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Lettura quotidiana della Bibbia

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15/02/2010

Commenti

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condivido pienamente l'impressione sul bigazzi, ma personalmente mi pare un po' ipocrita mandare via uno che ha detto che da giovane ha mangiato gatti (niente di più, hai visto il video?), con tutta la merda che c'è sulla rai.

peyota

Luciano, sei stato troppo magnanimo nei confronti di Bigazzi.
Agli aggettivi"tronfio, saputello, arrogante", aggiungerei cafone: volgare dentro.
Anche a me sta sulle palle, e dire che i toscani di solito sono così simpatici.

A proposito di "esperti in cucina" stronzetti, sta bene anche Vissani!

Peyota, sottoscrivo in pieno: cacciar via dalla RAI Bigazzi (che pur lo merita) e lasciare gente come Vespa, Minzolini, Masotti e altri del genere è come (durante un'invasione degli unni) dar la multa a chi passa col rosso.

Signori che ipocrisia, bigazzi ha ragione..il coniglio merita meno rispetto? e sopratutto in tempo di guerra mi raccontano i miei parenti che il gatto era un sogno da mangiare!!!

Legge 281 del 1991, art. 1: "Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti e il loro abbandono"

DAL BLOG DI MASSIMO GRAMELLINI (della STAMPA...di gran lunga superiore al Corriere della sera)
"Negli ultimi giorni si sono visti in tv: vari telegiornali giocare di replay sulle immagini dello slittinista georgiano mentre va ad ammazzarsi contro un pilone; alcuni concorrenti del Grande Fratello prendersi a frustate in una replica della passione di Cristo; un conduttore della «Prova del cuoco» rievocare con compiacimento certe ricette a base di gatto che si cucinavano durante la guerra. L’unico a perdere il posto in tronco è stato il magnagatti. Se ne possono trarre riflessioni interessanti sullo stato di catalessi collettiva che ci opprime e sulle pochissime cose che ancora riescono a incrinarlo. Gli animali domestici, appunto. L’elogio della cocaina antidepressiva. Le tangenti, ma solo se consistono in prestazioni sessuali: quando sono in denaro strappano tutt’al più uno sbadiglio di rassegnazione. La violenza nemmeno quello, come se la tecnologia avesse trasformato la morte di un uomo in un videogioco. Quanto alla volgarità, ormai è una manifestazione di simpatia.

I televisionari avranno preso nota. Coca, gatti, trans, ecco le residue autodifese da abbattere. Prossimamente sui nostri schermi aspettiamo di vedere gatti cocainomani che graffiano trans, trans che mangiano gatti in compagnia di fisioterapiste di mezza età, politici cocainomani intercettati a un festino di gatti trans. Allora nulla avrà più il potere di stupirci e si sarà raggiunto l’obiettivo: il rincoglionimento completo dell’umanità. Quel giorno, mi auguro, i gatti prenderanno il potere e incominceranno a mangiare noi."

Fame vera, o gente!
Vera fame di altra Cultura e fame nera, di pancia, quella vera e che mangi anche i sassi: io, me ragazzo, l’ho passata la guerra e amo i gatti; fui ragazzo al cannone, morti ammazzati, fucilate e guerra (magari che la De Filippi Maria ci fosse stata, con le sue stronzate e anche GF con le sue demenze meritate!), e vi assicuro che Signora Fame t’avrebbe anche fatto ingoiare le fusa che lui affettuoso ti fa, il gatto, assieme al gatto. E litigandoselo, anche la coda, senza un brivido, un rimorso: e neanche un ‘quanto era buono!’.
Dato il contesto – col Bigazzi antipatico e coglione, sì, ma da sempre – trovo un po’ ipocrita l’indignazione al gatto, quando d’intorno c’è così pieno di iene, di cannibali e di furbi. E anche, mettiamoci democratico anche quelli, di bischeri; che, bolliti o arrosto, meglio che il McDonald fast, vanno giù bene di stomaco anche quelli, datosi che di già e a lungo te li sei puppati da vivi e crudi: un bel Bondi dessert, per esempio, bollito e frullato a budino col sorriso e tutto?...

