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29/01/2010

Commenti

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Oh sisisisi diciamocelo. Io pure non la capisco sta cosa. Lo lessi anche nell'età congrua intorno ai diciotto, e me parve una roba banaletta niente de ch. E non ho cambiato idea.

Non so, forse avrei dovuto leggerlo per tempo, ma, in effetti, non ricordo precedenti simili. Il punto di vista dell'adolescente "ribelle" prima del 1951 dove lo troviamo? Sotto quest'ottica probabilmente è stato innovativo, tuttavia non mi ha fatto un grande effetto, anche contestualizzandolo. Vabbe', poi il mondo è pieno di sopravvalutati, guarda Springsteen :-D

Il mondo è pieno di sopravvalutati, vedi U2, Oasis, Guns n' Roses ;-)

Detto questo, "Il giovane Holden" non ha fatto né caldo né freddo neppure a me.

Mica ha scritto solo quello.

Per me Salinger, non avesse scritto altro che UN GIORNO IDEAL PER I PESCI BANANA (o magari PER ESME', CON AMORE E SQUALLORE) sarebbe comunque un grandissimo.

De gustibus...

UN GIORNO IDEALE, scusate...

tic

Lo lessi intorno ai 16-17. A quell'età non potevi che rimanerene colpito e affascinato (credo), e così fu. Però altre letture me lo hanno fatto in parte dimenticare. Non ho mai letto altro: forse dovrei leggere i suoi racconti per darne un giudizio (sopravvalutato? sottovalutato?) che abbia un minimo di senso, e forse prima o poi lo farò.
Però, bello il tuo calembour: "è scomparso lo scomparso"!. E sintetizza proprio la realtà.

Come dice Rutelli in un famoso filmato, "è questione di gusti". Per esempio io il Nudo e il Morto non sono riuscita a finirlo... Probabilmente dipende dallo stato d'animo e dal momento in cui vengono pubblicati. Per esempio, perchè diavolo Va dove ti porta il cuore è il libro italiano più letto? Perchè in quel momento c'era bisogno di cuore, evidentemente.

No,mai sopportato. Il Giovane Holden l'ho trovato profondamente irritante

Ho letto Il Giovane Holden quando ero adolescente. Allora, se non ricordo male, un qualche effetto me lo fece, ma non più di tanto. Oggi, non ne ricordo nemmeno una riga. Mah... sarà l'età che avanza...

Il giovane Holden e' un libro semplice e stupefacente allo stesso tempo. Leggerlo mi ha definitivamente chiarito che un capovaloro nasce nella semplicita' e dall'assenza di artificio. L'incontro di Holden con il professore Antolini contiene al 99% quello che io penso sia il senso della vita. Sia quando ero un giovane Tedeschi che adesso (l'ho riletto 3/4 anni fa).
Luciano, ho qui a Dubai comma 22, lo leggero' quest anno. Che nesso ha con il giovane Holden?

Nesso?
Nessuno.
Anzi, azzarderei una boutade (tutta da verificare): potrebbero esistere due opposte fazioni, gli holdeniani e i commaventiduisti.
Io sono iscritto alla seconda tifoseria fin dai primi anni Settanta.

Ok io scegliero' a quale tifoseria tra poco... per questa settimana sono un supporter di mattatoio n.5 pero'...

Non sono mai riuscita a capire cos'abbia di straordinario Il giovane Holden, come altri "Capalavori" super osannati. Mi sembrava un'opinione che è più conveniente non esternare, e invece mi accorgo di essere in buona compagnia...
Sul versante della pittura, per esempio, do una valutazione analoga di Giorgio Morandi (grande grafico e pittore mediocre).
Anche questa opinione però la esprimo solo in ambienti strettamente riservati.

Giorgio: se ti piace Kurt Vonnegut sei sulla buona strada per trovare Joseph Heller e il suo Comma 22.
Ilva: anche nel campo dei gusti/disgusti artistici, dovremmo tener sempre viva la lazione politica di John Stuart Mill (un liberale vero, non di questi cialtroni del PdL che hanno solo rubato la parola). Diceva Mill (cito a memoria e dunque tradisco la lettera ma non il senso): "il dissenso non va semplicemte tollerato. Il dissenso va fomentato"

Ma appunto questi erano liberali veri. Non come questi aspiranti totalitari alla Berlusconi che, appena uno gli si oppone, starnazzano al "partito dell'odio".

