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16/05/2009

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Caro Luciano, non conosco Berlusconi di persona, e non saprei dire che tipo di carattere abbia. L'unico elemento che lo ha contraddistinto in tutta la sua vita e' un'estrema, davvero unica, ambizione e spinta verso il successo. Questa credo sia frutto delle esperienze di vita, poi se accompagnata da un'indole forte, porta alla creazione della macchina schiacciatutto, nel bene e nel male, che abbiamo di fronte.

Ho letto la ricerca e un po' la condivido.
Si nasce con l'allele lungo oppure con l'allele corto. (Io sono nata con l'allele corto ad es.)
Anche mio padre e tutti i membri della sua famiglia avevano l'allele corto - e comportamenti di conseguenza...
http://tusitala.blog.kataweb.it/2009/05/03/eq-serotonina-tutti-uguali-di-fronte-alla-felicita
.
Ad un certo punto si può RIDECIDERE della nostra vita, si può SCEGLIERE se vogliamo restare così oppure voler essere = diventare diversi. Un po' come un culturista che si costruisce un "nuovo" corpo - senza andare a certi eccessi.
Io l'ho voluto fare.
Altre persone, no.
Berlusconi, chiaramente, non lo vuole fare.
Non possiamo obbligarlo a farlo.
Possiamo però escluderlo dalla nostra vita.
Tentiamoci...

¿Me está diciendo que la felicidad o la desdicha se construyen día a día?
:
Sí, y palabra a palabra. Es un entramado, nosotros tejemos el sentimento de felicidad.
(Boris Cyrulnik)
.
PS= Tejemos dal verbo Tejer, cioè lavorare a maglia, tessere.

Innanzitutto, la ricerca non si muove in un'unica direzione. La ricerca in neurospicologia si muove invece in gruppi di direzioni, alle volte dialogando tra di loro alle volte fottendosene allegramente.
Per come la vedo io, e in considerazione delle linee di ricerca che seguo di più perchè più mi interessano - da che siamo concepiti a che moriamo andiamo incontro a una serie di continue rinegoziazioni e rimodellazioni, via via sempre meno efficaci con l'età, ma la cui efficacia è anche correlata con il potere dell'incidenza. E' un discorso molto complicato - impossibile da ritradurre qui.
Vado per punti schematici.
- Una prima determinazione è la genetica. Io ci ho ir DNA che mi passano i miei. Il quale è una base dalla quale si tradurrà un'esistenza. Base che però può andare in contro a delle modificazioni (es. il tumore: noi abbiamo un gene che si chiama tumore soppressore. Una delle cause che portano al tumore è la modifica di quella tripletta che dice alle cellule di non riprodursi in eccesso. Cioè i geni possono cambiare per delle cause esterne. Non sempre chiaramente codificate.)
Quando c'è il genoma deve poi costruirsi tutto il resto. La ricerca fa molti sforzi per vedere come questioni esterne incidano nel formarsi di tutto il resto durante la gravidanza. I criteri epistemologici di queste ricerche non sempre sono ottimali - e non di rado si leggono discrete minchiate. Ma l'ipotesi di per se non è sbagliata.
L'alcoolismo incide pesantemente o anche l'assunzione di farmaci per esempio nella produzioni di ormoni da parte della madre in gravidanza. Questo può avere degli effetti nella formazione sessuale del nascituro (certo in dosi più che massicce) era un esempio.
Poi il soggetto nasce. Nasce e oltre al dna ci ha questa cosa che è il cervello e questo oggetto non è fermo è plastico (plasticità neurale) vuol dire che se prendi dei gatti che nascono e ci vedono e li bendi per una mesata, l'assenza di luce li renderà ciechi a vita. Perchè l'esterno agisce come stimolo alla raffinazione del nostro sistema nervoso. Vale anche per la nostra personalità e i nostri pattern relazionali. Gli studi sull'attaccamento che si fanno in Canada per esempio sono belli - e inquietanti - perchè lavorando sul doppio versante di biologia e psicoanalisi, dimostrano come lo stile relazionale tra mamma e bambino i modi di interagire tra i due, si traducano nell'assetto biochimico del cervello del bambino. Certi neurotrasmettitori girano troppo certi altri troppo poco, sostanze come il cortisolo variano etc. Queste della prima infanzia sono le impressioni alla personalità più stabili. Poi riscrivibili ma sempre con più difficoltà - l'attaccamento è un costrutto piuttosto stabile nel tempo e definisce il nostro modo di interagire.
POi però ci sono anche le sinapsi e i nostri lobi temporali. Anche quelle si modificano. Quando noi impariamo a suonare uno strumento o facciamo una psicoterapia cazzuta, diciamo così, questo succede modifichiamo il nostro assetto sinaptico - creiamo delle relazioni tra neuroni che prima non c'erano. Chiaramente, la plasticità viene sempre meno col tempo. Però come dire vive con noi.
La sintesi estrema mi ha fatta essere superficiale non basterebbe una biblioteca a spiegare tutto. Ma interessante in tema è un libro uscito da poco, per Raffaello Cortina, sono gli scritti di Kandel, neurofisiologo premio Nobel in medicina, "psichiatria psicoanalisi e nuova biologia della mente".