Un applauso per coccoina

Se questo Fenomeno di Bigazzi avesse raccontato le sue vicende di poveraccio, ragazzo vittima della guerra provocata da Mussolini e dal fascismo alleato del Terzo reich nazista, una schifosa guerra d'aggressione ad altri paesi che aveva affamato anche il popolo italiano e che costringeva il giovanissimo Bigazzi a mangiar gatti e chissà cos'altro...sarebbe stato un conto.
Mentre andar in tv tutto giulivo e trullare a ridacchiare di quanto è bello e bono degustare la prelibata carnina bianca dei gattini, è una cosa totalmente differente.

Si, ho sentito il pezzo ed è stato un emerito cretino. Contestualizzando il ragionamento rispetto ai tempi in cui i gatti si mangiavano normalmente, non sarebbe stato nulla di scandaloso: ricordo di aver preso in mano un manuale di ricette della cucina occitana ed aver letto con interesse quella del "lou chat routi" (vado a memoria, ma il senso è chiaro).

Coccoina sei stupendo !

Infatti.
Se viene in televisione un tizio che, dopo un naufragio in alto mare, per sopravvivere è stato costretto a mangiare la carne del suo defunto compagno di zattera, e racconta questa vicenda, inorridisco e lo compatisco ma certo non mi incazzo con il tizio.
Le cose però cambiano se il tizio si mette a decantare le prelibatezze della carne umana e ci suggerisce pure come frollarla nel miglior modo.

Per la verità per me coccoina non è stupendo affatto mi si perdoni - io continuo a essere d'accordo con Luciano e trovo l'intervento di COccoina un tantinello fuori luogo.
Al di la del fatto che qui la guerra non ci entra per niente e il pensiero va in caso all'aroma dei salotti buoni e della cucina ricercata, posti dove in barba alla fame di coccoina si pulirebbero il culo con una fettina - Bigatti compreso, e al di la del fatto che magari sia io che Luciano amiamo visceralmente i nostri gatti e certo siamo di parte, io trovo nell'atteggiamento di questo stronzo qualcosa di detestabile, qualcosa di irriverente nei confronti della sensibilità altrui, dell'affettività altrui, la trovo persino un tantino infantile e patologica - a quanti vecchi poveri fanno compagnia questi bei gatti, quanti bambini fanno giocare... capisco che non tutti possono amare gli animali al mio stesso modo, ma c'è una mancanza di rispetto per i sentimenti che trovo rivltante.
Detto questo - licenziare Vespa sarebbe altrettanto auspicabile, io tirerei nel cesso anche altri. Ma non è che la diffusione della merda mi impedisca di disconoscere i singoli stronzi.
Oddio Luciano scusami mi è scappata la mano.

Quoto Zaub e auspico un incontro ravvicinato tra il Bigazzi (nomen omen) e quattro gatti...in un sacco chiuso.

Zau e Gcanc: sono con voi.
Perchè questo fessacchiotto di Bigazzi (se mi denunciasse non avrei problemi a ripetere le definizioni di "cretinetti" ripreso da Franca Valeri, "povero mona" che si usa a Trieste e "fessacchiotto") nelle sue dichiarazioni del 2010 non nulla di niente di nisba a che fare con la disperata fame che può portare qualcuno a mangiare anche un gatto o un cane. Il suo è solo il disgustoso snobismo di chi ha la panza piena e vuol stupire "er popolo" con la propria fasulla astuzia di pseudo-aristocratico del cazzo.
I miei gatti e i miei cani hanno più sensibilità di questo omuncolo.

Se uno è fesso, Idefix, è fesso: non c’è niente da fare e anche peggio. A un fesso che gli dà di garganta e ruota libera, gli appoggi uno che non è fesso d’orecchio e fantasia, e ce n’avanza.
Propongo una catena a sciacquone misura GF e altre cose a piacere e che non serve a nulla; datosi che poi, causa audience e grana, fermo posta Cultura, tanto te ne inventano subito un altro, magari più peggio. Magari Grande Fratellastro o Rubamazzo, qualunque tipo di mazzo.