Nonnnonnnooonnoooooo! cara Ilva, ti prego, non mi toccare Morandi (pittore mediocre ?!?!?), che per me è il più grande pittore italiano di questo secolo(forse con Boccioni, Burri, Afro e pochi altri).
Pittori mediocri saranno Guttuso, De Chirico (si salva solo qualcosa del periodo metafisico) e tanti altri, ma non certo Morandi!

Sulla pittura non dico nulla: la mia incompetenza è abissale.
Casomai, cercherò di coinvolgere nella discussione il mio amico Walter (che non capisce nulla di rock) ma di arti figurative se ne intende.

Macché se ne intende! Ne sono affascinato, questo sì, ma per intendersene davvero bisognerebbe avere una grande cultura in materia e io non sono né uno storico dell'arte né, a rigori, un critico. Un cronista, questo sì, con qualche pretesa di fornire ai miei (pochi) lettori qualche informazione e qualche chiave di lettura che possano stimolarli ad andare a vedere una mostra, o a leggere un libro.
Condivido, comunque, la valutazione di Ilva riguardo alla grandezza dell'opera grafica di Giorgio Morandi. Proprio lo scorso anno c'è stata a Ferrara, a Palazzo dei Diamanti, una grande mostra che presentava in sostanza l'intero corpus della sua produzione grafica e chi l'abbia visitata non può non avere avuto la sensazione di trovarsi di fronte a un lavoro e a una poesia di straordinario impatto emotivo, pur nella circoscritta sfera di interessi e nella "povertà" dei soggetti rappresentati. Ma tra pittura e grafica, per quel poco che so di Morandi, le connessioni e i rimandi sono continui, per cui esaltarne la figura di grafico e deprezzare quella di pittore mi pare operazione un po'incongrua, oalmeno abbastanza azardata. Ma forse generata dal tono generale di questa conversazioen, che di necessità appartiene più alla categoria del tifo che a quella di una serena riflessione.
Vorrei però banalmente ricordare che ogni incontro con un'opera d'arte risente di una molteplicità di fattori, sia oggettivi che soggettivi e credo sia capitato a tutti noi di aver disprezzato un libro (che magari non siamo nemmeno riusciti a finire) che poi, ripreso in mano anni dopo, ci ha invece appassionato.
Perché muta continuamente lo sfondo, sia quello sociale che quello psicologico all'interno di ciascuno di noi.

... e comunque, per inciso, "Il giovane Holden" non dice molto nemmeno a me, perlomeno l'ultima volta, cinque o sei anni fa, che l'ho ripreso in mano.

Concordo con Walter sull'ultima parte del suo post. Anni fa non avrei mai detto che Dalì era tra i miei artisti preferiti, ma quando visitai una mostra di tutte le sue opere a Philadelphia, ne rimasi completamente affascinata e cambiai opinione.

Walter: io, da utente dell'opera d'arte, non certo da esperta, preciso il mio parere su Morandi.
Lo reputo eccelso come grafico, per l'abilità tecnica. Non lo "disprezzo" come pittore: credo vada ridomensionato, tutto qui.
E te ne spiego i motivi: mentre l'universo mondo tentata nuove modalità espressive e nuovi contenuti (vedasi Picasso, Burri, Fontana, Vedova e quant'altri...massì, Ale, anche Dalì) lui ha continuato a dipingere le sue quattro bottiglie con bugia (portacandele intendo). Dove sta la sua grandezza?

Non c'è contraddizione in quanto dico.
Potrei farti esempi analoghi.
Modigliani sarebbe stato (e fu) un grandissimo scultore, purtroppo non lo sostenne il fisico. Come pittore è grande, ma non più di molti altri.

Ligabue fu un pittore con forti limiti, perchè naif e autodidatta; un grafico da far letteralmente pena... ma uno sculture al Top del Top. Verificare per credere.

