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24/07/2009

Commenti

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Quando ho letto che Springsteen sarebbe stato a Udine, ho subito pensato che ci saresti andato... infatti avevo ragione :)

Era una scommessa facile.
Cos'hai vinto?

si, ammetto che ti ho pensato anche io quando ho sentito del boss in italia...
chissà se hai ascoltato il suo concerto su radio1 qualche giorno fa...

e pensare che me stavo pure a preoccupà pe' idefix che non se sentiva più... pensavo che il caldo lo avesse affossato... e invece manco per il piffero... lui stava co li ragazzini sotto er sole...
felicissimo per te!
;-P

Nelle primissime file c'era di tutto: italiani, austriaci, sloveni, croati, panze impressionanti, inglesi, bambini, giovani rocker, bambine bionde, sessantenni con la coda, adolescenti, stupendissime trentenni, enormi friulani che magnavano mostruosi paninazzi, ragazzine, gay in adorazione del Boss, attempati hippies, nonnette coi nipotini, coppie di mezzetà, ventenni estasiate da Bruce, padri e figlie (ahò! io e mi' fijia...).

Che bel racconto Luciano! Quanto avrei voluto esserci!
Le emozioni, in questo caso, posso solo immaginarle perché non ho mai visto Springsteen dal vivo.
La cosa più simpatica è la tua descrizione di "questo omino di sessant'anni" che sprigiona energia e regge il palco per tre ore di fila con una forza incredibile. E quello che avete fatto tutti voi non è altrettanto bello, vitale, energetico ed energizzante? I miei complimenti Luciano. Il tuo racconto lo interpreto come un inno alla vita e alla gioia. :-)

Bello che ti sei smazzato tutto ciò e ti dici che ne è valsa la pena! E bello pure il racconto del gesto del boss provato e della prima fila.
Io nun gliela farei eh, so trooooppo pigra. Mi dovrei portare un divanetto da casa.

Da protestante valdese, sono convinto che il lavoro ben fatto e la fatica finalizzata a qualcosa di "buono" siano una bella cosa, che contribuisce a dare senso alle nostre vite.

Lucià, non sono valdese, ma la penso come te sulla fatica finalizzata e su un lavoro ben fatto. Sarà semplicemente perché siamo persone oneste, cresciute bene, intelligenti e con senso di responsabilità? Io penso di si. ;-)

Certo. Con ciò non voglio dire che i protestanti abbiano l'esclusiva di ciò e nemmeno voglio dire che i protestanti siano tutti onesti-intelligenti-responsabili. Dico però che questi princìpi fanno parte imprescindibili del bagaglio protestante.
A dimostrazione di ciò, Bruce Spingsteen è (ironicamente) cattolico.

:-)

Adesso la dico grossa, ma a me Springsteen fa l'effetto di un camionista americano che fa musica per camionisti americani. Mi sembra fuori posto lontano dalle grandi e infinite strade statunitensi. Un po'come girare Easy Rider sulla A4 o sulla Salerno-Reggio, veder passare i motociclisti nostrani sui chopper mi fa tristezza e contemporaneamente un po' ridere, tipo vorrei-ma-non-posso. E sul fatto che il pubblico sia un po' freddo, è un fenomeno che sto riscontrando sempre di più con gli artisti stranieri, che pretendono da noi reazioni che non ci vengono spontanee. Il mio pensiero che mi passa per la testa, quando mi dicono "in alto le mani!", "saltate!", "say yeah!" è vaffanculo, ho pagato il biglietto per vederti lavorare, suona e non rompermi i coglioni, se voglio applaudo e strillo, se no, sto zitto seduto e ascolto, ma non faccio quello che mi ordini tu, anche se sei Springsteen.

La cosa che io trovo bella è che tu ci racconti la tua gioia—posso aggiungere solo, cauto, che anche la gioia è una bomba.

