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24/02/2010

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Sottoscrivo tutto.
Personalmente trovo Stieg Larsson e i vari giallisti svedesi che ora vanno tanto di moda una truffa in piena regola: libri di centinaia e centinaia di pagine che hanno la stessa suspense dell'elenco del telefono, per giunta di Stoccolma...

Confesso che il primo Larsson m'era piaciuto e ne avevo anche parlato bene sul blog.
Ma il suo enorme successo mi è parso del tutto esagerato e sproporzionato. E comunque non ho avuto nessuna voglia di andare avanti con la lettura della trilogia.
Degli "scandinavi", ho iniziato un paio di cose di Mankell (che ho trovato noioso) e di qualcun altro di cui nemmeno ricordo il nome.
Insomma, rimpiango i "giallisti" di un tempo: romanzieri bravi e onesti che (senza fronzoli e senza pretese) andavano al sodo raccontando storie affascinanti e misteri appassionanti sullo sfondo della società del loro tempo.
Vorrei esserci tra duecento anni, per vedere chi resterà: tra le geniali camere chiuse di Dickson Carr o le inchieste di Maigret, le risate rabelaisiane di Sanantonio o l'87° Distretto di Ed McBain e tutta questa fuffa che riempie le librerie (dalla Cornwell alla Vargas, dagli svedesi a Faletti, dagli psicopatici ai misteriosissimissimissimissimi delle origini del cristianesimo e via vendendo)

Sugli svedesi: vi prego di salvare Sjowall & Wahloo.
Li lessi negli anni '70, allora pubblicati tra i "gialli garzanti", recentemente sono stati riproposti da Sellerio.
Ho amato molto quel commissario che succhiava stuzzicadenti. Alcuni dei loro romanzi erano veramente notevoli. Maj Sjowall (credo consorte di Per Wahloo, oltre che coautrice) fra l'altro era anche una poetessa.

D'accordissimo: anch'io li leggevo e li apprezzavo molto nella vecchia edizione Garzanti,quando quella collana era una meraviglia (pubblicava tra i tanti: Macchiavelli, Deighton, Scerbanenco, Felisatti-Pittorru, Ian Fleming, i gialli di ambientazione cinese del mandarino Dee se ricordo giusto il nome, Bloch...).

Credo di poter dire, con buona pace di chi apprezza, come me, tutti gli autori citati da Luciano più qualche altro, che Larsson è stato sopravvalutato per il secondo e terzo volume della sua trilogia. Io li ho letti tutti e tre e ho gradito solo il primo. Gli altri due sono inutilmente prolissi e non aggiungono nulla al primo.
Per quanto mi riguarda, adoro gli antesignani del genere giallo e thrilling, E.A. Poe su tutti.

Capisco lo sfogo, Luciano.
Al prossimo autore svedese io metterei volentieri mano alla pistola.
E, già che ci siamo, anche davanti ai romanzi che hanno come protagoniste delle investigatrici anatomopatologhe.
E che du' palle!

tic

Per certi versi siamo sempre lì:
dopo l'iniziale euforia, l'eccessiva offerta di un prodotto suscita prima un senso di saturazione e poi addirittura una certa repulsione.
Analogamente, accade con "il giallo". Vedere le librerie stracolme di centinaia e centinaia di titoli di centinaia e centinaia di autori tutti strombazzati come un fenomeno o (mal che vada) come un mezzo-fenomeno, dà la nausea.
Primo: come orientarsi in mezzo a tutta questa roba? Come poter distinguere dalla monnezza ciò che pur ci sarà di decente, di buono o addirittura di ottimo? Chi filtra a priori? Editori? Collane? Premi? Recensori? Critici? Librai? Di chi fidarsi? Solo (eventualmente) il passa-parola di qualcuno di cui ho stima e di cui ho già sperimentato con successo i consigli. Se no, nemmeno prendo più in mano tutti quei libri colmi di colorate e fasulle lusinghe tenebrosa mente thrilling.
2) Con tanti splendidi "gialli" che ancora non ho letto (o che ho letto e gradirei rileggere) e della cui qualità sono CERTO, perchè mai devo imbarcarmi in quasi sicuri bidoni? Tanto più che questi bidoni mi costano fior di euri mentre i "gialli" certamente belli li ho già a casa mia?

Tic: giriamo insieme per libreria col fucile (metaforicamente) a pompa. E al primo (o prima) che compra la Scarpetta, Pablito Ocho De Soto o Sven Venderigolen gli spariamo con la pistola ad acqua.

Tic: ho già preparato la pistola ad acqua. La Scarpetta non la reggo (a parte quella che si fa col sugo).
Su Larsson: temo che il primo libro abbia avuto successo per l'assoluta morbosità della storia narrata e comunque la trama aveva un qualche senso. Gli altri due non hanno veramente senso, un accrocco di banalità sul mondo hacker e agenti dei servizi che nemmno a paperopoli. Io sono riuscita con molti sforzi a finire il secondo, il terzo l'ho mollato dopo un centinaio di pagine quando ancora non era successa una beneamata mazza, solo il solito elenco del telefono svedese e lo stradario di Stoccolma.
Su mankell concordo con Luciano.
Tra le fuffe da conferire in discarica metterei anche Carofiglio, è insopportabile, sembra più impegnato a descrivere i locali di Bari che gli piacciono che non a concentrarsi sull'intreccio. Risultato: carta straccia.
Gli stessi difetti li ravviso in altri italiani, tipo Fogli, tutti affannati a far sapere quali sono i loro dischi preferiti, le loro bibite preferite, la loro adolescenziale visione delle donne (tutte zoccolissime o povere vittime) e così via

La Scarpetta è veramente indegna.

