove. I criteri psicologici riguardano principalmente la qualità dell'affetto e l'assetto di personalità dei genitori, solo in Italia e in alcuni altri paesi, l'orientamento sessuale è incluso. Anche perchè appunto non è capace di influenzare la qualità dell'affetto e della cura.

Io penso sempre con sgomento a certe coppie eterosessuali che fanno figli solo per egoismo o (come scrive Zauberei) per "tappar buchi" nelle proprie vite. Insomma, prole usata come surrogato di qualcos'altro. E queste coppie mettono al mondo figli con incosciente facilità.
Mentre esistono altre coppie (etero od omosessuali) che adotterebbero bambini offrendo loro una famiglia accogliente e solidale, amorevole e civile ma non possono farlo perchè la legge gli frappone mille ostacoli burocratici o addirittura glielo impedisce del tutto.
Io penso si debba uscire dall'idea primitiva e retrograda della genitorialità come puro fatto biologico: essere padri e madri è qualcosa di più, che può prescindere dalla mera riproduttività. Gli esempi non mancano: orridi padri e madri "naturali" e splendidi papà e mamma "artificiali".

In questo concordo pienamente, le commissioni secondo me lavorano bene, ma sono troppo caute in moltissimi casi perdendo in tal modo opportunità preziose di realizzare famiglie “artificiali” molto felici, magari solo perché ci sono un paio d’anni d’età oltre la soglia massima o perché l’abitazione non ha tutti i mq necessari.

Bene. Abbiamo raggiunto un accordo: le famiglie "artificiali" non solo hanno diritto di esistere ma possono essere molto felici.

http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/15/news/hans_kung-3359034
...
eccolo

P@ola, avevo già letto l'articolo stamattina. Grazie per averlo riporato anche qui.
Una lettera profonda, chiara aperta e senza ipocrisie. Finalmente qualcuno parla chiaro alla chiesa, nella chiesa e non solo per la chiesa.
Il discorso di Kueng è apprezzabilissimo anche dai laici, a mio avviso.

Da alcuni giorni ho segnalato il recentissimo libro di Hans Kung che sto leggendo: CIO' CHE CREDO.
Anche una persona non credente potrebbe percorrerne le pagine con interesse: scritto bene, mette in scena un uomo, le sue domande (e risposte) su cosa significhi per davvero "essere umani" e su quale sia il senso della vita, il suo tentativo di costruire un'etica condivisibile. Kung ha l'onestà (l'ha sempre avuta) di volersi confrontare con gli altri, senza nessunissimo dogmatismo, avendo anzi in orrore le rigidità delle chiese con la Verità in tasca.

Luciano, Kung si potrebbe definire un progressista all'interno della chiesa cattolica, a mio avviso.
Chissà cosa ne penserebbe Passante...
"Orrore!!!" :-D

Sarebbe interessante sentire l'opinione di Passante e Uno, e ovviamente di altri "tradizionalisti" che volessero intervenire, sulla lettera di Kung e sulla sua proposta radicale di riforma della chiesa cattolica.

Non posso che essere d’accordo. E’ una voce che con forza non chiede certo l’annientamento della Chiesa, e nemmeno l’abbandono dei valori morali e della fede, anzi chiede che la Chiesa diventi più forte in nome del Vangelo e ribadisce che l'obbedienza assoluta si deve solo a Dio. Anch’io ho sempre detto chiaramente che tra il Papa e la Chiesa scelgo tranquillamente la Chiesa. Questo Papa detto tra noi non piace davvero a nessuno, ma gli interessi della chiesa vengono prima di tutto e i momenti sono delicati e cruciali. Quel processo di rigenerazione iniziato con il concilio vaticano secondo, sotto tutt’altro Papa, nel senso del cambiamento dei tempi e così importante anche per la società laica di allora, si è vanificato con l'avvento del nuovo Potere consumistico, che ha di fatto segnato la fine della religione, soppiantata dalla ossessione per i beni superflui e di qui la corruzione e i falsi valori. Direi, senza con questo giustificare e nemmeno spiegare, che, purtroppo, peggiore è la società e peggiore è anche la Chiesa. Dimostrando semmai che vi è una importante correlazione.

