La mia foto

Contatore Shynistat

  • Contatore

I miei vecchi post del blog Kataweb

Altri vecchi post del blog Kataweb

Blog powered by Typepad
Iscritto da 07/2007

Lettura quotidiana della Bibbia

  • • Da "Giacomo, 1,22": "mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi"
  • Lettura quotidiana della Bibbia

« Un voto (o anche due) per Jacopo Ratini | Principale | Picnic a Hanging Rock »

26/01/2009

Commenti

Feed Puoi seguire questa conversazione iscrivendoti al feed dei commenti a questo post.

Per me NO.

Al massimo le strutture private potrebbero scegliere se essere pro-contro eutanasia e aborto.
Ma come un'esercito di obiettori sarebbe una catastrofre, la sanità pubblica deve essere composta da gente che sa quello che è permesso dallo stato e quello che no e che quindi deve restare a disposizione di tutte le situazioni possibili...

Mah, che dire.
credo che l'obiezione di coscienza se attuata onestamente sia un diritto. Si anche in caso di aborto ed eutanasia. L'obiezione di coscienza copre una situzazione specifica dell'esercizio della medicina, e non è un obiezione tout court su tutta la medicina. Cioè non equivale sotto il profilo logico all'essere contro l'uso delle armi. Che invece prevede un tutto o nulla.
Questo però non legittima la possibilità che nel servizio pubblico, un ginecologo non ottemperi alle sue funzioni qualora vi sia la necessità. Dunque - o il servizio pubblico lo fa lavorare di meno discriminandolo rispetto a chi non obbietta perchè non ottempera alle necessità previste dallo stato - oppure annasse a obbiettare nelle cliniche private, o nel suo studio professionale. se di notte mi servono facciamo 4 ginecologhi, io devo avere 4 ginecologhi interi, non 4 ginecologhi a due terzi.

Io sono dalla parte del ginecologo obiettore ma, purtroppo, non gli posso dare lo stipendio.
...Mica sono un ospedale?
Sono convinto che se si vuole la soluzione si può trovare. In genere si sceglie quel lavoro per dare la vita non la morte.

La mia posizione è molto semplice:
1) tra i compiti specifici dei ginecologi, previsti dalla legge italiana, vi è anche l'interruzione di gravidanza,
2) uno che decide di fare il ginecologo SA quali saranno i suoi compiti,
3) se ritiene che essi siano contrari alla sua coscienza, faccia a meno di fare il ginecologo e scelga un'altra specializzazione.

Le strutture pubbliche dovrebbero garantire tutti gli interventi medici leciti.
Se ci sono in ospedale tanti obiettori da rendere difficile o impossibile praticare gli aborti, la struttura dovrebbe provvedere - assumendo, per esempio, ginecologi "a tempo", oppure non accettando di assumere oltre una certa percentuale di ginecologi che si dichiarino obiettori (le forme in cui garantire il servizio possono essere varie).
Invece capita che qui, in alcune regioni, essere obiettori diventa titolo di merito e base per far carriera. Non so con quanta coscienza, visto che se viene meno il servizio pubblico, le donne sono indotte a rivolgersi a quello clandestino.

Inoltre: mi chiedo che cosa si direbbe nei giornali e cosa direbbero i cardinali che si riempiono la bocca con la "legge di Dio" (non ammettendo che altri facciano supposizioni diverse circa la sua volontà), se medici ebrei si rifiutassero di suturare ferite al pronto soccorso di ospedali pubblici il giorno di sabato, per esempio, oppure se medici, convertitisi al credo dei Testimoni di Geova, rifiutassero di praticare trasfusioni.

Forse si capirebbe infine che non si può assumere nel servizio pubblico personale che non è disponibile a seguirne le norme.

Trovo che gli ''assoluti'' male si applicano al genere umano. Ipotizzare lecito costringere un medico a fare qualunque intervento purche' concesso dalla legge e' inaccettabile quanto il diritto ''in assoluto'' del medico di fare o non fare a sua totale discrezione. In realta' questo e' un falso problema perche' gia' esistono medici che per capacita' o scelta operano spesso in settori limitati della loro specializzazione come vi sono altri che, pur con la laurea in medicina, fanno gli amministrativi o i politici. Nella iper specializzazione di oggi c'e' la possibilita' di diversificare ed indirizzare le personali competenze e preferenze di ogni medico. Un medico, per esempio, potrebbe tranquillamente rifiutarsi di compiere un aborto (a meno che non ci siano altri medici disponibili e la salute della paziente in pericolo) lasciando che cio' sia fatto da un suo collega senza creare grossi disagi ad alcuno.

ehm
temo che er plurale di ginecologo sia ginecologi.
Eh
:)

E' un ragionamento che ho sviluppato anch'io in questo post: http://luposelvatico.blogspot.com/2009/01/giuro-non-lo-volevo-fare-il-post-su.html

Ma non credo che ci sia nessuno che intenda costringere un medico a fare un aborto se non vuole farlo.
Il punto è un altro: e cioè se una struttura pubblica può accettare di assumere una percentuale di obiettori tale da impedire che venga svolto un servizio garantito dalla legge.
Nella regione Lombardia, per esempio, i medici obiettori sono circa il 90% (in questo momento non ho sottomano la cifra precisa): questo significa che negli ospedali lombardi è difficile riuscire ad abortire nei giusti tempi.

