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13/12/2009

Commenti

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Secondo me non sono i bestseller a fare male, ma la scarsa pubblicità che si fa al resto delle migliaia di titoli. Ogni anno, in diverse città, ci sono fiere e saloni del libro. Bisognerebbe farne molte di più per promuovere anche le piccole case editrici.
Un misero, ma significativo passo in questo senso, il nostro "beneamato" ministro della cultura Don Sandro Bondi (ex comunista e prete mancato) lo ho fatto con la pubblicità a cura del suo ministero sull'importanza della lettura.
Però, a prescindere da questo, io trovo scandaloso che una casa editrice debba far pagare ad un autore la prima pubblicazione di un'opera, sia essa un saggio, o un romanzo, o una raccolta di poesie, o qualsiasi altra cosa. E questo accade per le piccole come per le grandi case editrici.
Sono pochissimi gli editori che sanno fare il proprio mestiere e che, soprattuto, sanno riconoscere in un autore un valore culturale e letterario vero. Capisco che una pubblicazione di nicchia possa essere un rischio economico per un editore, ma se questo non è capace di diffondere la cultura con i mezzi che ha a disposizione, allora non può fare l'imprenditore in campo editoriale.
Alla fine sono sempre gli interessi economici che prevalgono su tutto.

hm, hm ... devo in parte contraddirti: il figlio di una mia cara amica ha scoperto (all'età penso di 12 anni) il piacere della lettura attraverso un best seller che citi: "Harry Potter". Quando gli ho regalato il secondo volume, il ragazzino ha fatto un vero e proprio "salto di gioia", lasciando "basita" sua madre. Fino ad allora i libri erano per lui dei "mattoni" ... tutti. Dunque i best seller possono avere anche il loro lato positivo.

Il best sellerone è una manna dal cielo Luciano. Per mia nonna insegnanti agli istituti tecnici ma anche traduttrice di grandi classici dal russo, il besteller, il romanzo feccia era il mezzo con cui avvicinare i suoi allievi alla lettura, un traghetto, una possibilità. Una volta che il recidivo approda alla parola scritta il salto è fatto. Oculatamente instradato può avvicinarsi a parole scritte meglio.
In secundis, il best seller è quello che permette all'editore di pubblicare gli autori che non lo mettono in paro con il bilancio. Senza Best seller la casa editrice non ce la fa. Anche se è appoggiata al gruppo grosso. Il gruppo grosso dice che permette alla collana prestigiosa di sopravvivere grazie ar Moccia di turno.

Cosa dire di più oltre a ciò che Yubi e Zau hanno così chiaramente messo in evidenza ?
Si può solo constatare che, a dispetto di ciò che continui a sostenere, la tua mente è strettamente e bolscevicamente COMUNISTA.
Gli editori privati che dovrebbe svolgere, secondo il tuo pensiero illuminato, la funzione di Opera Pia, dovrebbero accollarsi i costi dell'edizione di migliaia di opere nemmeno buone come "carta da cesso". Semplicemente perchè in mezzo a tante se ne potrebbe trovare una di qualità che mai riuscirebbe a venire a galla.
Facciamo un bell'editore dello Stato, tipo Literaturnaya Gazeta o Izvestia o Pravda o Agenzie giornalistice tipo Tass o Novosty così siamo sicuri che tutti i coglioni sono liberi di scrivere ciò che il Partito gli "consiglia" di scrivere.
Ma Bravo !!!

La penso come Yubi e Zau.
Si comincia con un best seller e poi magari ci si appassione e si legge anche il libello per bibliofili.
Io non sarei così ostile alla letteratura di consumo.Ovviamente ce ne è di buona e di meno buona, ma sempre meglio un best seller che vuole onestamente divertire che tante elocubrazioni di sedicenti "autori".

Rovescio la "massima" di Luciano:
chi ha letto altro tende a non leggere i bestselleroni.

Con un po' di puzza al naso,il lettore non di primo pelo considera vera la seguente affermazione:
"Un best-seller è la tomba dorata d'un talento mediocre."Logan Pearsall Smith.