Sentite qua...
Oggi, durante l'omelia della Messa celebrata, nella Cappella Paolina in Vaticano, con i componenti della Pontificia Commissione Biblica, Benedetto XVI ha parlato della penitenza.
"Devo dire che noi cristiani, anche negli ultimi tempi abbiamo spesso evitato la parola penitenza, che ci appariva troppo dura. Adesso, SOTTO GLI ATTACCHI DEL MONDO CHE CI PARLANO DEI NOSTRI PECCATI, vediamo che poter far penitenza è grazia e vediamo come sia necessario fare penitenza, riconoscere cioè ciò che è sbagliato nella nostra vita"
Questa è bella...
Perchè Ratzinger omette di dire che "peccato" e "reato" (compresi quelli di abuso sessuale sui minori e di occultamento di prove) sono commessi dagli individui. E non buttiamo nel calderone dei pedofili e degli omertosi tutti i cristiani: la stragrandissima maggioranza non c'entra nulla con queste porcherie.
Ovviamente io e chiunque altro possiamo pregare e far penitenza per l'anima dei colpevoli, ma prima di tutto pensiamo alle vittime.
O no?

Passante: a parole dai ragione a Kung ma nella sostanza dici cose diversissime. Dopo di che (per l'amor di Dio...non è mica obbligatorio essere in sintonia con ciò che sostiene il teologo svizzero).
Ad esempio:
Kung non ha detto che tra il papa e la chiesa sceglie la chiesa, ma una cosa assai diversa:
l'ubbidienza assoluta si deve SOLO a Dio, nè alla chiesa e tantomeno al papa.
In più, diceva un'altra cosa importante: che lo svuotamento-tradimento del Concilio iniziò molto presto, fin da Paolo VI (in particolare con l'enciclica contro la pillola).
Inoltre, su temi a te cari (e su cui tu hai posizioni obiettivamente tradizionalissime: divorzio, celibato dei preti, sacerdozio femminile, controllo delle nascite, modo di considerare gay e lesbiche, gestione dal basso della chiesa, ambientalismo, sostegno alla teologia della liberazione) Kung la pensa in modo radicalmente diverso.

Non pensavo di aver ancora espresso le mie opinioni su tutti questi temi, addirittura sull’ambientalismo, ma nemmeno sul divorzio o sul controllo delle nascite, o ancora sul celibato dei preti, e nemmeno contro omosessuali e transsessuali etc. Ho bensì espresso contrarietà verso: l’adozione da parte di coppie omosessuali e contro l’aborto, oltre a lamentarmi di una certa ipocrisia che aleggia in questo blog. Ma su nient’altro davvero. Non puoi nemmeno dire che Kung non sta parlando per amore della Chiesa che chiama infatti “la nostra Chiesa” e di cui evidentemente si sente parte.

Certo che Kung parla per amore della chiesa (intesa come ampia comunità di uomini e donne). E se in tutti questi anni ha resistito DENTRO la chiesa cattolica, pur avendo subito attacchi e censure di ogni tipo (qualche secolo fa sarebbe finito in prigione o sul rogo), è perchè crede fortemente in questa comunità.
SULLE TUE POSIZIONI, Passante: mi pareva di averle lette. Ma se ho sbagliato, chiedo venia. Se io però dovessi descriverti in sintesi non userei certo definizioni come
"cattolico progressista" oppure
"cattolico vicino alle comunità di base". Ma qualcosa come "cattolico tradizionalista".
Sbaglio?

Signor Papa,
Lei proprio non ce la fa a pronunciare certe parole ?
Capisco.
Le ci vuole ancora un po' di tempo.
-
Il fatto è che gli abusati e le abusate - ora - NoN hanno più tempo e non voglio e neppure possono più aspettare ...
.
Lei dice:
""Vediamo come sia necessario riconoscere cioè ciò che è sbagliato nella nostra vita""
.
Allora cominci con il riconoscere i fatti e pronunciare il loro nome corretto ... prima di saltare subito alla penitenza...
Sa il cervello degli umani fa una cosa per volta, quindi
Signor Papa,
la prego Non dimentichi e Non tralasci un passaggio importantissimo.
Impari a riconoscere e quindi ad ammettere...

Soprattutto (mi riferisco alle parole del Papa, quelle pronunciate, non quelle taciute), non mi è chiaro il motivo per cui dovrebbero far penitenza tutti per i peccati di qualcuno.

Uso la terza persona, perchè non penso di dovermi includere tra i destinatari dell'appello, in quanto non credente nel senso tradizionale del termine.
Quanto al far penitenza in sè, da tempo la giudico un'emerita c...bip!
La vita è di per sè una penitenza e non vedo perchè dovremmo mortificare corpo e spirito, quando la tempesta ci concede un po' di quiete.
Dirò di più i termini "penitenza" e sacrificio" hanno contribuito non poco ad allontanarmi dal cristianesimo.