Caro Luciano, vedo che ti fai le stesse domande che mi ponevo io nel post relativo all'intervento di Mercedes Bresso.
Ovviamente io credo che il diritto all'obiezione vada mantenuto, ma, appunto, se sei obiettore ti devi astenere dallo scegliere professioni che possano portarti a fare scelte in contrasto con la tua coscienza.
Anche perché se è garantito il diritto all'obiezione, altrettanto deve essere garantito il diritto dell'utente (soprattutto se si tratta di un paziente!) ad ottenere quanto da lui richiesto.
Bisogna pure intendersi su cosa si intende per obiezione: io rispetto moltissimo i soldati israeliani che preferiscono andare in carcere per insubordinazione piuttosto che sparare contro i civili a gaza e che quindi pagano in prima persona il rispetto della loro coscienza, non rispetto affatto il medico che prende tranquillo il suo stipendio e non svolge il suo servizio, per non parlare del farmacista che non si rifiuta di dare il farmaco prescritto.
In questo modo le scelte di coscienza le pagano altri. Io lo trovo indecente, un sotterfugio.

... ops mi è sfuggito un non di troppo. Ovviamente la frase è Il farmacista CHE SI RIFIUTA...

anche a me sembra che l'obiezione di coscienza dei medici sia molto "comoda".
ma il punto penso sia quello posto da anna: io penso addirittura che una struttura pubblica non debba assumere medici obiettori. anzi che all'atto della assunzione faccia sottoscrivere l'impegno a svolgere la prfessione secondo quanto prescritto dalle leggi dello stato al momento dell'entrata in servizio.
credo che di obiettori ce ne sarebbero molti meno.
d'altra parte, avete mai sentito parlare di obiettori di coscienza in banca che si rifiutino di vendere titoli tipo cirio o parmalat? la banca ti licenzia su due piedi per giusta causa e non trovi nessun giudice che le dia torto.
e come mai nessun prelato ha mai invitato i bancari a fare gli obiettori quando si rischia di rovinare tanta gente?
ergo, io credo, che si possa tranquillamente fare obiezione di coscienza, purchè lo si faccia con serietà. un ginecologo serio che sia convinto che l'aborto sia un omicidio deve uscire da una struttura che lo pratica, e combattere.

Condivido quanto dicono Anna e Marco.
L'obiezione non può essere ad intermittenza o quando fa comodo. Le strutture pubbliche non dovrebbero assumere ginecologi obiettori, poiché il diritto all'assistenza ce l'hanno tutti i cittadini, anche per un aborto ed un medico non può tirars indietro di fronte alla legge. Gli obiettori hanno tutto il diritto di scegliere di non praticare l'aborto o qualsiasi altra cosa vada contro i loro principi, ma non possono farlo in una struttura ospedaliera pubblica. E comunque, l'obiettore coerente dovrebbe scegliere un'altra strada professionalmente parlando, non quella della medicina, o almeno scegliere in coscienza una specializzazione che gli eviti certe scelte ardue.

Si ecco, io quoto MArcob.
Cioè fai ir ginecologo ma nello studio tuo.
Non ci vedo contraddizione perchè sinceramente è una posizione che capisco. Non la faccio mia, perchè penso a molte cose, ma se tu sei proprio integralmente convinto di arrecare un danno ci credo che tu non lo voglia arrecare - solo che questo è in conflitto con le leggi dello stato, e l'etica richiesta dallo stato. Il quale ha necessità di una copertura totale.
Esercita in una struttura tua. Credetemi non mancheno.

Diciamolo chiaro: i (pochi e sempre meno numerosi)medici che continuano a praticare le interruzioni volontarie di gravidanza in base alla legge 194/78 NON hanno alcun vantaggio di carriera, dato che fanno qualcosa di poco remunerativo, fastidioso, sgradevole e pubblicamente (in questo paese di ipocriti) disdicevole. Mentre i (sempre più numerosi) medici obiettori di coscienza, amati dal Vaticano e da tutti i suoi succubi, hanno più tempo e più occasioni per pensare alla propria carriera e al proprio dinèro.

Ho deciso: domani, a scuola, obietterò.

Siccome sono ateo, da domani non parlerò MAI PIU', durante l'ora di storia, di NESSUNA religione.
La mia coscienza di ateo me lo impone!
E cosa c'è di più importante al mondo del mio cu... ops! Della MIA coscienza?

E non provate a obiettare NIENTE: non ho nessuna intenzione di cercarmi un altro lavoro, sapppiàtelo.

