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Lettura quotidiana della Bibbia

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22/02/2009

Commenti

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Ammetterei le primarie se i partiti non fossero ripiegati su se stessi, chiusi nella loro élite, lontani anni luce dal coinvolgimento diretto dei cittadini e dalla partecipazione. Se il PD, o altri partiti, lasciassero spazio a persone ed idee nuove, le primarie sarebbero uno strumento utile e democratico, a mio avviso. Forse non tutti sanno quale lunga ed estenuante trafila devono fare i giovani per essere parte attiva e fattiva di un partito.
A proposito dei giovani di partito, c'è un ampia inchiesta dell'Espresso su quanto questi siano incazzati per quanto sta succedendo nel PD dopo le dimissioni di Veltroni. Emerge che tutti vorrebbero nomi nuovi, facce nuove, un nuovo modo di fare poltica. I giovani di partito fremono, perché devono restare ancora nelle retrovie? Non sarebbe il caso di farli avanzare?

Distinguerei due cose.
Una è il PD e la sua vita interna: in fondo è un partito. E ogni partito è un'associazione con una statuto, tesseramento, iscritti, assemblee, congressi, organi dirigenti, eccetera.
Altra più ampia questione è la sinistra in genere, che non coincide con il PD e che non può venir rinchiusa nel recinto di un solo partito.
Se io fossi iscritto al partito XY, mi darebbe un profondo fastidio che (per il segretario del partito a cui pago una quota associativa e alla cui vita democratica partecipo) possa votare chiunque. Tutt'altra faccenda è l'elezione primaria per cariche "pubbliche" come sindaco, presidente di Provincia, di Regione o del Consiglio. Dove è sacrosanto anche il coinvolgimento dei cittadini non iscritti al partito che pur esprime i candidati.

Luciano, il distinguo che fai è giustissimo, ma io avrei fatto le primarie all'interno del PD. Bisognava, a mio avviso, selezionare una rosa di candidati plausibili e soprattutto portare avanti nomi nuovi, facce nuove e nuova politica. Nemmeno io identifico il PD come tutta la sinistra, però trovo alquanto grottesco che la sinistra sia divisa in partitini e paritucoli composti da quattro gatti. La cosa assurda è che non c'è un'identità definita della attuale sinistra. Questa è stata anche la ragione per la quale certe coalizioni non hanno retto. Ognuno va per la sua strada e piuttosto che pensare a come fare una reale e concreta opposizione, hanno pensato bene i vari partitini del cavolo, di litigare tra loro, di farsi opposizione tra di loro e regalare così il paese al nano e alla sua combriccola di incompetenti leccaculo, suorine, ballerine e showgirls.

Premetto che condivido ciò che dici.
Però, detto questo, le primissime cose dette e fatte da Franceschini non sono male (giuramento sulla Costituzione in un luogo simbolo dell'antifascismo, netti attacchi al berlusoonismo, attacchi all'oligarchia PD, far infastidire i destri...)

Alessandra scrivi
:
"I giovani di partito fremono, perché devono restare ancora nelle retrovie? Non sarebbe il caso di farli avanzare?"
.
Purtroppo un leader emerge, deve emergere da solo. Non può essere segnalato, indicato nè tantomeno imposto.
Quindi avanti a chi se la sente e vinca il/la migliore !

P@ola fa una riflessione assai interessante. Però io penso che un po' tutti noi, a sinistra, abbiamo preso un abbaglio (da tempo, da roppo tempo): sopravvalutando la questione del leader, sovrastimando il problema del capo. E dimenticando (o mettendo il silenziatore) ad altre faccende (il blocco sociale, i temi politici, le alleanze, il radicamento sul territorio, il rapporto con le regioni, il nesso Nord/Sud, il rapporto col sindacato, la struttura del partito e delle organizzazioni culturali...). In questo modo, un uomo mediaticamente fascinoso e complessivanebte suadente come Veltroni (che fino al trionfo delle primarie viaggiava sulla cresta dell'onda) è stato disintegrato.