"In data 18 maggio 2001 Joseph Ratzinger diramò a tutti i vescovi una lettera dai toni solenni sui delitti più gravi ("Epistula de delictis gravioribus"), imponendo nel caso di abusi il "secretum pontificium", la cui violazione è punita dalla la Chiesa con severe sanzioni."
se questo passaggio della lettera di Kung ai vescovi corrisponde a verità. la definizione data sopra da offender si adatta perfettamente al personaggio.

Luciano. Anche queste cose che riguardano la chiesa, non mi interessano più di tanto, non ci tengo in modo particolare a difendere il Papa, sono cose del mondo terreno e sono importanti fino ad un certo punto. La chiesa ci deve essere perchè serve a molte persone semplici come guida perché altrimenti non avrebbero nulla. Ma ripeto non do così importanza alle cose terrene, penso di più allo spirito. Quindi se mi vuoi incasellare, mettimi pure dove preferisci. Le cose più importanti sono rimaste uguali e immutabili da sempre, il progresso riferito a certi valori non ha senso, non uccidere vale oggi come 3000 anni fa. La messa in latino è stato giusto cambiarla, così come il divorzio o la contraccezione. Ma le pretese del mondo moderno di risolvere ogni problema, di allungare la vita oltre ogni limite, di dominare la procreazione, di dotare l’uomo di un benessere artificiale di un livello inaudito e così via senza limiti, non fannno che allontanare l’uomo dalla verità. I traguardi di questa società così avanzata saranno sempre più a disposizione esclusivamente dei ricchi del pianeta, mai per tutti. Le tecnologie utilizzate dalla medicina moderna saranno sempre più costose. Dare un falso senso di immortalità alle persone, non è giusto, il nostro ciclo è dalla nascita alla morte, la ricchezza e il benessere a che servono. Vi annuncio che la perfezione non è di questo mondo, cercarla ad ogni costo va nella direzione opposta rispetto alle intenzioni. La sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Quello al quale abbiamo assistito non è un vero progresso, bensì una sorta di sviluppo che ha prodotto dei cambiamenti sociali gravissimi seguendo modelli assai discutibili. Ma nello stesso tempo ha causato una enorme perdita di valori. Se il nostro vangelo rimane velato, lo è per coloro che si perdono, ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo che è immagine di Dio.

Passante,
mi fai paura.
Non vorrei incontarti sulla mia strada, mai.
Puoi dire le cose che hai detto SOLO a livello personale, invece tu le vuoi far divenire universali.
Eh, NO, No e ancora NO.
Non ci sto !!
-
Gianfranco Ravaglia scrive
:
I fascisti, i superficiali, quelli dediti al tifo sportivo, al campanilismo, al patriottismo, alla grande chiesa o alla piccola setta, al partito perfetto, alla “rivoluzione culturale”, alla “reazione moderata”, all’esaltazione di chi urla più forte, all’ammirazione di chi dice idiozie in TV, quelli fissati sull’ordine, sulla dieta, sul fitness, sul gossip e su qualsiasi stronzata leggibile su un manifesto … tutti questi NoN sono esseri disumani, scarti, errori genetici:

sono bambini splendidi lasciati soli e divenuti fotocopie sbiadite di ciò che erano.

Sono bambini spaventati e divenuti adulti poco disponibili a provare compassione per se stessi e per gli altri.

Poco disponibili a rendere “vissuto” il tempo della loro vita.

Disponibili quindi a pretendere, a distruggere, ad illudersi, pur di non sentire il loro inferno segreto.""
...
Poi quersti bambini diventano Persone disposte a credere a tutto pur di liberarsui da quell'angoscia
....
http://tusitala.blog.kataweb.it/2009/08/01/eq-arte-del-vivere-langoscia-langoisse/
...

Passante,
mi sembri una persona che reagisce alla paura con il rinchiudersi ed il guardare indietro.
E' un modo che sembra ispirare sicurezza ma che è alquanto pericoloso per la sicurezza e la sopravvivenza degli umani.
Un modo, utilizzato da molte persone, MA che io non condivido più.
Ho imparato a gestire la mia angoscia e ho visto ben altro davanti a me...
Auguri Passante.

Per divenire un Leader (Religioso, Politico, Aziendale, Comunitario) - oggi - bisogna innanzitutto avere una Vision.
Benedetto XVI non l’ha mai avuta, non ha mai neppure tentato di avere una Vision.
Lui si è solo sempre rintanato nel passato ed ha coperto le sue paure invece di esprimerle.
Devo discostarmi da lui il più possibile.