Carloesse : Va bene Afro. Va bene Boccioni (ci mancherebbe). Burri tra i pittori "contemporanei" è quello che amo di più. De Chirico, però, è unanimente riconosciuto come il più grande tra gli italiani del 900.
Mi dirai che anche Morandi lo è, ma ti ripeto, io non capisco dove stia la sua grandezza: non come pittore dovrei dire, ma come "artista". E, credo concorderai con me, che l'artista è qualcosa di più del bravo pittore...

Cara Ilva, in genere sono contrario alle classifiche, in ambiti almeno come questi di cui trattiamo. Certo quanto dici è vero, sotto il profilo che Morandi non può certo considerarsi tra quanti hanno cercato di innovare profondamente la pittura nel secolo appena passato. Però esistono personalità artistiche apprezzabili anche senza che il loro sforzo d'innovazione sia tale, ma che invece agiscano nel solco di una tradizione e di canoni classici e consolidati, approfondendone e rendendo attuali temi, forme, stilemi che appaiono - ma solo a prima vista - in una linea di assoluta continuità col passato.
In poesia, ad esempio, pensa a quale è stata la capacità di innovazione, per dirne uno, di Ungaretti. Ma mentre lui spezzava versi e scavava dentro le parole per fare della poesia qualcosa di profondamente diverso di quanto era stata nel passato c'era chi, come Umberto Saba, scavava dentro la rima fiore/amore, come egli stesso dice "la più antica difficile del mondo". Io sono un ultras sabiano, e temo che il mio giudizio sia poco attendibile in materia, ma ho avuto soprattutto negli ultimi anni il conforto di leggere in alcuni critici e storici della letteratura una revisione delle loro convinzioni, che in taluni casi (penso a Giuseppe Petronio negli ultimi anni della sua lunghissima vita) li ha portati a invertire il loro giudizio, fino a sostenere che probabilmente a Saba spetta un primato tra i poeti del Novecento.
Con tutto ciò, ribadisco che le classifiche in materia sono poco più che un giochetto. Quello che però mi sento di negare è che l'innovazione sia di per sé un valore, come ci è stato detto di credere in una visione che supponeva una linea evolutiva delle cose umane, tutta occidentale del resto, perché l'arte orientale, ad esempio, procede assai più per approfondimento piuttosto che per traumatici salti in avanti.

Caro Walter, sono d'accordo con quanto dici: anche, e soprattutto, per quanto riguardo la critica letteraria esistono "revisioni" profonde. Vent'anni fa era più quotato Quasimodo, rispetto a Saba. Adesso le posizioni si sono invertite.
Forse per l'arte figurative la questione si pone in termini diversi, anche per il fatto che le "quotazioni" non sono "metaforiche" ma reali. E un processo di revisione critica, se avviene, aviene in modo più lento e prudente, per motivi evidenti.
Condivido anche l'opinione che non sempre l'"avanguardia"è superiore dal punto di vista qualitativo alla"tradizione".
Da un "artista" io, tuttavia, mi aspetterei un minimo di sperimentazione, della creatività, delle "idee": della ricerca, insomma. Onestamente in alcuni blasonatissimi pittori (e, scusami, ma tra questi inserisco Morandi) non trovo tutto questo.
Opinioni personalissime, s'intende.


Dico la mia (con assoluta incompetenza critica ma con passione di lettore e guardatore): le opere grafiche italiane del secondo Novecento che più mi emozionano sono quelle di Andrea Pazienza (l'autore a fumetti, ma non solo, morto purtroppo nel 1988, a soli 32 anni).
Ecco il link di uno dei suoi manifesti:
http://nuvoleparlanti.blogosfere.it/images/andreapazienza-12.jpg

Subito dopo il mio cuore batte per Hugo Pratt.
Ecco un link:
http://ruggine.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/Ruggine/071101ppfemdecorto_1024.jpg

Superlativi, Luciano.
L' abbinata Pazienza- Fellini è da orgasmo multiplo in rapida sequenza! :-)
Hugo Pratt raggiunge l'obiettivo da solo, senza bisogno di ulteriori apporti.

