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Lettura quotidiana della Bibbia

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18/03/2009

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mi dispiace Luciano, ti abbraccio forte.

Luciano... un abbraccio forte

Ti sono vicino... non angustiarti, perchè non credo che avresti potuto fare di più.

Mi dispiace.

Mi spiace.

Un abbrccio.

Ti Abbraccio

Vedete...Voglio essere del tutto sincero e aperto, con voi.
So bene che nel senso di colpa si annida il complesso di onnipotenza.
Me l'ha insegnato anche il mio amico psichiatra Peppe Dell'Acqua, quando gli parlavo di F. (che lui incontrò una volta, qui a Trieste).
Dunque lo so. So che spesso noi tendiamo a sopravvalutare la nostra importanza e il nsitro ruolo. Sono dunque consapevole che la mia presenza con qualche telefonata in più o con qualche lettera NON avrebbe tolto da quella testa dura (e fragile) di F. la sua bussola verso l'annientamento e verso la morte. Ciò non toglie che io mi dica lo stesso: "potevo chiamarlo e non lasciar passare mesi di silenzio".
E so benissimo che chiunque mi replicherebbe: "poteva farlo lui"
Certo: ma lui stava male. E allora toccava a me farmi vivo, così come avevo fatto per un lungo periodo, poi più o meno nel 2006 m'ero stufato, stancato, scoraggiato...scegliete voi l'aggettivo più calzante.
E il fatto che prima io gli sia stato molto vicino (per esempio andando nella sua città il giorno della separazione o del divorzio, che lui aveva preso malissimo. O mandandogli un sms al giorno per alcuni mesi, con un piccolo compito quotidiano da svolgere e che lo facesse sentire impegnato) non solo non mi solleva dalle mie responsabilità.
Ma anzi le aumenta.
Perchè sta a testimoniare che per una fase della mia vita mi ero occupato di F. e gli ero stato vicino.
Se poi lui a volte era molesto e noioso e lamentoso e pesante eccetera eccetera non significa nulla: perchè io SAPEVO che lui era depresso, gravemente depresso.
E da due anni (facendo leva su alcuni suoi brutti comportamenti) avevo diradato di moltissimo i contatti. E allora me lo domando e me lo ridomando: SE in questi giorni, SE oggi fossimo stati nel rapporto intimo e davvero amicale di qualche tempo fa, mi avrebbe telefonato?
E se mi avesse telefonato avrei potuto fare qualcosa?

Intanto ti mando un abbraccio anch'io. Mi dispiace molto.
Mi piacerebbe esserti di maggiore conforto, ma temo di poter dire poco o nulla.
Non credo tu potessi fare molto di più di quanto hai fatto.

Non lo so SE tu avresti potuto fare qualcosa nel caso lui ti avesse telefonato.
Ho avuto la Depressione Maggiore. Sono stata Bipolare.
Quindi diciamo che so "qualcosina" in merito, sul cosa si prova ad avere un attacco di panico e un istinto suicida (il mio primo lo ebbi a 19 anni).
Le persone comuni possono dire tante cose - in buona fede - ma fanno solo incazzare una persona depressa.
Se io ne sono uscita a testa alta è...perchè per un bel po' mi sono allontanata dagli altri "che volevano aiutarmi "e ho dato ascolto solo ai medici. Loro sì che sanno dire o soprattutto Non dire, loro sì che sanno Tacere ma allo stesso tempo supportare.
Più "parli" ad una persona depressa e più la spingi giù nel baratro se non sei stato "addestrato" per farlo.
Questa è stata la mia esperienza.
Ora sto bene...a tal punto che la mia Psichiatra non mi ha più fissato un appuntamento da 4 anni.

Bella conquista, vero ?

Mi spiace.

La morte è la cosa peggiore, per chi vi sopravvive. Restano sempre parole che non si è fatto in tempo a dire, sguardi da guardare, abbracci da stringere. Ho perso un amico, anni fa. Per un caso fortuito anche il suo nome iniziava per F.

Non trovo le parole adatte. Mi fermo qui.

Sono cose terribili.
Terribili.

Non ti colpevolizzare, però.

...

