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02/08/2007

Commenti

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Bene! Mi piace proprio questo argomento.

Io sono per l’interruzione quando un tizio qualsiasi la dice talmente grossa, sia nei miei confronti sia nei confronti della verità accertata, da rischiare che la menzogna passi, che diventi anche solo lontanamente credibile alle orecchie di chi magari non conoscendo i fatti potrebbe scambiare illazioni, panzane o accuse infamanti per verità. Ma basta solo una breve reazione di sdegno, senza pretesa di fregare il turno ad altri.
Che passino le peggiori menzogne può succedere ovviamente quando uno aspetta garbatamente il suo turno che però spesso, di fronte agli strafottenti rischia di non arrivare mai.
A meno che la sparata sia talmente incredibile per cui non vale la pena di reagire e anzi a volte è meglio far finta che non abbia parlato nessuno. Tipo quelle di Berlusconi(per es. quando dice che lui non ha mai offeso nessuno, non è nel suo stile...), tanto per capirci.

Se invece uno ritiene che il gesto di andarsene sia ancora più efficace per smontare “la congiura” e soprattutto per non dare adito ai provocatori di esercitare all’infinito la loro strafottenza, va benissimo. Io a volte l’ho fatto, ma quando lo faccio io difficilmente, molto difficilmente poi mi rivedono.

Ovviamente se non si verifica una situazione di scontro e di premeditata provocazione e non si rischia di far passare le peggiori berlusconate (o bonfriscate, ricordate?) per verità, allora si deve aspettare il proprio turno, come alle poste o dal panettiere, OSTREGA!

Hai fatto benissimo,tanto non vale la pena di parlare a quel genere di platea.Hanno imparato da SB e giù giù fino a Cito e Tremonti. Ho qui davanti a me Michele Crismani. Un saluto alla tua Francesca.

Cristiana

L'ho fatto anch'io. Solo che io ero il delegato. E la stava sparando grossa il funzionario mandato dal sindacato. Andarsene non per non voler parlare, ma per non voler sentire. Interrompere, mai! Anche a costo di passare per idioti.

Hai fatto bene ad andartene. Non c'è peggior sordo di chi interrompe. Spero solo che il tuo gesto non li abbia fatti sentire soddisfatti.

Eccellentemente bene!
Una persona educata non può stare per molto tempo con persone poco educate, non importa chi esse siano.

Felicità

Rino, leggendo con interesse

La televisione e i dibattiti insegnano: interrompere in tutti i modi pur di impedire al proprio interlocutore di esprimersi. E' il sistema dei demagoghi e dei ciarlatani. La loro disposizione all'ascolto e al confronto era zero. Bene hai fatto dunque a lasciarli affogare nel mare della loro vuota intolleranza. Un abbraccio, Fabio.

La situazione che descrivi ricorda quella di troppi dibattiti televisivi. Secondo me avresti dovuto resistere finché non fossi riuscito a far passare il tuo pensiero. Peró se io fossi stato al tuo posto mi sa che avrei fatto partire qualche legalissimo vaffan...
Predico bene e poi...

La salute prima di tutto.

Quindi perché rovinarsi il fegato o farsi venire l'ulcera?

Hai fatto bene, senza se e senza ma.
Mi piacerebbe anche aggiungere una piccola riflessione sul ruolo del sindacato, in particolare di quelli istituzionali.
Credo che stiano perdendo progressivamente di ruolo e di funzione. Anche per limiti intrinseci, come la selezione scadente dei delegati o la difesa di interessi corporativi e privilegi, hanno mostrato una sempre maggiore incapacità di capire e gestire i mutamenti del mercato del lavoro (che orrida espressione: ricorda il mercato delle vacche, ma forse è proprio così, visto come sono trattati i lavoratori).
L'altro limite è stato il perseguimento a oltranza della concertazione anche quando questo metodo si è dimostrato svantaggioso per i lavoratori, in particolare quelli delle "nuove identità", secondo l'orrida definizione buro-sindacalese.
Noi nuovi lavoratori, di fatto, siamo stati abbandonati a noi stessi perché una reale difesa dei nostri diritti avrebbe, di necessità portato ad una ridiscussione dei metodi concertativi.
Purtroppo, nella speranza che rinunciando a rivendicazioni più decise, si sarebbero garantiti i diritti già acquisiti a portato ad un arretramento anche per i lavoratori più stabili rispetto anoi precari. Tra l'altro è stata abbandonata del tutto la discussione sull' orario di lavoro, le retribuzioni, i diritti ai congedi per studio, maternità, malattia, assistenza a congiunti, eccetera, tutti elementi che in una società che cambia così velocemente sarebbe necessario rivedere.
Insomma, a me sembra che, putroppo in questo momento l'azione del sindacato sia più funzionale agli interessi dei datori di lavoro che dei lavoratori