P@ola è vero che i leader emergono, ma è difficile che riescano a farlo all'interno di un partito e te lo dico per esperienza personale, nel senso che conosco giovani in gamba che fanno salti mortali per emergere e che vengono costantemente frenati, rallentati, talvolta anche umiliati (e non esagero, credimi) all'interno di un partito. Ho conosciuto anche un ragazzo, alcuni anni fa, che ebbe il coraggio di strappare la tessera ed andarsene dall'allora DS quando si rese conto che ne avrebbero voluto fare un galoppino, un vassallo alla corte dei più potenti, sfruttando la sua intelligenza, la sua grande cultura e la sua preparazione, nonché la sua forza elettorale. Non posso generalizzare, ovviamente, ma dico solo che è dura per alcuni giovani entrare in politica solo con le proprie idee, la forza, la combattività e l'onestà. Magari altri hanno la strada spianata, vuoi perché accettano il vassallaggio, vuoi perché gli sta bene fare i pupazzi nelle mani di uno più potente politicamente.

su una cosa sono d'accordo con alessandra, e a leggere bene anche con luciano: le primarie, o se vogliamo chiamarle diversamente lo possiamo fare, dovrebbero essere limitate agli iscritti.
ma sono sacrosante, oggi, in un momento in cui il pd rischia l'estinzione. però debbono partire realmente dalla base che deve poter esprimere ciò che di buono e magari di nuovo questo partito può generare.
magari in questo modo la base riuscirebbe anche ad espellere i virus, che sono tanti e maligni.
sulla divisione della sinistra: innanzitutto non è stata la sinistra a consegnare il paese al nano, ma dini e mastella prima e la scelta di veltroni poi. e su questo non ci piove. al fatto stesso che ci siano partitini veltroni ha dato una grossa mano con la sua scelta, fatta tra l'altro durante il governo prodi che su un'alleanza benchè non omogenea si reggeva.
ricordo che l'impatto del pd sull'elettorato era stato positivo, ma la scelta di veltroni, oltre a quello che dicevo sopra voleva anche dire che la stagione dell'unione e quindi di prodi era finita.
e gli errori si pagano.
ma tutta la sinistra, incluso il pd, è da anni che ha abbandonato la politica che l'aveva fatta crescere e la sua dirigenza, anzichè essere espressione della base, e quindi con la base avere un rapporto, si è formata nel talk televisivi.
se franceschini, nonostante i proclami continuerà questo andazzo l'agonia rarà breve e dolorosa.

Veltroni è stato disintegrato perchè non ha avuto la tempra di un Leader - Sano.
Perchè di Leaders Tossici
NON ne avremmo proprio bisogno.

Alessandra scrivi
:
"è vero che i leader emergono, ma è difficile che riescano a farlo all'interno di un partito... dico solo che è dura per alcuni giovani entrare in politica solo con le proprie idee, la forza, la combattività e l'onestà"
.
Sarà dura quanto vuoi ma così è.
Una persona che vuole diventare Leader deve emergere - da solo.
Se non ce la fa, per qualunque ragione, non diventa Leader.
.
Il Leader che ora abbiamo bisogno noi deve essere senz'altro onesto ma anche scaltro e tosto perchè deve lottare contro Berlusconi.

Due nomi? Giusto per buttarli nella discussione? Gianni Cuperlo (che conosco di persona, laico, colto, autoironico, educato, tosto e oltre tutto è uno che sa leggere e scrivere, cosa non frequente tra i politici). Mercedes Bresso di cui amici piemontesi mi dicono assai bene e che un paio di mesi fa rispose a muso duro alle ingerenze vaticane sul caso Eluana.

Qui si ciancia di leader quando si dimentica che Prodi, uno che è tutto tranne che un leader, è l'unico ad avere battuto due volte su due Berlusconi. Poi è stato fatto fuori dai suoi. Berlusconi ha lo stesso problema con gli alleati, ma, a differenza di Prodi, ha soldi e il potere mediatico di cui tutti godono. È per questo che è ancora in sella. Quello che è da riformare è il partito di sinistra, solido, forte e che sostenga il leader, con prime e seconde file. Anche con le correnti al suo interno, che è una cosa normale, ma che non faccia fuori il capo ogni volta come è successo anche a Veltroni. Anche Giulio Cesare era un leader, ma questo non lo ha salvato dalla congiura. Perché? Era solo al comando e non aveva il potere di tenere assieme la coalizione al senato. Non siamo in America, dove il presidente si rivolge ai cittadini, siamo una democrazia parlamentare e il presidente del consiglio lo nomina il presidente della repubblica. E il presidente della repubblica lo nomina il parlamento. Per fortuna.

