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09/08/2008

Commenti

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Concordo su tutto quello che hai scritto.
Dan Simmons è un grandissimo e ha spaziato tra generi diversi con una disinvoltura e una bravura che solo gli immensi possono avere.
Hai fatto bene a parlare di lui.
Credo che pochi lo conoscano.

Oh mamma, bisognerà che lo legga! Questa recensione mi ha fatto venire l'acquolina in bocca... ;-)


Era quello che volevo ottenere.
Vedrai: un romanzo complesso e densissimo ma che non perde mai di vista il sense of wonder della migliore fantascienza.

Proprio ieri un amico mi ha detto che, spinto e motivato da un tuo consiglio di qualche mese fa, si è accattato un quattro libri di Gene Wolfe e li ha apprezzati assai.
Questo non c'entra magari con Simmons, ma c'entra senz'altro con Luciano Comida.

tic

Non saprei che dire. Da una parte la descrizione che fai di questo libro mi incuriosisce, dall'altra tanta ricchezza di temi mi fa temere una certa ridondanza e pretenziosità.
Spesso mi capita di avere la sensazione che alcuni scrittori si facciano prendere la mano e che non siano più in grado di governare la loro trama. Insomma, detto in altri termini più coloriti, si incartano, magari per presunzione.
Ma questo Hyperion mi ha incuriosito. Quando finisco "gli effetti secondari dei sogni" e "Dio, La mosca e il grande caldo..." magari un'occhiata gliela do...

Il punto è che il ciclo dei "Canti di Hyperion" (di cui Hyperion è il primo romanzo) è ambientato in un futuro remoto e dunque mette in scena una realtà complessa, radicalmente diversa dalla nostra. Ma Simmons scrive in modo leggibilissimo, con uno stile ricco ma limpido. E dunque chi legge è impegnato sì a ricostruire questi scenari futuri, ma senza doversi spaccare la testa per inseguire uno stile astruso (che Simmons aborre). Vedrete che lui tiene in pugno tutte le tante fila della narrazione, dando vita non solo a trame appassionanti e a temi audaci ma soprattutto a personaggi in carne e ossa e anima. Uomini e donne a cui affezionarsi.

concordo pienamente! hyperion è eccezionale!

Che Meraviglia !!!!!

E' un ciclo che adoro e che mi ritrovo a rileggere ogni 4 anni circa.

Il ciclo è davvero immenso e sono ancora oggi grato agli amici francesi che mi fecero conoscere Dàn Simmòns come lo chiamano loro...
In Italia rimane ancora un pò sottovalutato, come del resto tutta la fantascienza e buona parte della letteratura di genere (che a me invece piace molto).

Caro Luciano, che piacerone che mi ha fatto questa tua idea di tirarlo fuori.
Senz'altro occorre cominciare da Hyperion, inizialmente pubblicato in 2 tomi di 400 pg ciascuno da Urania nei primi '90.
E' assolutamente avvincente la macchina narrativa tramite la quale seguiamo il viaggio dei "pellegrini" attraverso il loro racconto autobiografico a turno.

E la meraviglia cresce mentre gli spin-off più riusciti (per me la vicenda di Martin Sileno, il poeta-schiavo, quella del colonnello Kassad, prototipo dell'Eroe di una certa fantascienza ormai trascorsa, e soprattutto la vicenda della regressione spazio-temporale dell'archeologa ebrea che poi trova uno sviluppo fenomenale nei successivi romanzi della quadrilogia...

Non va dimenticato il racconto ambivalente del prelato, che porta in gioco anche la durissima critica alle istituzioni ecclesiastiche, che in quel romanzo vivono in metafora questo strano passaggio (semplifico molto) tra un papato alla giovanni XXIII ed un ratzinger ante-litteram...

Insomma tutta la quadrilogia è assolutamente avvincente. Mi piace molto anche il personaggio di Endymion e tutto quello che succede nei mondi liberati quando tra insegnamenti ispirati alla bioarchitettura, alla meditazione ed alla preghiera di gruppo, a modelli sociali molecolari che ricordano i kibbutz, ecc... si recupera la capacità di una visione alternativa e una coscienza di lotta possibile...

Alla fine però mi accorgo che tra i personaggi più riusciti c'è proprio il deus ex machina che attraversa tutto il ciclo, quel "mostro" enigmatico, che resta tale e assolutamente "non spiegato" in tutto il ciclo.
Lui, esso, assieme alla figura del Poeta-minatore e della reincarnazione di Keats, frutto dell'ibridazione tra qualcosa di umano e le intelligenze aliene che contribuiscono alla liberazione, mi restano impressi.
E mi capita di ripensarci qualche volta uando passeggio da Trinità dei monti a Castel Sant'anglo di sera, nella speranza che venga acclamato papa Paul Dureé...

Dal commento/recensione di El Nino, emerge la grandissima ricchezza (narrativa, stilistica, culturale, poetica, fantastica, speculativa, filosofica, erotica) del ciclo di Hyperion. Chi pensa che la fantascienza sia roba per subnormali avrebbe modo di ricredersi.
(E al Nino consiglio un altro ciclo per cui stravedo: quello scritto da Gene Wolfe. Un capolavoro che nel corso degli anni (in Italia nel 1982-83) ho letto e riletto: L'ombra del Toruratore, L'artiglio del Conciliatore, La spada del Littore, La cittadella del'Autarca. Tutto diverso da Hyperion (altro stile, altri temi, altra ambientazione, altro ritmo) ma la stessa esuberante genialità che ingloba e metabolizza l'intera storia della narrativa fantastica e fantascientifica. E la medesima capacità di mettere in scena personaggi vivissimi, con un intenso amore verso le donne.

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