La mia foto

Contatore Shynistat

  • Contatore

I miei vecchi post del blog Kataweb

Altri vecchi post del blog Kataweb

Blog powered by Typepad
Iscritto da 07/2007

Lettura quotidiana della Bibbia

  • • Da "Giacomo, 1,22": "mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi"
  • Lettura quotidiana della Bibbia

« Adolescenti, scuola media e fragola sintetica | Principale | Infuso allo zenzero (e altro) »

03/10/2008

Commenti

Feed Puoi seguire questa conversazione iscrivendoti al feed dei commenti a questo post.

si potrebbe accarezzarlo con la carta vetrata e ripetere il trattamento su se stessi. ma poi bisognerebbe scartavetrare anche tutti quelli che hanno diffuso la convinzione che gli immigrati sono "il problema".
poi sarebbe la volta di tutti quelli che invece dicono che gli immigrati non sono il problema perchè "ci servono". alla fine bisognerebbe salvare quei pochissimi che non parlano di extracomunitari o di immigrati ma solo di persone, che hanno il diritto di esistere non solo perchè sono capaci di fare i lavori che a noi non verrebbe mai in mente di fare, e che in molti casi sono trattati come schiavi in un paese che dovrebbe aborrire la schiavitù e che la maggior parte di noi vorrebbe diligenti e operosi sul posto di lavoro, ma inesistenti fuori nelle ore libere.
allora forse scartavetrare il ragazzo non servirebbe a niente. però si potrebbe sempre pensare: "sono proprio una merda se mio figlio è venuto su così"

Un mea culpa ci starebbe senz'altro bene!
Cristiana

Scartavetrare è poco,Marco.
Si, i responsabili di questa violenza razzista sono tanti,oltre i picchiatori minorenni, ma se io fossi il padre di uno di loro mi darei martellate sulle palle e se fossi la madre mi farei legare le tube.
Questo solo come inizio; dopodiché andrei con tutta la bella famigliola in una comunità per essere rieducata.
Ma il punto è: quali e quanti, tra i genitori di questi picchiatori dell'ultima ora, sono davvero consapevoli della loro parte di responsabilità per quello che è accaduto?
E vogliamo dimenticare questi policanti di merda di questa italietta attaccata alla canna del gas?
Perdonate il linguaggio, ma sono incazzata.

Se avessi un figlio razzista e violento, dovrei trovare il coraggio di andare con lui e con tutta la famiglia a vivere per un mesetto in uno dei luoghi da cui provengono i tanti disperati "extracomunitari" (e sempre di più ne verranno).
E magari proverei a lasciare per un mese la mia casa alla famiglia di uno di loro.
Forse al ritorno saremmo un po' meno fifoni.

Ma se io fossi razzista quel coraggio non lo troverei perché io credo che un razzista violento sia prevalentemente un egoista pauroso.

Sempre sul razzismo: a Milano una maestra ha consigliato a un bambino di colore di "tornare nella giungla". Triste l'episodio ma ancora più triste il commento della povera preside, che riporto qui:

"«Martedì mattina — racconta la preside, Maria Cristina Rosi — i genitori del piccolo erano nel mio ufficio. Mi hanno raccontato tutto, lasciandomi senza parole. Dopo tre minuti ho convocato la docente. Mi tremava la voce per l'indignazione». Nessun licenziamento. Tantomeno sospensione. «Non abbiamo il potere per emettere certi provvedimenti — confessa la dirigente — e questo mi distrugge».

E ancora:

«Unico rimedio possibile: ho consigliato alla maestra di mettersi in malattia»

A calci...a calci andrebbe cacciata questa stronza, altro che malattia.

Se avessi un figlio razzista, non lo scartavetrerei, non lo riempirei di botte, probabilmente cercherei di parlarci, forse lo obbligherei a dialogare con me sul perché di questa suo comportamento. Poi, avendone la possibilità, lo manderei a servizio per un certo periodo in una famiglia di rumeni o nigeriani o chessò io, in modo che si sentisse minoranza e sottomesso in un contesto di persone che solitamente sono minoranza e sottomesse.