Per quanto riguarda i ragazzi, credo abbia ragione la nonna di Zau, anche se ci sono altre vie per portarli ad amare la lettura...

PS. Esistono, sebbene siano rari, bestseller che fanno eccezione alla regola.
per es. "Il nome della rosa" .

Ci sono best-sellers e best-sellers, non si può fare di tutta l'erba un fascio come non si può dire che tutta la piccola editoria dovrebbe essere valorizzata (a me viene in mente un esempio lampante, sig. Luciano.. e a lei? :D )
Per quanto mi riguarda sono d'accordo con Ilva: ho letto un libro di Coelho e ora non prenderei un altro neanche se mi sparassero. Alcuni tra i miei libri preferiti li avremmo letti in otto. Altri li ha letti il mondo. (Tra cui H.P., che per quanto mi riguarda, a livello di lettura per bambini ma non solo trovo per esempio molto meglio di Stevenson).

Anche io sono d'accordo con Yubi e Zau e con chi segue, salvo il solito teppista, naturalmente, che da par suo vomita i suoi vetusti epiteti (comunista , bolscevico, ...) ululando alla luna come un pischello alla prima sua pugnetta. I BS non mi disturbano più di tanto (e sicuramente mi disturba più il venduto di B. Vespa di quello della Rowlings).
Mi disturba che passino quasi inosservati invece i veri capolavori (Bolano, Sebald, ..per citare i contemporanei); ma poi ognuno, se si vuole interessare un minimo, se li può andare a cercare. Il mercato offre di tutto, e in rete (se non lo trovi in libreria) trovi ciò che vuoi.

Carloesse col passare del tempo diventa sempre più imbecille.
Vedremo se il nostro "paròn de casa" (il comunista) saprà dare il giusto peso ai due epiteti:
"Pischello che si fa le pugnette e vomita epiteti" (autore Carloesse) o "Imbecille" (autore Teppista).
P.S. In questo caso farà finta di niente adducendo "ragioni superiori" quali:
a) Berlusconi si è dato un pugno da solo in piazza del Duomo e la notizia vale più delle scemenze di Teppista.
b) Ai "Troll" non bisogna dare importanza (anche se da queste parti nessuno conosce il significato di troll).

Signora maeeeeestra, carloesse mi dice le parolacce e mi insulta!
(teppista)

Carloesse, per te basta una sola frase: "Ma va a cagare".

Anonimo Milanese Anti Comunista

Grazie tep, ma vado regolare di per conto mio. A te auguro invece una lunga stipsi con dolorosi nodi emorroidali per il ripetuto (e vano) sforzo.

Carloesse, ho dimenticato parte della frase:
"Ma va a cagare comunista di merda".

Anonimo Milanese Anti Comunista

Vedi? Sei sempre così incazzato! Il mio più che un augurio in fondo era una diagnosi. Di qualcosa già in atto, evidentemente.
Spiace per te.
Curati, e vedrai che il mondo è meno brutto di quel che sembra. Basta un buon lassativo in fondo, e ti accorgerai che quei cattivoni bolscevicacci sono scomparsi da un pezzo (e che quelli che forse sono rimasti, Putin, Lukashenko, Gheddafi.. sono proprio gli amiconi del tuo capo).

Ma non dovevano essere cancellati dal blog quelli che insultano?
C'è chi lo fa sistematicamente e non invoglia certo altri a partecipare alle discussioni.

è anche vero che entrare in una discussione dove sai che qualunque cosa tu dica ti prendi almeno del coglione non è divertente, però io farei come fa di solito luciano. non cancellerei niente.
il blog è uno spazio virtuale aperto, anche se può essere gestito.
chi ci entra si qualifica solo ed esclusivamente con quel che dice. tutte le altre descrizioni che fa di sè sono solo parole.
se uno ha l'ossessione di spostare tutte le discussioni su comunismo-anticomunismo può provare a farlo.
partendo dai bestsellers mi sembra un po' forzato.
se ci riesce, bravo. è geniale, oppure è un cialtrone.
propendo per la seconda, perchè il modo è sempre lo stesso: il post di luciano è comunque comunista. essere contro è anticomunista.