Non obiettate, altrimenti siete degli spregevoli laicisti. Vergogna!

tic

P.S.
In fondo ne ho parlato pure qui...
http://tic-talkischeap.blogspot.com/2009/01/lacqua-calda-di-ezio-mauro.html

Io sono un cristiano, valdese e laicista.

hai ragione...

Il medico nasce per la vocazione, che diventa poi anche il suo dovere, di curare e se non può, di alleviare le sofferenze degli ammalati.
Nessun medico si rifiuterà mai di procurare un aborto che sia davvero terapeutico.
La soppressione di una vita,(sia pur riferendoci a quella che si svolge, dal momento del concepimento per nove mesi, nel grembo materno), è in tutti gli altri casi qualcosa che va nella direzione diametralmente opposta al concetto,alla definizione,alla vocazione all'essenza tutt'altro che distruttiva e soppressiva della vita del medico.
Quando non ci sono condizioni patologiche che rendano l'aborto necessario a salvaguardare la salute o addirittura la sopravvivenza della donna,nasce il problema.
In altri casi bisognerebbe intervenire solo quando, con assoluta certezza, la gravidanza
costituisce grave pregiudizio all'equilibrio psichico e alla salute mentale della donna.
Fuori da questo ambito non ci si può appellare, per realizzare un aborto, ai doveri del medico.

La consuetudine con la quale oggi si ricorre alla pratica dell'aborto, mi fanno invece pensare che pochissimi siano quelli davvero terapeutici e che ci sia,piuttosto, solo molta irresponsabile superficialità e disinvoltura nella pratica sessuale; pensando all'aborto come ad una semplicissima soffiata di naso in caso di raffreddore.

Certo: l'aborto viene usato (da queste svergognate donne rafreddate che starnutano non moccio ma feti) come un semplice e comodo anticoncezionale. Peccato che la Chiesa cattolica vieti anche educazione sessuale, pillola, preservativi, spirale, diaframma e quant'altro.

Parliamo di medici e di aborto.
Di Chiesa cattolica, educazione sessuale, pillola, preservativi, spirale, diaframma e quant'altro......abbiamo poco da discuterne;sicuramente la pensiamo alla stessa maniera.
Per il resto spero di essere un buon cristiano.
Ad essere un buon Cattolico so bene che non ci riuscirò mai e, per molti aspetti, contento e convinto di non riuscirci.

giuseppe, scusami, a parte i casi personali, dovremmo smetterla con la storia che un medico nasce per vocazione.
perchè può essere vocazione anche quella di chi vuol fare il giudice, l'avvocato, l'architetto o il biologo.
ma non c'è vocazione che possa consentire ad un giudice di amministrare la legge secondo le sue credenze tradendo le leggi dello stato.
e così per tutti gli altri.
sarà certamente molto più difficile che in fonderia uno ci vada a lavorare per vocazione, ma anche lì le regole vanno seguite.

Questa storia della vocazione può essere valida, ma per pochi, pochissimi. Io ho i miei seri dubbi sulla "vocazione" di tanti baroni e figli di baroni, nipoti di baroni e discendenti vari, delle italiche università.
Si parla di obiezione, giusto? Ogni medico ha il diritto di obiettare all'aborto o all'eutanasia, ma ripeto quanto ho detto nel commento precedente, nessun medico che lavora in strutture pubbliche può sottrarsi al proprio dovere, che non è solo un dovere "morale" di salvare vite e curare i malati, ma un dovere civile di seguire le leggi del suo Stato. Se vuole obiettare, lavori in privato.

Questa idea paternalista e idiota e al solito sessista, che le donne che decidono di abortire lo facciano in tutta leggerezza devo dire, la trovo una cosa veramente irritante - mi riferisco a Giuseppe. E mi infastidisce il trattare la questione riferendosi alla madre come complemento oggetto e non come soggetto.
E non possiamo negare che c'è un problema di fondo tra antoabortisti e abortisti e questo problema NON è come si dicono l'un l'altro - la salute psichica della donna - che ipocrisia. Chi ha a cuore la salute psichica della madre pone fin dall'inizio la questione in altri termini. Il problema è se io che già ci sono ho più o meno diritti di decidere se amministrare o meno, la generazione. Se ho il diritto di decidere di diventare genitore o meno. Lo stato mi riconosce questo diritto e questo si traduce in un ordinamento giuridico. Dunque il problema non è la vocazione ma come una scelta etica individuale trovi posto nello stato. Il che come spesso con i cattolici ha questa fastidiosa peculiarità non si limita a se stessi, ma vuole giuridicamente imporsi agli altri.
Aggiungerei - maschi, cattolici.

