Mia moglie Tatjana lo detesta e (se non fosse un gesto antiecologico) darebbe fuoco ai suoi film.
Io (dopo averlo detestato per anni) ho cambiato radicalmente idea dopo aver visto INLAND EMPIRE, ho rivisto tutta la sua opera, mi sono convertito e trovo affascinante il suo cinema.
Ecco, con questa abissale disparità di vedute e di stati d’animo, tre sere fa ci siamo seduti in poltrona per vedere Una storia vera (The Straight Story, 1999) di David Lynch.
Alla fine, il nostro giudizio era unanime: uno di quei film che riconciliano col mondo.
La trama è presto detta: Alvin Straight ha 73 anni , la salute scassatissima e una figlia che sembra mezza ritardata (ma capiremo che non è così). Gli arriva una telefonata: al fratello Lyle (che non vede da tanti anni perché hanno litigato di brutto) è venuto un colpo. Decide di andare a trovarlo per riconciliarsi con lui. Problema: Alvin è mezzo cieco e non ha la patente. In più è testardo come un mulo sardo e vuol far tutto da solo, di testa sua. Così parte per il lungo tragitto Iowa-Wisconsin su una lentissima motofalciatrice e uno scassato rimorchietto.
Durante il viaggio incontrerà una giovane autostoppista incinta, un’ambientalista che senza volerlo investe cervi, una famiglia ospitale, due gemelli che riparano motori, un reduce della seconda Guerra mondiale.
E al termine suo fratello, in una sequenza che non vi racconto ma che avrebbe mandato in visibilio John Ford.
Tutto qua.
Un film pazzamente fuori moda, in cui in fondo non succede quasi nulla, lento, con lampi di bizzarro humour, commovente senza mai indulgere nello strappalacrimismo, tanto semplice che lo capirebbe anche un bambino di cinque anni ma nello stesso tempo complesso, una micidiale colonna sonora country-blues di Angelo Badalamenti (quelle musiche assassine che ti dici: “beh, so farle anch’io…cosa ci vuole…”. Sì, provaci, però), un grandioso protagonista Richard Farnsworth a cui indegnamente non diedero l’Oscar (lo prese Kevin Spacey per American Beauty).
Se (come me) amate David Lynch, l’ennesima conferma.
Se (come Tatjana) lo detestate, un terremoto alle vostre convinzioni.
(Anche se mia moglie ci tiene a precisare che Una storia vera è solo l’eccezione che conferma la regola)
































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