Passante: tu accusi genericamente il mondo moderno di voler "risolvere ogni problema, allungare la vita oltre ogni limite, dominare la procreazione, dotare l’uomo di un benessere artificiale di un livello inaudito..."
Provo a smontare un pezzo alla volta.
1) "risolvere ogni problema" Questo è (semmai) un tentativo di certa tecnologia.
2) "allungare la vita oltre ogni limite" Questo è quanto cercò di fare proprio il Vaticano con Eluana Englaro e altre persone nelle sue condizioni.
3) "dominare la procreazione" Io direi che si chiama "paternità e maternità responsabile".
4) "dotare l’uomo di un benessere artificiale di un livello inaudito" Se ne dovrebbe parlare più a lungo: se ti riferisci al consumismo di stampo capitalistico, sono d'accordo con te. Ma anche gran parte del "mondo moderno" critico lo è.

Pa@la, condivido le parole di Gianfranco Ravaglia che hai riportato...anzi, aggiungerei qualcuno alla lista.

Concordo anche quanto dici a proposito dell'attuale Papa; che per giunta è un pessimo "politico".
Le sue "gaffe" (contro l'Islam e gli Ebrei)sono peggiori delle innumerevoli (che non elenco perchè sono note a tutti) di Brlusconi.

Sai Ilva,
ho scoperto Gianfranco Ravaglia sul Web.
Di lui ho downlodato tutto quanto possibile, anche pagine che ora sono state tolte e pubblicate su carta.
Ogni tanto lo rileggo: è un po' come avere un terapeuta a disposizione in casa ...
Il suo Blog è molto molto interessante, a mio parere
:
http://tempovissuto.blogspot.com/
Val la pena farci un salto
Ciao Ilva,
a presto

