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18/01/2011

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luciano-idefix

come scrivono su giap,
il punto e' che questi qui stanno spostando ogni giorno di un poco la linea del cosiddetto "buon senso". l' appello pro-battisti, che io non condivido e che non avrei firmato (e che nessuno comunque mi avrebbe chiesto di firmare, visto che non sono uno scrittore), e' solo un pretesto. la
non-connessione tra il *contenuto* della mobilitazione di oggi e quello dell' appello di sette anni fa e' talmente ovvia che non dovrebbe esserci nemmeno il bisogno di ribadirla. e' ovvia come la non-connessione tra il *contenuto* dei libri messi all' indice e quello dell' appello pro-battisti. il fatto che invece si senta il bisogno di ribadirla, questa non-connessione, dimostra quanto siano riusciti a intorbidire le acque i mestatori alla guida del paese.

p.s. anche la *forma* della mobilitazione e' diversa, perche' oggi non c'e' nessun appello da firmare, e questo secondo me e' una cosa molto positiva. il fatto che tu abbia scritto questo post, e che se ne discuta, e' di per se' una forma di resistenza contro l' uscita di speranzon. credo che in futuro sia questa la strada da battere, e che gli appelli abbiano fatto il loro tempo.

Forse hai ragione: parlarne è più importante che sfirmazzare appelli.

Parlare, spiegare, far riflettere (dandogliene il tempo), chiedere addirittura di prendersi il tempo per riflettere:
ottimi atteggiamenti per effettuare il cambiamento.

Ma sono infatti due cose diverse. Io pure come sai sulla questione battisti la penso come te - ma la lista di Speranzon e la sua proposta è una cosa contro la democrazia, e contro tutti i lettori prima che contro certi scrittori. Certo è che fai bene a chiarire, perchè Speranzon è tipo da strumentalizzare opinioni come la mia e la tua.

Purtroppo la strumentalizzazione è pratica comune un po' a tutti ultimamente e confondere le acque serve a far capire sempre meno cosa effettivamente succede. Tuttavia, non aderire all'appello di Speranzon non significa essere d'accordo con chi sostiene la posizione di Battisti, ma secondo me l'identità dello scrittore non aderisce precisamente con quella dell'uomo, del cittadino. Perciò, se uno scrittore scrive buoni libri e nella vita privata è uno stronzo, non lo frequenterò, ma probabilmente leggerò i suoi libri. È forse più imbarazzante non leggere i libri di chi ci è amico, ma non sa scrivere così bene, che leggere quelli di chi non lo è. È pure vero che gli scrittori in questione hanno firmato un appello pro-Battisti e, quindi, sono usciti dalla sfera privata, anzi, hanno trasferito la sfera privata in pubblico, usando il loro nome di scrittori per una vicenda che non ha a che fare con la scrittura, se non per il fatto che Battisti ha scritto libri, che non ho letto. Quindi la faccenda si complica un po' di più. Io, comunque, mi regolo più sull'opera che non sulla persona, che lascio in secondo piano.

Gcanc: qui entriamo in un terreno profondamente opinabile.
Io (ma riferisco solo il MIO personale comportamento) ho grandi difficoltà a leggere guardare ascoltare artisti che mi fanno incazzare su alcuni temi cruciali. Non riesco a staccare opera/autore. Però non è una regola d'acciaio: foracchiata da tantissime eccezioni. Due soli esempi: Cioran e Guareschi erano reazionari? E Cioran pure nichilista? Non importa, perchè leggo/rileggo e ammiro i loro libri.
Forse allora, nel mio (ripeto: MIO) NO a certi autori, non basta il profondo dissenso su una o due questioni "politiche".
Questo NO è anche il frutto di altro. Faccio l'esempio di alcuni firmatari pro-Battisti. Fred Vargas mi annoia con i suoi romanzi fasulli, Evangelisti non ha più la forza sintetica degli esordi, Pennac è diventato pennacchismo, Genna era spesso illeggibile, con Dazieri avevo già dissentito non ricordo su cosa...
E allora potrebbe essere questo:
arrivo al NO radicale quando il mio rifiuto di un autore stava montando anche per ragioni "artistiche". E dunque tutto ciò confermerebbe le teorie del "punto critico". Secondo cui molti processi (individuali e collettivi) arrivano passo dopo passo dopo passo al "punto di rottura", quando i tanti sassolini diventano valanga.

Scusate - la questione libri qui è puramente accidentale.
Allora: le persone che firmarono l'appello espressero un'opinione non condivisibile ma assolutamente nella cornice dell'agire democratico. Si esprimevano valutando l'iter delle democrazie moderne. Io non ero d'accordo ma non è come non essere d'accordo con qualcuno che dice vojo tutti i negri morti. Per quanto ne fossi delusa, o addirittura avessi provato risentimento - cosa che in effetti è successo. Esprimevano un'opinione legittima - e questa espressione di opinione in un paese democratico NON DEVE ESSERE PASSIBILE DI RITORSIONE. Vedete Speranzon è assessore alla cultura per puro caso. Se era direttore di fabbrica e i firmatari erano operai faceva loro perdere il lavoro. Se era direttore di un teatro e quelli erano ballerini li metteva in panchina. In una democrazia ci sono gesti illegali - passibili di punizione per legge, e e tutto il resto che può essere solo oggetto di discussione democratica ma deve rimanere sacrosanto e libero.