Boh Luciano il fatto è che queste situazioni hanno questo: ti tirano addosso uno scacco - da qualunque lato del tavolo stai, persino da quello del professionista della salute. Questo scacco tra il poter fare, il non dover fare ce l'avresti avuto sempre comunque - come dimostra il fatto che alla fine avevi diradato la tua presenza. Perchè si sente quello stridore, quello scarto tra il nostro desiderare per l'altro e lo stare dell'altro. E' terribile. E quando l'istinto è così forte - sono proprio rari e fuggevoli i momenti in cui lo stridore non lo senti. E la minaccia di quello che rappresenta ti vola sopra la testa. Credo che la cosa che ora ti tocca si sopportare è questa tremenda sensazione. Sopportare questa domanda, sapendo che non puoi fare a meno di farla, sapendo che non ha senso farla, perchè ti sei già risposto, e no non hai alcuna responsabilità, ma uguale te la fai lo stesso.
Credo che con i giorni si assopirà piano piano.
Noi intanto stiamo qua.

Grazie a tutte e a tutti. Un "grazie" che viene dal profondo del cuore. E chi di voi crede, faccia una preghiera per F. e per le persone che lo hanno amato e che ora soffrono più di tutti, i suoi figli e la sua compagna.

Io non so davvero cosa dire, se non forse quello che ha detto Paola. Avresti forse potuto fare di più. Ma non avresti probabilmente cambiato l'epilogo, purtroppo.

Recriminare è sbagliato. Addolorarsi è umano.

Per quel che può servire, fatti forza

(forse una cosa che può allegerirti un po' ecco, cioè magari alleggerirti no... ma insomma. Possiamo - forse addirittura dobbiamo - dispiacerci perchè una ferita continuava a bruciare e non siamo riusciti a lenirla. Possiamo anche sapere che non saremmo mai riuscita a lenirla, perchè affondava in territori fuori dal nostro sguardo. POssiamo però anche decidere di dire, ed è terribile ma è come dire etico, e certe volte i nostri amici ce lo chiedono, di rispettare chi a un certo punto dice: io non ce la faccio. Io mi spengo da qesta ferita ecco. Io non tollero più i tentativi di cura perchè mi fanno solo sopravvivere a lei. Non salvatemi. Rispettatemi. E un po' lo stesso discorso che richiede chi sceglie l'eutanasia consapevolmente, dopo una vita di cure che lo hanno portato ad alti e bassi, ma la croce in sintesi gli pesa sempre addosso. Niente, avevo pensatoquesta cosa ieri, però il messaggio te l'avevo già scritto, e allora te la scrivo stamattina.)

" So bene che nel senso di colpa si annida il complesso di onnipotenza ". Mettere in dubbio questa certezza apre la strada al senso di impotenza che annichilisce i sentimenti più profondi , quelli che tu dimostri di avere in ogni tua parola. Credevo che avrei saputo salvare mia madre ed ora non riesco a riprendere il filo dei ricordi. Un abbraccio!

Questa potrebbe essere l'occasione per capire, per indagare su cosa prova - effettivamente - una persona con la Depressione, su cosa significa "avere la depressione".
.
Che non è Demoralizzazione !!
.
E' molto più simile alla
Depressurizzazione.
.
Pensate a quando siete in aereo, se vi venisse a mancare la pressurizzazione: cosa provereste ?
Potreste, riuscireste a fare qualcosa d'altro se non il tendere disperatamente la mano verso la maschera di ossigeno (cioè alcool, droga, sesso o altro...)?
E tutti intorno che ti raccontano le loro "balle"
.
Andiamo signori e signore
cercate di imparare qualcosa da questo avvenimento.Leggete, informatevi, dialogate, imparate...soprattutto Non Criticate !

Se vogliamo aiutare le persone con la Depressione
è sulla Società tutta ma soprattutto sulle persone che stanno forzatamente vicino all'ammalato che dobbiamo operare.
E' sulla loro IGNORANZA che bisogna agire. Ignoranza che poi è la loro stessa paura di non essere normali.

luciano, mi dispiace per la soffreneza che provi.
se ti va, rileggiti i due interventi di zau, specialmente il secondo. c'è molto in quelle parole di quello che dovrebbe essere il nostro atteggiamento verso gli altri, sopratutto di quelli a cui teniamo di più.
io, probabilmente, non riuscirò mai a capire a fondo la depressione, come consiglia paola, ma se riuscissi a rispettare la libertà delle decisioni altrui, specialmente di quelle che non condivido o non capisco, mi sentirei già a buon punto.