Ma NON è vero che "Prodi, uno che è tutto tranne che un leader," !!
Proprio lui che parlava di "orchestrare il cambiamento" e di "far emozionare gli italiani"...
suvvia !

Non mi dite che viaggiate ancora con quelle idee così antiquate sul Leader !!
santo cielo, ecco perchè l'Italia non decolla !!
.
Se solo leggeste qualcosa di attuale e concreto sulla Leadership (Ronald Heifetz, Martin Linsky, Donald Laurie) capireste che la prima cosa che si fa verso un Leader ...è proprio cercare di "ammazzarlo" in tutti i modi...andatevi a leggere "Leadership on the Line" oppure "Leadership without Easy Answers"...
.
E' pazzesco che girino ancora idee così antiquate!
.
Luciano, questo mi pare più un incubo che altro...

Io sono contrario anche perchè non sortiscono l'effetto sperato: Veltroni ha vinto le primarie con tre milioni di preferenze eppure non gli sono bastate per soddisfare le relative richieste di rinnovamento.

I leader si ammazzano dopo che hanno svolto il compito, non prima, altrimenti non c'è motivo. Questa non è una concezione vecchia del leader, è storia. E poi, insomma, se si considera Prodi un leader è meglio che andiamo tutti a casa. Prodi che emoziona gli italiani? Ha più carisma Paperino. Suvvia.

Prodi si chiedeva "Come faccio ad emozionare gli Italiani"
Santo cielo LEGGETE quello che scrivo, non andate in giro con i paraocchi e i preconcetti così estesi che coprono la tratta Miloano-Loano.
Martin Luther King è stato ammazzato - dopo - secondo Voi ?

E siamo ANCORA qui a confondere il carisma di una persona con il Lavoro del Leader ..
Smettiamola di voler cercare il Leader Carismatico perchè per quello basta andare in Vaticano...
.
Aggiorniamoci e aggiornatevi.

:
- Mohandas Karamchand Gandhi
è stato ucciso - dopo ?
.
- Benazir Bhutto è stata ammazzata - dopo ?
.
Ma Santo Cielo se non è storia questa...

mmmmhhh... il carisma sicuramente è importante, ma non mi baserei solo sul carisma nella ricerca di un leader, Hitler ne aveva un sacco di carisma, ma tenderei ad evitarlo come leader...
Un commento sulle primarie: ho sempre nutrito delle diffidenze. Penso che siano uno strumento da maneggiare con curae che necessitino di aggiustamenti. Così come sono si potrebbero esporre a derive populistiche e plebiscitarie che sono l'antitesi della democrazia.
Inoltre, credo che la partecipazione non debba limitarsi ad esprimere una preferenza per un nome o per un altro. Non vorrei che le primarie (come lo sono state le precedenti del PD)divengano un alibi e un simulacro della partecipazione, che dovrebbe essere fondata sulla condivisione e la discussione condivisa.