La ricerca di Morandi era nello studio di quelle bottiglie e quella bugia, una ricerca sulla forma e sulla luce che parte da Cezanne e che lui porta maniacalmente agli esteremi. In modo estremamente "poetico".
Lì sta tutta la sua grandezza.
Non ha fatto "scuola", ma se è per questo neanche Bach, e rimane uno tra i più grandi nella storia della musica.
Non è solo chi "rivoluziona" a meritare la fama di "grande", ma anche chi riesce a portare avanti il suo personalissimo discorso, la sua "poetica", fino all'estremo.
Così è secondo me per Morandi, così non è per De Chirico che si perde nella sua fase "dopoguerra" in un neoclassicismo stucchevole e insulso (nulla a che fare con quello di Picasso del suo periodo simile, per intenderci, che tanto influenzò Carrà, o il superbo neoclassicismo di Strawinskji, così ricco di genialità ed ironia).
Poi, per carità, sono tutti pareri personali.

Caro Carloesse ,che Morandi sia poetico non ci sono dubbi. Che De Chirico abbia prodotto qualche opera di minor pregio ( quotata di meno com'è giusto anche sul piano del mercato) neppure. Come tutti d'altronde.
Dietro De Chirico, specie del primo periodo però si legge tutta una serie di rimandi letterari-storico-filosofici che in altri non ritrovo.
Il perseguimento della propria "poetica" è doveroso; ciò non toglie che in alcuni sia dovuta a coerenza, in altri si riduca a "cavalcare l'onda".
Della serie: funziona, vendo, ho trovato la formula che mi rende identificabile a prima vista, continuo così (anche perchè non ho altro da dire). Non credo, per altro, che il discorso "opportunistico" valga per Morandi, la cui ricerca solitaria e il cui carattere schivo fanno presupporre una buona fede di base.

Anche se me ne sto zitto, ascolto ciò che dite.

A conforto del tema musicale citato da carloesse, vorrei aggiungere due pianisti come Michel Petrucciani e Keith Jarrett, eredi del caposcuola Bill Evans, per niente innovativi, poco sperimentali, ma due grandissimi artisti.

Jarrett (musicista che trovo immenso) è collegato a uno dei ricordi più bizzarri della mia vita.
La prima e unica volta che l'ho visto in concerto è stato all'Arena di Verona, con mia moglie Tatjana. Avevo una crisi di emicrania terrificante e passai tutto il tempo con la testa appoggiata sulle braccia accasciate contro la ringhiera o la balaustra (non rammento) davanti al mio posto a sedere. A nulla erano serviti gli analgesici (all'epoca non conoscevo ancora i triptani). E il contrasto tra la musica eccezionale che arrivava dal palco e il dolore violentissimo che mi trapanava la testa era del tutto spiazzante.

Immagino che resistere in quella situazione ti sarà costato uno sforzo triptanico :-D

Jarrett è immenso anche secondo me (e pure Petrucciani, "nel suo piccolo", che ho amato tantissimo).
DeChirico è stato grandissimo nel periodo metafisico, poi (non qualche caduta di stile,o qualche opera meno riuscita, ma un abdicare completamente a qualsiasi poetica) più nulla: cavalli ripetitivamente e manieristicamente uguali a se stessi. In Morandi non c'è nulla di tutto questo, ma un perseguire con maniacale ossessione la sua ricerca, la sua idea poetica, minimale ma profondissima, incrociata anche con la grafica, ma portata a compimento PROPRIO con la pittura.
Forse esagero nel dire che è il più grande, certamente è il mio preferito (e questa è la ragione del mio accaloramento sull'argomento), ma sicuramente non è un "pittore mediocre": tutt'altro!

vabbeh... dai, si sa che mi esprimo per iperboli.
Chiedo venia e cancello il "mediocre", pur rimanendo sostanzialmente della mia idea. Grazie comunque per la conversazione. :-)

Concludo dicendo che a "cavalcare l'onda" semmai fu proprio DeChirico, che con i suoi cavalli insulsi (spesso "fra le onde", guardaunpò) faceva fior di quattrini (e per quello li ripeteva stancamente). Morandi non aveva che qualche riconoscimento, ma in fondo nessun successo commerciale (del quale eventualmente si arricchiva qualcun'altro, non certo lui), e peraltro la cosa non gli interessava minimamente: a lui interessava solo studiare e dipingere le stesse bottiglie poste sul tavolo del suo studio, o ciò che vedeva dalla finestra (sempre quella) della sua casa di Grizzana.
Fino alla morte.