Da Zauberei m’aspettavo anche peggio: stupore di stupendo e mister mondo, e a goder cose dette più peggio e nobilmente spiattellate lì, con sdegno e alterigia regalate, tirate addosso tipo osso al cane, con sufficienza e sdegno. E ben circostanziate, su misura morto di fame post-moderno ma va’ là, per la verità: pazienza, sarà per un’altra volta.

Un saluto.

Cacciare Bigazzi e tenere Minzolini e Mauro Masi... è questa la sensibilità bacchettona all'acqua di rose che ci meritiamo? Ah già, ma anche quel cocainomane di Morgan hanno cacciato... beh sì... meglio la cronaca nera delle intercettazioni Bertoladre...

E' così che si accolgono gli ospiti, mettendo la polvere sotto il tappeto, affinché tutto sembri pulito. Una volta un signore parlava di sepolcri imbiancati...

Scusate, ho diviso in due il commento, intero non me lo postava...

Ollà Coccoina, bentornato.
Mica, per caso, hai fatto la Resistenza?
Ho conosciuto un ex partigiano (grande!) che scriveva pressapoco come te, per questo te lo domando, non per accendere micce. :-)

Ilva cara mordace e tosta avversaria, dieci anni erano pochi per lo Sten; sufficienti per le fucilate, il cannone, le bombe e le mitraglie dei tommies sui loro mustang veloci dal naso rosso; abbastanza per le bombe a mano tedesche col manico per gioco e poi i chewing-gum, carri armati e cioccolata USA; e poi la fine della morte sporca – ché la morte della guerra è sporca e motosa e la faccia che urla – e il destino scritto in proletario d’apprendere un lavoro e poi trovarlo; nautico, una nave antica, quasi a vela...il mare Oceano e poi la rinuncia al mare, per un altro mare più fondo...e poi altro...

Un saluto.

Come amante dei gatti, sono ovviamente d'accordo con zau e Luciano.
Nn capisco il senso dell'intervento di coccoina, tra l'altroo piuttosto contorto nell'esposizione e inutilmente ridondante. In tempi di fame disperata, la gente mangia di tutto, ma allora? Che cosa c'entra con l'intervento di un idiota televisivo?
Io ho il sospetto che certi difensori d'ufficio del Bigazzi ripetano in realtà l'ipocrita solfa un po' pretesca del "pensate a chi sta peggio, voi difendete i poveri animaletti e non pensate ai veri problemi povere mammolette...".

Ah tra l'altro ho il sospetto che certi nostalgici del cibo di guerra, che ora si indignano per la cacciata del bigazzi, in realtà se ne fregano delle condizioni di vita durante la guerra e utilizzano questo argomento solo per amor di contraddizione.

vabbè ma 'sto rincoglionito dove vuoi che vada...

Eeka spietata: tu n’avessi almeno azzeccata una, delle tue zannate ad astio e aria compressa, pneumatiche e robotiche. Quasi alla Pavlov, a difesa riflessa automatica, offesa e volutamente offendente, per una cosa detta senza tutte quelle malizie e aggressione; e un ‘per amor di contraddizione’ citato e che c’entra come il cavolo a merenda.
Meno male ‘pretesca’ solo un po’; e quel ‘nostalgici del cibo di guerra’ pescato a vanvera, è un capolavoro.
Il Bigazzi?
Io difensore come, quale specie: difensore misirizzi? Me ne frega tre mazzi, e anche di più, anche contorti, se tu vuoi, del sor Beppe ‘magnagati’ Bigazzi, a me.

Lungo l’elastico: a me sembra che un ‘ma guarda quel bischero!’, semplice e zapping, potesse essere sufficiente; e anche pensare che lo hanno cacciato, non per il gatto in salmì seconda guerra, ma per salvare faccia (?) e audience, eccetera.

Coccoina...mon amour!
Lo sentivo che eri comunque un personaggio.
Ti immagino impavido solcare il mare Oceano come Colombo, con tre caramelle (povero!) e un chewing-gum, conservato per la bisogna...:-)

Io invece pensavo che Coccoina fosse giovane, sui trenta al massimo.
Ma proprio massimo massimo.

