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05/08/2007

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Ti riporto un brano
"Then the really shocking news was presented by Dr. Edward Miller, dean of the medical school and chief executive officer of the hospital at Johns Hopkins University. He talked about patients whose arteries are so clogged that any kind of exertion is terribly painful for them. It hurts too much to take a long walk. It hurts too much to make love. So surgeons have to implant pieces of plastic to prop open their arteries, or remove veins from their legs to stitch near the heart so the blood can bypass the blocked passages. The procedures are traumatic and expensive--they can cost more than $100,000. More than one and a half million people every year in the United States undergo coronary bypass graft or angioplasty surgery at a total price of around $60 billion. Although these surgeries are astonishing feats, they are no more than temporary fixes. The operations relieve the patients' pain, at least for a while, but only rarely--fewer than 3 percent of the cases--prevent the heart attacks they're heading toward or prolong their lives. The bypass grafts often clog up within a few years; the angioplasties, in only a few months.

Knowing these grim statistics, doctors tell their patients: If you want to keep the pain from coming back, and if you don't want to have to repeat the surgery, and if you want to stop the course of your heart disease before it kills you, then you have to switch to a healthier lifestyle. You have to stop smoking, stop drinking, stop overeating, start exercising, and relieve your stress.

But very few do.

"If you look at people after coronary- artery bypass grafting two years later, ninety percent of them have not changed their lifestyle," Miller said. "And that's been studied over and over and over again. And so we're missing some link in there. Even though they know they have a very bad disease and they know they should change their lifestyle, for whatever reason, they can't."
Però....puoi leggere il seguito qui
http://www.fastcompany.com/magazine/94/open_change-or-die.html

Io direi di rassegnarsi. Non possiamo andare oltre un certo limite.
Se poi, come qualcuno sostiene, anche le più nobili forme di altruismo, in fondo sono finalizzate ad appagare noi stessi e quindi rientrano nella sfera degli "egoismi" personali... allora ditelo che per non essere egoisti non se po fa' gnente, manco amare il prossimo! Eh!

(Benvengano "egoismi" come il tuo!)

Caro Luciano, che fare se uno non si vuole bene? Difficile fargli cambiare idea. Io non sono esattamente un salutista, purtroppo sono anche un fumatore, sebbene mi sia sempre promesso di smettere prima di compiere 40 anni (e fra poco, dovrò tener fede a questa promessa). Però un passo l'ho fatto: tre anni fa ero arrivato a pesare 103 chili, ora ne peso 88 e per la mia altezza e costituzione, "sto bene". Inoltre, dopo una vita di sedentarietà, ho introdotto un'ora di attività fisica due-tre volte la settimana. Prossimo passo l'addio alla sigaretta, che sarà ahimé doloroso. Però bisogna amarsi e amare l'idea del proprio futuro. Suonerà sdolcinato o folle, ma più di una volta mi sono sorpreso a pensare tra me e me che "devo smettere di fumare, perché non voglio rinunciare a invecchiare con mia moglie".

Io al mio amico voglio bene. E mi piace pensare alla mia (e sua) vecchiaia, a parlare di politica, di libri, a trovarci con le nostre moglie, ad andare in giro, a mangiare (senza eccedere), a scrivere ancora insieme. Insomma ad essere ancora amici.

Sì Luciano, ma in questo caso il punto non sei tu, il tuo pensiero, il tuo modo di comportarti bensì il SUO.
Se ti interessa la Leadership - a tutti i livelli - ti consiglio caldamente i libri di Ronald Heifetz (Harvard).
Io ho tutti i suoi articoli ed anche un sunto particolare di "Leadership on the Line" che,se desideri,posso inoltrarti.
Ciao.