Poi io me ne andrei in analisi da un buon psicanalista.

Che bei commenti, pieni di rabbia civile.

ieri parlavo di quante ingiustizie si subiscono tutti i giorni.
spesso si ingoia, per paura, per evitare contrasti, per tenersi il posto, perchè si è impotenti (come la preside citata da offender, che scandalo!)
ma indignarsi basta, luciano?

La rabbia, Luciano, per quanto terapeutica all'atto pratico serve a poco. Bisognerebbe che ognuno di noi imparasse a rinunciare a qualcosa, a metterci del proprio. Bisognerebbe che avessimo il coraggio di mettere in discussione noi stessi, i nostri figli, la la nostra famiglia, la sicurezza delle nostre quattro mura. Perché non solo abbiamo costruito una società in cui succedono queste cose, ma siamo anche tanto vigliacchi da non consentire a una preside di sospendere una stronza che insulta i bambini in questa maniera violenta e meschina. Smettiamola di gridare "vergognateVI!". Cominciamo a vergognarCI. Che è meglio.

No, indignarsi non basta. Però senza l'indignazione iniziale non c'è nemmeno la voglia/bisogno di fare qualcosa.

Offender: sono d'accordissimo quando dici che dobbiamo SEMPRE guardarci allo specchio per individuare IN NOI ciò che non va (e c'è sempre qualcosa che non va). Se no, diventa facilissimo additare IL RAZZISTA VIOLENTO, LO XENOFOBO NAZISTA e assolvere noi stessi.

Io sono razzista. Sono razzista perché non sopporto gli ignoranti, non sopporto chi si piange addosso, non sopporto quelli che skrivono kosì, non sopporto i moralisti, non sopporto i codardi, non sopporto chi si sottrae al confronto. Sono razzista. Come tutti. Basterebbe ogni tanto ammetterlo.

Credo che il problema sia proprio quello: l'educazione che la società dà ai propri giovani. Quando si affrontano questi argomenti in televisione non trapela mai la giusta VERGOGNA e non giova alla causa antirazzista l'accostamento dell'extra comunitario con il problema sicurezza

Pure io sono razzista perchè non sopporto le persone come Offender o come Borghezio... eppure non vado a cercarli armato di spranghe. L'antipatia è cosa ben diversa dal razzismo

Neanch'io ho mai sprangato nessuno, Nicola...in verità ti confesso di non avere mai nemmeno fatto a botte, nemmeno da ragazzino. La mia voleva essere una provocazione, e mi fa piacere che tu l'abbia colta: non mi conosci, non ci siamo mai visti né parlati né scritti, eppure dici di non sopportarmi. E' la natura umana, solo, come dicevo, ogni tanto dovremmo fermarci e riflettere. Almeno secondo me.

secondo me, offender, non sei razzista, almeno non lo sei per le motivazioni che hai dato. magari sei intollerante verso certe cose, ma razzista è un'altra cosa.
e dobbiamo essere precisi, per poterlo insegnare ai nostri bambini.
perchè noi questa società fortemente razzista certamente non la possiamo cambiare, ma loro forse. oggi pensare che uno stato veramente non razzista parta e abolisca i permessi di soggiorno, i visti di ingresso e tutti gli impedimenti per la libera circolazione delle persone è un'utopia. ma le merci tutti questi vincoli non li hanno più. ergo: per la società attuale le merci valgono più delle persone.
cominciare finalmente a pensare sinceramente che le donne moldave o ukraine possano venire qui anche senza dover pulire il sedere agli anziani sarebbe un altro passo avanti. idem per i neri in fonderia.
secondo me è già razzista pensare che in fin dei conti senza gli immigrati una parte della nostra "florida" economia si fermerebbe.

Infatti è vero che non ti conosco, ma non ho detto di non sopportarti in quanto persona, ma in quanto persona che si dichiara razzista. Per il resto non posso e non devo giudicarti, ripeto: non ti conosco!