Ieri sera ho letto un articolo di Gianfranco Ravaglia il quale interpreta i miei pensieri e li mette nero su bianco in una forma molto più lucida e comprensibile di quanto sia in grado di fare iostessa.
Perciò mi permetto di allegarvi un suo ultimo Post
:
Appartenenza, religione e televisione
.
Parlando di convinzioni religiose si corre sempre il rischio di dimenticare una verità molto importante. Una verità che non turba i non credenti superficiali e superficialmente “anti-qualcosa” e che non turba nemmeno i bigotti impermeabili al dubbio. Questa verità scomoda si articola in due parti, perfettamente simmetriche:
a) i non credenti, pur trovando inquietanti e detestabili i dogmi, i tabù e i rituali delle persone religiose dovrebbero ricordare che, nelle persone religiose, molti sentimenti autentici risultano strettamente collegati alle convinzioni religiose;
b) i credenti, pur trovando inquietante e detestabile la “mancanza di certezze” o la “amoralità” dei non credenti, dovrebbero ricordare che, nelle persone non religiose, molti sentimenti autentici sono alla base del loro rifiuto delle convinzioni affermate dalle religioni.
Costa fatica tener presente il fatto che le idee (per noi) più assurde, una volta assorbite da una persona e convogliate in un particolare progetto di vita, possano mescolarsi ad una sensibilità umana profonda. Eppure questo sforzo va fatto per non cadere in polemiche sterili, che producono sofferenza.
.
Io cerco di fare questo sforzo proprio ora, perché nelle righe che seguiranno sarò tagliente, spietato. Non per una rabbia gratuita, ma per un’insofferenza profonda, soppesata, valutata, che considero ragionevole e che intendo coltivare. Voglio però precisare, qualora non risultasse chiaro dall’insieme del post, che ciò a cui mi oppongo e che francamente detesto sono certi atteggiamenti, pensieri e comportamenti. Tutte cose manifestate da molte persone, ma che non considero essenziali in tali persone [cfr. il POST L’intolleranza verso “gli altri”].
Persone che per me restano rispettabili anche quando agiscono in modi che non rispetto.
Persone rispettabili anche quando fanno del male a bambini indifesi o a me o ad altri adulti che sanno come difendersi.
Persone che restano sacre perché resterebbero le persone che sono se modificassero il loro modo di pensare e di agire. Ho fatto, ovviamente molti errori anche io e per me ho un rispetto assoluto, sia quando mi congratulo per una scelta che trovo apprezzabile, sia quando mi rendo conto di aver fatto una stronzata.
.
In altre parole non voglio concedermi il “gusto” della polemica, dato che trovo gusto solo nella sintonia. Sarò polemico perché penso che certe violenze gravi, anche se normalmente considerate di scarso rilievo o addirittura apprezzabili, vadano smascherate, colpite e (auspicabilmente) fatte vacillare.
Nel gusto della polemica si mira a far vacillare le persone. Io spero solo di far vacillare alcune idee e di incidere, per quanto possibile, su atteggiamenti e comportamenti che mi preoccupano.
.
Vita, morte, possibili piani di esistenza spirituali e trascendenza, sono temi importanti che però non sono davvero presi sul serio. In genere non sono presi sul serio nemmeno dalle persone che ne parlano spesso.
Negli insegnamenti scolastici, nella divulgazione scientifica e nella cultura religiosa sono decisamente marginali i riferimenti a tutte le discipline che possono illuminare sulle risposte ragionevoli alla domanda fondamentale: “c’è vita oltre la vita che conosciamo?”. Tali discipline, come la parapsicologia, la psicologia degli stati di coscienza non ordinari, l’ipnosi regressiva, le tradizioni esoteriche, ecc. sono delle vere Cenerentole ai margini della scienza, della filosofia e della stessa cultura religiosa.
Quando si nutre un reale interesse per un argomento, si studia, si impara, ci si confronta davvero con i fatti e con i ragionamenti pertinenti. Purtroppo, l’interesse per la conoscenza di ciò che unisce o separa la nostra vita e la nostra morte è quasi inesistente, mentre è dominante l’interesse per l’appartenenza a qualcosa, per l’acquisizione di un’identità condivisa, per l’ottenimento di un riconoscimento sociale.
.
I credenti delle varie religioni hanno un attaccamento emotivo fortissimo alla loro religione, ma non sanno di cosa si tratti.
Sia i cattolici più devoti, sia gli islamici, sia i fedeli di altre religioni non hanno la più pallida idea del motivo per cui non dovrebbero essere anglicani o del motivo per cui tanti inglesi considerino ragionevole far parte di tale chiesa.
I cattolici non sanno quasi niente del cattolicesimo e i musulmani sanno quasi tutto del Corano perché ne imparano dei pezzi a memoria, ma non sanno per quali ragioni proprio nel Corano e non nei Veda o nella pubblicità della Coca Cola si possa trovare il messaggio divino.
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La religione “accettata” è, nella stragrande maggioranza dei casi, un sistema di risposte a domande non fatte che blocca ulteriori domande. Per questo, le religioni, così come si esprimono nelle vite reali delle persone reali, sono delle forme di nichilismo rivestite di parole misticheggianti.