Eccomi qua, l'amico!
Il fumatore obeso che proprio ieri sera ha festeggiato, assieme anche a Luciano, i suoi cinquantacinque anni e che viene costretto da questo blog ad un'ulteriore riflessione, quasi non fossero suffcienti i bilanci impliciti in ciascun compleanno, in ciascun capodanno.
Che non mi voglio bene (come sostiene "offender") lo può dire soltanto uno che non mi conosce. Mi amo, al contrario, di un amore tenerissimo e consapevole, così come amo la vita, mia moglie, la libertà, gli amici e tra questi, in prima fila, Luciano, che non fuma, beve pochissimo e mangia solo strani verdeggianti intrugli vegetariani.
Certo il troppo (non troppo poco) amore, anche quello per se stessi, induce talvolta ad essere eccessivamente indulgenti nei confronti della persona amata ed io nei miei confronti lo sono probabilmente un po' troppo, anche se limitatamente ad alcuni ambiti, quelli che giudico (ma forse non sono) meno centrali. Tra essi, la gola, certo, la pigrizia...
Un certo compiacimento sveviano nel differire i propositi salutistici ad un domani quotidianamente rinviato di un giorno, non lo nego, è un'insopprimibile mia tendenza, tanto nello smettere di fumare (vizio che sono il primo a giudicare imbecille), quanto nel mettersi finalmente a dieta (cosa più problematica, perché al contrario del fumo, il mangiare è anche fonte di piacere, di una pluralità di anche raffinati compiacimenti che sconfinano a volte in autentiche emozioni organolettiche).
Ciò non toglie che abbia ragione Luciano: forse è arrivato il momento di dire basta alle più inveterate abitudini a tutto vantaggio della durata di questa cosa che continua a piacermi in estremistica misura, ossia della vita.
Con due corollari, a questa affermazione che è anche un mezzo impegno: da un lato, citando Woody Allen, che non vorrei che nella settimana in più che mi guadagnerei con le mie privazioni piovesse ogni giorno e dall'altro, un poco più seriamente, che vorrei che Luciano e l'altro paio di persone per le quali sono importante sapessero che, dovesse finire oggi, mi sono divertito un sacco, anche in compagnia dei miei numerosi chili di troppo.

Dopo questo commento dato dall'oggetto del post, l'amico di Luciano, che altro si può dire? Avrei voluto dire a Luciano, prima di leggerlo, di far capire a questo suo amico quali sarebbero stati nel tempo, gli svantaggi di questa pigrizia che lo porta a mangiare e a non badare troppo alla sua salute. Fargli comprendere (ma con serietà e fermezza) che con tanti chili di troppo sono tante le possibilità di..andarsene tra i cessati spiriti....E allora? In parte se ne rende conto l'amico stesso da solo. O forse crede di averlo compreso, ma non del tutto..Davnti alla morte chiunque farebbe di tutto per campare ancora e bene!!Ma se fosse Luciano a fargli un bel discorsetto, ma BELLO BELLO; lui ci rifletterebbe davvero ed in maniera seria, come in maniera seria prenderebbe dei provvedimenti finché c'è tempo ancora per farlo!! Se poi è uno che dice : amo la vita e anche se ho campato di meno, me la sono goduta da Dio, beh allora non so quanto possano fare le parole di Luciano....!!!
E se Luciano spostasse l'ago della bilancia e dicesse al suo amico di aiutarsi a smettere proprio per non dare un enorme dolore a tutti i suoi familiari e anche amici? Retorico? Non so, penso che a volte certe cose si farebbero soprattutto per il bene dei più cari, piuttosto che per il nostro stesso bene!!

Ovviamente tra me e Walter la discussione non finisce qui. Anche se il blog è stata un'ulteriore e in fondo inedita occasione di incontro.
Senza fare i moralisti (io tutto potrei fare meno che il moralista...non ne ho l'autorevolezza nè la faccia tosta) o i predicatori (forse forse per questa parte le phisique du role ce l'ho, con questa barbona), direi che tra il penitenziale e l'incosciente esistono delle vie diverse. Ci si può godere la vita (e anche la tavola e il cibo) senza far schizzare troppo in alto colesterolo trigliceridi & C. Magari tu sghignazzerai a sentirti dire queste cose proprio da me, che non sono certamente un modello di esami del sangue esemplari e di impeccabile salutismo. Però almeno non fumo. In compenso (come te) mi respiro tutte le polveri sottili delle nostre città.
E allora posso dire che in questi mesi sono calato dieci chili. Al che tu mi obietterai che prendo (contro l'emicrania) troppi farmaci. E' vero.
Ma (come diceva il finale di A QUALCUNO PIACE CALDO) "nessuno è perfetto", nemmeno il tuo amico che si preoccupa per la tua salute.