P@ola, capisco il tuo coinvolgimento emotivo nella discussione, ma non c'è bisogno di lanciare accuse o scaldarsi tanto.
Potremmo leggere un infinità di libri e di opinioni varie e variegate e questo ci porterebbe di sicuro ad imparare qualcosa di nuovo e a conoscere altri punti di vista, ma se uno non considera Prodi un leader che emoziona e coinvolge, perché deve essere considerato antiquato e con i paraocchi? Non è che se leggo un saggio su chi sono i veri leader cambio opinione su Prodi, semmai cerco di individuare le caratteristiche descritte in quel saggio in qualche altro che appartenga alla scena politica.
A prescindere dai saggi, comunque, io ed altri abbiamo espresso il nostro punto di vista sulla base di quello che è successo in questo paese politicamente parlando, non siamo avventori dell'ultima ora. Magari abbiamo ragionato anche col senno di poi, ma l'esperienza ci ha insegnato qualcosa. Forse abbiamo fatto il percorso inverso: dalla pratica alla teoria, cioè qualcosa ci diceva che Prodi prima, Veltroni poi, avessero le caratteristiche giuste per poter essere leader, ma a conti fatti, dopo avergli dato la nostra fiducia col voto, ci siamo resi conto che la prima opinione non era quella giusta e che ad entrambi è mancato qualcosa, non solo dal punto di vista delle alleanze, ma soprattutto da un punto di vista personale. Non credo affatto che tutto questo sia da condannare o da giudicare antiquato. Se stiamo ragionando su chi potrebbe oggi avere la stoffa del leader è proprio perché non vorremmo commettere un altro errore di giudizio, ma credo sia piuttosto improbabile.
Riguardo all' "ammazzare" i leader concordo con Gcanc. I veri leader vengono fatti fuori durante o dopo il loro operato perchè è quello che ne dimostra le capacità, le idee, i convincimenti e la forza. Se fosse il contrario, come dici tu, non avrebbe senso quanto hai detto a proposito del fatto che un vero leader per emergere deve avere a che fare con la legge del più forte, sgomitare, combattere e farsi largo da solo, senza l'aiuto di nessuno. Le persone che hai citato (grandi personaggi della storia) hanno cominciato da soli, ma se non fossero state coadiuvate, non sarebbero emerse, pur avendo grandi doti di comunicazione, grande intelligenza, grande carisma. Gandhi ha coinvolto milioni di persone, ma pensi che ci sarebbe riuscito se non avesse avuto il supporto di altri che hanno creduto in lui? Stesso discorso per altri.
Io credo che oggi sia assolutamente necessario trovare una persona, magari anche una donna (sarebbe il massimo!), capace di emozionare e coinvolgere, ma soprattutto che abbia una profonda conoscenza della comunicazione politica, nell'accezione più ampia del termine. Oramai abbiamo capito che solo con le buone idee, o con il "buonismo" veltroniano non si va da nessuna parte.

Gandhi e MLK sono stati ammazzati dopo avere fatto la storia, come Lincoln, Kennedy, Malcom X e Begin e Sadat.
Benazhir Bhutto viveva di riflesso e comunque ha messo in moto un meccanismo.
Questa è Storia.

E daie
"se uno non considera Prodi un leader che emoziona e coinvolge, perché deve essere considerato antiquato e con i paraocchi?"
Prodi NON era una leader che emozionava e coinvolgeva, NO.
Però Prodi conscio di doverlo fare se lo è chiesto in TV di fronte a Fabio Fazio.
Ma insomma leggete quello che scrivo sì o no ?

Conoscete un grande Leader che sia morto di vecchiaia nel suo letto ?

Begin non è stato ucciso. Forse volevi dire Rabin

De Gasperi; Mao Tse Tung; Winston Churchill.
O questi non sono leader?

Il modo in cui si sta discutendo in questo post riflette, a livello microcosmico, l'andazzo delle diatribe all'interno del PD e della sinistra in generale.E' un esempio dove un misto di buone intenzioni,personalismi, permalosita', stanchezza intellettuale,ripetizioni, rassegnazione, focalizzazione su argomenti spesso futili si incanalano in una mancanza di concretezza ed in una inconcludenza disarmanti. Sembra che a ravvivare gli animi ed a mettere tutti d'accordo contribuisca solamente la critica feroce (non dico ingiustificata) a Berlusconi, unico vero collante ed elemento unificatore in una pluralita' di opinioni che divergono quasi sempre.

Volevo dire Rabin, infatti.

E daie lo dico pure io... Gcanc ha detto che Prodi è tutto tranne che un leader; tu P@ola hai risposto che non è vero. Si è parlato di carisma, giusto? Abbiamo detto che un vero leader deve avere carisma, giusto? E che c'entra questo col fatto che Prodi si sia chiesto come poteva emozionare gli italiani? Questa domanda mette in evidenza il carisma di un leader? A mio parere no.
Un leader morto di vecchiaia nel suo letto? Winston Churchill, per dirne uno. Non dirmi che non era un leader, per favore.

