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15/06/2009

Commenti

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Attualissimi i versi finali!
Per il resto, Montale è Montale. Un classico.
Ciao, in particolare a Luciano.

Ehi, pare quasi Igor Gherdol

Ti è rimasto impresso, vero? D'altro canto, è (intendo Gherdol) una lettura indimenticabile.

Una delle più belle poesie che ricordo.
Non l'avevo mai interpretata insenso "politico", però. Mi era sempre parsa (o così me l'han venduta) come una dichiarazione di impotenza della Poesia ad afferrare la Verità.

In realtà, Montale la scrisse attorno al (se non dico fesserie) 1925. Cioè in piena epoca fascista, un periodo in cui venivano proposti (e IMposti) valori principi ideali e parole d'ordine precise e univoche. un'epoca insomma in cui non c'era spazio per i dubbi, le esitazioni, le incertezze, le perplessità che invece Montale mette in verso. Ecco allora che la poesia montaliana diventa politica (tra l'altro, nel 1939 scrisse PRIMAVERA HITLERIANA. E in quegli anni altre sue liriche sono influenzate dalla guerra nazifascista, dalla persecuzioni contro gli ebrei...)

Luciano: Sarebbe riduttivo interpretare la poesia (quella poesia) di Montale solo senso politico. Come dice Verrocchio, è innanzitutto il "manifesto" di una poetica. I versi conclusivi significano: l'unica verità che il poeta può trasmettere al lettore, che pure ambirebbe
a un messaggio chiarificatore, consiste nell'affermazione della negatività del reale e dell'assenza di ogni certezza. E' vero comunque che quel "non vogliamo" può essere interpretato anche in chiave etico-politica, come rifiuto dei pseudo-valori, propagandati dal fascismo e acriticamente accettati dalla maggioranza, che il poeta non condivide.

In epoca non sospetta (1951) Montale dichiarò in un'intervista "Io non sono stato fascista e non ho cantato il fascismo; ma nepppure ho scritto poesie in cui quella pseudo rivoluzione apparisse osteggiata".

Scrivo come un libro stampato.:-)

Se trovate le stesse parole su un libro (per es. ANALISI LETTERARIA), però, sappiate che non si tratta di plagio.L'ho scritto io.

Sono fuori tema in questo Post, ma desidero segnalarvi un articolo di
Jean Lipman-Blumen pubblicato su Leader to Leader 2005
.
http://www.connectiveleadership.com/articles/when_grand_illusions_masquerade_as_noble_visions.pdf
.
dove l'autrice e mia conoscente cita proprio Berlusconi ...

Io non dico mica che la poesia di Montale fosse soprattutto un manifesto politico antifascista. Ribadisco però che, nel clima mediatico e culturale del Ventennio, quei versi andavano cobntrocorrente.

Luciano : Non c'è dubbio.
Luciano: Volevo solo dire che tu e Verrocchio avete entrambi ragione.
Anche Pavese d'altra parte,traducendo gli americani e inventando la poesia-racconto mentre imperavano la prosa d'arte e l'ermetismo, andava controcorrente.
Ci sono tanti modi per dissentire, per prendere le distanze dal potere.

Certo. E Vittorini che traduceva gli americani? E la Mondadori che pubblicava fumetti liberal come TOPOLINO GIORNALISTA?

La stessa predilezione del "nostro" amato Fenoglio per l'inglese e la letteratura della "perfida Albione" (come la chiamava il Duce)era una forma per osteggiare l'esterofia del fascismo, non credi?
A proposito che mi dici di Fenoglio? Mi interesserebbe un tuo giudizio critico

Io vado pazzo per Fenoglio, per il suo impegno partigiano e resistenziale del tutto privo di retorica, per la sua forza narrativa e morale. E il suo libro che preferisco è UNA QUESTIONE PRIVATA.

Anche per me Una questione privata è il suo libro migliore. Amo anche parecchi suoi racconti: es. Il vecchio Blister.La malora. Un giorno di fuoco...
Penso (benchè l'opinione sia condivisa da pochi) che Fenoglio come scrittore (non a livello di profondità intellettuale ) fosse più dodato di Pavese.
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Totalmente d'accordo. A mio avviso, tra Fenoglio e Pavese non c'è partita.

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