@ Ilva
La tua cancellazione del "mediocre" estingue definitivamente il mio momentaneo furore.
Grazie
:-)

Carloesse: pas de quoi :-)

Riguardo a quanto hai detto nel post delle 19.06 sono pienamente d'accordo.

dico la mia...
il giovane holden ha delle pagine molto toccanti, anche se non lo giudico un capolavoro e non fa parte della mia esigua biblioteca personale...
di salinger ricordo con affetto il bel racconto sui pesci banana (che vi consiglio)...
fine

Probabilmente è come (nel rock, il mio amatissimo rock) l’esagerato culto postumo per Jim Morrison: esistono decine e decine di musicisti di gran lunga superiori a lui ma infinitamente meno celebrati. Ne cito solo cinque: Ray Davies, John Fogerty, Brian Wilson, Duane Allmann e Frank Zappa che surclassano Morrison eppure non hanno un briciolo della sua fama. Perchè? Anche perchè Morrison ebbe (dal punto di vista della mitologia) la fortuna di scomparire/morire presto. E lo stesso accadde a Salinger: che scomparve presto.
E ciò fu combustibile per il suo forsennato successo, postumo in vita.

Sì, morire è un bel sistema per diventare bravi artisti: un esempio recente è Mino Reitano, sbeffeggiato dal mondo in vita e osannato come fosse Modugno da morto. Ridicolo.

Be' i Doors suonavano alla grande, qualsiasi adulescente un po' ribelle si e' lasciato cullare dalle note di riders on the storm o indian summer o when the music's over... Eh si e' vero la notorieta' di Mossison e' stata aiutata dal suo lato di trasgressione, ma aspetta, se penso che un analogo contemporaneo possa essere robbie williams, mi tengo Jim tutta la vita. Nessuno uscira' da qui !
Carloesse, le tue parole su Morandi mi hanno commosso. bravo davvero !

Luciano, Comma 22 è meno noto in Italia, nei paesi anglofoni "it's a catch 22" è diventato addirittura un modo di dire per definire un non-senso... io ho letto Comma 22 solo recentemente e l'ho amato in egual misura di Salinger ...

ciao luciano, anche se da esterna al gruppo, torno a lasciarti un saluto e un abbraccio, che estendo a tatjana.

Ne approfitto per dire che ho condiviso totalmente questo commento:
Il giovane Holden e' un libro semplice e stupefacente allo stesso tempo. Leggerlo mi ha definitivamente chiarito che un capovaloro nasce nella semplicita' e dall'assenza di artificio. L'incontro di Holden con il professore Antolini contiene al 99% quello che io penso sia il senso della vita. Sia quando ero un giovane Tedeschi che adesso (l'ho riletto 3/4 anni fa).

Naturalmente, fare di chiunque un mito o un culto mi sembra sempre esagerato.

Agli appassionati di Salinger (tra i quali mi annovero) consiglio il fantastico "Hapworth 16, 1924". Purtroppo semi-introvabile, però. Forse in qualche biblioteca.... O provando con fahrenheit!

Ne approfitto per dire che ho condiviso totalmente questo commento:
Il giovane Holden e' un libro semplice e stupefacente allo stesso tempo. Leggerlo mi ha definitivamente chiarito che un capovaloro nasce nella semplicita' e dall'assenza di artificio. Il commento citato era questo che segue (il resto era mio, ma non ha preo il corsivo):


L'incontro di Holden con il professore Antolini contiene al 99% quello che io penso sia il senso della vita. Sia quando ero un giovane Tedeschi che adesso (l'ho riletto 3/4 anni fa).

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