Oh, no...
Coccoina è un mito
solo che bisogna saperlo leggere con moooolta calma
e un po' di fantasia ...

sai Coccoina,
anche a me sembra che un
‘ma guarda quel bischero!’, semplice
e poi zzzapping, avrebbe potuto essere + che sufficiente...

A mio avviso, soprattutto in un servizio pubblico (quale la RAI), un dipendente o collaboratore fisso (quale Bigazzi Giuseppe) deve essere responsabile di ciò che dice.

Coccoi', tranquillo. Sniffare colla t'ha fatto male

"Coccoi', tranquillo. Sniffare colla t'ha fatto male"
mi chiedo perchè quando Non si comprende una persona, bisogna subito arrivare ad offenderla...
Almeno si può chiedere alla persona perchè utilizza un dato pseudonimo e non dare per scontato che sia "alterato"
...
Si può dire "non ti comprendo e quindi mi allontano da te"
"non ti comprendo e non ho il desiderio di investire il mio tempo a farlo"
o altro.
Invece si passa subito alle offese personali.
Gratuite.
Eh, no, questo non è più dialogare ....

a me di coccodè, di quel che dice e di come lo dice non frega niente.
certo che non è nemmeno dialogare il mettersi sulla cattedra e voler insegnare agli altri come si sta al mondo.
alè eeka.

Mi sfugge il motivo per cui tra Eeka e Coccoina siamo finiti alle frecciatine prima e agli insulti poi.
Se potete, datevi una virtuale (e virtuosa) stretta di mano e finitela.

Mia madre, mio padre e le rispettive famiglie d'origine durante la seconda guerra mangiavano quello che trovavano, ma certamente non gatti. La fame nera c'era eccome, ma loro erano costretti a mangiare bucce di piselli, erbette varie raccolte alla buona nelle campagne abbandonate, col rischio di essere catturati dai tedeschi.
Poi ci sono stati i periodi in cui si poteva mangiare un unico, solo alimento: il periodo dei loti, il periodo delle patate, il periodo dei peperoncini rossi (si, proprio quelli. Immaginate un bimbo di 5/6 anni che mangia solo peperoncini per non morire di fame?).
I miei hanno anche vissuto giorni in cui non c'era assolutamente nulla da mangiare, nemmeno l'erba. I miei nonni materni avevano un gatto al quale volevano un bene immenso; lui faceva la fame esattamente come il resto della famiglia.

Paola (e ad Eeka di rimbalzo al muro, alla pelota: rete di protezione e lingua strinta trai denti): che tu sappia che io penso che basti ascoltare, discorsi sublimi e ignobili fregnacce, alla pari, ché un po’ alla volta, anche nascosto per bene tra il raccontarsi millantato, saputo, svolazzante, saccente o saggio e vincente, ognuno prima o poi te lo dice da sé quello che è, lui; di quant’è alto o basso e com’è messa dentro la sua persona; ti fa un piacere senza che tu chieda: ti si svela, a gratis—e tu allora decidi.

Questa volta, ad esempio, non vale neanche la pena di dir peh!: ha di già detto da sé, di chi si tratta; e ha anche offeso di battuta facile solo se stesso, scorciandosi il cervello—anche perché, banale, non sa di quanto gradevole fosse l’odore di mandorla della Coccoina a pennello.

Il tuo gridare al dialogo, come vedi, è superfluo: perché ‘questo’ è il livello, e basta lì.
Unica cosa, quel confidenziale Coccoì, che mi stona all’orecchio; ma inevitabile e che fa parte della personalità di colui che dice e crede di parlare e invece no—qualcos’altro.

Tu generosa intervieni (mentre io consumo spazio a Idefix, grazie) e con tenacia credi in possibili metamorfosi alle quali io no, come ben sai—e un saluto.

Rammenti quel mio dire haiku: Non ha mai seta/Quest’uomo appeso al niente/Per le sue ali?

Un ciao a tutti.

Coccoina: da quel poco pochissimo che ne capisco, qua sul blog nessuno "consuma spazio". Perciò, quando e come volete, prendetevi pure lo spazio che vi pare.