Io penso che (e scusami Luciano se te lo dico) il tuo amico F. la sua morte l'avrebbe trovata lo stesso da solo, più in là, più tardi nel tempo. Proprio perché come si è già detto, la depressione non si cura con le parole o con i FATTI FORZA, CERCA DI TIRARTI SU...Quando hai un input che ti porta a mettercela anche da solo la cosiddetta BUONA VOLONTA', vuol dire che già è scattato qualcosa di positivo che tu non avevi preventivato né provato a cercare...Sono convinta ripeto, purtroppo, che non avresti potuto reggere a vita questa situazione, e F. prima o poi l'avrebbe, ripeto, fatto lo stesso quell'ultimo volo da dove abitava. Poi vorrei aggiungere che forse il tuo allontanamento da lui, chiamiamolo così, potrebbe anche essere dovuto ad un tuo inconscio desiderio od esigenza di non sentirti travolgere anche tu dall'angoscia, da quel peso insopportabile che chi sta bene non vuole, non riesce umanamente a sobbarcarsi. Non è difficile darsi delle colpe, ma è difficile e facile al contempo cercare di capire il perché e non colpevolizzarsi così. Forse ho detto baggianate ma in genere credo di indovinare delle piccole verità nascoste.
In ogni caso ti sono vicina in questo tuo penoso e pesante dolore.
Col cuore da Daniela

Non so se sia visibile il mio intervento...

Un abbraccio
(certe situazioni sono più grandi di noi)

Il senso di colpa è umano, ci si può sentire in colpa per qualsiasi cosa.Un mese fà ho incontrato in autogrill Waldemar, un polacco che fà il camionista col quale eravamo diventati amici perchè avevano messo le nostre primogenite compagne di banco a scuola. Anni di peripezie tra precariato, traslochi e problemi vari, gli ho fatto persino da garante per un fido, fino a chè sei anni fà circa io noto che il suo terzo figlio Damian mostra problemi psicologici. Ho cercato di dargli una mano anche con un amico che lavora in ospedale ma man mano si sono sempre più chiusi nel loro problema fino a sentirci rarissimamente. Dopo il ciao all'autogrill Waldemar mi ha detto: Damian è morto, messo corda al collo.
Mi si è gelato il sangue, e mi è venuto il senso di colpa, avrei potuto forzare la situazione perchè lui si fidava di mè, ma solo Dio sà se ho fatto bene a rispettare le loro scelte.
Ciao Fulvio

Luciano,
tu ora hai dei sensi di colpa perchè il tuo amico è morto.
.
Dovresti essere rasserenato che ora il tuo amico non soffre più.
.
Lo volevi vivo ma sofferente ? Non è egoismo questo ?

Certamente non volevo F. vivo e angosciato. Speravo (e per un lungo periodo ho provato ad aiutarlo) che uscisse dalla depressione. E dall'alcol, che aggravava il suo dramma.
I sensi di colpa li ho (dopo le prime ore) molto ridimensionati, anche grazie alle cose sagge dette da voi e da altre persone che conoscevano F.
(Adesso mi rattrista profondamente la sua compagna, che gli era stata vicina con amore e comprensione e pazienza per anni. Io e Tatjana conosciamo bene anche lei, ed è veramente una donna a posto)

Un invito a tutte le persone che vivono con e/o vicino ad un depresso
:
Accompagnatelo (anche a forza) da un medico e assicuratevi che prenda tutti i santi giorni la dose prescrittagli di medicine.
.
Una persona depressa può avere un deficit e o un surplus di produzione di Serotonina, Dopamina o altro.
Bisogna stabilizzare la persona, bisogna che la persona trovi un suo equilibrio chimico.
E che lo mantenga !
...
Poi potrete cominciare a "parlare" un po' con la persona. Ma questo avviene dopo anni, non subito.
.
Ad una persona che ha la broncopolmonite direste "alzati e fatti la doccia" anche se per i non malati farsi la doccia è normale...?
.
Aiutate la persona a ristabilire l'equilibrio chimico assicurandovi che tutti i santi giorni prenda le sue medicine - quelle prescritte, ovviamente !

