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06/10/2008

Commenti

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io, mi do dell'io; e mi capita pure spesso, specie ultimamente.

Mi penso sia per io, tu, egli, noi...

Faccio fatica a pensarmi per nome.

A forza di derivati dal cognome Bagnoli: Bagno-Bagni-Bagna etc., non sono abituato a pensarmi Andrea.

Da quando poi sia in rete, che anche in giro, faccio Mao, Bao, etc., ormai ho iniziato a pensarmi Mao.

Maobao

Io mi do sempre del tu, anche pericolosament ea voce alta.

Io in terza persona: come Cesare. E Diego Armando Maradona.

Ci vediamo in settimana, Lucià: ti chiamo.

tic

Mi do' del tu e mi prendo tutta la confidenza possibile!
Ad alta voce, per esempio: "Alessà, ma sei scema?". Questo quando mi distraggo.
Quando mi metto in discussione seriamente, parlo in prima persona, così come quando mi prendo in giro.

Quando mi accade di parlare con me stesso solitamente mi do del cretino... altre (poche) dico bravo!

del tu del tu. il lei si usa con quelli che si vogliono tenere a distanza.

Del tu. E, insomma, mi sembra una cosa da pazzi, a pensarci bene. ma tant'è.

di solito parlo con il mio amico immaginario. e gli racconto di me.

Io (come accennavo nel post) alterno IO e TU.
Se mi riferisco al passato, li uso entrambi: ad esempio, se devo rimproverarmi, posso dire "Luciano, sei stato veramente un cretino" oppure "Sono stato proprio un cretino"
Quando invece voglio dare indicazioni, preferisco passare quasi solo al "tu": ad esempio, "Luciano, devi fare così e cosà"

Mi pare un po' una domanda del tipo di quella che il re Alboino fece a Bertoldo:

-"Come ti chiami?"

-"Io non mi chiamo mai, se mi chiamano gli altri rispondo."

Beh, non è proprio uguale, ma era per dire che io non mi do mai del tu, vado con la prima persona.
Darsi del tu, specie quando ci si autorimprovera, mi sembra un tentativo, non so quanto inconscio, di dissociarsi da quel discutibile inquilino (stando ai commenti) che spesso, e a volte a nostra insaputa, alberga dentro di noi.

io mi chiamo per nome.
Ti segnalo che a Roma quando si dice "posso darti del tu" si intende "posso mandarti a quel paese". Io "mi do del tu" molto spesso
ciao, marina

Irnerio: è possibile che, quando mi rimprovero, io tenda a sdoppiarmi (e dunque passo al "tu"). Però mi accade lo stesso quando mi congratulo (anche qui uso il "tu").
Potrebbe allora essere (ma è solo un'ipotesi) che il "tu" lo uso principalmente quando mi riferisco al passato e l' "io" quando mi riferisco al presente o al futuro.
Però dovrei verificare: il post di ieri era solo una domanda.

Stavo pensando:
"Ecco, adesso mi devo autorimproverare per aver scritto un commento che è sembrato una critica diretta a Luciano.
Ma nooo, la mia è solo un ipotesi del tutto personale che semmai vale per tutti; e poi non è detto che chi si dà del tu sia uno che vuole sdoppiarsi... Potrebbe solo voler essere più "autorevole" e "credibile" con sé stesso (sperando che il suo "tu" gli dia retta... mmmh)."

Come vedi mi sto dando dell'io!

In fondo, quella che noi chiamiamo "identità" è solo l'insieme delle nostre tantissime e variegate sotto-identità. Sono convinto che l'unico modo per non "perdere l'identità" e nello stesso tempo per non usarla come oggetto contundente contro "gli altri" sia proprio questo: essere consapevoli che la nostra IDENTITA' è una democrazia parlamentare dove sono rappresentati tantissimi partiti. Faccio un esempio: tra le mie tante sub-identità, io sono cristiano, valdese, liberal-socialista, figlio, marito, padre, scrittore, appassionato di rock, lettore accanito, tifoso granata del Toro, giornalista, affetto da emicrania, amico di Walter, amico di Gea, amico di Lalla, amico di Stefano, occhialuto, pedone....
E a loro volta alcune di queste sub-identità si suddividono (come le particelle sub-atomiche) in ulteriori e più specialistiche sub-sub-identità. Esempio: "appassionato di rock" significa che tra gli altri amo Young e Springsteen, Clash e Ramones, Wilco e Van de Sfroos, ma non mi piacciono per nulla Genesis Pink Floyd Clapton Bowie Doors eccetera eccetera.
Insomma, la nostra cosiddetta IDENTITA' è una complessa comunità che va governata. E non certo ridotta a "identità italiana" o peggio ancora "padana", "identità cristiana o musulmana", "identità milanista o interista o granata".

Accidenti! Hai un'identità piuttosto affollata..., faccio per dire.
E' vero, tutti chi più chi meno abbiamo un variegato complesso di identità (e magari anche un'identità variamente complessata).
Ed è per questo che trovo giusta la tua conclusione.

Irnerio: quand'è in seduta plenaria, il mio parlamento identitario riempie uno stadio. Anche se, di solito, io sono "governato" da un "consiglio dei ministri di identità" ristretto e limitato.
Facci caso: spesso i crimini o i cosiddetti "drammi della follia" avvengono quando, in una persona, UNA SOLA identità prende il sopravvento sulle altre, realizzando una specie di golpe autoritario. Ad esempio quando uno ammazza la partner perchè accecato dalla gelosia (in lui l'identità di "geloso" era tirannica). Oppure i dementi delle curve (in loro l'identità di "tifoso" è prevalente). Mentre in una personalità "equilibrata" le varie sub-identità convivono e cooperano, in modo tale da poter guardare in faccia anche i nostri lati oscuri, le nostre sub-identità che non ci piacciono o che addirittura ci sgomentano.

Io mi rivolgo a me stessa con il "voi". Ma che domande!
;-)

Ah io uso il plurale maiestatis :-))

Quando parlo con me stessa o son complimenti o son insulti (mai avuto mezze misure, nemmeno tra me e me...). Ma comunque mi do dell'io.
Le mie variegate pluralità convergono piuttosto felicemente nel Tao dell'unico io.

Beh, sì, certo, a grandi linee condivido: anche la mia "identità" è il mio io. Ci tenevo soltanto a sbirciare cosa c'è, dentro il concetto di "identità".

Beh, dipende da come mi sento...normalmente in uno stato positivo tendo a darmi del IO...quando mi sento giù mi do del TU. E' più o meno quello che faccio quando ricordo le cose: quando una situazione non mi è piaciuta mi estraneo da questa e la ricordo come fossi uno spettatore, quando in vece la situazione mi fa sentire bene la ricordo come se continuassi a far parte della scena

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