Tommy, come scrivevo ieri sera, il problema della sinistra è di inseguire Berlusconi sul suo stesso terreno, quello del facile consenso ottenuto attraverso i media tramite un leader "carismatico". Dato che i media sono suoi e li mette a disposizione solo dei suoi amici, la sinistra dovrebbe tornare a strutturarsi sul territorio, crearsi un consenso più solido e duraturo, attraverso la rifondazione di un partito che sia davvero tale, anche a struttura piramidale se si vuole, ma con dirigenti e quadri a sostegno del vertice, mentre il PD era un palo con in cima Veltroni e gli altri dirigenti armati di ascie che volevano abbatterlo. Un'idea vecchia? Non ce n'è una alternativa al momento, ad eccezione di quella berlusconiana che si fonda sui soldi. Che ha solo lui.

Ah un altro leader morto tranquillamente di vecchiaia: Charles De Gaulle

Io concordo con Luciano Eeka e molto con Alessandra. Dire che un leader emerge da solo è certamente logico ma direi tautologico, non aggiunge niente di tecnico. Concordo con ALessandra quando mette l'accento sulle dinamiche che caratterizzano la base dell'attivismo politico, perchè ha ragione a individuare nelle modalità della sinistra italiana delle usanze, chiamiamole così tafazzesche. L'immobilismo della sinistra italiana ha il suo riflesso nell'immobilismo dei nuclei di base, e nei modi con cui i vecchi esponenti dei nuclei hanno ancora la possibilità di arginare qualsiasi movimento evolutivo. Accade nel piccolo ciò che accade nel grande, e duole dirlo molto più a sinistra che credo a destra. Credo che sia un problema della mentalità: e mi fa venire in mente le annose questioni che ci sono ogni volta che si prova a pensare a un progetto architettonico nuovo, o ad avere fondi per un progetto culturale nuovo. In Italia c'è una generica paura delle idee che si dissimula in supponenza, in "giuovine sei acerbo devi crescere".
Anche questa resistenza dei vecchi è una costante delle logiche dei gruppi sociali, ma non è sempre così e si dispiega con potenze diverse a seconda dei contesti.
Io credo che abbia anche ragione luciano quando dice che c'è una serie di questioni irrisolte di fondo che rimangono irrisolte, ma i due discorsi sono collegati.
E alla fine, chi vota e chi voti, ma non c'è una coltura che permetta l'emergere di un'intelligenza politica e di una struttura organica di pensiero - si vota - primarie o no per sopravvivere e non per esistere con significato.

Ottimo, Zau. Hai centrato la questione, che poi era quella che cercavo di mettere in evidenza anch'io.
Anche quanto dice gcanc a proposito della ristrutturazione della sinistra è piebnamente condivisibile, soprattutto riguardo alla comunicazione. Non so cosa abbiano fatto le varie schegge del vecchio PCI in tal senso, ma il PD che ha fatto? Ha creato YOUDEM, la tv dei democratici. Il signor b. oltre ad averr potere mediatico, ha per eccellenza rete4 e Fede (emilio) e solo quello basterebbe a fargli camapgna pubblicitaria.

A me pare che, prima che di un leader, ci sia bisogno di idee definite e riconoscibili.
E di vero coinvolgimento, di coinvolgimento attivo, sul territorio, dei cittadini.
Tutto il parlare che si fa di "giovani" e vecchi", o di "carisma" del capo ecc., pur avendo una sua piccola parte di verità (molte sciocchezze, del resto, hanno anche una piccola parte di verità), non è che chiacchiera e elusione del vero problema: le idee, il progetto, devono (prima di tutto) esserci, e essere giovani e vitali (nel senso di "capaci di comprendere la novità del presente, e di proiettarsi verso il futuro").
Non è detto che i giovani siano di per sé portatori di idee giovani e vitali.
Eccetera.

Concordo con Luciano sull'incongruenza di aprire le primarie al voto di chiunque.