Zauberei, sottoscrivo tutto il tuo intervento, puere le virgole.
Capitolo vocazione del medico: ma fatemi il piacere!!! E' una professione, una professione che dà prestigio e potere e anche tanti bei piccioli.
Ci sarà pure qualcuno che la sceglie per vocazione, ma in genere le motivazioni sono ben più prosaiche.
E perché nessuno parla che ne so... dei veterinari per vocazione?
Purtroppo nei confronti dei medici c'è una sorta di sudditanza psicologica che li fa percepire ancora come una casta di iniziati che hanno il potere di risanare e i medici ne sono perfettamente consapevoli

zauberei non voglio discutere sulla leggerezza delle donne che vanno ad abortire. Sicuramente non è MAI bene generalizzare e se ho dato l'impressione di averlo fatto mi dispiace e se l'ho fatto ho commesso un errore e me ne scuso.Pittosto il problema riguarda le coppie e sono daccordo con chi è favorevole ad una maggiore educazione sessuale e sui metodi contraccettivi.

Eviterei di aprire discussioni sul sessismo e maschilismo,(tra l'altro già oggetto di discussione in altro più vecchio post di Luciano); sessismo e maschilismo non mi appartengono e respingo l'accusa.

Sulla questione attività del medico e sue implicazioni,per quanto mi riguarda non cambio idea, sono convinto perchè le vivo in prima persona e colgo l'occasione per rispondere anche marcob, unitamente ad Alessandra ed Eeka inquanto, più o meno, muovete le stesse contestazioni al mio ragionamento.

Alessandra hai ragionissima quando parli dei "..baroni e figli di baroni, nipoti di baroni e discendenti vari, delle italiche università". Ma purtroppo se, almeno nei ragionamenti, non ci astraiamo(o meglio "estraiamo") da questa realtà,da questo mondo che sta diventando per molti aspetti, sempre più infame,non recuperiamo,non salviamo neppure tra noi, che amiamo ancora la logica,e il mondo come dovrebbe andare (e non come purtroppo va),un minimo di verità. E' logico che in un mondo dove le madri uccidono i figli,i figli uccidono le madri ed i padri; molti si fanno preti per nascondere tendenze pedofile,(o per assecondarle meglio), in un mondo dove per i politici diventa sempre più normale rubare e restare impuniti; per alcuni poliziotti essere corrotti; per qualche infermiere falsificare le cartelle cliniche e uccidere i malati, ci possiamo anche mettere i medici con il nuovo obbligo di sostituirsi allegramente ai preservativi.
Cerchiamo almeno noi, di non perdere d'occhio,almeno la logica dei ragionamenti e l'essenza delle cose.
Se non vogliamo accettare che lo stravolgimento della logica diventi la regola,allora dovete accettare che quando si parla di medici bisogna necessariamente pensare alla vocazione intesa come trasporto verso una specifica attività, svolta, assecondando il proprio talento naturale, con passione e dedizione. Ripenso ai valori che hanno illuminato e guidato tanti medici bravi,(soprattutto nel passato), ricercatori, studiosi, scienziati.
Avere vocazione per....significa semplicemente provare trasporto verso...; sentirsi portato a fare.....

E' normale che si può cercare di diventare medici solo perchè si pensa che da medici si possono...far soldi, o per diventare baroni delle università, per il potere che questo può dare; sicuramente costoro non avranno problemi a sostituirsi ad una pillola anticoccezionale. Ma se vogliamo credere ancora che la regola di un mondo sano è che il sacerdote senta davvero il sacerdozio, il poliziotto il senso dello Stato, che il politico non rubi (almeno non alla luce del sole) e l'infermiere assista coerentemente gli ammalati ecc.,bisogna ritenere che si diventi medici per passione e amore per la medicina e che la funzione e il DOVERE del medico debba restare la salvaguardia della salute e della vita dei suoi pazienti, e semmai al solo poterne alleviare le sofferenze. Nessuna legge dello Stato infatti a tutt'oggi, se le andate a leggere bene,neanche quella sull'aborto, sovverte questo principio.
Il medico non è l'esecutore materiale di qualsiasi volontà di un undividuo,come Voi erroneamente pensate che debba essere, ma solo della volontà di curarsi di quell'individuo. Il medico prescrive una terapia, non se la fa dettare dal paziente. Non ha altri doveri, neppure quello di costringere un ammalato alle terapie.

Nessuna legge dello stato che si rivolga al dovere dei medici inquanto tali, potrà ritenere che i medici abbiano il dovere di praticare l'aborto non terapeutico, A MENO CHE non si faccia prima una legge che modifichi definitivamente la figura del medico e gli ampli i doveri da compiere oltre quello di curare i malati.

Ora tralasciando l'aborto, ma rispondendo ad Alessandra che dice:”… nessun medico che lavora in strutture pubbliche può sottrarsi al proprio dovere …” vi ricordo che esistono stati che con le loro leggi obbligano i medici a fare altro. Negli stati nei quali è prevista la pena di morte, ad esempio, spesso gli esecutori sono medici. Ma in quel caso sono per legge chiamati a fare altro, non
svolgono, certo, la funzione di medici. Non confondiamoci, per favore; la parola medico, almeno in italiano, ha un significato preciso.
Quei medici, di fatto, hanno una doppia attività, sono medici quando fanno i medici, e come seconda attività fanno i boia per lo Stato, ma potrebbero fare gli elettricisti, se lo sapessero fare.
Fare il medico...è un'altra cosa.