Teppista, a parte il fatto che io comunista non sono nè lo sono mai stato, il kuomuoniesmo non c'entra nulla.
E' una questione di dati e di cifre. E io mi sono limitato a riportarli. Non è colpa mia se i dati editoriali europei dicono questo: i "best-seller" si portano via una fetta di mercato sempre maggiore e la maggioranza delle persone che legge "best-seller" NON legge altro. Ovvio che ci sono le eccezioni e che esistono ragazzini o adulti che (partendo dal Moccismo o dal Brownismo) arrivano poi anche ad altro. Ma in genere non accade così.

Quale onore!! Anche Predonzan alla 1 di notte mi dedica un commento!! Ma non dovevate cercare di non cagarmi più? di non cagare più i troll? Ma allora, per quel losco figuro di Carloesse, ogni mio commento rappresenta l' "ipse dixit" del momento.
E se parliamo di cure, vedo che su di lui l'arteriosclerosi ormai è galoppante e non fa nulla per curarsi. Degno rappresentante dei seguaci di Di Pietro, della Magistratura alla Dzerzhinskii e alla Berija, si dimentica presto delle manifestazioni "contro le persone" e non contro le "idee". E i risultati si sono visti ieri sera. Tempi duri per i nuovi bolscevici, quelli che vorrebbero il teatro di Stato, la poesia di Stato, i libri di Stato, la scuola di Stato, le scienze di Stato, la tecnica di Stato, tutto di Stato.
Quelli che così, con il cervello del popolo all'ammasso potrebbero riaprire i Gulag: non più in Siberia. Alle Canarie, nel Sahara spagnolo a Ceuta e a Melilla dove il loro amico Zapatero ha già preparato il posto sperimentandolo con i poveri migranti africani (ma in questo caso va bene lo stesso).
Tempi duri per loro: da oggi verrà la resa dei conti.

Teppista: facciamo una cosa sensata. Se vuoi commentare quanto accaduto ieri a Milano, è meglio andare sul post http://lucianoidefix.typepad.com/nuovo_ringhio_di_idefix_l/2009/12/laggressione-a-berlusconi-tra-violenza-e-ricatto-c%C3%A8-solo-la-democrazia.html.
In questo spazio invece mi pare più opportuno parlar di libri e di editoria. E discutere di "resa" nel senso di "resa" (da parte dei librai) ai distributori di volumi non venduti.

Per fare un qualcosa ci vuole sempre un "motivo".
Come fare quindi a motivare le persone a leggere altro oltre i best-sellers ?
Mi sa che gli editori conoscono del marketing solo la parola "differenziazione"
:
una ripassata al buon vecchio P. Kotler (anche quello prima maniera va bene)...no ?
Oltretutto le P sono ben 4 !!

Confesso: P. Kotler non ho la benchè minima idea di chi sia.
Nè cosa siano queste quattro P.
Come si può provare a convincere le persone leggere? Soprattutto per "contagio", trasmettendo la passione. Attraverso la scuola, la televisione, i media in genere. Ma ciò presuppone un paese che abbia un rapporto secolare, saldo e continuo, con i libri. Cosa che in Italia non è. Ricordo un fatto emblematico: a Roma, la Roma papalina e volutamente tenuta nell'ignoranza, leggere la Bibbia in italiano, era reato penale fino al 2o settembre 1870, quando attraverso la Breccia di Porta Pia arrivarono i bersaglieri, lo stato laico e, poche ore dopo, i valdesi con le loro Bibbie in italiano.

Finché si pubblicano buoni libri che non riesco neanche a comprare tutti, io tendo a sottovalutare la questione.
Certo, se fossi uno scrittore che ha problemi ad essere pubblicato, vedendo le pile dei Moccia e dei Dan Brown un po' mi incazzerei...