Anna S. non è dettissimo, ma tutto sommato un po' lo è. Alle volte, sapere meno cose aiuta l'intuizione. L'incoscienza ti butta avanti. Ti fa dire, ti fa fare ti fa provare. Io ho esperienza di gruppi politici e non, per esempio di volontariato, o di gruppi di lavoro. So che in ognuno di questi contesti ci sono delle connotazioni analoghe persempio una più o meno flessibile gerarchizzazione dei ruoli e delle competenze. Un'altra costante è che dal basso delle nuove leve - una volta che si sono acclimatati, e tra quelli che si riconoscono nella struttura di appartenenza arrivano sempre nuove cose. C'è da vedere se i vertici accettano un ricambio - che li mette a rischio di marginalizzazione, o lo rifiutano. I migliori gruppi sono quelli dove basso e alto si muovono, i peggiori dove c'è stasi e sclerotizzazione.
Ecco i posti da cui sono scappata a gambe levate, sono stati: il centro di cultura ebraica di Roma (dove si percepisce un tanfo di chiuso tremendo) e la allora sezione DS. Nel primo caso non ho mai aperto bocca, nel secondo caso ho offerto i miei servigi e le cose di che sapevo fare per fare qualcosa di sensato e mi hanno trattata a malo modo - sempre con lo stessso tanfo de chiuso.

Anna, quando parliamo di leader includiamo anche le idee; almeno io lo faccio, altrimenti non avrebbe significato la parola leader stessa. Essere leader, avere carisma non sono orpelli o fiocchi per decorare una testa vuota. Potrai capire tu stessa quanto abbiamo detto finora andando a rileggere i post, basta seguirne il filo.

Per governare in maniera decente un paese non c'è nessun bisogno di un leader che infiammi le folle e faccia impazzire di entusiasmo le persone conducendole all'orgasmo orgiastico dionisiaco. Per governare uno stato servono uomini e donne seri e preparati, che sappiano imparare dai propri errori e che siano in grado di scegliersi collaboratori capaci e sostanzialmente onesti. Certamente in momenti particolari della storia (la lotta all'ultimo sangue contro il nazifascismo, la lotta per la libertà di un popolo oppresso, un cambiamento epocale) sono importantissime le grandi figure (i Garibaldi, i Cavour, i Churchill, i Gandhi, i Mandela, i Martin Luther King...su Obama non dico ancora nulla perchè vorrei aspettare qualche anno). Ma la nostra (e usando il plurale ci metto dentro anche me) smania per il leaderismo nella sinistra italiana temo sia un degradato e degradante impazzimento di derivazione soprattutto mediatico-televisiva, una degradazione della politica, ridotta ai salotti tivù e al loro chiacchiericcio, sottraendo spazio e voce e intervento ai cittadini e alla loro lotta. Ossessionati dalla ricerca der lider de noantri da contrapporre ar Berluscone, stiamo trascurando il resto. E facendo così bruciamo e bruceremo un dirigente dopo l'altro, annoiati come saremo da chiunque, dopo un paio di mesetti della sua leadership, e dunque ne vorremo un altro e poi un altro e un altro ancora, insaziabili e bulemici. Dimenticando che la politica è altro, anche altro, e non si fa solo "alla ricerca del leader perduto".

che poi è il nocciolo della questione.
sono proprio d'accordo luciano.
è l'antiberlusconismo giocato sul suo terreno preferito che ha messo in crisi la sinistra; voler cercare a tutti i costi il personaggio da contrapporre al nano. ma non c'è e non ci può essere per un motivo semplice e banale. chi vota berlusconi ha bisogno di un leader del genere, che interpreti a pieno le proprie aspirazioni: soldi, gnocca, dire e fare tutto quello che si vuole, fregarsene delle regole.
la sinistra è sempre stata più seria. non le servono i leaders. le servono le idee, i programmi, gli obiettivi, che si possono definire solo facendo politica con la base.
poi a guidare il gruppo uno ci arriverà, e magari si prenderà anche più carisma di quanto non meriti solo perchè è alla guida.
non è necessario vincere, tra l'altro. se le persone che vogliono berlusconi sono di più non ci si può fare niente. peggio per loro.
però solo facendo politica seriamente si possono coinvolgere anche alcuni che oggi sono disorientati e pensano che di qua o di là siano tutti uguali.