Berlusconi ci ha n'età: ci vuole un trauma de queli severi. Dubito.

Non avendo nemmeno l'ombra di una risposta alla domanda di Luciano, mi limito a leggere i commenti di chi più illuminato di me riesce almeno a ragionarci su... mi è piaciuto tanto il commento di zau, che ringrazio per la sintesi, che immagino, le deve essere costata parecchio :))))

"Berlusconi ci ha n'età: ci vuole un trauma de queli severi."
Tipo: essere mollato da Emilio Fede?

Gcanc, bellissima battuta!
Penso che un trauma "de queli severi" per il nano sia anche accorgersi che il viagra non fa più effetto.

Anch'io vorrei leggere la ricerca per intero e non solo le sensazionalistiche anticipazioni giornalistiche.
"Biologia della mente"? Io direi piuttosto "biologia del cervello", dato che la mente pensante ed emotiva è qualcosa di più e di diverso dal cervello fisico. Noi non siamo solo la nostra biochimica. sarebbe come dire che questo commento che scrivo adesso è il risultato del pc 8e solo del pc) sulla cui tastiera lo sto battendo.

Luciano credo che il titolo non sia casuale. Di biologie del cervello ne trovi a pacchi nella manualistica del settore - cioè nel lessico di un mondo che la mente l'ha sempre disconosciuta e solo biologizzata. Se Kandel usa la parola mente è proprio perchè è stato un pioniere, u no dei primi neurofisiologi cioè che ti darebbero ragione. Ma per darti ragione si deve dismostrare dov'è biologicamente il momento dello scarto. E siamo ancora agli inizi.

Mi hanno fatto ridere troppo sia gcanc che Alessandra e Joubal che mi prende in giro:)

Credo che il D.N.A abbia un'importanza determinante, per quanto riguarda attitutidini e predisposizioni (per es. alle dipendenze, ad alcune malattie anche dell'"anima"...). Il resto deriva dall'ambiente e dall'educazione. Quindi biologia e psicanalisi non si escludono a vicenda. Inoltre penso che tendiamo a riprodurre i modelli educativi che ci hanno forgiati: chi è stato cresciuto in modo autoritario è portato a trattare i figli (ma anche i "discenti") con il bastone e non con la carota e viceversa. Per esempio, io che sono stata educata con amore ed in modo, sotto certi aspetti , permissivo,mi accorgo che mi comporto allo stesso modo come insegnante.
Mi domando sempre se sbaglio...

La biologia e il patrimonio genetico ci danno una predisposizione (ad esempio al colesterolo alto o al talento per la musica). Ma poi, su questo terreno, conta ciò che accade: l'ambiente in cui viviamo, le persone con cui interagiamo, le esperienze che facciamo e il modo in cui le elaboriamo. Ciò che trovo terrificante è ridurre tutto a una questione biochimica: la pillola per la felicità, le gocce per ridurre l'aggressività, il farmaco per la seduzione, lo spray per non arrossire, l'iniezione per socializzare...