Tra l'intolleranza e il razzismo, marcob, il confine è labile ed arbitrario. Come ripeto la mia voleva essere una provocazione, un'iperbole; ma ritengo che sia necessario ogni tanto fare ammenda e smetterla di dipingerci sempre come i buoni, gli illuminati, i tolleranti che se qualche volta sono intolleranti è solo perché hanno cominciato gli altri.

"Razzista" non significa genericamente insofferente a certi comportamenti: "razzista" significa una cosa ben precisa. Riporto una sintesi della voce di Wikipedia:
1) storicamente, il razzismo è un insieme di teorie del tutto errate, con preconcetti anche molto antichi, pratiche di oppressione e segregazione razziale, secondo cui la specie umana sarebbe un insieme di razze biologicamente differenti, e gerarchicamente ineguali. Una delle più tragiche espressioni dell'uso politico del razzismo è stato il nazismo, in particolare (ma non solo)per quanto riguarda l'antisemitismo.
2) In senso colloquiale, il razzismo definisce ogni atteggiamento attivo di intolleranza (che può tradursi in minacce, discriminazione, violenza) verso gruppi di persone identificabili attraverso la loro cultura, religione, etnia, sesso, sessualità, aspetto fisico o altre caratteristiche. In tal senso, però, sarebbero più precisi termini come xenofobia o meglio ancora etnocentrismo.
3) In senso lato, il razzismo comprende anche ogni atteggiamento passivo di insofferenza, pregiudizio, discriminazione, nei confronti di persone che si identificano attraverso la loro cultura, religione, etnia, sesso, sessualità, aspetto fisico o altre caratteristiche.

Non so perché Luciano, ma ma tua citazione enciclopedica non mi ha fatto per nulla sentire meglio.

Io penso che si debba precisare il significato delle parole non per uno sterile puntiglio ma per evitare che esse vengano usate a sproposito, finendo col privarle della loro forza.

La mia Luciano, ripeto, voleva essere una provocazione ed invito all'autocritica. Tutto qui.

Forse mi farò ridere dietro ma non importa. Io gli chiederei di provare a scrivere una lettera a quel signore cercando di spiegare a lui le ragioni del suo "gesto" e dell'averlo compiuto in 6 contro uno. Forse, cercando di spiegare prima di tutto a se stessi le "ragioni" di quell'atto, potrebbe comprendere qualcosa. E, a quel punto, un'altra lettera, la scriverei io, come padre, nella speranza che anche a me serva a capire.

Proposta interessante, che andrebbe recapitata ai ragazzi in questione

io non so se pentimento e lacrime di quel ragazzo siano sincere. Potrebbe essere però un punto di partenza; ad esempio sarebbe bello se la vittima si sedesse di fronte al suo aggressore e gli chiedesse perchè; fuori dai ruoli ma solo due persone l'una di fronte all'altra. Io non giustifico quei ragazzi, ma se non capiamo il perchè di certi gesti e ci limitiamo a chiedere "una punizione esemplare" penso che rischiamo di aggirare il problema per il timore di affrontarlo. I primi a fare un esame di coscienza dovrebbero essere i cattivi maestri che in in modo subdolo hanno indicato "l'altro" come IL problema della sicurezza, convogliando un disagio generalizzato ma tanto più evidente nelle giovani generazioni, verso chi non appartiene al nostro mondo.
Penso che sia urgente una riflessione su cosa significa davvero la parola sicurezza, prima che ci scappi il morto, come si dice, tanto più se disgraziatamente il morto fosse "uno di noi": allora si che ne vedremmo delle belle. Per quanto riguarda l'intolleranza, ebbene anche io sono intollerante, ma certi vizi mi infastidiscono a prescindere dalla nazionalità delle persone che li hanno.

Botte agli immigrati?

Il clima è questo.
Ignoranza diffusa.
Razzismo.
Qualunquismo.

Dovreste sentire le cose che sento dire in classe...
Da ragazzini molto giovani.

L'altro giorno molti immigrati del Bangladesh, che vivono e lavorano nelle mia città, stavano celebrando la fine del mese di Ramadan nella palestra della scuola in cui insegno proprio mentre stavo facendo lezione.