Ragazzi: avete la memoria corta, oppure avete volutamante rimosso?
IO DA PICCOLA HO MANGIATO CARNE DI GATTO. L'ho già detto. Non per fame, ma perchè me l'avevano spacciata per lepre.
Non so con quale frequenza, ma so per certo che nei tempi andati (non nel Medioevo) in Langa si mangiava il gatto: preferibilmente in prossimità del Natale o comunque d'inverno, dopo averne "surgelato" la carne all'aperto sotto il ghiaccio.
Mi spiace recare un dolore a tutti voi; ma questa è una verità storica.

Se posso osare, abbraccio virtuale e sincero a Coccoina...come da una sorella minore.
Unitamente alle scuse chè, al primo impatto, anch'io l'ho frainteso. Recito doveroso Mea Culpa (senza Cristo e crocefisso di mezzo).

Ilva: io (da laico e da credente) sono profondamente convinto che le cose cambino. A volte in meglio evolvendosi, a volte in peggio involvendosi.
Passare dal magnar gatti al trattarli come esseri senzienti e sensibili rientra nel'evoluzione, passare da Enrico Berlinguer Riccardo Lombardi Aldo Moro a Massimo D'Alema Fabrizio Cicchitto Pierferdinando casini rientra nell'involuzione.

È proprio vero che da una baruffa, un puntiglio, un ribattere a un battere, un far vedere e dire ‘ora ti fo vedere chi sono io chi’, nasce non so cosa nasce, meglio che da un plauso, un accondiscendere.

Unica cosa che impongo e che m’impongo è il non sentire volare Mea Culpa di nessun genere; per prima cosa perché colpa non c’è; e, se sì, chi sono mai io per arbitrare: ciò mi mortificherebbe.
E poi perché, Ilva, come accade accade: quanti amori e amicizie mi sono incominciati così; e cominciano, come in una sfida, una gara a mostrare sé—anche sgangherata, esagerata, spesso, se vuoi, ma che poi si scioglie e si racconta tale e quale com’è, anche tra le pieghe, anche se è poca, sufficiente o tanta.

Un abbraccio a rimbalzo e il mio indirizzo di casa.
http://tentarenuoce.blogspot.com/

Tua hai la Fede Idefix e, penso, spinta ad amare il tuo prossimo che è parte di un grande disegno; io, neanche ateo sono: il mio sacro è fatto di un solo ‘non so’ e una sola domanda che non ha risposta; ciò nonostante anch’io sono tra quelli che preferiscono il dividere assieme all’appropriarsi, l’intesa al dominio dell’uomo sull’uomo.
A religione il rispetto della vita, tutta, e la felicità di appartenergli, ad essa e al suo mistero.

Quando esprimo il mio conoscere che mi dice ‘nessuna metamorfosi’, mi riferisco alla natura umana che mai ha variato se stessa. Tale e quale da sempre, io penso, e soliti i rapporti tra coloro che si battono per sopraffare e quelli che invece lo fanno per non vincere mai, sempre sconfitti e mai vinti; e, quasi a tremendo gioco, perché la vittoria finale, ultima, appartenga a nessuno.
Uno 0,0001 che basta a non fa vincere chi vuole vincere e che è il 99,9999. Un 99,9999 che è molti, quasi tutti, ma pochi padroni, ben s’intende.

Chiaro che la curiosità dà patrimonio di conoscenza, ma non dà il sapere; il piccolo capire è a nostra misura, e non lo si scopre, penso: ti si rivela, un po’ alla volta, quasi a compensare la tua curiosità.
Il susseguirsi degli accadere e l’arricchirsi di sempre più conoscenza, che non è il capire, varia solo apparentemente la vita; vivi più a lungo, nell’adesso, sì, ma sempre la solita specie di vita dove l’uomo sfrutta un altro uomo. Ogni tanto cambia lo scenario, ma la rappresentazione è sempre la stessa.

Ti dico questo in grande libertà e che tu sappia quale tipo di bestia io sia—e che non ti disturbi.

Un saluto.

Coccoina, quatta quatta ho visitato casa tua. Che dire?
Commossa. Della commozione che mi viene dai saggi e dai poeti (tu dirai che non lo sei,immagino).
Dici:"io, neanche ateo sono: il mio sacro è fatto di un solo ‘non so’ e una sola domanda che non ha risposta". Anch'io. Niente "fede"; il Mea Culpa
l'ho carpito come un ladro alla bancarella del mercato due banane
"il piccolo capire è a nostra misura": quanto hai ragione!