Si Luciano ma su questo ormai siamo tutti d'accordo. Solo che si tratta di capire in che modo questo ciò si traduca concretamente.
Questa comprensione pare sempre poco letteraria, ma serve assai per curare delle cose.

Dopo di che le pillole e le cazzate varie sono la traduzione molto spesso mediatica di due opzioni: o un'operazione economica paracula, o di un principio farmacologico che in realtà agisce in maniera molto più sofisticata di quanto la vulgata suggerisca.
ORa, imputare alla scienza le colpe delle distorisioni del mercato e della mala informazione a me non sembra giusto.

Perchè dovresti sbagliare Ilva ? Cosa te lo fa pensare ?

Zau: non mi pare sia proprio così. Molte ricerche (con sbocchi in gran parte farmaceutici) continuano a dire che i problemi sono tutti superabili e che basta trovare l'elemento chimico giusto. Si sostiene che c'è il gene della simpatia, della seduzione, della timidezza, di questo e di quello. E che i nostri comportamenti sarebbero determinati dal corredo genetico. E di conseguenza sarebbe necessario usare il rimedio biochimico adatto per ogni situazione. Trovo questa strada scientifica e medica semplicemente mostruosa.

Mah Luciano per quelle poche ricerche che seguono quello che dici tu, ti darei ragionerrima. Ma di fatto mi pare che lascino il tempo che trovino: perchè il genoma cambia, e le cose che determina cambiano a loro volta. Come ti dicevo sopra con quella roba della plasticità neurale.
Io credo che si dia ampio spazio a quel tipo di ricerche perchè si prestano a essere sensazionalistiche e tanto semplici - quando la quantità di variabili in atto rende tutto devastantemente complesso. Inaomma, nei contesti scientifici, all'interno, sono trattate con un certo sospetto.

I farmaci non agiscono influendo sugli eventi del mondo esterno.

Non hanno effetto sui successi, sulle contrarietà o sulle avversità, né agiscono tramite i processi del pensiero. Sono senza parole e privi di concetti.
Però ... agiscono su quei meccanismi cerebrali del sistema limbico che orchestrano tutti i repertori della prontezza e della disponibilità, creano le esperienze e organizzano stili interattivi e i copioni delle emozioni.
.
E' questo "però" che mi affascina...il prendere una pillola per stabilizzare uno squilibrio chimico nel cervello forse trasmessoci dai geni...

Paola:
1) perchè sono una persona degli "eterni dubbi" (nel senso che continuo a mettermi in discussione e credo lo farò vita natural durante)
2) perché non essendo professionalmente una principiante (anzi tutt'altro) mi sento molto controcorrente. I colleghi giovani sono molto più rigidi e "fiscali" di me.
3) perchè lo stesso spontaneo metodo, basato sulla comprensione e sul dialogo, quasi alla pari,che uso con gli allievi, l'ho usato con mia figlia. Perciò se fallisco, fallisco su un doppio piano.
In ogni caso, le tue parole mi sembrano un incitamento a continuare così...grazie1

Zau: non sottovalutiamo la tremenda potenza delle industrie farmaceutiche. Se una psico-biologia deterministica e organicista fornirà l'alibi scientifico o pseudo-scientifico, gli interessi economici si scateneranno. E saremo invasi da farmaci che prometteranno di combattere il rossore, aumentare l'autostima, irradiare fascino, diventare vincenti eccetera eccetera.

Alla complessità del sistema biologico si aggiunga quella del sistema economico-finanziario e si otterrà un dedalo di teorie, una più strampalata dell'altra, dalla quale sarà difficile uscire, ma, in compenso, darà eterno lavoro ai ricercatori, profitto all'industria, illusioni ai pazienti e argomenti ai blogger.