Bene: uno dei miei ragazzi se n'è uscito così: "Perché non se ne vanno a pregare nelle fogne?".

Non lo dice pure Gentilini? Non lo dice pure Borghezio? Non lo dice pure...

Il clima è questo.

Tic, condivido nel complesso quanto scrivi. Ma non deresponsabilizzerei troppo le famiglie. Se mio padre mi avesse sentito dire una cosa del genere, pur stronzo quanto era ed è, non l'avrei passata liscia.

Ma tu cosa hai risposto al ragazzino?

Il modo in cui il nostro paese si è imbarbarito è spaventoso.
Forse tutto cominciò quando nessuno accompagnò con gentile fermezza fuori dal Parlamento Bossi o chi per lui che sproloquiavano vomitando insulti alla bandiera a Romaladrona a Garibaldi ai meridionali all'Italia ai giudici e così avanti.
O quando sembrò normale che uno come Berlusconi si candidasse a fare il presidente del Consiglio.
O da quando un Vespa appare al volgo come un esempio di giornalismo indipendente.
O, più semplicemente, da quando Mani Pulite rivelò a tutti l'oscenità del Potere e cominciò a portare in tribunale i potenti. E allora il Potere disse: BASTA.

Condividendo quanto scrive Luciano sul vero significato di razzismo, un marchio che non si può applicare gratuitamente a qualsiasi episodio di violenza, credo che se Abdoul, il ragazzo ammazzato a sprangate il mese scorso a Milano, non fosse stato nero, probabilmente sarebbe ancora vivo; e il senegalese bastonato ieri sempre a Milano non sarebbe finito in ospedale; e il cinese massacrato a Roma non avrebbe un mese di prognosi. Quel che voglio dire è che il colore della pelle e la provenienza conta, ma, il più delle volte, come una sorta di targa di riconoscimento per chi viene da lontano e perciò con meno diritti di noi e non in quanto essere inferiore. Ci stiamo imbarbarendo, questo sì e il razzismo è dietro l'angolo. D'altra parte non è neppure la prima volta: nel 1938 ci fu parecchia indifferenza e condiscendenza rispetto alle leggi razziali. Ancora oggi c'è chi considera gli ebrei stranieri.

Al ragazzino cosa ho risposto?
Dopo cinque minuti di ultraviolenza alla RanXerox?

Ho risposto che è normale provare diffidenza verso chi è così diverso da noi.
Ma che gente come quella che viene dal Bangladesh nella nostra città (paesello, via...) a lavorare nei doppi fonti delle navi (un lavoro veramente di merda, sai?) bisogna provare a rispettarla: non devono piacere, devono essere rispettati (lo dicevo ULULANDO, questo).

Oggi abbiamo letto in classe diversi passi de L'ORDA, il libro di Stella che racconta di come venivamo apprezzati in giro per il mondo quando eravamo noi italiani i miserabili.
Mi pare che certe cose abbiano colpito nel segno un po' tutti.

Per dire ancora del clima, ho in prima una bimba rumena (dal cognome che NON rivela la sua origine), in Italia già da anni, che non ci tiene per niente che si sappia che viene da Timisoara.
Perché si vergogna.

Io invece mi vergogno di essere connnazionale di quella merda di Bossi...

Sei Tu Luciano che hai scritto in precedenza
:
"In fondo, di cosa siamo fatti?
Del patrimonio genetico dei nostri genitori, dell'ambiente in cui viviamo, di quanto ci accade (fatti e relazioni)nel corso della vita, di come elaboriamo ciò che ci accade."
beh la risposta...ce l'hai in casa, a mio parere.

un figlio razzista?
Violento?
arruolato nei Vigili Urbani di Parma, futuro garantito, sfogo assicurato.

Qualunque atto pedagogico verso il ragazzo secondo me dovrebbe in primis contemplare quattro sganassoni
marina, intollerante

Se te lo fossi fatto "sfuggire di mano" come genitore progressista, allora dovresti capire dove è saltata la comunicazione ed è nata l'antipatia verso te e le tue idee.
Sempre che si possa rimediare.