Luciano, condivido la tua opinione che l'umanità sia "darwianamente" migliorata.
Basti pensare che i romani si divertivano a veder sbranare uomini nelle arene (perchè non scattava il dovuto processo di identificazione con loro), mentre oggi i più inorridiscono al pensiero delle sofferenze dei tori nelle corride.

Coccoina: linkato il tuo blog.

Un altro uno a farsi compagnia—ciao gente! E ciao, Idefix.

Non sono così convinto che l'uomo sia evoluto perché non mangia più cani e gatti. A parte il fatto che, a seconda del paese in cui si va, i valori cambiano, tempo fa era uscito un film su un maialino carino e rosellino e i bambini lo chiedevano come animale d'affezione. Ora, se si fosse diffusa la cosa dovremmo rinunciare a salami e prosciutti perché Piggy non si mangia più? Mi lascia perplesso. Sui Romani: facevano mangiare i cristiani dai leoni, d'accordo, in compenso i leoni erano ben nutriti e i cristiani restituirono la pariglia ai pagani nei molti secoli successivi, alla faccia dell'evoluzione. Ma battute a parte, può anche darsi che in questa arte di mondo nn si uccida con la stessa facilità dei secoli passati, ma quando si uccideva si guardava in faccia l'avversario e negli occhi. Oggi lo si bombarda dallo schermino di un B52. È evoluzione?

Più che di evoluzione alla Darwin - che è come dire dai rami alle scarpe col tacco - io penso che il gioco sia la non metamorfosi, che stia in quel volere avvicinarsi a una Perfezione schizo che non esiste.
Mai farfalla, il cinquedita.

Ramo o scarpa col tacco dodici, stessa bestia.

L'osservazione che ho fatto io, sul processo di indentificazione con l'altro (cristiano o animale), credo di averla letta da qualche parte. Mi era piaciuta e l'ho immaggizzinata tra i miei sminchi file cerebrali.
Ciò non toglie che molti tratti dell'umanità siano rimasti sostanzialmente invariati, nei millenni.
Diciamo che l'ambientalismo e il rispetto per gli animali rientra tra i "valori" che l'uomo (da quando "dio è morto", nicianamente parlando) ha creato?

Posso chiederti, Ilva: a celare che cosa, a distinguersi da che?
Da sèa sé?

Nobilitarsi forse, quando i Cristi sono imbullettati tutti i giorni, e una tigre non è mai feroce?

Un saluto amico.
Paolo

...ma guarda un po'...'sto Bigazzi Beppe anacronista!...

Coccoiana, davvero non ho capito la tua domanda. Puoi ripetere?

Ho sottinteso e tralasciato quel tuo 'valori che l'uomo ha creato'; hai ragione: alla mia testa, formulando, sembra chiaro perché ce l'ho piantato dentro.
Ci ritento, differente.

In che consistono quei 'valori'?
Nel volersi distinguere dagli altri animali, forse? Perché feroci, loro, e noi i migliori?

Migliori quando se un Cristo qualunque dice ‘ama il prossimo tuo’, subito lo imbullettano a una trave, tutti i giorni?

E la tigre, cara e meravigliosa e ungulata tigre, non è mai feroce: è un grosso micio a strisce e guai a quel bischero del Bigazzi Beppe se tira fuori una ricetta lasca anche per essa.

Essalei e un balzo elegante, e il Bigazzi, se lo pappa prima che abbia il tempo di dire ‘care donne, prendete dunque un pizzico...’.

Un saluto a righe.
Paolo

...mi piace quel coccoiana, Coccoiana Habaiana...

Coccoiana: anch'io sono stata laconica.