Luciano non le sottovaluto no, ma so anche che se i farmaci servono servono, se dicono minchiate dicono minchiate. E l'utenza se ne accorge - specie chi li prescrive.
E' vero quello che dici - ma per me la vera macchina infernale è il mercato e le sue lusinghe, compreso la dilatazione d'uso che si fa di diversi farmaci, con il risultato poi di demonizzare principi attivi che con un uso circostanziato sono ottimi. Il prozac non è una cazzata capisci e neanche il ritalin. Il problema è l'abuso, il problema è l'interesse economico correlato all'abuso, il problema è l'eventuale connivenza di certi medici con questo interesse. Connivenza che spesso è correlata alla supponenza, e al fatto che con niente un medico generico prescrive un psicofarmaco anzichè mandare il paziente da uno specialista.
Ma ribadisco il fatto che c'è molto di narrato in tutto ciò e poco di sostanziale, gli operatori lavorano in maniera decisamente controllata.
Spesso ho la sensazione che la demonizzazione degli psicofarmaci che si legge sui giornali itliani va a braccetto con la demonizzazione degli Stati Uniti, senza un'attenta considerazione delli milioni che essi Stati Uniti sprecano nella ricerca, con una serittà che noantri saa sognamo. La stessa serietà che ci sognamo bisogna dire, quando si parla di disturbi psicologici.
Ma che ce frega ma che ce importa, l'importante è accewttarci tutti per quello che siamo no?
Intanto quello s'è ammazzato.

Io mi guardo bene dal criminalizzare gli psicofarmaci, dato che servono. Altro che se servono. Basta che vengano prescritti e somministrati in maniera assennata e non come unica soluzione dei problemi. E che non se ne abusi. Posso fidarmi di alcuni psichiatri (non certo di tutti) ma non mi fido molto delle industrie farmaceutiche e della loro invasività pubblicitaria (che passa spesso attraverso gli stessi medici). Ormai lo sanno tutti che esistono presunte malattie sovradimensionate (o addirittura inventate) dalle case farmaceutiche, con la complicità di certi scienziati: unico scopo vendere e far profitto.
Ma il pillolame di cui parlavo io è una cosa diversa: è la pseudosoluzione per ogni problema caratteriale e comportamentale. Dimenticando che gli esseri umani non sono nè saranno mai macchinette perfettine e tutte uguali: le sfumature e le differenze di "carattere" fanno parte delle nostre preziose individualità. E guai a volerle uniformare in rigidi parametri. Tizio è più riservato della media? Dove sta il dramma? Non può essere il SUO modo di stare al mondo? Sempronia arrossisce? Non può essere una caratteristica che la rende particolarmente attraente? Perchè mai impillolare tutti e tutte per renderci uguali a un modello astratto?

Quando il baricentro della coscienza e' sparso nella periferia dell'individualita' allora la conoscenza che si ha di se stessi si limita a quelle che sono le caratteristiche del nostro apparire anziche a quelle del nostro essere. Cosi', in mancanza di un centro stabile, siamo foglia ma non radice e viviamo atomizzati in un vortice di stimoli che si condizionano l'un l'altro cercando rimedio di volta in volta in supporti creati ad artificio per sostenere ora il nostro corpo ora la nostra psiche incapaci di cogliere quell'uno nel frammento che solo puo' dare un senso alla nostra esistenza.

Mi ricordo di una apparizione in TV (quando ancora avevo la TV...)
di Maria Rita Parsi
:
“….dopotutto noi persone siamo un laboratorio biochimico che produce anima.”
-
Ogni tanto, per i miei problemi di sonno, prendevo un ipnoinduttore, prescrittomi dalla Psichiatra. Era un buon prodotto.
L'hanno appena tolto dal mercato perchè non è economicamente gratificante.
Sic...
E io sono dovuta tornare indietro ad un altro "vecchio" prodotto che mi soddisfa moooolto meno...

Sì, Ilva
de-ci-sa-men-te !