Se invece l'educazione dimostrata tal tuo ipotetico rampollo razzista, fosse pari a quella da te impartita, gli daresti un sacco di botte solo perchè lo "beccano", mettendoti nei guai con la legge.
E fra un ceffone e l'altro diresti robe tipo:

"Per colpa di quel Cinese/Negro/Marocchino/etc., ora sono lo zimbello del quartiere"

Non è un pensiero leggero, ma è più facile tramandare le cattive abitudine di quelle buone.

Maobao

"Il modo in cui il nostro paese si è imbarbarito è spaventoso". Sì Luciano, temo che tu abbia ragione. Lo temo perché preferirei che tu ti sbagliassi. Temo soprattutto che si sia instaurata la convinzione che sia meglio semplificare tutto, anche i problemi più complessi dando risposte con le soluzioni che appaiono come le più immediate e semplici ancorché sbagliate e ingiuste. Ad agire di "pancia" invece che con il ragionamento. Come ho già detto in un altra occasione, si tende ad affrontare non i problemi ma le persone. Ed ecco che il "diverso", qualunque sia la sua diversità, è visto come qualcosa da affrontare e, nelle menti più invasate, perfino da colpire fisicamente.

Scusate per la mancanza dell'apostrofo nello scritto un'altra occasione.

E' così facile semplificare...Problemi economici? Colpa degli immigrati. Insicurezza? Causata dai rom. Incidenti stradali? Guidatori ubriachi ma stranieri. Stupri? Molestatori albanesi. E così avanti. Mentre la realtà è complessa e richiede risposte articolate e multifattoriali. Ma ciò presuppone un pensiero critico, cittadini consapevoli, poteri e contropoteri, partecipazione, tutto il contrario di ciò che viene comodo al Potere.

Una bella domanda che ci aiuta a capire quanto cultura ed educazione siano importanti per evitare fatti di questo genere. Un abbraccio, Fabio

Semplificare la complessità della realtà che ci circonda potrebbe anche essere un pregio a patto di non esagerare cadendo in quel manicheismo che ci porta a vedere tutto il buono ed il bello da una parte, la nostra, e tutto il marcio dall'altra. Che ci porta a guardare a pochi centimetri dal naso vedendo spesso solo l'opportunistico interesse individuale senza valutare le conseguenze del nostro modo di pensare e di parlare ancora prima di agire. A non considerare che la diversità degli altri è anche la nostra ricchezza. Certo, tutto questo presuppone senso critico, mente aperta, sensibilità, meno superficialità e, forse, anche un po' di fatica. Perché cercare di comprendere qualcosa che si trova al di fuori di noi, delle nostre abitudini richiede sempre fatica, non è immediato come dire o fare la prima cosa che passa per la testa. Ma sarebbe forse fatica sprecata?

Lo sforzo di capire non è mai fatica sprecata.

Buonasera Luciano;
non sono indulgente veso certi atti. Davvero non lo sono. E mi viene una considerazione; l'esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l'esame, e poi ti spiega la lezione. Be! Se la lezione non sarà sufficentemente dura, di esame non supererai nemmeno il prossimo.

Nemmeno io sono indulgente. Stento a perdonare me stesso per degli sgarbi commessi anni fa ai danni di qualcuno, figuriamoci perciò se potrei "passar su" davanti a gesti orribili come picchiare qualcuno che ha la pelle con una pigmentazione leggermente diversa. Oppure insultare e ferire qualcuno che proviene da un altro paese.
Da cristiano prego affinchè Dio possa aiutare gli aggressori a rendersi conto del male fatto. E affinchè possa aiutare le vittime a non perdere la fiducia nei confronti della vita e del prossimo.

I commenti per questa nota sono chiusi.

Motore di ricerca del Ringhio di Idefix

  • Si clicca su "Motore di ricerca", si apre un link, si clicca su "Ricerca personalizzata" e si usa come il normale Google. Solo che la ricerca è interna al blog

giugno 2015

lun mar mer gio ven sab dom
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30