Desidero veramente spezzare una lancia sul fatto che di Depressione si può GUARIRE.
E molte persone sono Guarite
(ultima una signora qui a Loano)
.
Credetemi, però bisogna affidarsi alle persone GIUSTE.
.
La mia vita è cambiata decisamente in meglio, dopo la guarigione.
Però io continuo a prendere quotidianamente il mio Prozac e quando lo scorso hanno mi hanno ridotto la dose...ho avuto una mini ricaduta.
.
Non ci vedo nulla di strano nel dover prendere una o due pastiglie tutte le mattine con il caffè.
.
Ora sto bene, la vità è VITA, ora.
Ma non mi sognerei mai di dire o fare alcunchè verso una persona depressa se non rassicurarla e ancora rassicurarla ma fermamente insistere ed accompagnarLA dal medico.
.
Tenete presente che nelle grandi città gli ospedali hanno un Pronto Soccorso Psichiatrico, a lato dell'altro Pronto Soccorso.
.

Hai ragionissima, P@ola. Infatti, qualche anno fa, convinsi F. ad andare da uno psichiatra, che lo seguì per un periodo con risultati discreti. Poi F. mollò la terapia. Allora riuscimmo a convincerlo a rivolgersi a Terapia strategica, anche lì con discreti risultati. Ma di nuovo F. mollò. Tentammo di convincerlo ad andare a disintossicarsi dall'alcol (poteva venire qui a Trieste, dove il centro pubblico di alcologia funziona bene), ma non c'era verso. I farmaci li prendeva e non li prendeva e quando lo faceva il loro effetto era guastato da vino birra superalcolici.
E venne più volte in vacanza qui a Trieste. E io andai più volte nella sua città. Ma a distanza di centinaia di chilometri era sempre più difficile riuscire a far qualcosa, in una situazione che scivolava costantemente verso il basso. Sono d'accordissimo con te: c'è SEMPRE qualcosa da fare, qualcosa che si può fare, dalla depressione e dai disturbi mentali si può guarire. E se non si ottiene la guarigione completa, almeno si può recuperare quella "sociale" che può restituire le persone a una vita lavorativa e relazionale accettabile. Non si deve mai arrendersi.
Io per certi versi l'ho fatto, negli ultimi due anni. Anzi, per certi versi facevo quasi finta che il problema non ci fosse più. E le volte che sentivo F. e mi diceva "va meglio" facevo finta di crederci. Mentre, quando mi diceva "sto male", non sapevo più che pesci pigliare.

Per la verità si può e si deve sempre fare qualcosa, ma non sempre ci si riesce. E sotto la parola depressione si finiscono per mettere troppe cose. Non credo che in questo caso "depressione maggiore" basti. Dall'altra parte della staccionata, comunque, un po' per limiti contestuali del lacunoso servizio sanitario italiano, un po' per il fatto che qui siamo dinnanzi all'umano, e con l'umano c'è il destino del male, ha a che fare con una libertà radicale, e ancestrale, insomma, dall'altra parte del tavolo questa è una storia purtroppo relativamente frequente.
Al punto tale che c'è un tipo di pazienti particolarmente difficili, la cui pulsione autodistruttiva si sente da subito, e se i giovani terapeuti sono disposti a mettercisi in gioco e buttarsi, mi è captato qualche volta di fare un invio a un vecchio terapeuta e quello capendo subito la questione si è tirato indietro.
In ogni caso - non voglio parlare di una persona con cui non ho mai parlato, dei sentimenti e della storia di qualcuno che non me li ha raccontati. Psso invece dire a Luciano che ci ha detto i suoi, che secondo me ha agito bene, e con questa cosa deve stare sereno. Posso anche dire che l'allontanamento era altrettanto umano. E posso dire un'altra cosa - sfiorando soltanto il mio passato di paziente che non mi va affatto di tirare fuori - e ricordando invece quando io sono stata allo stesso identico posto di Luciano. L'allontanamento ha qualcosa di sano, l'accanita devozione al malessere spesso porta in un'unica sintassi di malessere. Terribilmente pericolosa per se - per il se di chi aiuta. Non si hanno doveri solo verso gli altri - si hanno anche verso se stessi. E già è tanto che tu abbia cercato di mantenerti in equilibrio. A me sembra importante ecco. Dovevi tenerti in equilibrio Luciano. (Fattelo dire da chi lo perse.)

Condivido molto quest'ultima parte del discorso di Zau. Solo i santi hanno la vocazione al martirio e queste situazioni rischiano l'effetto domino con tutte le persone che stanno intorno, diventa un massacro e talvolta l'unico a restare in piedi è chi l'ha provocato.

Ti sono vicino.