Io non mi lamento certo: ho la fortuna di venir pubblicato e tradotto.
Ma fi fa arrabbiare:
1) dover assistere allo spettacolo mediatico di televisioni e giornali che strombazzano trenta o quaranta titoli e basta,
2)così come mi fa arrabbiare vedere che la scuola nel suo complesso (esistono insegnanti bravissimi) trascura la lettura),
3) oppure il presidente del Consiglio capo della maggior casa editrice italiana che si vantò di non aver letto un romanzo italiano da oltre vent'anni,
4) oppure non vedere mai uno spot pubblicitario o un telefilm italiano ambientato in una casa con dei libri,
5) non sentir mai politici o uomini/donne "mediatici" parlar di libri,
6) veder le librerie (quasi tutte) uguali identiche come gelidi ipersupermercati, infestate da banconi sommersi da pile di quaranta titoli di "best seller" o aspiranti tali, con commessi/e volutamente incompetenti.

Sui commessi/e incompetenti devo dire, mi trovi d'accordo al 100%, questo sì! Però sai, in televisione a politici e giornalisti piace farsi intervistare con le loro librerie alle spalle, si vede subito se quei libri sono "vivi" o semplici soprammobili, talvolta basta un eccessivo ordine...

Ricordo le foto o i filmati delle librerie di Umberto Eco o Norberto Bobbio. O case dove sono stato: Alberto Ongaro, Fulvio Tomizza, Carolus Cergoly, Khaled Fouad Allam, Furio Bordon, Margherita Hack: libri in doppia fila o addirittura accatastati, messi per traverso, impilati o su tavolini, per terra, ovunque.

Purtroppo è vero, la maggior parte dei commessi delle mega-librerie di libri ne capiscono quanto io capisco di meccanica razionale, cioé niente.
Per non parlare di quelli che nei megastore sono nel settore musica, peggio che andar di notte.
E se si trovano ancora delle librerie tradizionali, con librai competenti in grado di dare indicazioni e suggerimenti o di reperire volumi che è difficile trovare sul momento, per la musica, sia essa classica, jazz, rock o qualsiasi genere,è molto difficile trovare canali diversi rispetto alla grandissima distribuzione. Ti credo che poi le persone preferiscono scaricare da internet...

Quanto sono belle, le librerie "normali", con librai e libraie che leggono e che capiscono di libri.

Io, come insegnante, cerco di non penalizzare la lettura e la letteratura; anzi, il contrario.
In compenso, anni fa sono capitata in una classe in cui, parlando bene de "L'amico ritrovato", ho sentito in risposta un coro unanime di "è un libro che fa schifo". Dico: "Ah sì, l'avete già letto? E quando?"
"Nel cambio tra un'ora di lezione e l'altra, come voleva la nostra prof."

Scusate la scurrilità che segue:
Leggere un libro, degno di essere chiamato tale per di più, in quel modo.
Che sul più bello, quando ci stai prendeno gusto, vieni interrotto da uno che ti viene a parlare della fisica dei pinki, è come fare una scopata a singhiozzo !
Col cavolo che vengono a interrompere me mentre spiego "Paolo e Francesca": è successo una volta e ho detto che lo ritenevo un gesto sacrilego, oltre che un'offesa personale.

E' vero non tutti gli insegnanti ci arrivano, anche perchè bisogna mettere in campo mille e un "trucco " del mestiere per trasmettere il gusto per la lettura ( secondo me è uno degli obietttivi prioritari che la scuola si deve porre)

Sì, bellissime. Sono posti che ti fanno stare bene

Brava, Ilva. Anch'io penso che uno dei compiti della scuola sia trasmettere il gusto, il piacere, la libidine della conoscenza. Però ciò presuppone insegnanti non solo capaci e motivati ma appassionati, interessati alla missione altamente pedagogica della scuola.
Invece scuola, società, famiglia, partiti hanno abdicato al proprio ruolo pedagogico, dimenticando (per dirne quattro) Gramsci, Salvemini, Gobetti e Bobbio.

Io non mi arrendo.
Se non ci mettessi passione nel mio lavoro, mi sarei già annoiata a morte e, quindi, l'avrei cambiato.
Magari per aprire una bella libreria...


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