I cattolici si considerano tali perché non sanno come pensarsi senza quel vestito stretto che hanno indossato negli anni dell’infanzia. Potrebbero definirsi sulla base di altre convinzioni, ma per avere altre convinzioni (o le stesse, ma davvero “con convinzione”) dovrebbero interessarsi, appunto alla loro vita, alla loro morte, alla possibilità di sopravvivere alla loro morte o alla possibilità di vivere già ora anche a livelli non materiali di esistenza, oppure alla possibilità di esistere in una finitezza esclusivamente umana (e di dover trovare in tale finitezza delle ragioni per agire in certi modi o in altri). Potrebbero farlo, se a loro interessassero tali problemi. Non avendo quindi interesse per questi problemi, ma per la loro identità sociale, si definiscono credenti nel modo in cui tutti nel loro paese sono credenti e (di riflesso) credono alle soluzioni teologiche date a problemi che non si sono mai posti.
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In realtà io non trovo niente di male in questo disinteresse: infatti, ad esempio, io non ho né interesse per il baseball, né conoscenze sull’argomento e non vedo cosa ci sia di sbagliato in un eventuale disinteresse per la reincarnazione o per l’etica protestante. Tuttavia non dichiarerei mai di essere un appassionato di baseball né farei sentire esclusi e rifiutati i bambini più propensi a giocare a nascondino che a dare delle legnate su una palla. Ecco il punto: ciò che mi irrita non è il (legittimo) disinteresse, ma il “disinteresse militante”, cioè l’apparente interesse per qualcosa e la mania di imporre idee confuse agli altri e soprattutto a quelli che sono troppo piccoli per reagire in modo critico.
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La gente non vuole sapere niente della vita e non vuole decidere in piena coscienza come vivere. Fa moltissime scelte in modi automatici e correlati a qualche verità assoluta assorbita chissà quando, non vagliata e non realmente accettata. Sceglie e dice di scegliere perché “è normale così”, o perché “lo dice la religione” (quella, ovviamente, della famiglia, della nazione o del continente di riferimento). Se incalziamo le persone con alcuni “perché?”, reagiscono con un’occhiata perplessa (come ad una domanda troppo intima), oppure si arrabbiano perché si sentono costrette a discutere obiezioni “cervellotiche”. Restano però aggrappate a idee altrettanto “cervellotiche”, acriticamente assorbite e che considerano “scontate”, ma che a qualche centinaio o migliaio di chilometri di distanza tutti considerano assolutamente inaccettabili, sulla base di analoghe “giustificazioni”.
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La gente non vuole capire quale vita stia vivendo; vuole “star bene”. Purtroppo sta male e pensa di star meglio “appartenendo a qualcosa”. La religione è ancora un ambito di appartenenza, ma comincia ad avere dei rivali altrettanto potenti: la stupidità di massa e il culto dell’estetica (non l’estetica come disciplina filosofica, ma come pratica dell’abbronzatura, del tatuaggio, della dieta, del silicone).
Sia le religioni tradizionali (con le loro verità assolute e la minaccia di un’esclusione e di una dannazione), sia le religioni demenziali contemporanee (con le loro banalità e la minaccia di un’esclusione dal novero di quelli che risolvono i quiz o che sono belli e sexy) rispondono ad un bisogno di riconoscimento, di appartenenza, di conferma. Non rispondono a domande specifiche, ma rispondono (in ritardo) a domande implicite che, guarda caso, sono le stesse domande che si fanno tutti i bambini: “cosa devo fare per sapere che non mi abbandoni?”.
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La cultura occidentale ha fallito. Non ha combattuto le religioni nell’unico modo possibile, cioè favorendo una genuina curiosità per la conoscenza e garantendo ai bambini esperienze di sicura appartenenza. Non ha curato la crescita dei bambini, ha scoperto tante cose sui virus e sull’astrofisica, ma non ha capito come i bambini possano diventare uomini e donne compiuti, integri, bisognosi di esprimersi anziché di essere riconosciuti.
Ha quindi prodotto, nei secoli, generazioni di nuovi adulti psicologicamente incerti, moralmente deboli, socialmente fragili, che hanno trovato nella religione un’appartenenza accogliente, sicura. Quasi sicura: cioè “sicura a certe condizioni”. E tali generazioni hanno sottoscritto (come dei bambini) qualsiasi condizione pur di non sentirsi smarriti. In Italia si sottoscrive la santissima trinità (che è un mistero, nel senso che è incomprensibile) e in Iran si sottoscrive il ramadan (che è solo una dieta assurda). Qui nessuno si chiede perché dio sia uno e trino (e non uno e basta) e in Iran nessuno si chiede perché dio sia contento se qualcuno sta senza mangiare per molte ore. Qui e là nessuno si chiede perché dio sia così capriccioso da volere obbedienza come un genitore autoritario e perché sia così vendicativo da non perdonare per l’eternità.
Gli adulti, quando si sentono incalzati dal bisogno di appartenere a un gruppo, non fanno e non si fanno domande. Firmano tutto, pur di non essere nessuno, pur di non sentirsi soli come quando da bambini erano “cattivi” e non riuscivano a ritrovare uno sguardo dolce o un abbraccio.
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La cultura occidentale ha in qualche misura messo in discussione le religioni, soprattutto la religione cattolica, sulla base di argomentazioni scientifiche o filosofiche, senza comprendere bene, però, che la religione in questione non era una teoria da giustificare o da contestare, ma un riparo per chi aveva paura della solitudine. La cultura laica o atea occidentale ha combattuto la religione come il barbiere che taglia i capelli: i capelli crescono dalla radice e non dalla punta e i capelli spuntati ricrescono, nonostante le varie “potature”. I cattolici possono restare un attimo perplessi se certi ragionamenti fanno traballare i loro dogmi, ma restano cattolici perché tali sono per necessità, non per convinzione.