Ora non creiamo equivoci,parlo di stati che obbligano per legge i medici a fare qualcosa che non sia strettamente legato al concetto ed alla missione del medico; non assimilo né paragono assolutamente l'aborto (e tanto meno l'eutanasia)alle esecuzioni capitali; sono un po' lungo proprio perchè memore di discussioni con marcob nate, a volte, sulla base di equivoci per mia brevità, e spero di chiarire fino in fondo il mio pensiero.

Sulla eutanasia,sarei anche daccordo, quando non sia un suicidio assistito di chi non è in uno stadio terminale di malattia. Infondo potrebbe far parte del compito del medico di alleviare le sofferenze di un ammalato. Ma c'è sempre da discutere se sia più giusto in alternativa l'uso di farmaci che lo mettano in coma farmacologico.

Infine perchè scindere il medico dall'uomo?
Il medico è una persona con la sua spiritualità, il suo credo.

Giusto per fare un esempio: SAREBBE GIUSTO se una legge dello stato chiedesse a Luciano Comida (cito lui ringraziandolo per l'ospitalità e l'argomento del post) in quanto scrittore, di scrivere o tenere una lezione in una scuola, dai contenuti contrari alla Religione Valdese? Lo farebbe solo per continuare a fare lezioni nelle scuole? Io dico di no. Sarebbe giusto dirgli: allora se non rispetti questa nuova regola non potrai pubblicare libri e non farai più lezioni nelle scuole e in alternativa cambia mestiere? Piuttosto lo immagino con barba e capelli rizzati in testa a scrivere fiumi di post di protesta sull'argomento, o incatenato a qualche obelisco a Roma prima di espatriare.
E noi sicuramente staremmo con Lui, me compreso e innanzi a tutti.
Scusate la lungaggine.

Giuseppe, faccio un'unica (pignola) precisazione: non esiste la religione valdese. Così come non esiste la religione cattolica.
Quella valdese, quella cattolica romana, quella luterana, la serbo-ortodossa, la greco-ortodossa, l'episcopale, l'anglicana eccetera eccetera sono soltanto "chiese" (cioè modi di organizzarsi) cristiane. La religione (io preferisco il termine "fede", privo del senso di costrizione) è il cristianesimo.
ULTIMA AGGIUNTA: a differenza dei medici, gli scrittori non hanno obblighi di legge specifici della loro attività. Non esiste nessuna struttura pubblica nella quale lavorano gli scrittori.
GLI ABORTI: certamente molti aborti sono causati dalla mancata contraccezione (anche se la legge 194 parla chiaramente. L'articolo 4 dice: 4. "Per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico...(OMISSIS) o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia")
Il punto è che andrebbe fatta una seria educazione sessuale che, senza le fissazioni delle gerarchie cattoliche, permetta alle persone un migliore e più felice rapporto con la sessualità, a partire dalla conoscenza del corpo, dell'affettività, dell'empatia, del piacere. E dei metodi contraccettivi. In un paese come l'Italia (dove spadroneggia la sessuofobia vaticana) gli anticoncezionali sono e saranno osteggiati. Per non parlare di corpo affettività empatia piacere.
Cosa siamo? Un paese di sporcaccioni sessuofobi.

Luciano prendo atto di quanto mi precisi su fede e religioni. Per il resto non mi pare che andiamo molto in antitesi.
E' ovvio, comunque che facendo l'esempio su di te,per poco calzante che fosse, intendevo dire che uno stato che rispetti i suoi cittadini non può non tenere conto della fede dei cittadini. Infatti la legge, all'articolo 9 prevede e riconosce sensa riserve l'obiezione di coscienza del personale sanitario tranne quando,come ho sempre sostenuto "...l'intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo".
Quindi, a tutt'oggi, gli unici medici che non rispettano le leggi dello Stato sono coloro che praticano l'aborto oltre i termmini di legge e in maniera clandestina.

sarò antidemocratico, ma penso che un medico che non voglia praticare aborti non debba fare il ginecologo. Punto. Faccia altro. Magari l'ateo devoto.

lo so, che il personale santitario può obiettare. Ma io (nel mio post) dicevo una cosa diversa: davanti a un aborto, ai medici NON dovrebbe essere permesso di nascondersi dietro l'obiezione di coscienza.