Luciano, scusami ma non è del genere orgiastico-dionisiaco che parlo quando parlo di leader carismatico che sappia coinvolgere. Magari non è abbastanza chiaro. In ogno caso, tutto ciò che dici è condivisibile, ma spiegami come può un cittadino individuare una persona degna di essere eletta per le sue idee, per il suo modo di fare politica, per il suo modo di curare gli interessi di tutti, per la sua onestà, se non attraverso la comunicazione a tutto tondo.
Io ho 40 anni e ricordo benissimo i comizi politici di un certo calibro. Una volta il politico per eccellenza andava in giro di piazza in piazza a parlare alla gente. Non dico che oggi non lo facciano più i politici, ma con i nuovi mezzi di comunicazione ci si è adeguati al progresso ed è fuori di dubbio, credo, che esista una nuova forma di comunicazione politica. Il saper fare passa anche attraverso quella e se non si è capaci di adattarsi alla nuova comunicazione, allora si dà spazio a chi la sa fare e la sa interpretare. Purtroppo l'immobilismo della sinistra, come lo definisce Zauberei, c'è da questo punto di vista. MOlti giovani vorrebbero mettere a disposizione le proprie conoscenze e le proprie esperienze, ma c'è sempre il fantomatico pseudo-leader di turno che dice "sei giovane, non è ancora il tuo momento".
Dunque, ricapitolando, come posso io individuare la persona che può rappresentarmi in parlamento, che può addirittura essere il capo di governo se non la vedo, la ascolto, se non so che gli passa per la testa?

Sono d'accordo. Io all'epoca non ero del PCI ma pensiamo a Enrico Berlinguer, ora rimpiantissimo da tanti e tanti anche non comunisti: aveva forse qualche tratto caratteristico del leader che ADESSO va di moda e che i guguru dei mass media teorizzano? Manco per idea. Eppure Berlinguer fu uno dei "capi" politici italiani più amati del dopoguerra. Ben più del Craxi (che pur anticipava già molti dei tratti caratteristici del leaderismo divenuto di moda più tardi: protervia, eloquio arrogantello, presenzialismo, mescolarsi con cantanti & C, spregiudicatezza esibita, gusto per i colpi di teatro, pacchianeria scenografica, ciarlataneria, frasi d'effetto, minacce e blandizie, capacità mimetiche).

Però scusate ma...
noi della Sinistra siamo 4 gatti e non riusciamo neppure a metterci d'accordo su che tipo di Leader vorremmo...
Loro, gli altri, la Destra ne ha uno e quasi lo adora...
Sarà che loro son di bocca buona...
ma noi, insomma...pure noi...

Hai fatto bene a citare Berlinguer e Craxi, due leader sicuramente carismatici, ma con due atteggiamenti completamente diversi rispetto alla politica. Ciò che scrivevo stanotte alle 00.16 e seguenti si riferiva proprio al traino che può esercitare il leader di un grande partito, ma con una struttura a sostegno diffusa sul territorio. Il PCI era così, il PSI si stava profondamente trasformando ad immagine e somiglianza di Bettino quando è crollato nel'93 ed è diventato FI. Guarda caso.

mi pare però che oggi si tenda ad attribuire al termine leader un significato diverso da quello che letteralmente ha: capo, colui che è alla guida.
senza tutti gli altri orpelli che si vorrebbero aggiungere, quali carisma, guru, bello elegante puttaniere ricco ecc...
il problema però sta nel come uno diventa leader del suo partito.
berlusconi lo ha fatto tirando fuori i soldi e facendo prima il leader del partito. poi coi mezzi che ha la cosa ha anche funzionato, ma il suo è un caso unico al mondo.
gli altri, tutti gli altri, o vengono designati, come è capitato a veltroni, anche per mancanza di concorrenza al momento, oppure vengono eletti all'interno del partito da parte degli iscritti. prima nelle sezioni, poi i delegati nelle province, nelle regioni e all'assemblea nazionale o comunque si chiami.
e la piramide su cui il leader si appoggia non è fatta, nei partiti seri, da una schiera di lacchè nominati, ma da quelli stessi che la base ha man mano mandato avanti.
così la politica di vertice potrà avere rapporti con la gente.
così la gente potrà condividere.
zapatero non è andato al governo perchè spaccava lo schermo in televisione, ma solo e semplicemente perchè al momento della vittoria socialista il segretario del partito era lui e quindi era il candidato naturale.
ed era arrivato alla segreteria a 40 anni facendo tutto il percorso, nel quale per un giovane in gamba è più facile andare avanti che per un vecchio trombone plurisconfitto.
almeno in spagna, dove i politici nel telegiornale ci sono solo quando serve.

guardate che la spagna non è fortunata perchè ha zapatero, e noi non lo siamo perchè non lo abbiamo.
è esattamente il contrario: è zapatero ad avere la fortuna di avere un partito socialista con delle idee da partito socialista. certamente ha dei meriti in questo, ma se non ci fosse lui, ci sarebbe un altro. è il psoe che è vincente.