Il mio problema Luciano è che la maggior parte delle volte, in cui qui si parla di psichiatria e affini, tu reagisci sempre citando l'uso deteriore che ne fa l'economia e l'industria culturale, e citando i temi seri solo così per citazione spicciola. Ti si parla di Kandel, premio nobel per la ricerca sulla memoria e gli rinfacci un materialismo che non gli compete. Ti si dice, ma guarda la ricerca fa questo e quest'altro, e tu giù a parlà de VIagra.
Quando parlo di psiche con te mi trovo quasi regolarmente nella posizione di uno che dice "io amo il cinema perchè ho visto molti film belli" e l'altro gli risponde, ma se ci sono solo i fratelli Vanzina.
E a voja a cità Trouffoult, Fellini, De Sica, il neorealismo, Dogma, niente. Per quell'altro l'essenza della questione sono i trailers alla tivvù.

Premesso che il dogma di Lars Von Trier lo trovo orrendissimo oltre ogni sopportazione.
Non capisco quali fesserie io stia dicendo (il viagra, ad esempio, non l'ho manco nominato, nemmeno di striscio) e che tu mi contesti. Io dicevo (e ribadisco) una cosa diversa. Ripeto per l'ennesima volta che io NON sono uno specialista di "psichiatria e affini". Ma ciò non cambia il punto da cui io sono partito nel post: criticare la progressiva attribuzione di molte questioni umane alla biologia e alla genetica. Questa attribuzione tralascia il contesto (familiare, sociale, culturale, relazionale, mentale ed emozionale) e punta alla crescente chimicizzazione di molti problemi umani. Zau mi dice che non è così? Che io sono superficiale? Che trascuro le ricerche più serie? E' possibile: io riporto ciò che leggo sui giornali, ciò che viene sistematicamente proposto: ogni problema della sfera psichica avrebbe una soluzione. E questa soluzione sarebbe dare una regolata farmaceutica al patrimonio genetico e all'equilibrio biochimico. Questa strada (lo dico ancora, a costo di risultare banale e superficiale) la trovo pericolosissima.

Faccia da cipolla!
PPPP

Faccia da zucchina!
PPPP

Niente luciano non si capimo e inutile.
Te sto a di in tutti i modi che questa non è la strada perseguita nei contesti di lavoro ma prevalentemente e solo sui mass media. Che ci avresti ragione se i media rispecchiassero la realtà - ma non la rispecchiano. Che è spiacewvole per chi sta dentro, sentire che anche le persone in gamba e stimabili abboccano alle stronzate fuorvianti dei giornali, che su migliaia di ricerche citano solo le più cazzare.
Ma nun ce sta niente a fa'. Siamo comunque d'accordo su tante altre cose, per esempio anche a me DOgma fa cagare, ma in salotto fa sempre la su' porca figura eh
:)

Zau: ancora una volta, ti dico che io NON sono un esperto. Però il mio amico Peppe Dell'Acqua (psichiatra e direttore del Dipartimento di salute Mentale di Trieste, con cui ho scritto un libro) sottolinea spesso il rischio del crescente biologismo determinista, della montante medicalizzazione del carattere.

Per quell'altro l'essenza della questione sono i trailers alla tivvù.
.
Superficialmente esagerataaaaaaaaaaaaaaaa

faccia da tricheco PPPPP

(Paola - come si dice a Roma: mo' me lo segno:)

Fatte na gita a li castelli, te conviene.

Com'è che su questo blog siete così interessati alla psichiatria? Riminescenze basagliane?
E visto che mi sembra di muovermi forse non tra esperti ma quanto meno tra non-sprovveduti, mi potete togliere il dubbio che la psichiatria, a parte il fatto di riuscire a "classificare"la "malattia mentale", sia solo capace di muoversi a tentoni propinando a malati- cavie farmaci dell'ultima ora?
Non voglio dire, con questo che gli psicofarmaci non sianio efficaci...ma che la psichiatria se è scienza, è una scienza, come dicevo prima, puramente classificatoria. Oltre (leggi: alle cause) non arriva.
Mi scuso se ho detto, come è pribabile visto che sono profana in materia, una cazzata...
PS. La mia domanda non è provocatoria, nè retorica.
Gradirei perciò una risposta.