Io sono d'accordo su alcune cose che dici Giuseppe - nessuna professione si scinde dall'uomo, e sono anche d'accordo sulla teoria della vocazione medica.
Questo infatti mi porta a non essere d'accordo con l'uomo in questione e l'articolazione di alcune sue opinioni in merito. Compreso il modo di interpretare la professione in un modo di scavalcare l'individuo. Eppure il medico Giuseppe non lo scavalca mai l'individuo se l'individuo lo segue lo fa scientemente, non perchè il medico si prende cura della sua esistenza a prescindere dalla sua soggettività.
Come dimostra il fatto che la mamma della mia amica ha un tumore al cervello, ma cosa fare di questo tumore al cervello considerando il calcolo delle conseguenze spetta alla mamma medesima della mia amica. Il medico può solo dire cosa è per lui meglio. ma non può darle una randellata e operarla comunque. Io sono psicologa e non di rado, forse ancora più spesso so che nella mia pratica professionale ci si scontra contro la roccia della individualità altrui, e credo che sia etico, deontologicamente etico includere questo rispetto nel mio sguardo professionale. Se estrometto il soggetto il rimedio è peggiore del danno. E questo vale anche nella delicata questione dell'aborto.
Sempre estromettendo le questioni di femminismo e sessismo, non solo per tua richiesta ma perchè nonostante la buona fede mi spiace io ti avverto sessista e maschilista ugualmente, e quindi mi parrebbe inutile. Il solo fatto che tu pensi che il problema del femminile possa essere tranquillamente escluso dalla questione dice comunque molte cose.
In ogni caso - nè io nè Luciano abbiamo mai detto che l'obbiettore non agisce in termini di Legge. Il post si interrogava sulla opportunità di questa Legge.
Legittimissima domanda.
Poi ognuno pensa come preferisce.

Nel Vangelo, Gesù dice: "il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato".
Analogamente, i medici esistono per il malato e non il malato per i medici.
Ha ragionissima Zauberei a sottolineare che l'aborto è una questione delicata. Io aggiungo che ogni aborto è un dramma e una sconfitta. Da cristiano trovo orrendo che certe chiese (la cattolica in primis) aggiungano, a questo dramma, anche insulti privi di qualsiasi fondamento ("l'aborto è un omicidio") e la condanna morale.
Non nego certo che qualche donna possa ricorrere all'aborto per annullare un grave errore o una stupida leggerezza, ma la maggioranza delle interruzioni di gravidanza sono dovute a motivi profondi.
E nessuna donna abortisce per sfizio o per divertimento.

Luciano non capisco perchè parli di nascondersi dietro l'obiezione di coscienza!!!
Ti sembra così impossibile che oltre te, anche i medici abbiano una coscienza? Oppure vuoi fare il processo alle intenzioni per stabilire chi mente e chi no?
Spiegami allora quale motivo avrebbe un medico per rifiutarsi di praticare un aborto, se non fosse davvero cristiano e convinto che l'essere che cresce nel grembo materno è già vita.
Inoltre parliamo di leggi dello Stato? o di quelle che vorresti tu?
Quando si parla di medici,si parla di patologie, dico malattie,di protocolli terapeutici medici e chirurgici, di ricerca, di lotta per la vita.

giuseppe,
quando ti contesto la storia della vocazione, lo foaccio solo perchè in nome di questa parola poi si può giustificare tutto, incluso l'obiezione di coscienza.
il mio intento era solo quello di riportare le cose in terra e discuterne serenamente senza infilarci dentro fedi, vocazioni o altro.
un ragazzo sceglie di studiare medicina certamente perchè questa materia lo appassiona. un amico mio, fin dalle scuole medie diceva che voleva fare il magistrato e tutto quello che aveva a che fare con la giurisprudenza lo appassionava. possiamo chiamarla vocazione, possiamo chiamarla passione, o possiamo anche non chiamarla nada, ma oggi, che è magistrato, non può sottrarsi a niente di ciò che il suo contratto con lo stato gli chiede di fare, nè in nome della vocazione, nè in nome di fedi religiose o di convinzioni di qualsiasi tipo.
è anche chiaro che il mondo non gira come vorremmo che girasse, che i figli uccidono i genitori e viceversa, che i politici rubano ecc... ma questo che significa? che tutti ci dobbiamo astenere dallo svolgimento dei compiti che ci sono assegnati solo perchè non ci va di assolvere ai nostri doveri?
e se il parlamento dovesse approvare per legge la pena di morte, che dovrebbe fare un giudice che in coscienza sia contrario e la consideri omicidio?
io la mia risposta ce l'ho, anche se sono il primo a sostenere che dal dire al fare...
dimettersi dalla magistratura ed emigrare.
solo questo chiedo ai medici obiettori, anche se capisco che "solo" è eufemistico:
dimettersi dall'ospedale e andare a lavorare da un'altra parte.

Senza poterlo immaginare, Marcob ha risposto anche per me.
Riaggiungo solo quanto avevo già scritto qualche decina di commenti fa:
"i (pochi e sempre meno numerosi)medici che continuano a praticare le interruzioni volontarie di gravidanza in base alla legge 194/78 NON hanno alcun vantaggio di carriera, dato che fanno qualcosa di poco remunerativo, fastidioso, sgradevole e pubblicamente (in questo paese di ipocriti) disdicevole. Mentre i (sempre più numerosi) medici obiettori di coscienza, amati dal Vaticano e da tutti i suoi succubi, hanno più tempo e più occasioni per pensare alla propria carriera e al proprio dinèro"
Per non parlare dei disgustosi personaggi che fanno gli obiettori nelle strutture pubbliche ma gli abortisti nelle cliniche a pagamento.