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Se i cattolici annacquano la loro religiosità o la perdono del tutto non lo fanno in genere in seguito ad una riflessione sui contributi intellettuali di Bertrand Russell o di Marx o di Wittgenstein, ma dopo aver trovato sicurezze altrettanto forti, altrettanto semplici e altrettanto solide: la possibilità di guardare lo spettacolo televisivo più “condiviso” allo scopo di “rientrare” nella grande famiglia dei telespettatori. I fedeli della “nuova religione” arrivano a casa e accendono la TV prima di pisciare, per essere sicuri di non doversi chiedere che cosa ci stanno a fare in quella casa, da soli o con altri. Anche la nuova religione, tuttavia, chiede qualcosa in cambio della “magia”: chiede rituali di conferma dell’appartenenza, cioè tutte quelle operazioni che non rendono “santi” ma rendono “affascinanti” (la crema per non invecchiare mai, il taglio di capelli “giusto”, il tatuaggio sul bicipite o sul culo).
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La cultura laica e occidentale non ha coltivato la curiosità, l’amore e la solidarietà fra gli adulti e non ha garantito sicurezze ai bambiini perché si è dedicata alla tecnologia, alla potenza degli eserciti, al profitto (di pochi), alla produzione di oggetti da sprecare. Ha lasciato “l’anima” (e le emozioni) alla religione e questa (anzi queste, ognuna a modo suo, in ogni società malfunzionante e disumana) ha dato garanzie all’anima e ha proposto procedure di sicurezza convalidate. Procedure consistenti nel controllo, nella rinuncia alla felicità possibile, nell’esaltazione della sofferenza. Tutte forme di odio per la vita chiamate “amore”. La religione ha così garantito sempre una sensazione di appartenenza ad un prezzo accettabile.
Le nuove religioni però guadagnano fette di mercato consistenti con le “svendite”: compri tre e paghi due, cioè ottieni la stessa sensazione di essere parte di un tutto senza rinunciare alla superficie del piacere. Nei “saldi”, nei “prezzi stracciati” della nuova religione postmoderna, si può scopare anziché controllare gli ormoni: basta farlo in modo “togo”, farlo sapere a tutti, assomigliare a “quelli della foto” o a quelli del reality. Ci si controlla lo stesso, ma ci si controlla solo a monte, nei sentimenti, perché “a valle” ci si può lasciare andare (con gesti sexi, parolacce, sbronze, tante risate e pacche sulle spalle).
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Le religioni tradizionali erano (e sono) guidate da persone fondamentalmente convinte delle verità predicate (rassicuranti per loro stesse) e fondamentalmente sottomesse alla stessa legge. Persone inconsapevoli di evitare la loro “umanità” profonda e convinte di essere “se stesse” facendo dei sacrifici (inutili). La nuova religione è guidata da persone altrettanto inconsapevoli e convinte, ma che evitano la loro “umanità”, facendo un sacco di soldi con pubblicità e contratti commerciali. A differenza dei vecchi sacerdoti che si sacrificavano (quasi tutti) con i fedeli in nome della rinuncia, i nuovi sacerdoti sanno di fregare i fedeli spennandoli come polli, ma non sanno proprio perché lo facciano. Se lo sapessero vivrebbero meglio anche loro.
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La cultura islamica ha ragione a temere “il male dell’occidente”, la mercificazione di tutto, l’esibizione della sessualità come strumento di autoaffermazione illusoria, l’annullamento dei legami profondi famigliari e amicali. Come antidoto però propone, con alcune varianti, le stesse cose “tradizionali” del cattolicesimo: la “esibizione del pudore”, l’impasto colloidale dei legami famigliari, il controllo della spontaneità, l’indottrinamento dei bambini, l’idea di avere tutto “dopo” rinunciando a tanto adesso [cfr. il POST Pregiudizi e giudizi sulla religione islamica].
Non può farcela. I saldi di fine stagione della (in)civiltà postmoderna, globalizzata, sono più “vantaggiosi” SE le persone non stanno bene con loro stesse, SE non sono cresciute bene in una famiglia vera.
Gli islamici di terza generazione cresciuti in occidente, abbandoneranno la religione di Maometto e aderiranno a quella della demenza estetizzante, della competizione, della pubblicità. Infatti, i bambini islamici, come quelli cattolici, vengono indottrinati, minacciati e rassicurati solo a condizione di rattrappirsi e di diventare buoni e puri. Divenuti adulti, cercheranno nuovamente di diventare qualcosa (non loro stessi) per trovare nuove rassicurazioni; si accontenteranno di un’apparenza di accettazione e preferiranno una religione che li farà rattrappire solo un po’. Diventeranno quindi molto facilmente dei normali adoratori della religione del nulla, dell’apparenza, del “giorno dopo giorno”, del “finché le tette sono dure ho speranza” o del “finché ho i muscoli valgo qualcosa”. Il mondo dei ricchi che piace ai poveri e in cui ricchi e poveri non sanno che cazzo fare dalla mattina alla sera.