Personalmente sono "così interessata" in quanto sono stata una "protagonista" prima ed una studiosa poi...
Ho sofferto di Depressione Maggiore con Sindrome Bipolare, ereditata - credo - dal lato paterno e "incrementata" da un certo stile di vita acquisito in famiglia. Sono stata curata a Milano da medici del SSN in modo attento e molto professionale.
Ora la mia pratica è chiusa. Sto bene. Decisamente molto molto meglio di prima. Conmpito della Terapia alla quale sono stata sottoposta o del Prozac che tuttora assumo ?
Potrei raccontare ma l'ho già fatto in precedenza e non voglio annoiare.
Poi, dal 1996 ho iniziato ad interessarmi personalmente dell'argomento, a leggere e studiare...
Non ho competenza farmacologica in quanto non ho studiato farmacologia, ma ritengo di aver acquisito buone competenze in Psicologia del Profondo.
Ecco perchè ne parlo qui.

Ilva,
Non ho risposto alla tua domanda. Lo so.
So anche che dopo 13 anni di studi, seri ed approfonditi, potrei discutere benissimo una tesi di laurea ma Non mi sento competente nel rispondere alla tua "precisa" domanda in quanto a me manca tutta la conoscenza e le conoscenze mediche di chi ha invece studiato Medicina, Farmacologia inclusa.

Mi correggo.
SCUSATE
NON
:
"Compito della Terapia alla quale sono stata sottoposta o del Prozac che tuttora assumo ? "
MA
...della Terapia Analitica alla quale mi sono volontariamente sottoposta...
PS= Il libro più bello, più chiaro per capire un po' cosa potrebbe essere una Analisi del profondo - potrebbe !!- è ancora il vecchio
:
PAROLE PER DIRLO
di
mARIE cARDINAL

Io me ne "interesso" per molti e svariati motivi: a Trieste avvenne la rivoluzione basagliana e quella stagione fu politica palpitante, sono amico dello psichiatra Peppe Dell'Acqua (a suo tempo collaboratore di Basaglia e adesso direttore del Dipartimento di Salute mentale), con lui ho scritto un libro sulla schizofrenia, ho collaborato a un altro manualetto sulla prevenzione del suicidio giovanile, sono curioso del mondo e delle persone che lo abitano, penso che aiutare chi soffre sia fondamentale (e per farlo bisogna anche cercare di capire).
SULLA PSICHIATRIA: ci sono psichiatri che puntano tutto sui farmaci. Altri invece mettono al centro della "cura" la persona col disturbo mentale, i suoi diritti, i suoi familiari, il sostegno dei farmaci, un lavoro, una casa, la psicoterapia, relazioni. In un insieme integrato di elementi: solo così è possibile accompagnare qualcuno nella strada della rimonta (individuale e sociale).