Ha ragione Marcob: Zapatero od Obama (o decenni fa in Svezia Olaf Palme o in Francia Francois Mitterand e tanti altri "leader") non nascevano per caso o per opera dello spirito santolaico. Ma perchè in quei paesi le condizioni erano state tali da favorire la loro affermazione. In Italia cosa sta accedendo da un quarto di secolo? Un rimbambimento collettivo, una regressione antropologico-culturale grave e inquietante, un culto dell'immagine (culto che fa saldamente parte della millenaria storia religiosa italiana), una crescente disaffezione verso le istituzioni democratiche: tutto ciò porta a una visione distorta del leader, immaginato come figura miracolistica, come deus ex machina che risolve le situazzzzioni. E se a destra ciò era "normale" (basta pensare al mussolinismo), non lo era a sinistra. Per renderlo possibile abbiamo distrutto ogni esistente forma-partito radicata nel territorio, annientato le tradizioni e i simboli (dalle feste dell'Unità alle sezioni), reciso la partecipazione alla vita associativa del partito, umiliato i militanti e gli iscritti, solo usato (e ridicolizzato) la "base", esaltato le oligarchie autoreferenziali, omologato i comportamenti e i linguaggi dei gruppi dirigenti a quelli della destra. Il risultato è PROSCUIGAMENTO DEI POZZI, TERRA BRUCIATA.

...E QUA VI ASPETTAVO, VECCHI AMICONI DELL'IDEFIX!

E' appunto il milieu sociale, in questo caso politico che crea, elegge, seleziona, forma i leader...

Il leader altro non è che il miglior medium possibile del gruppo che intende (dovrebbe) rappresentare. Altrimenti non sorge come leader, poichè la gente non se lo fila di pezza. Tutt'al più potrebbe esere un leader negativo, di quelli che portano alla rovina un gruppo in cui prevale un masochistico e caparbio o catartico 'cupio dissolvi' (e forse è questo il caso...).

Nei gruppi funzionali o funzionanti, il Leader è quello che aggrega meglio le risorse del gruppo intorno agli obiettivi del gruppo, o che comunque ne garantisce la sopravvivenza e la coesione. Ma è Leader in quanto risulta essere il miglior strumento disponibile per conseguire tali scopi.
Strumento a servizio - più o meno consapevole - del gruppo che rappresenta.Per questo in certi casi decade, in altri se ne va, in altri ancora se lo magnano...

Nel nostro caso il problema è che siamo immersi fino alla gola nel berlusconismo, movimento sociale, culturale e antropologico che determina l'assoluta difficoltà di identificare gli interessi comuni degli individui componenti una comunità o una società complessa. La falsa coscienza che siamo dei superindividui unici e liberi di tradurre in forma edonistica-onanistica ogni complessità sociale e politica è praticamente la nota dominante. E il male, il brutto è e deve essere sempre esterno, estraneo, straniero, mente ci invischiamo complici e collusi nei vizi endemici che tuttosommato ci piacciono e ci identificano come italiani brava gente, sempre furbi, mai costretti a fare davvero sul serio.

E questa oziosa e sospettosa ignoranza condita da volontà di potenza senza giustificazione troa uno specchio ferocemnte fedele nel liderino 75enne che dorme solo 3 ore a notte, perchè altre 3 e tromba e le restanti 2 organizza la rotazione terrestre ed il sorgere del sole del giorno dopo.
...a reti unificate.

Sottoscrivo EL_NINO

Un punto di vista interessante, vi consiglio di leggerlo:
http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/partito-democratico-27/giovani-pd/giovani-pd.html

Io pretendo le primarie per il candidato Presidente della Provincia di Lecce!

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