Ebbravo Gcanc ! Condivido.
Meglio Paolo Conte in libertà che ti spara lì "Diavolo Rosso" a braccio per 14 minuti all'ultimo bouquet di concerti a Milano; almeno non spende nemmeno una parola. Spettatore, hai pagato il biglietto: ascolta e stai zitto.

ho sempre provato una punta d'invidia per chi, come te, ma anche come mio figlio, riesce a resistere in una simile bolgia. springsten piace molto anche a me...ma non riesco a stare in mezzo alla folla, già un supermercato all'ora di punta supera la mia tolleranza, infatti, la spesa la fanno o il marito o il figlio

gcanc/Teppista, sul fatto che Springsteen sembri fuori posto lontano dalle highways americane sono d'accordo; che ognuno abbia diritto di ascoltare rimanendo seduto (come per inciso faccio spesso anche io)è sacrosanto. Però non ha senso paragonare Paolo Conte e il rock and roll, sono due cose proprio diverse. E il rock and roll in uno stadio è una cosa ancora diversa.

Sì, Offender, anche per me il confronto non regge, sono due situazioni molto diverse, anche sotto il profilo contestuale, oltre che musicale. Paolo Conte può anche farti saltare sulla sedia emotivamente, ma non invita certo a urlare o cantare a squarciagola, che resta una forma adatta, ma non obbligatoria, per lo stadio. Personalmente, quando ho visto i Rolling Stones a San Siro nel 2004 sono tornato a casa dolorante e senza voce, però non ho visto Mick Jagger che mi faceva segno di battere le mani o accompagnarlo in coro, ma erano 60000 persone che lo facevano spontaneamente. Il problema di molti musicisti americani, non solo di Springsteen, ma lo riscontro anche nei concerti gospel che ho frequentato a lungo, è di presumere che noi si sia come loro, che capiamo ogni parola di quel che dicono e che se alzano un dito lo facciamo pure noi. Non è così, è bene che lo sappiamo, che qualcuno glielo dica.

D'accordo con te, gcanc, soprattutto sugli Stones! Però non era il 2004, ma il 2003 o il 2006 (io c'ero tutte e due le volte)

Era il 2003, Fourty Licks tour, nel 2006 non c'ero.

Ho uno sciock da accordo con Teppista, e non credo che me ne riavrò per il resto della settimana.

Teppì aiutame e dimme che ascolti anche Laura Pausini.

Non è vero che il Boss e Paolo Conte non abbiano nulla da condividere. In un modo o nell'altro emanano quel pò di "country dell'Alabama" o di "casereccio Padano" ognuno a par suo. Nel confronto sono molto meglio le gare in bici di Conte, da Bartali a Diavolo Rosso fino a Una Bici che non Born to run o in the USA.
Zau, per proprietà transitiva familiare, in un modo o nell'altro, "sento" Laura Pausini: però non la ascolto.

Fu il mio regalo di compleanno a Tic (due anni fa) il biglietto per il Boss a Villa Manin. Io non ci sono andata, detesto i concerti. Se gli U2 suonassero nel mio giardino gli griderei "La piantiamo con 'sto casino?!".

E, a proposito dei gay in adorazione: "Quando io e Bruce stavamo assieme, il Boss ero io".
(David Sedaris).

allora:
1)il pubblico milanese è il più preparato in assoluto, chiunque arrivi (a udine sono meno abituati/caldi)!!
2) i rolling 04 hanno fatto una sola tappa italiana(chiaro che ci vanno tutti i fans più accesi)e due orette stiminzite
3) nessuno ti obbliga a saltare o cantare( se non conosci i testi del boss...peggio per te, ti perdi un buon 50% di emozioni
4)paolo conte ha la stessa età, ma qualche "palla" di meno....
5) fuori luogo sarai tu, il BOSS sul palco mi sembra piuttosto a proprio agio!!!(anche nell' estrema Udine)
6)trovatemi di meglio in circolazione!
7)questa sera ho visto PASSATO, PRESENTE E FUTURO DEL ROCK & ROLL!