Veeramente io non trovo che si tratti di "santi votati al martirio".
Tra le persone cosiddette "normali"
ve ne sono alcune molto autocentrate. Ecco, da queste persone è meglio - una volta che ce se ne è accorti - scappare via...
.
Ve ne sono altre, sensibili ed altruiste, che vorrebbero aiutare. Ottima cosa.
Devono solo imparare a farlo, perchè stare vicino ad una persona depressa significa in pratica tramutarsi in una spugna ed essere disposti ad assumere su di sè tutto il malessere di tale persona SENZA però lasciar penetrare in se stessi tale malessere.
E' un po' come essere una spugna che ad es.si impregna di alcool, ma non si ubriaca.
Ecco perchè bisogna essere PREPARATI a farlo, perchè bisogna IMPARARE a stare vicino a chi soffre...
.
Neppure Madre Teresa di Calcutta era poi così "santa": una persona che nega gli analgesici ai malati terminali di tumore dicendo loro che "la sofferanza li avvicina di più a Dio"...
Non so se mi spiego.

I familiari delle persone con problemi di questo genere spesso cercano in tutti i modi, di solito sbagliati, di aiutare chi ha bisogno, ma si fanno del male e si autodistruggono senza risolvere nulla. A quel punto la priorità è salvaguardare la propria salute, come dice Zau. Il medico che cura prende precauzioni su se stesso prima di mettere le mani sui pazienti.

E' oltremodo noto il Burn Out di alcuni medici medici e di molti operatori sanitari, però...non sottovalutiamolo !

appunto, non sottovalutiamolo.

per l'appunto.

Caro Luciano, ci siamo visti questa mattina al funerale di F. Non ho trovato il tuo numero telefonico sulle Pagine Bianche. In compenso ti ho trovato qui! e questo mi ha fatto piacere... non solo per il fatto che, dopo trenta e più anni, ho scoperto che sei un "VIP", ma soprattutto perchè credo che ogni tanto ti contatterò in questa sede. Sempre che mi sia data udienza, dal momento che le mie chiacchiere probabilmente non interesseranno nessuno. Quanto a F., desidero dirti che il mio senso di colpa, per non aver fatto nulla (o quanto meno poco) per evitare ciò che era con ogni probilità inevitabile, è pari o superiore al tuo. Sai quanto F. mi fosse caro...è stato per me il compagno di giochi d'infanzia (nel corso dell'ultima telefonata che ci scambiammo, mi ricordò un'improbabile pista da sci che avevamo costruito lungo i fianchi della collina dietro casa mia), il sodale delle avventure adolescenziali e giovanili. Ma concorderai sul fatto che negli ultimi tempi era diventato difficile parlare con lui. Ti sono grata per le attenzioni che hai avuto nei suoi confronti. E devono essere state tante. Prova ne è il fatto che fratelli non ne aveva, ma cugini sì, eppure nel momento del bisogno si è sempre rivolto a te. Ciao. Ilva (lo Yeti delle Langhe)

Ci dev'essere l'eco in questo blog...

eccome ...c'è stata molta eco - sì
da un po' di tempo in qua...
Sai com'è ...c'è una persona che non riesce a non avere l'ultima parola, anche se quella "parola" fosse una sciocca battuta di Non spirito...
Che ci vuoi fare: non si possono mica guarire tutti ?
Non parliamo poi di curare: tale persona parla in un microfono e riesce a sentire solo il rimbombo di se stessa e basta...
A una certa età non si può dire impunemente a qualcuno "lavati bene le orecchie".

Vedi P@ola, non è mia abitudine battibeccare, soprattutto in casa d'altri. Inoltre, faccio da moltissimi anni un lavoro che mi ha insegnato a valutare le persone con cui discutere, anche quando mi insultano. Spesso lascio perdere, quando mi accorgo che le reazioni scomposte sono il segno di un disagio che ha un unico sfogo. Non essendo un terapeuta, non posso fare altro che lasciare sfogare l'interlocutore come un palloncino che svolazza e alla fine piomba a terra sgonfio e soddisfatto della visbilità che ha avuto. Contenta tu...

ah aha ha
non mi incanti più !

Sarà che con l'età divento sempre meno sveglio, ma non riesco ad afferrare il bandolo della polemica P@ola/Gcanc.
ILVA: che bella cosa, ritrovarti qui sul blog. Anche se l'occasione del nostro incontro di ieri (trent'anni dopo l'ultima volta che c'eravamo visti) è stato così tragico.