Boh!? Io non ci ho capito mai nulla. Mi pare di comprendere che il tutto soggiace alle leggi della statistica. Fumo, alcool, sovrappeso, sedentarietà, ambiente inquinato: sono elementi che comportano rischio maggiore, probabilità di contrarre patologie, non certezza della malattia. Star bene è cosa diversa che corrispondere a standards. Spesso chi va in pensione soffre, muore o si ammala. Eppure ha gli stessi comportamenti di prima; però abbandona i ritmi, le cadenze che determinavano la sua vita. Il metabolismo si sconvolge e nella ricerca di nuovi equilibri si altera e si ammalora. Voglio dire che lo stare in salute è di certo un problema di comportamenti, di limiti, ma anche di "stabilità" e di equilibrio, appunto. Di serenità e gioia di vivere. Credo poco negli schemi ed un pò di più alla complessità dei sistemi, ma è una mia idea ed è quindi anche probabile che stia dicendo una stronzata.

Questa mattina mi sorgono spontanei due commenti.
A Walter: Se un domani ti prendesse un coccolone e le persone cui vuoi bene fossero costrette a cambiare la loro vita proprio a causa di tale coccolone, come pensi ti sentiresti dentro ?
A Luciano: Come pensi di convincere qualcuno (in
questo caso il tuo amico) a fare qualcosa di diverso, cioè a cambiare, quando tu stesso non hai neppure cambiato il tuo comportamento di fronte alla nuova ( e subito da te abbandonata) piattaforma ?
Guardate che la mia non vuole essere e non è una critica.
E' uno spunto di riflessione.

Mah, non so cosa dire. Quelli che non curano la propria salute mi danno abbastanza sui nervi, come del resto i salutisti ad oltranza.
C'è da dire che, mentre i salutisti sono solo un po' pesanti da sopportare con tutte le loro manie, i trascurati, oltre a far male a se stessi, fanno male anche gli altri, soprattutto a quelli che gli sono vicini e gli vogliono bene. Insomma, mettendo a rischio la propria salute, è come se, inconsciamente (?) si dicessero "non me ne frega niente se tu ti preoccupi per me e soffri se io sto male, la vita è mia e ci faccio il c... che mi pare". Una strana forma di egoismo autolesionista.
PS: complimenti per la scelta del blog

Walter, non era mia intenzione essere offensivo né giudicarti frettolosamente; tuttavia, ammetterai che a 55 anni essere obeso, sedentario e spararsi un pacchetto di sigarette al giorno è stisticamente rischioso, detto da un fumatore, ex obeso (per un periodo breve) ed ex sedentario totale. Ok con la storia dell'indulgenza verso la persona amata, però...

... Però è anche vera la storia del medico pietoso che fa la piaga purulenta.

Sono venuta qui per leggere e invitare Luciano e gli amici a scrivere con noi. Però. Ho letto il post e i commenti, e ho pensato che è difficile. Molto. Da medico so che alcuni comportamenti fanno male: fumare, mangiare troppo e male, non fare esercizio fisico. Fa male sul serio, non sono menate di salutismo qualunque. Ma sapere a volte non è la soluzione: esistono meccanismi che scattano inconsci e impediscono a molte persone (me compresa, che non fumo e tento di tenermi in forma ma se appena mi rilasso sono pigra e golosissima) di comportarsi "come il decalogo della salute vorrebbe".
Ecco, in chiusura del commento, il messaggio: Luciano e amici che leggete, se avete voglia di scrivere qualcosa per un blog condiviso vi lascio l'indirizzo.
http://unastoriaaidelfini.splinder.com
Vi aspettiamo, se vi va.
MariaGiovanna

Maria Giovanna: certo che mi va. Dopo vengo sul tuo blog.
P@ola: perchè non mi sono adattato alla nuova piattaforma Kataweb? Un pò perchè non avevo voglia di mettermi a studiare nuove soluzioni tecniche, un pò perchè non mi piaceva a pelle e mi era stata antipatica a prima vista, un pò perchè mi affeziono alle cose (e dunque anche alla precedente versione del blog, che ho cercato di riesumare con questa) Ma soprattutto potevo scegliere tra due, tre, dieci, trecentoventinove possibilità di piattaforme di blog. Con la salute invece non ci sono molte opzioni possibili: o si cerca di fare attenzione (il che non vuol dire essere maniaci salutisti nevrotici, autopunitivi e penitenziali) oppure si tira avanti con incoscienza, finchè la va la va.