Il piacere di godere ha un’etichetta, manifestare gioia cause codificabili, da sempre—c’è chi esulta ad un’impiccagione sulla pubblica piazza, o al correre dietro ad un pallone, avvenimenti al cospetto dei quali rimanere muti è proibito; chi si riempie di adrenalina a leggere narrate emozioni ed immagini suggerite di concetto o dipinte, a sentire poesia e musica; chi vola d’emozione e fantasia per una costruzione di rumori alla Schönberg, chi va in piazza e si scatena e balla di chitarra, come se la chitarra l’avesse dentro; e C’è chi sta seduto in platea, una specie di prolungamento del suo salotto, e ascolta altri che giocano con strani strumenti e anch’essi compunti, fuorché uno che s’agita con una bacchetta in mano e scarmigliati capelli (se non calvo). E composto, e compunto e a suo modo s’emoziona, anch’egli ben codificato. Alla Scala una volta, nei palchetti padronali, si mangiava e si faceva all’amore.
.
Uomo animale uomo, animale a dispetto, animale a cui piace essere più animale di un altro animale che si chiama uomo, e che è uguale e uomo come lui ma meno uguale. E glielo deve dire, che è uguale differente. A dispetto, appunto: a dire.
.
A me sembra che comunicare sia bello, il tentarlo, almeno—che a comunicare davvero non ci si è ancora arrivati, e forse mai. Ma ben venga chi almeno ci tenta e urla dolore o grida gioia, assieme.
.
Bruce Springsteen, Paolo Conte: l’è istess, dicono nella Milano che mi ospita—importante è che non siano due Generali al cannone.

Paolo Conte ha tenuto ben due concerti a Monforte d'Alba (un paesulo delle Langhe che conosco bene).

Per il programma di quest'anno: www.monfortearte.net MonfortinJazz 2009

Non sperate però di trovarci Bruce Springsteen
:-)

teppista se continui così arrivo persino a trovarti simpatico, e questo non solo è gravissimo per la mia salute, ma per te sarebbe nondimeno una spina ner fianco.
Mio figlio è nato sentendo Laura Pausini poraccio. Speriamo che non ascoltasse- ma mi è di conforto sapere che era distratto.

Verrebbe da dire che teppista non è cattivo, ma, come Jessica Rabbit, è che lo disegnano così :-)

Zau, per il tuo bene, se ti fa piacere, ti mando immediatamente a fare in culo. Ciò non vale, ovviamente, per il tuo piccolo che, povero lui, oltre a non "dover capire" Laura Pausini, la madre, mica se la è scelta :-)
Giulio, il paragone con Jessica Rabbit mica mi onora !! :-)

Si faceva per dire, non prenderla alla lettera, non ti ci vedo strizzato nell'abito di Jessica Rabbit a canticchiare why don't you do right ;-)

Per Stefano.
Estrema Udine... Cosa volevi dire?
Che sia distante da Milano o Roma è un fatto, ce ne accorgiamo quando dobbiamo prendere il treno o l'aereo per venirci. Però Lubiana è a due passi, a Vienna e Budapest ci si arriva in mezza giornata. A Udine quest'anno ci sono già passati Madonna e Springsteen, ora aspettiamo i Coldplay...
Mandi.

Bah... a me la musica fa sognare e se ascoltando Springsteen mi viene in mente quell'America sognata perché non dovrei? Se posso leggere Kerouac, posso anche ascoltare il boss.
Le drogherie di una volta o le topolino amaranto, non mi sono più vicine delle strade di Philadelphia.

Intanto, accolgo con piacere Teppista che interviene per parlare di Springsteen.
Ovviamente non condivido nulla delle sue parole.
Sono stato spesso a concerti di Bruce e non avevo mai visto un pubblico fiacco come quello udinese (relativamente fiacco..., moscio per gli standard springsteeniani...altri musicisti venderebbero la madre per avere 35.000 persone così). Paragonare il concerto di uno chansonnier come Paolo Conte a quello di un rocker come Bruce Springsteen è mettere a confronto due esperienze (anche fisiche...un concerto è ANCHE un fatto di fisicità) radicalmente differenti. Il rock'n roll chiama, pretende, carezza, spinge, invita alla corporeità. Può piacere oppure no, però il suo fascino è anche questo. E sul palco nessuno (o pochissimi altri) come Bruce Springsteen & the E Street Band danno vita a questa fisicità, a questo rapporto carnale tra musicisti e pubblico.
Non mi pare affatto che Bruce, fuori dalle strade americane, sia fuori contesto: i paesi in cui è più amato sono forse quelli scandinavi. Ma soprattutto i suoi temi, le storie che racconta sono le storie di tutti in ogni tempo e in ogni latitudine (amore, morte, lavoro, delusione, speranza, sconfitta, amicizia, redenzione). Certo: come ogni grande narratore inserisce personaggi tipici in contesti tipici, ma sempre rendendoli portatori di esperienze "personali e collettive".