Io me ne interesso Ilva perchè - aldila di una ragionevole dose di delirio per il quale sono stata anche io in cura - si è la mia professione. Ci studio da diversi anni, e da qualche anno collaboro con uno psichiatra - che mi volle con se dal periodo di tirocinio.Ma ho ancora moltissima strada - la psicoterapia non è mestiere per cui bastino i libri. Me puaretta:)
Sulla questione psicofarmaci e psichiatria - i tempi cambiano e la psichiatria si va svezzando: un tempo c'era una rivalità fortissima tra discipline psicoterapeutiche e psichiatria, e gli uni parlavano malissimo degli altri - ancora è prassi presso i terapeuti da una certa generazione in poi. Ora la ricerca e la prassi medica vanno verso una sinergia. La stessa psichiatria va andando verso una profonda ridiscussione di se stessa e dei suoi limiti e le etichette diagnostiche sono sempre più un mezzo per capirsi tra professionisti ma come trampolino di lancio per un discorso di cura, non come approdo. Uno dice all'altro - è bipolare di secondo tipo - e si possono cominciare a capire sul come sul cosa sul dove si e sul dove no. E' molto pratico quando devi collaborare tra medici che hanno formazioni cliniche diverse, o scuole di specializzazione psicologiche diverse. C'è certamente chi da ancora molto peso a queste etichette e fa di solito danno. Sono da usare con parsimonia spesso con i pazienti sarebbero da non usare afatto. Io che ci avevo per esempio l'ho scoperto tipo dieci anni dopo e da sola - chi mi seguiva non mi ha mai tradotta in una diagnosi. Ma magari lo ha fatto con un collega.
Sui farmaci - li conosco perchè lavorando con uno psichiatra impari delle cose, e anche lavorando nelle cliniche psichiatriche scopri di dover rinegoziare delle convinzioni che magari io avevo per prima - anche se c'è da dire, ne ho presi per un certo periodo e bene mi hanno fatto. No non sono oggetti dell'ultima ora, e spesso hanno una oggettiva funzionalità che per esempio può aiutare un certo tipo di paziente a sostenere una psicoterapia. Sono sempre più sofisticati e modulabili. E per ogni farmaco ci sono anni di ricerca dietro. In genere - al di la della sinergia che io preferisco - cioè mettere insieme due prospettive la psicologica e la farmacologica - vale il principio per cui: i farmaci hanno il prego di agire tempestivamente ma non durevolmente, le psicoterapie hanno il vantaggio di agire durevolmente ma gli effetti cominciano a vedersi più tardi. Ci sono poi problemi su cui i farmaci sono gran cosa, e altri su cui la gran cosa è la terapia.
Ma senz'altro bisogna ammettere che molte cose non si conoscono e c'è ancora un sacco da scoprire, e un po' il parossistico desiderio di fare mappe e disegni e classificazioni, è un'ansiosa formazione reattiva a questo senso di ignoto che a tutt'ora ci ha chi lavora col cervello e l'anima.

Come un disagio o un disturbo mentale non hanno un'unica deterministica causa ma sono dovuti a un complesso insieme di fattori, così anche la terapia dev'essere multifattoriale.

Vi ringrazio dei "lumi", anche se non credo abbiate risposto a fondo alla mia domanda.Salvo Luciano che mi ricorda come le cause del disturbo mentale siano molteplici e quindi presuppongo intenda "insondabili".
Per la cronaca avrei voluto fare lo psichiatra anch'io, anzi la psicanista; e qualcosa in materia, ai tempi dell'università, l'ho masticato anch'io.

psicanalista! lapsus freudiano?!

Non direi che le "cause" di un disturbo mentale siano insondabili: sono complesse e non riconducibili a una sola. Provando a sintetizzare:
il patrimonio genetico fornisce una maggiore o predisposizione a incorrere in un disturbo mentale. Ma poi la sua insorgenza dipende dalle circostanze della vita: i fattori protettivi (famiglia accogliente, relazioni appaganti, lavoro soddisfacente, interessi molteplici...), i fattori negativi (famiglia inospitale, solitudine, lavoro frustrante o disoccupazione, mancanza di interessi...). E ciò che può accadere o non accadere (ad esempio un trauma affettivo, come un divorzio). Se dunque XY incorre in un disturbo mentale, si può attribuirne la "causa" al divorzio? Direi di no: esso è stato l'elemento catalizzatore. Ma alle spalle vi è tutta la storia di XY: una storia fatta di molti elementi. Che una seria terapia deve prendere in considerazione.

Bisognerebbe Ilva, per rispondere alla tua domanda iniziare con il conoscere BENE cosa sono la Psichiatria e la Psicanalisi...
Puoi rivolgere la tua domanda ad uno Psichiatra che pratica anche la Psicanalisi.
...
Personalmente "provo" a chiaccherare sulla Psicologia del Profondo, argomento che mi affascina ma solo a livello di chiacchere tra adulti e STOP
Trovo rispondenza dei miei studi in ciò che scrive Luciano, il quale mi sembra una persona posata e seria. Aggiungo che anche a mio parere le "cause" della malattia mentale NON sono insondabili: abbiamo però noi - ora - tutta la competenza necessaria e soprattutto siamo consapevoli di quanto tempo che occorre per farlo ?