Eeka, sottoscrivo in pieno, astenendomi dal raccontare aneddoti sulle mie esperienze/scontri con certi sindacalisti.

hai fatto benissimo ad andartene, ma il problema è proprio questo, si urla si sbraita senza stare ad ascoltare, e alla fine chi ci perde siamo proprio noi cittadini-lavoratori, in quanto non essendo uniti e pensando solo alle posizioni personali ce la prendiamo nel culo

Anche io mi astengo dal raccontare aneddoti, anche perché sarebbero davvero ben poco edificanti

Mah...la mia esperienza nel pubblico impiego è che i sindacati deleteri sono quelli autonomi (corporativi e protervi in un modo allucinogeno) e la Cisl (ambigua e biforcuta in una maniera imbarazzante), mentre Cgil e Uil cerchiamo (con tante contraddizioni ed errori)di tenere dritta la barra della ragionevolezza e dell'equità.
Sulla possibilità di convincere certe persone, oltre un dato limite e oltre un dato e variabile confine, mi dichiaro impotente. Probabilmente qualcuno più bravo di me potrebbe riuscirci: io non ho nè la capacità nè la pazienza necessarie. Ripeto: al di là di un certo limite, mi arrendo. E, dopo ore di discussione, se XY continua a credere che i gatti hanno nove gambe (o che l'accordo che abbiamo fatto in Regione è un immondo tradimento del proletariato mondiale) alzo la bandiera bianca. O uso la mazza da baseball o me ne vado.

Luciano, lo so che il massimalismo non paga mai, soprattutto nelle trattative sindacali, ma che devo pensare di un sindacalista (CGIL, per la precisione)che mi dice che io, che lavoro per una cooperativa fittizia, che svolgo un lavoro qualificato con il contratto dei servizi, senza indennità di turno pagate, che faccio lo stesso lavoro dei miei colleghi strutturati a metà stipendio, non posso chiedere di essere assunta (dopo circa 12 anni di precariato) perché se assumessero me (e i miei colleghi), i livelli degli strutturati dovrebbero essere rivisti "perché voi di media siete più qualificati di quelli che stanno già dentro"?
E potrei contnuare con questi esempi. A Roma non c'è davvero grande differenza tra CGIL, CISL e UIL (quest'ultima, forse un po'meno indecente)

io avrei sotttolineato la villania dei presenti ed imposto la mia scomoda presenza!

Nella migliore delle ipotesi io avrei fatto la stessa cosa. In mezzo alla caciara generale avrei preferito andarmene con signorilità.
Nell' ipotesi più personale sarei rimasto li a incazzarmi a bestia contro le castronerie che dice certa gente rivoltandoglie contro. Sarei finito però nella stessa spirale di maleducazione.
Nell' ipotesi peggiore avrei "fanculizzato" i presenti. Quando c'è vò, c'è vò.

Credo proprio che tu abbia fatto benissimo. La "platea", così facendo, impedisce anche a chi è interessato ad ascoltare le opinioni altrui di acquisire elementi per un giudizio ragionato. Sono anch'io un pubblico dipendente ed anch'io ho sperimentato il progressivo imporsi della rivendicazione tout court alla costruzione di ipotesi concrete e necessariamente complesse e lungimiranti. Si può sbagliare nel proporle, ma prospettiva, contestualizzazione, visione di una stategia, sembrano non trovare più spazio nel mondo della politica e del lavoro. Ciò porta inevitabilmente all'intolleranza, al prevalere del "breve respiro", del vantaggio immediato senza "controprestazioni", all'abbandono del principio di solidarietà, a svendita del proprio ruolo ed identità. Eppure la P.A. in particolare davvero moltissimo potrebbe dare ancora.

Eeka: da quello che dici, la tua vicenda mi sembra indecente e profondamente ingiusta. Se potessi far qualcosa, la farei.

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