A proposito di kataweb. Da tempo non concordavo con alcuni "rilanci": con l'eccezione di alcuni scritti molto interessanti (spesso proprio di Luciano) che "salvavano le apparenze", appena qualcosa andava un po' più sul contenuto spariva nel nulla. E in prima pagina finivano frizzi e lazzi. O pezzi di diari fuori dal contesto. A parte questo, il cambio di piattaforma ha significato disagio con nessuna assistenza, e successivi problemi a chi ha voluto dare fiducia di nuovo a kataweb: ho provato con il blog condiviso "Una storia ai delfini", e sono stata ferma per giorni perché era impossibile pubblicare qualcosa. Per non parlare della pubblicazione delle immagini e delle fotografie. A malincuore ho rinunciato.
MG

Due consigli pratici per Walter che forse lo possono aiutare a dimagrire:
1) Metà della dieta si fa al supermercato;
2) Al supermercato vacci dopo mangiato.
Un'altra motivazione per convincerti che dimagrire è doveroso, potrebbe essere quella del costo sociale. E' noto che gli obesi sviluppano molte più patologie costose per la sanità pubblica costituendo così un "peso" economico per tutti noi.
Non trascurare un po' di movimento, anche semplici camminate a passo sostenuto.-

Soprattutto la spesa DOPO mangiato mi pare assai azzeccato.

Già, anche la spesa all'alimentari sotto casa è un buon aiuto. Meno scelta, meno tentazioni. I supermercati sono fatti apposta per farti comprare più cibo

@Eeka e Cicalone: sono d'accordo con il fatto che determinate cose non andrebbero proprio acquistate se si è a dieta. Avendo però, tre anni fa, buttato giù 15 chili in sei mesi, devo aggiungere che prima di tutto bisogna essere forti: durante la mia dieta non potevo certo costringere mia moglie a stare a dieta pure lei! Mi ricordo una sera una sua amica a cena, loro due carbonara e vino rosso, io insalatina ed acqua naturale ;-)

Più che forti, direi motivati.
E comunque, bisogna distinguere: una cosa è una dieta temporanea per rimediare ad eccessi alimentari e una cosa è la necessità di seguire per sempre un regime alimentare, come nel caso dei diabetici o dei celiaci. In quel caso non è questione di forza di volontà, è un sacrificio che può essere anche pesante

> Più che forti, direi
> motivati.

Precisina! ;-)

Evitare certe schifezze penso faccia bene anche a chi non ha bisogno di dimagrire e poi il coniuge magro ha il DOVERE di non rendere più gravosa la dieta del coniuge cicciottello (il divieto di carbonara è sancito dal Diritto Matrimoniale).
L'eccezione di una sera è tollerabile: "non è importante cosa mangi tra Natale e capodanno, ma quello che mangi tra capodanno e Natale".-

Che me so persa!
Luciano, in linea teorica ci hai agione da vendere, in linea pratica tiettela. Se il poverone è consezientemente convinto di voler arrivare opimo e sputacchiante in tarda età, o rischiare di non arrivarci è un suo fatto ecco. Io tra l'altro un opimo fumante che cita Svevo lo farei quasi proteggere dar WWF tanto son preziosi e rari.

Zauberei: dirò a Walter della tua passione per Svevo. L'opera sveviana è una delle cose che divide me e lui: lui appassionato devoto, io mai andato oltre pagina venti della COSCIENZA DI ZENO.

Mai oltre pagina 20 della Coscienza di Zeno? sei un grande, io mai riuscita a superare pagina 15. Senilità l'ho lasciata alla seconda pagina.

Eeka: se ti sente Walter...
Toccargli Svevo e Saba è come (fatte le debite proporzioni) per Schifani toccare Silvio.