Parlando di nuovi "valori" intendevo riferirmi a Nietzsche, il quale sostenne in "soldoni" che per l'oltreuomo (non superuomo, termine che si presta a fraintendimenti), era vicino il giorno in cui Dio "sarebbe morto".
In cui in pratica, l'umanità, o meglio la parte più avanzata di essa, non avrebbe più avuto bisogno di credere in un Dio inteso nel senso tradizionale del termine ( un Dio guardone, contabile e punitivo, come lo definisco io ; o semplicemte un Dio-persona).
A questo punto, l'oltreuomo avrebbe creato valori nuovi rispetto a quelli (secondo il filosofo) superati ed essenzialmente di derivazione cristiana.
Riflettendo su tali nuovi valori, io ho pensato che uno potrebbe essere l'ambientalismo. Tutto qui.
Come vedi nel mio discorso, Cristo non c'entra... caso mai c'entra l' "Anticristo".
:-)

PS: mi auguro che nessuno studioso di filosofia mi legga, perchè sono stata un esempio pessimo di pseudodivulgatore, nell'intervento precedente.

Oppsss..mi è sfuggito nuovamente il Coccoiana.
Deve essere un lapsus freudiano. Scusa.

Ciao Ilva laconica e io, ora vedrai, un po’ meno: anzi, massacro il paziente silenzio.

Ma quel Cristo imbullettato, che chiaman Cristo e può essere Pinco, è ogni giorno il portatore, l’avanscoperta, l’esploratore (disperato e neanche coraggioso) che si manda a cercare e che fa sempre poca strada; strada ne fa solo il verbo d’amore ch’egli porta a lanterna e d’altra lingua, subito raccattato e adoperato con astuzia da coloro che, sulle loro leggi e abilità coercitiva e abbindolante di inventori di dei, basano tirannia e obbedienza e poi Potere su coloro, gli altri a sé, che come loro remano a vuoto e non sanno né chi sono e neanche perché.

Nietzsche pensa bislacco quando non vede che l’invenzione di un dio esterno a sé è un comodo non voler sapere di mai poter essere capaci di sapere; e lui non solo, aspetta e spera e crede l’uomo nuovo che accetta il non sapere mai, e la risposta alla domanda dentro, incorporata: ne è permeato tutto l’ottocento, coi socialisti (maestri all’insegnare ai morti di fame ad avere appetito e croce rossa) e il loro Avanti! (dove?) e sol dell’avvenire, gli anarchici col loro Unanità Nova.
Tutti per un domani che non verrà mai, perché domani, io penso, è con ieri e oggi lo stesso filo di momenti di vita vissuti e di accadere.

Io non associo il Cristo a nessun dio e vedo l’ipocrisia schizoide che brancola nel Perfetto predicato a mèta e del quale manca il modello; perché perfetto, se ha da essere, è da considerarsi l’uomo tale e quale egli è, semmai. Un Perfetto unico e non perfetto: l’unico possibile e smarrito e che non sa e che è a se stesso domanda, un ma chi sono; e che non sa, né mai saprà, io penso.
Poi t’immagini che noia la perfezione? Di cosa andresti a busca, mai ci fosse?
Mai più – e tutto con un tempo senza più un attimo che corre per essere sempre un oggi – un mugugno che fa sentir vivi e curiosi e cercare. Mai più sentirsi falsi buoni tra falsi cattivi.
Mai più poter dire ‘ti amo e grazie che tu ti faccia amare’(emozione e passione e sentimento), perché già incorporato, facente parte: piatto.

I Cristo parlano sempre di sovversione, di altra lingua: mai di rivoluzione, un rivoltar frittate e violenza—eccezione che il cosiddetto consesso civile che detiene il potere e che gira a ruota, immediatamente si leva di torno.
Il dio neppure è morto, nella mia testa: non ha mai avuto il bisogno neanche di nascere.

Io non riesco a pensare metamorfosi: e ciò mi tiene in piedi, combattivo, ancor oggi;
a vedere menzogna d’uomo come collezione di farfalle spillate sul velluto, messe in ordine, in fila, a dimensione; come una collezione di francobolli, inutile ma bene in ordine e colorata, di valore e ben catalogata.
Perdona la lunghezza dello sproloquio: io penso d’essere uno sporco individualista intellettuale.

Già lo dissi, il mio povero haiku ‘Non ha mai seta/Quest’uomo appeso al niente/Per le sue ali.
L’unico foglio che ho amato, fu ‘L’Adunata dei Refrattari’, stampato in USA da disperati italici, e che arrivava a Livorno, FAI, inglese e italiano: rarità che è morta, non c’è più.