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Viviamo in un mondo senza passioni e senza un futuro collettivo. Non credo che in passato andasse meglio: basti pensare al nazismo, all’imperialismo, alle crociate, alla decadenza dell’Impero Romano. Da sempre cerchiamo di non sentirci piccoli e fragili e cerchiamo in qualche “grande famiglia”, la famiglia che ci è mancata. Da sempre cerchiamo un “non futuro” collettivo per sentirci immediatamente meno soli, anziché accettare le nostre sensazioni di solitudine e costruire realistici momenti di incontro. Da sempre non osiamo riempire la nostra vita di ciò che amiamo, perché da sempre cerchiamo solo di sentirci amati e di sentirci accolti e rassicurati.
Qualsiasi religione va bene per questo scopo. Si sceglie la religione del posto, quella frequentata nel quartiere della casa dell’infanzia. Ma si può scegliere anche la religione della scatola che sta nella cucina, nel salotto e nella camera da letto della nuova casa in cui si abita. Lì, nella scatola tutti sono contenti. Se sono incazzati sono contenti di esserlo. Se sono confusi forse avranno un’altra possibilità su un altro canale. Lì si ride tutti assieme, anche se in casa non c’è nessuno o se c’è qualcuno che, nell’altra stanza, guarda un’altra stronzata. Lì si impara cosa fare e cosa non fare. Si è parte di un mondo “rivelato”, non spiegato, non giustificato. Un mondo ipnotico che implica l’ovvietà e non deve quindi dimostrare alcuna verità.
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I bigotti nostrani reclamano un ritorno alla religione e chi è cresciuto in altri paesi sotto l’ombrello di altre religioni rivendica un’appartenenza a valori più profondi di quelli del consumismo, della stupidità organizzata, del corpo giovane e bello, del tempo ammazzato e mai vissuto.
I seguaci di tutte le religioni “storiche” si scandalizzano di questa ossessiva ricerca del piacere proponendo una vita di rinunce, di ordine e di controllo. NON CAPISCONO che la postmoderna cultura del nulla NON è una cultura del piacere, ma una cultura della paura. Della paura di non essere accettati, di non andar “bene”, di non essere qualcuno (ed è “qualcuno” chi va in TV a far finta di essere qualcuno).
Non capiscono che questa cultura del nulla è una cultura terrorizzata e terroristica come la loro cultura religiosa. I seguaci delle vecchie religioni, per capire davvero la nuova religione dovrebbero capirsi.
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La cultura della paura (cioè quella dell’appartenenza al popolo di dio o al popolo della TV) è una cultura che non rispetta il piacere, la conoscenza e le persone. Tale cultura è violenta perché porta a diffidare di se stessi, a cercare una legge in vecchie pergamene o in nuovi telecomandi, anziché nella compassione e nell’amore per la propria vita e per quella degli altri.
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Hannah Arendt ha stigmatizzato la “banalità del male” analizzando la mentalità semplice e l’ottusità emozionale di un esecutore meticoloso della follia sterminatrice nazista (H. Arendt, 1964, La banalità del male, trad. it. Feltrinelli, Milano, rist. 2009).
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Qualcuno dovrebbe fare la stessa cosa per la “banalità” delle religioni, che propongono una solidarietà giustificata dalla paura anziché dall’empatia e che cercano di “placare” il senso di precarietà che attraversa l’esistenza umana con norme “spirituali”, che non sono altro che diete bizzarre, caricature della bontà, rinunce incomprensibili e disprezzo per il piacere, il sesso, il gusto della vita.
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Qualcuno dovrebbe fare la stessa cosa anche per la religione del nulla, della postmodernità mediatica, della misurazione del corpo e della “dismisurazione” delle sciocchezze. Una religione che con l’adorazione dell’apparenza e la speranza di un’eternità fugace in uno spot o in un reality o in un incarico parlamentare concepito come ambito di visibilità, richiede sacrifici immensi: la rinuncia ad un’identità personale, ad una storia condivisa, ad una consapevolezza di ciò che si è anche quando nessuno applaude.
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Gianfranco
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http://tempovissuto.blogspot.com/2009/10/appartenenza-religione-e-televisione.html
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E ora direi "buona vita a tutti"

Ci sono molte cose condivisibili nella critica ai disvalori della civilta' moderna ma purtroppo le osservazioni fatte in merito alle religioni, o meglio all'ambito spirituale, denotano una superficialita' incredibile ed un'ignoranza sull'argomento che meravigliano in una persona che sembra intelligente e che dovrebbe sapere che non si dovrebbe parlare a vanvera di cose su cui non ci si e' adeguatamente documentati. Dovrebbe sapere, per esempio, se citiamo l'islam, quali siano le haqiqat (le realta' essenziali) dei riti e delle prescrizioni. L'aspetto esteriore di ogni religione e' spesso lettera morta anche per i praticanti stessi se non si risale ai principi di ordine metafisico che ne costituiscono l'essenza e di questi pare che il gianfranco non abbia la piu' pallida idea. E' facile cogliere, in una critica superficiale, l'ottusita' di certi predicatori e di certi ulama che fanno solo danno alla loro religione con atteggiamenti integralisti che sanno rispettare solo la lettera ma che hanno perso di vista lo spirito; e'facile ma anche sbagliato basare una critica sui deficit macroscopici dei rappresentanti di questo o quel credo perche' cosi' facendo si vedono gli errori ''umani'' ma si perde di vista l'essenziale.

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