Luciano,
ti posto qui un mio commento, anche se fuori Post.
Lo so che tu e il Francese non siete molto amici ma...ho notato una grande corrispondenza tra i tuoi pensieri e quelli di Francois Dubet...
ciaooooooooooooooo

Interessante dibattito su un tema molto complesso dove, talvolta, è facile perdersi nei pregiudizi e nella faciloneria semplicistica che, tuttavia, non mi pare affiorino nei vostri scambi dialettici. I misteri della mente, dei comportamenti umani, mi hanno sempre incuriosito anche se non al punto di approfondire oltre un certo livello. Le vostre considerazioni che diventano lo spunto per mille altre, saranno uno stimolo per avvicinarmi, speriamo con quella dose di apertura mentale e di umiltà indispensabili per una migliore comprensione di quell’affascinante universo che è l’umanità.

Dunque mi sa che non avevo capito la domanda - che io avevo letto così:
1. Perchè vi interessate di psichiatria? (e qui mi sa che ognuno ha risposto il suo)
2. Non pensate che la psichiatria e la farmacologia brancolino un po' nel buio?

Ma se ho letto male Ilva dimme.
Io non credo che brancolino nel buio, credo che abbiano ancora degli orientamenti grossolani, che ci siano strade che ora si conoscano meglio e altre oscure. Condivido il parere di Luciano sulla polideterminazione del disturbo, e penso che la psichiatria migliore sia quella che ne tiene conto. Cioò non toglie, che come anche è successo nella storia della ricerca psicoanalitica, che suddette strade vadano ampliate, o ristrette o modificate o accorciate, e che manca ancora molto a una mappatura definitiva e soddisfacente. E si sta nel mezzo, con soluzioni che devono cambiare da caso a caso, con scelte terapeutiche che pèossono essere un successo e altre disgraziatamente no. MA vale per tutte le aree di intervento nel disagio mentale: non è che le psicoterapie - analitiche o meno - o gli interventi in terapia familiare o di stampo sociale vadano così sempre sul sicuro - al 100 per cento.

Certamente no, Zau: molte volte le terapie fanno cilecca. Ma la conclusione da trarre davanti a un insuccesso non è "il disturbo mentale è incurabile", quanto piuttosto "dobbiamo rimodulare l'intero percorso terapeutico e ritentare".

Luciano stiamo pericolosamente andando d'accordo su codesti temi, e quindi per riequlibrare la questione diròtti:
faccia da pandoro!
PPPP

Bene: preferisco il pandoro al panettone.
Anche se ho il sospetto che "faccia da pandoro" non sia proprio un complimento.

Zaubei: volevo proprio dire che la psichiatria brancola un po' nel buio. Che non ha raggiunto quel livello di "scientificità"che hanno raggiunto altre branche della medicina. Questa è la mia impressione. Può darsi, se la mia impressione corrisponde al vero, che questo sia dovuto alla natura stessa della psichiatria. Che sia inevitabile.

Ilva,
la psichiatria Non ha ancora gli strumenti idonei per misurare, quindi sta ancora brancolando un po' nel buio, è vero.
La Risonanza e la Pet cominciano ora a mostrare qualcosa: la strada al "misurabile e quantificabile" è stata aperta. Ma vi è ancora moltissimo cammino da percorrere.
Nel frattempo i medici "si arrangiano un po'" - cosa altro potrebbero fare ?
-
Se in questo loro "arrangiarsi un po'" uniscono passione per il loro lavoro, rispetto e attenzione per il paziente, tanta pazienza e un po' di amore ... qualche buon risultato arriva...

Misurabile e quantificabile sono termini che si possono ben applicare se parliamo di un androide ma se abbiamo come oggetto di studio e comprensione l'essere umano la loro applicazione ne da una visione alquanto limitata.

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