Un abbraccio da Paolo Coccoiana, la (ciao Fabrizio, ciao Belem!) stupenda habaiana.

Mi sa che tu sia più vicino al beslacco Nietzsche di quanto non creda...Vi accomuna, se non altro, il credere che tutto sia qui e ora.

Io penso che "qui e ora" non basti.
Per almeno due motivi.
Il primo: noi e il nostro contesto siamo "figli" anche del passato e dobbiamo tenerne conto, anche per poterlo cambiare.
Il secondo: se vogliamo essere uomini (e donne) fino in fondo dobbiamo pensare anche al futuro, nostro e delle generazioni a venire.
Ecco dunque che il "qui e ora" non basta.

Luciano, con " qui e ora " io intendevo "in questa vita" ( escludendo ogni prospettiva di vita ultraterrena).
Mi rendo conto che trattare certi temi nello spazio di un blog è difficilissimo. Sono sempre in agguato i fraintendimenti.
Mentre scrivo ne ho la piena consapevolezza, perciò spesso mi autocensuro, oppure do per scontate premesse che scontate non sono...
Insomma, non è colpa di nessuno, ma il blog e la filosofia non parlano lo stesso linguaggio.


Ilva, allora condivido.
Da cristiano, non penso affatto che (avendo fede nella vita eterna) siamo esentati dall'impegno in QUESTA vita, su QUESTA terra, con QUESTI compagni di viaggio, appunto QUI e ORA.
Non possiamo nè dobbiamo dire "tanto ci sarà un dopo".
Nemmeno per idea: i problemi da affrontare, le gioie da godere, le ingiustizie da conbattere le abbiamo qua adesso.
E non è un caso (lo sostengono molti storici e sociologi) che il movimento sindacale sia sorto in Inghilterra grazie ai protestanti metodisti, che i movimenti per i diritti civili e politici e i partiti di sinistra siano nati nell'Occidente influenzato dalla cultura giudaico-cristiana eccetera eccetera.

Amici, io dico:

“I Cristo parlano sempre di sovversione, di altra lingua: mai di rivoluzione, un rivoltar frittate e violenza—eccezione che il cosiddetto consesso civile che detiene il potere e che gira a ruota, immediatamente si leva di torno.”

Mi sembra che ciò intenda , qui e ora, lotta continua, dio o non dio; a rintuzzare e non per vincere, ma perché nessuno definitivamente possa vincere: sempre sconfitti e mai vinti, qui e ora e che vuol dire il sempre di ognuno.

Un saluto.

Coccoina: "Così parlò Zarathustra"! (forse anche BAkunin?!?) :-)

Bakunin gran sbafatore e povero Errico il Malatesta che nutri quel gran scorreggione a suo modo aristocratico.
Per Zarathustra, ‘non so’ mi sembra la risposta adatta, io eretico intellettuale; però mi piace dire: che il ripetersi delle cose e degli accadere sia, più che per ogni sempre, ogni sé, da vedere come se gli uomini fossero un essere solo e mai libero dall’esserlo: che la sua vita sia ogni vita e che il suo caso di vita sia il ‘non conosciuto’ che lo abbia inventato; lui e il suo cervello, perché egli che non sa elabori la domanda che lo stesso’ non conosciuto’ pone a ciò che nemmeno riesce a immaginare se stesso, perché neppure esso sa: sono?
.
Un gran casino, lo so; e, tra un dire un no e dire un altro no, tra un combattere e un altro combattere che fa parte del gioco, non trovo gambe per cavarci le gambe.

Buona notte o buon giorno, Ilva.

Intervengo solo per dire una cosa:
trovo bellissimo che sul blog "mio" e di Idefix si formino piccole discussioni a due o a tre che vanno avanti per conto proprio.

Buona notte a te, da barba a barba, caro Luciano parun da le bèle braghe bianche.

Paolo

A pensarci bene, non ho nemmeno un paio di pantaloni bianchi.

Tutto stinge, attimo per attimo

Allora aspetterò.

:-)

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