Giuseppe, in linea teorica condivido il tuo discorso circa la logica che va applicata a certi ragionamenti, perciò ti faccio un esempio pratico di quanto intendevo dire nell'altro post:
anche mio marito, come te, è medico. Sua madre è ostetrica, ora in pensione, ma ha lavorato per più di 40 anni. Al momento della specializzazione di suo figlio avrebbe preferito che lui scegliesse ginecologia, ma mio marito si è rifiutato poiché, in prospettiva di un lavoro in una struttura pubblica, non aveva intenzione di praticare aborti (nemmeno quelli "terapeutici"), né di fare l'obiettore, poiché a prescindere dalle sue idee sull'aborto, riteneva e ritiene che sia giusto che una donna decida per se' stessa in caso di gravidanza non desiderata o a rischio e che in alcun modo certe scelte debbano essere giudicate. In buona sostanza, non è contrario alla legge sull'aborto.
Forse per ironia della sorte, essendo oggi ematologo,si ritrova a fare anche assistenza domiciliare (trasfusioni), oltre al suo lavoro in ospedale, e spesso trasfonde persone senza speranze di sopravvivenza, malati di cancro in fase terminale, o malattie di vario genere. Due volte su tre, quando torna a casa dopo aver assistito un malato terminale, impreca contro l'accanimento terapeutico, ma da medico sa che non può sottrarsi al suo dovere, anche se in scienza e coscienza preferirebbe lasciar andare un corpo martoriato e senza speranze. Dunque l'obbligo di legge per un medico è la conditio sine qua non, a prescindere da quanto quel medico preferirebbe fare o non fare.

Anch'io penso che talvolta l'aborto venga usato come "terapia contraccettiva", ma penso anche che nessun uomo potrà mai sapere quello che prova una donna quando per ragioni varie è costretta ad abortire.

In conclusione, una persona che vuole fare il medico deve ricordare sempre, a mio avviso, sia il giuramento di Ippocrate che i suoi doveri di cittadino, proprio perché, come tu stesso hai sottolineato, l'uomo ed il medico non sono scindibili nel loro essere.

marcob. E' vero: il mondo non gira come vorremmo. Infatti ora la legge italiana non è quella che vorresti tu. Infatti la legge 194/ vede possibile l'obiezione di coscienza. Quindi nessuno si dimette e nessuno espatria.


Alessandra tuo marito ha ragione. Ci sono stato nelle sale di rianimazione. So cosa vuol dire. Altro è raccontare le sofferenze di un malato terminale, altro è vivere insieme a lui il respiro affannoso degli ultimi giorni di vita, i rantoli di un sub-edema polmonare in un paziente che ancora lucido si rende conto del suo dramma e vorrebbe invece di dopamina e dobutamina, una fiala di cloruro di potassio; e invece stare lì a somministrargli ancora farmaci, a fargli aspirare ancora i muchi dalle vie respiratorie. Ma quello non è accanimento terapeutico, è cercare di non abbandonare un paziente che senza quei farmaci e senza l'assistenza della rianimazione o di una UTIC soffrirebbe molto dippiù prima di spirare. Comunque proprio per queste mie esperienze in un commento precedente ho detto che sulla eutanasia ci sarebbe poco da discutere.
Ciao e buona giornata.

no giuseppe, continuiamo a non capirci. pazienza.
io non voglio la legge italiana come pare a me. tant'è che non sono entrato nel merito dell'aborto o dell'eutanasia.
parlavo solo di deontologia profesionale. se scelgo di lavorare per un ente o un'azienda che ha delle regole, penso di doverle seguire. se le regole non mi piacciono, lavoro da un'altra parte.
medico o non medico, vale per tutti.

Giuseppe, intanto buona giornta anche a te, soprattutto per il lavoro che fai (ma credo che questo post lo leggerai a giornata conclusa).