si' ma qui la questione non e' quella delle scelte personali. la questione e' che il potere politico vuole imporre ai bibliotecari quali libri comperare e quali no, quali autorizzare alla consultazione e quali no, e cosi' via.

l' ultima e' questa: L’assessore alla scuola del Veneto, Donazzan (Lega), scriverà ai presidi di tutti gli istituti perché “non diffondano tra i giovani” gli autori in “lista nera”.
La notizia è sul “Corriere del Veneto” di oggi, a pag. 5

io e zauberei ci siamo sovrapposti

Fatta salva la contrarietà alle liste di proscrizione, non avevo dubbi che la regola di Luciano non fosse compatta e d'acciaio e prevedesse eccezioni e punti deboli, poiché la passione per la scrittura non può non rappresentare una forte tentazione. D'altra parte, anche la mia opinione è personalissima, non di titanio e non mi aspetto che venga condivisa da chiunque.

Sulla lista inquisitorio-ritorsiva del fascio-stalinian-leghista Speranzon, sono d'accordissimo.

Il comunicato dell’Associazione Italiana Biblioteche contro il tentativo di censura volto a limitare la funzione delle biblioteche pubbliche quali luoghi deputati al libero confronto di idee per convertirle in arene di conflitti ideologici
http://www.aib.it/aib/cen/stampa/c1101.htm

Comunicato stampa di Ernesto Franco, direttore editoriale Einaudi
http://bit.ly/edehPf

a dimostrazione del fatto che il caso battisti non c'entra un klinz:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/01/19/dagli-scaffali-si-tolga-saviano/

Quello che più mi sconcerta (l'uscita di Speranzon, palese mentecatto, assessore di una cosa di cui evidentemente non ha la più pallida idea di che cosa sia e di quanto valga, alla fine dei conti mi sconcerta meno) è il silenzio di tutta la stampa sull'argomento.
Come se la stampa non fosse interessata alla cultura, alla libertà, alla democrazia.
O forse perchè le uscite dei leghisti sono prese come semplice "folklore" (la cultura per i leghisti in effetti non riesce ad andare oltre a qualche usanza o tradizione locale).
Ma se concetti come questo trovassero rispondenza c'è il pericolo di tornare non solo al fascismo, ma direi più indietro: al medioevo.
Stupisce non ci si renda conto.

Carlo esse specie se si considera che già l'assessora alla cultura veneta ha detto che seguirà Speranzon e manderà una lettera ai presidi delle scuole venete a che non divulghino l'opera di questi scrittori. Che se io fossi un preside li divulgherei er doppio allora - ma va beh.
Io ne ho scritto oggi, della faccenda. A me dispiace anche per le vittime del terrorismo di cui evidentemente non frega n cazzo a nessuno.

Ancora sul boicottaggio (collettivo o individuale): è uno dei più potenti strumenti che i cittadini hanno nei confronti di aziende, governi, autori, opere, negozi…
Io lo utilizzo molto spesso (anche verso qualcuno dei firmatari di quell’appello e per svariati motivi.
Spesso, un boicottaggio ha costretto la “vittima” (anche potenti multinazionali) a modificare il comportamento che aveva dato via all’azione.
Il problema nel caso dell’assessore veneziano è completamente diverso: un ente pubblico dirama (e pretende venga applicata anche da altri enti) una lista nera di scrittori, colpevoli di aver firmato un appello. (Che io consideri quell’appello una somma di stronzate, a partire dalle valutazioni sugli anni Settanta, è tutta un’altra cosa). La concezione di Speranzon & C (che non sono solo cittadini ma anche amministratori pubblici) è dunque fascio-stalinian-leghista: perchè pretende che lo Stato decida cosa io, tu, lui, lei, noi, voi, loro possiamo leggere.
LE VITTIME: pare che ce ne vergognamo come di oggetti ingombranti e dunque le abbiamo rimosse.

http://www.repubblica.it/politica/2011/01/20/news/all_indice_nell_regione_veneto_nelle_scuole_proibiti_saviano_e_i_pro-battisti-11431272/?ref=HREC1-1

http://www.unita.it/italia/cambiamo-subito-1.267108

cacciari:

http://www.gazzettino.it/articolo_app.php?id=35841&sez=REGIONI&npl=&desc_sez=

Chinaski: grazie per le segnalazioni.

prego, non c'e' di che!

Intanto una buona notizia:

http://goo.gl/0csOi

contro le proposte di speranzon e donazzan, il comune di venezia organizza un convegno a difesa della liberta' d' arte e letteratura.

http://www.fondazionegiannipellicani.it/?q=node/2194

Io sono un grande ammiratore di Lucio Cornelio Silla, ma, be', appunto, non mi pare si possa fare un paragone con tale Speranzon, se non per l'appellativo a queste piu' miti liste di proscrizione

la sueddeutsche zeitung:

http://www.sueddeutsche.de/kultur/italien-der-index-der-lega-nord-1.1049249

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