Più che polemica, Luciano, è l'Ossessione di Gcanc di voler prevalere su di me, di voler evidenziare che Lui è più bravo di me, di voler essere sempre e solo lui ad aver l'ultima parola con me.
E a non scusarsi mai quando sbaglia.
.
Hai notato che si comporta così SOLO con me ?
.
Invece di avere una sua linea di pensiero e di perseguirla (nel bene e nel male),
lui vuole piegare me a seguire lui...
.
C'àggià fà, Luciano,
da quale medico lo accompagnamo ?
O magari invece lo lasciamo affogare nel suo brodo.
.
Una sua ascoltarice della radio mi ha detto " ah Paolè lassalo perde, nun vedi ch'à il culo basso "?

Ciao Luciano
la mia "polemica è chiusa qui.

Per quanto mi riguarda la polemica non sarebbe neppure iniziata, anzi, non so neppure perché sia cominciata, come si può notare dalla successione dei commenti. Come ho già scritto, non rispondo agli insulti di questa fantasiosa Notre Dame Du Prozac, per i motivi già illustrati.

Gcanc: ho riletto ma (onestamente) non capisco. Comunque, se siete d'accordo, io la finirei qua (con lo scambio fra te e P@ola). Aggiungo solo che gli psico-farmaci (prescritti bene da persone competenti e all'interno di una terapia non solo farmacologica) possono essere molto utili per chi soffre. E dunque non ci vedo nulla ma proprio nulla di male se X o Y ha usato dei farmaci.

Non fartene un cruccio, non è importante.

Ciò che io - personalmente - ho imparato dalla depressione è stato a conoscere e apprezzare me stessa. Di conseguenza a comportarmi con una nuova consapevolezza. Consapevolezza delle mie capacità, dei miei talenti e dei miei limti. Ho poi con la calma e di conseguenza acquisito nuove capacità e nuove competenze.
Quando ad es. Gcanc scrive "che non sa neppure lui come la diatriba sia iniziata" rivela la sua non consapevolezza dei suoi stati emotivi interiori e delle sue più profonde emozioni.
.
La mia depressione - e dico "mia" perchè non tutti siamo uguali - proveniva da uno squilibrio chimico. Uno squilibrio neppure tanto grave e neppure importante, al punto che sono bastate poche pillole di Prozac per ristabilire l'equilibrio.
Solo che io, in base a quello squilibrio iniziale, avevo "costruito" la mia vita. Ovviamente in modo sbagliato.E continuavo a sbagliare nello scegliere i mattoni giusti e nel metterli al posto giusto. Qui entrò in gioco la Psicanalisi. Quella vera. Non quella per cui vai da un Medico gli parli, ti racconti e lui ti ascolta.
No. Io ho scelto la strada più difficile scegliendo il mio terzo medico: la dottoressa "tosta".(Una dottoressa della ASL che pratica al Policlinico di Via F. Sforza a Milano)
Con la sua guida ho imparato a decifrare, a vedere meglio e poi a scegliore ciò che mi conviene e ciò che non mi conviene e neppure mi si addice.

La Depressione E' sofferenza al massimo livello per due motivi
:
1) dopo gli stati di euforia (che possono derivare da uno squilibrio chimico) si è prostrati. Si è depressurizzati.

2) ristabilita la pressurizzazione bisogna avere il coraggio di guardarsi dentro, di ammettere ciò che di sbagliato abbiamo imparato - o ci hanno insegnato e RE-IMPARARE le cose adatte a noi.

E' a questo punto, a mio parere, che è importante avere accanto un buon psicanalista. E' a questo punto che si capisce tutto quello che si è fatto di sbagliato nel passato e se in questo momento qualcuno non ti sostiene, beh puoi ammazzarti per i sensi di colpa.
Elaborato il senso di colpa (cosa però molto difficile e da NoN fare da soli) allora si può avanzare.
Allora la vita diventa vera conquista e vera gioia.
Ciò che auguro a tutti/e Voi.

Da tempo, P@ola affronta con onesto coraggio la sua (superata) depressione. Dimostrandoci tre cose fondamentali. La prima: non c'è nulla ma proprio nulla di cui vergognarsi.
La seconda: si può venirne fuori. La terza: una malattia può essere occasione di grande crescita (non perchè "dono di Dio" come pensano certi cattolici...Dio non manda le malattie e le disgrazie a nessuno) ma perchè anche sul dolore possiamo costruire. Scoprendo quali sono le cose davvero importanti e rimodulando la nostra vita.
Purtroppo, il mio amico F. non è riuscito a farlo.

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