Offender: Sì è vero, la buona educazione dice che non si deve raccogliere il sugo con il pane :-)

Scarpetta dopo i primi due o tre romanzi (abbastanza godibili, secondo me) ha cominciato a ruotare sui propri tacchi che nemmeno un danzatore sufi, avviluppandosi su se stessa, il che mi ricorda Tiramolla (mia lettura fanciullesca dei primi '60).
Da regina dell'obitorio è così diventata essastessa un cadavere ambulante.

Dove sta secondo me il problema di troppi gialli di questi ultimi dieci/quindi anni? Che sono figli di uno dei più dannosi (anche se era un bel romanzo) libro della storia poliziesca: IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI. Del più nefasto personaggio della storia "nera": Hannibal Lecter. E di uno dei due autori che hanno fatto più danni nella storia della letteratura thrilling: Thomas Harris (l'altro è Dan Brown).
A partire dalla fine degli anni Ottanta e con un'accelerazione esponenziale, i gialli, noir, thrilling eccetera sono diventati sempre più contorti, con trame vieppiù arzigogolate, colpi di scena su colpi di scena, intrecci barocchi e fasulli oltre ogni sopportabilità, in una smania di lasciare il pubblico a bocca aperta e sempre più aperta, spalancata e sempre più spalancata. Il risultato è ormai ridicolo.
Ridateci la stufa di ghisa di Maigret, la pipa di Sherlock, le camere chiuse dall'interno di Gideon Fell, il Falcone maltese di Sam Spade, gli sghignazzi di Sanà, la colite di Sarti Antonio, la venere privata di Duca Lamberti, il teschio del Transvaal di Fantomas, le birre di Nero Wolfe, le false piste di Ellery Queen, l'incubo nero di Cornell Woolrich, i delitti teatrali di Peter Duluth, i poliziotti dell'87° Distretto, i rompicapo di padre Brown...e aiutatemi a buttare nel cassonetto della carta da riciclare tutta la monnezza modaiola.

Carloesse: magari i romanz di Kay Scarpetta fossero come Tiramolla: almeno sarebbero divertenti

mi sono ricordato 2 cose:
1 mi sono gustato molto l' acoppiata guccini-macchiavelli...
2 augias non sa scrivere e vi SSSconsiglio tutti i suoi libri...

Sì, le storie col maresciallo Santovito sono riuscite.
(Mi azzardo a ipotizzare che il merito sia più di loriano che di Francesco. Però è una mia fissazione)

Leggo in ritardo questo interessantissimo post e da amante dei thriller spero che la discussione continui e che aiuti i frequentatori del blog di Luciano a orientarsi tra i sempre più affollati scaffali delle librerie.
Sono d'accordo con quasi tutti gli interventi, a cominciare dai giudizi sulla trilogia Millennium (ma è vero che ci sarebbe in vista un quarto libro postumo?). Sono meno d'accordo con il giudizio un po' sbrigativo su Carofiglio, che secondo me non è affatto male. Ma ho l'impressione che Luciano faccia un po' troppo di ogni erba un fascio quando salva gli autori del passato e boccia quelli moderni. Sappiamo tutti, per esempio, che Conan Doyle ha scritto anche solenni boiate, mentre anche nella letteratura gialla e noir contemporanea troviamo dei libri assolutamente pregevoli. Per esempio, tanto per fare dei nomi, Richard Price e Pete Dexter. E poi, tra quelli più conosciuti, Dennis Lehane e il suo bellissimo La morte non dimentica (mi pare che il titolo italiano fosse questo), da cui è stato tratto il più bel film di Clint Eastwood, Mystic River.

Lehane è un grandissimo.

Quotissimo Carloesse: ho appena finito dei due autori citari Roseanna, e devo dire che è veramente notevole: niente colpi di scena, niente intrecci amorosi assurdi (tipo la moglie dell'accusato che in ambasce per il suo uomo non trova di meglio che farsela con l'avvocato, come accadeva in un recente Carofiglio). Insomma un'indagine pulita, credibile, e proprio per questo di suspence e da cui non riuscivi a staccarti.

Quando, negli anni Settanta, Garzanti propose (senza nessunissimo successe) Sjiowall e Whaloo (scrivo i loro nomi a memoria e mi sa che li sbaglio), io aspettavo i loro romanzi avidamente perchè mi piacevano tantissimo. E rimasi male quando a un certo punto le traduzioni si interruppero e nessun altro editore le riprese.
Ribadisco che (di troppi giallisti contemporanei) non sopporto l'esagerazione bulemica degli intrecci, spesso stesa per nascondere la povertà di base. Come quando un pessimo cuoco (per celare la schifezza del suo piatto) butta su panna e pepe bianco e besciamella e curry e pepe rosa e questo e quello e dragoncello e curcuma e poi passa il tutto al forno e infine gli dà un nome altisonante e te lo fa pagare un casino ma intanto in tavola ti rifila una fetecchia.

Lehane è grandissimo ma per me il suo più bel romanzo resta Darkness take my hand (Buio prendimi per mano)

Sig. Luciano, sta parlando di Vissani? ;-)
Devo ammettere che per quanto sia un'appassionata di letteratura scandinava tutta sta mania dei gialli ha rotto anche me. Di quelli che ho preso in mano su dieci ne salvavo uno. Come spesso succede, adesso che c'è la moda qualsiasi ciofeca passa come capolavoro.

No, non alludevo a Vissani. Anche se (col senno di poi, rileggendo la descrizione) mi pare che si possa intuire la mia avversione per quel venditore di fumo.

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