E domani, vicino Padova, un altro gigante del rock americano, John Fogerty.

È vero quello che scrivi, Luciano, sulla relativa universalità del messaggio springsteeniano, fatto di storie semplici, nelle quali non è difficile riconoscersi. Ma è passato del tempo da quando l'immaginario collettivo ha invaso la nostra cultura, con i suoi film western, gli spazi aperti, le grandi praterie, i sogni di libertà, le cavalcate a cavallo e in moto di John Wayne e Dennis Hopper. Credo che il disincanto stia prendendo il sopravvento e il sogno americano non abbia più quel fascino che esercitava un tempo, ci sembra sempre più fasullo, costruito a bella posta dalle multinazionali per vendere jeans e rock 'n roll, hamburger e ketchup da Seattle alla Patagonia e dalla California all'Indonesia, dove ne potrebbero fare tranquillamente a meno. Non metto in dubbio la buona fede di Springsteen e di Fogerty, anche se si renderanno conto pure loro di essere ingranaggi dello stesso sistema un po' perverso (la Sony-BMG che pubblica i dischi del Boss non è l'esercito della salvezza e se Springsteen parla di disoccupazione nelle sue canzoni dovrebbe chiedere alla sua major quanta gente ci ha rimesso il posto con la fusione dei due gruppi industriali), ma, ripeto, la sorpresa che mostrano gli artisti americani per il diminuito entusiasmo da parte del pubblico italiano ed europeo nei loro confronti, è bene che la mettano in conto, d'ora in poi. Il sogno è finito, anche se, in Italia, stiamo vivendo un altro incubo e, forse, sarebbe stato meglio continuare con John Wayne. Comunque, Vasco Rossi e Ligabue ad esempio, non hanno bisogno di sollecitare l'entusiasmo del pubblico e riescono a riempire San Siro due o tre volte di seguito. Spingsteen, oggi, non ce la farebbe.

Il successone planetario va e viene. Bruce lo ebbe attorno all'85, all'epoca di BORN IN THE USA. Poi (per fortuna, aggiungo io) lo smarrì e non lo recuperò più, quel consenso oceanico, quell'affollarsi attorno a lui di un megapubblico esagerato che gli fece solo male (a lui uomo...il pessimo matrimonio con la fotomodella...e a lui musicista...con alcuni anni confusi).
Ma la qualità non si misura mica in biglietti venduti: se no, Mac Donald sarebbe (in rapporto al numero di scontrini emessi) il miglior ristorante del mondo.

Certo che la qualità non si misura in biglietti venduti, ma non era in discussione la qualità della musica di Sringsteen, ma il seguito che suscitava un tempo e che suscita oggi. Ci sono ottimi musicisti, pittori, romanzieri, ballerini in ogni parte del mondo, in Malaysia, come in Uruguay, in Lapponia, come in Angola, ma bisogna vedere se riescono a sollecitare il nostro immaginario e farci entrare nel loro mondo emotivo oppure no. I film cinesi di Ang Lee hanno cominciato ad avere successo da noi quando è diventato americano - vedi Brokeback Mountain - ma Abbas Kiarostami non lo va a vedere quasi nessuno, perché è rimasto legato al suo mondo iraniano. Tuttavia entrambi sono maestri e nessuno mette in dubbio le loro qualità. Il problema sta nell'entrare in sintonia con il lnguaggio e il contesto, mentre le emozioni umane sono uguali ad ogni latitudine.

A me faceva molto piacere vedere, al concerto di Bruce tanti ragazzi e ragazzini. Più che qualche anno fa. E non è certo moda. O perch[ sia ER MEGA EVENTO DE TENDENZA A CUI SE SE DEVE FACERE VEDE.
Per certi versi, malgrado noi dello "zoccolo duro" diventiamo inevitabilmente sempre più vecchietti, l'età media mi pare abbassata. E non si tratta certo di nostalgia...sono troppo giovani.

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