O per me toccare Keith Richards :-)

Ma naturallement che anche io non superai pagina 20! arivacce a pagina venti. Te devo dire al tuo amico Walter che io apprezzo molto l'incrocio edonismo intellettuale edonismo pancereccio. saper leggere romanzi e magnare le cassate. eeeeeeeeeeeeeeeeeeh:)

Zauberei: nascondiamo a Walter la tremenda verità. E cioè che nemmeno tu hai finito 'sta coscienza di Zeno.

Ragazzi, qualcuno se si scandalizza se confesso di non averlo mai nemmeno iniziato?

Si non glielo dire Luciano epperò saba ce l'ho sur comodino:)

Apparte ciò corto Maltese ce ne ho berpò, casanova cell'ho e pure qualche casanova spurio, tipo ce ne deve essere uno di schnitzler. Invece mi prendo L'ongaro. e er Baffo? chiè?

Il mio amico Walter (che l'ha letto sei o sette volte) garantisce che è, oltre a un capolavoro, anche un romanzo divertentissimo. Io mi blocco sempre dopo poche pagine: sarà che, non fumando, dell'ossessione di Zeno per le sigarette non me ne importa nulla. Sarà che sono allergico agli psicanalisti. Sarà che lo stile di Svevo mi pare faticoso (se mi sente Walter...). Sarà quel che sarà, ma tanto mi piacciono alcuni autori triestini (Tomizza, Saba, Giotti, Quarantotti Gambini, Covacich, Cergoly, Mattioni, Stuparich, Kosovel) tanto non mi interessa Svevo.

Giorgio Baffo (zio e forse forse forse forse il vero padre di Casanova) è un grandioso poeta dialettale osceno. Immenso cantore del sesso e delle sue gioie.
Per citarlo a memoria:
"Dilettoso l'è cantar de cose bone,
come cazzi culi tette e mone"
Negli Oscar Mondadori c'è una sua ottima antologia.

Fagli vedere una foto di John Candy e digli: "Era un grande attore comico americano, oggi farebbe ancora film se non fosse morto ad appena 44 anni a causa del suo sovrappeso. A proposito, se muori anche tu posso tenere la tua auto?"

Walter sa che io non guido.

Le ultime battute di questo stanco dibattito agostano hanno spostato l'attenzione dalle mie adipose eccedenze a Italo Svevo e devo dire che mi pare un buon passo avanti.
Dolente (per voi) che non vi attizzi troppo, ma credo sia giusto che quando un libro annoia lo si faccia volare. Permettimi però di dire, Luciano, che "La coscienza" non si esaurisce in una descrizione del vizio del fumo, né mi sembra che sia un'esaltazione della psicanalisi: Zeno è un personaggio vivo (oltre ad essere divenuto una sorta di maschera, un carattere al limite del proverbiale) perché scopre con la sua indulgente ironia il gioco accativante della vita, riflettendo su se stesso, sulle fidanzate scartate a ripetizione (salvo poi accorgersi che alla fine quella che, suo magrado, ha finito per sposare si rivela la più confacente, mentre l'Ada di cui crede di essere innamorato sarebbe stata per lui la più inadeguata).
E' il peersonaggio inetto dal punto di vista commerciale, che tuttavia riesce a salvare almeno in parte il patrimonio dell'amico (a sua volta suicida per caso).
A me è sembrato una grande metafora dell'uomo contemporaneo, un'inesauribile miniera di piccole perla di saggezza travestita da umorismo.
Però, ripeto, se non piace è giusto lasciarlo lì, a pagina 20 o 15. Magari, però, dopo aver riflettuto un momento circa il fatto che se viene giudicato unanimemente, con "Il fu Mattia Pascal", il più importante dei romanzi del primo Novecento, una ragione forse ci sarà...

Una volta o l'altra penso che lo leggerò da cima a fondo, LA COSCIENZA DI ZENO.
Però...mi mancano ancora vari romanzi di Simenon, le opere complete di Platone e di Aretino, i romanzi erotici della Anais Nin, molti dei fumetti di Spirit, l'intera letteratura africana...insomma alla fin fine (malgrado io sia un lettore appassionato) non ho praticamente letto un tubo di niente.

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