Vedi, la questione di cui stiamo parlando non è se siamo o meno a favore dell'aborto o dell'eutanasia e ovviamente lo sai bene anche tu. Abbiamo capito che sull'eutanasia condividiamo lo stesso punto di vista (o meglio, ti ho spiegato quello di mio marito, ma anch'io sono a favore).
Stiamo parlando di obiezione di coscienza, perciò vorrei restare sul discorso, o meglio sul dubbio, che Luciano ha proposto col suo post: l'obiezione di coscienza è sempre un diritto? A mio parere no (e credo si sia capito chiaramente), poiché deontologicamente, come dice Marco, e civilmente esistono degli obblighi ai quali una persona non può sottrarsi. Quella persona avrà problemi di coscienza, di fede, di morale? Si, li avrà, ma può scegliere di non proseguire nella professione che ha scelto se questa comporta una obiezione continua e costante. Qui non si parla di obiettori contro le armi o la pena di morte, ma di medici obiettori, cioè di professionisti che devono attenersi alle regole del servizio pubblico per cui lavorano. Per questo ti ho riportato l'esempio di mio marito sul post precedente: se fosse stato ginecologo, si sarebbe sottratto, con l'obiezione di coscienza, al suo dovere di legge (anche se quella legge gli permette di obiettare), ma poiché sa di dover seguire le regole fondamentali della sua professione, della categoria a cui appartiene e del paese in cui vive,ha preferito un'altra specializzazione e ti assicuro che se fosse obiettore (ma non lo è) sull'eutanasia (non ancora attuabile in Italia), in qualche modo si sentirebbe in dovere di rivedere la sua posizione professionale.

Mi pare che, grazie allo scambio di opinioni (alcune piuttosto accese), ci siamo abbastanza chiariti le idee: non solo su quanto pensiamo noi stessi, ma anche su quanto pensano gli altri.

marcob
Detta così, come la dici tu:"...se scelgo di lavorare per un ente o un'azienda che ha delle regole, penso di doverle seguire...", non si può non dirti:"hai ragione da vendere". Il problema è che secondo me quì la questione va posta in altri termini.
Mi spiego, o cerco di farlo.
A parte che la regola, appunto, almeno per il momento è:"puoi praticare l'aborto o dichiararti obiettore di coscienza", il problema piuttosto è se è giusto oppure no che una donna, che decide di abortire, si senta rispondere di no da un medico.
L'aborto, a mio avviso, non può essere posto come una regola aziendale da seguire, non solo perchè non c'è nessuna regola sanitaria che obbligha una donna ad abortire, (neppure per gli aborti terapeutici si può obbligare una donna a farlo), ma anche perchè, non avendo stabilito unanimamente se l'aborto sia omicidio oppure no, tranne per quelli terapeutici,non si può obbligare un medico a farlo,nel caso egli pensi che lo sia.

Non so se sono riuscito a spiegarmi.
Ora non capisco Alessandra quando pone la differenza con la, ritenuta possibile, obiezione di coscienza dei militari ecc. scrivendo:"...Qui non si parla di obiettori contro le armi o la pena di morte..", si, ma, per chi ci crede, non dico di omicidio, ma pur sempre di sopprimere una vita si tratta e si discute!
Vedi marcob, mi ha fatto più riflettere l'esempio che hai portato qualche commento fa sul magistrato che ".. se il parlamento dovesse approvare per legge la pena di morte...dovrebbe dimettersi dalla magistratura ed emigrare", ma poi mi sono detto che anche i magistrati, quando non fossero ricattati e costretti a farlo per salvarsi, nelle democrazie appena un po' decenti(compresa quella americana dove ancora in alcuni stati esiste la pena di morte) conservano pur sempre una loro autonomia decisionale e possono non condannare a morte commutando le pene. Ma non cambiamo argomento;piuttosto non dimentichiamo che la parola medico, etimologicamente parlando, dal latino medicus, da medeor vuol dire curare le malattie e il medico è colui che conosce ed esercita l'arte di curare le malattie e il suo verbo derivato "medicare" significa praticare cure necessarie a far guarire.
Come vedi l'aborto non terapeutico è una pratica che, già per definizione, esula completamente dal ruolo che spetta al "medico" e che richiede un animo ed una psicologia che, per logica,almeno sul piano teorico, sarebbe in forte contrasto con quella che serve per fare il medico. E' chiaro che poi la fede religiosa può complicare o facilitare le cose e portare a scelte diverse. Ma non si può parlare di ruolo spettante al MEDICO, che si dica medico. Cioè una azienda non può assumere elettricisti e poi chiedergli di fare...gli idraulici.
Bisognerebbe allora, dico io, istituire,formandolo e preparandolo adeguatamente, personale ospedaliero che pratichi solo aborti (parliamo sempre di quelli non terapeutici), prevedendo la presenza del medico chirurgo nella sala operatoria pronto ad intervenire solo in caso di complicanze operatorie che mettano la madre in pericolo di vita; allora si che non sarebbe ammessa l'obiezione di coscienza da parte di alcuno.
Spero, se non di aver convinto delle mie ragioni, almeno di aver chiarito il loro filo logico.
Ciao marco, Alessandra e Luciano.

E che è successo ? Son spariti tutti i commenti...

Sarà stato un momentaneo intoppo di Typepad: ora ci sono tutti. Almeno che io sappia...

I commenti per questa nota sono chiusi.

Motore di ricerca del Ringhio di Idefix

  • Si clicca su "Motore di ricerca", si apre un link, si clicca su "Ricerca personalizzata" e si usa come il normale Google. Solo che la ricerca è interna al blog

giugno 2015

lun mar mer gio ven sab dom
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30