L'amico Qualsiasi
di Ennio Flaiano
Tra le mie conoscenze ricorderò Qualsiasi.
Nel mio taccuino trovo molti appunti che lo riguardano.
Ecco il primo: “I secoli hanno lavorato per produrre questo individuo di stanche ambizioni, furbo e volubile, moralista e buon conoscitore del codice, amante dell’ordine e indisciplinato, gendarme e ladro secondo i casi. Nazionalista convinto, vi dice come si doveva vincere l’ultima guerra e a chi si potrebbe dichiarare la prossima. Evade il fisco ma nei cortei patriottici è quello che fiancheggia la bandiera e intima ai passanti: giù il cappello”.
Q. è davvero un uomo qualsiasi: purtroppo egli è convinto di essere qualcuno. E’ però soddisfatto del suo nome, che porta con umile civetteria. Abita in una casa qualsiasi, che adorna di oggetti qualsiasi: spende molto per questi oggetti (ha vivissimo il senso della proprietà) ed è convinto così di allietarsi l’esistenza. Le sue macchine musicali sono potenti, egli le tiene in moto tutto il giorno, impedendo ai vicini di pensare. Segue il progresso per nelle minuzie, ma no trascura la tradizione. Crede che la poesia sia fatta di buoni sentimenti, oppure di crudeli perversità. Non si stima molto abile, ma ha fiducia nel suo buon gusto: senza questo buon gusto il cattivo gusto non avrebbe tanto dilagato nel suo paese. Qualsiasi è padre affettuoso: ama i figli per le soddisfazioni che dovranno dargli in avvenire ed ha un unico vero amico: se stesso. Se poi ci addentriamo ad esplorare le sue idee morali e politiche troviamo di che giustificare largamente le avversioni che hanno ridotto il suo paese nelle attuali deplorevoli condizioni e il Re a vivere in un albergo senza pagare il conto. Ha un animo senza dubbi, un cervello lucido: non si pone problemi che non abbia risolto in anticipo. Potevo coglierlo a contraddirsi tre volte nella stessa frase, potevo metterlo alle strette con le sue stesse affermazioni. Allora, da uomo che rinuncia alla lotta per generosità, concludeva che – dopotutto – non gliene importava nulla.
Lo frequentai negli anni che seguirono la grande sconfitta; e ancora oggi gioca a fare lo scontento. E’ scontento di sé e del suo paese che vorrebbe tranquillo, confortevole, simbolico come la Svizzera – un paese dove non si rubano le biciclette. La folla lo infastidisce con le sue eterne, mal formulate minacce, ed è convinto che il popolo non ami le cose belle, che lui ama, e che non abbia ideali disinteressati – che lui ha. “Il popolo” dice spesso “è sporco, si accanisce nella piccola compravendita, è superstizioso, pronto a derubarvi, prontissimo alle barricate, soprattutto se si tratta di farle con i vostri mobili”. Egli sente, quindi, come massimo dei suoi doveri, di controllare il popolo, di impedirgli di far pazzie. Miglior alleato in quest’impresa gli sembra l’esercito, il quale, se non ha generali abbastanza validi per vincere le guerre, ne ha sempre per tenere a bada chi non vorrebbe farne.
Qualsiasi è anche scontento della storia che lo sovrasta. Per la verità si tratta di una storia ingrata, che gli ha limitate tante aspirazioni. Gli ultimi avvenimenti hanno insinuato nel suo animo questa verità: che la morale si modella sull’economia. Si meraviglia perciò, anzi finge di meravigliarsi, che certi concetti una volta tenuti in gran conto – come l’Onestà, l’Onore, la Tolleranza, l’Umanità – siano scaduti a tal punto da essere invocati da tutti e osservati da nessuno. Non si chiede se, per caso, quei concetti non servirono troppo a salvare la sua concezione dell’esistenza, cioè la sua stessa esistenza, a scapito di quella degli altri.
Un confuso scetticismo lo invita a conquistarsi un benessere personale ad ogni costo. Sospirando ammette che “siamo in un paese di ladri”: si difenderà col furto. Il furto è talmente entrato nelle sue abitudini che ruba senza accorgersene: vi chiede la matita per segnarvi un indirizzo e dopo se la mette in tasca. Dai massacri che hanno insanguinato la sua terra, ha cavato l’insegnamento del suo diritto alla vita comoda, difesa dalle leggi e dalla polizia. Dice che paga la polizia per essere difeso da quelli che non possono pagarla. Dice anche di no avere idee politiche perché gli sembra inutile averne in un’epoca in cui le armi permettono ad un’idea armata di sopraffarne altre mille disarmate. Se gli osservate che nessun arma può uccidere un’idea, vi risponderà che il più piccolo temperino può uccidere però un uomo: lui.
Quanto alla libertà, che la trascorsa dittatura gli negava, ha imparato a farne a meno. Neanche oggi se ne preoccupa: preferisce l’ordine, da quel bravo disordinato che è. Se gli ricordate che già una volta ha rinunziato alla libertà per i treni in orario, vi risponderà che i treni in ritardo sopraffacevano egualmente la sua libertà, perché quel ritardo scaturiva da un’intransigenza politica, non dalla cattiva qualità del carbone.
Non ebbe un Sigfrido tra i suoi antenati e nemmeno uno di quei cavalieri che partivano senza provviste alla difesa della vedova e dell’Orfano. I proverbi gli hanno insegnato che l’audacia è superflua, quando non è esclusivamente retorica. E il sole, il bel sole del suo paese che tanto piace ai turisti, gli ha impedito di credere a ciò che non può essere provato, fatta eccezione per i miracoli e le statistiche. Il suo concetto preferito è la povertà del paese: “I pezzenti sono poveri”, questa è la sua massima.
Si tratta in verità di un paese piene di montagne e di abitanti, di fiumi asciutti e di brevi pianure, con un sottosuolo inadeguato, sordo ad ogni trivellamento. Non è più nemmeno il giardino del mondo, come una volta. Nell’antico mare quella penisola era un trampolino verso altre terre, altri continenti; oggi è un corridoio senza uscita: arrivati in fondo bisogna tornare indietro. Perciò Qualsiasi soffre di evasionismo. Quando gli dissero che le aquile avrebbero volato daccapo in suo onore, ci credette: e ci crederà sempre, benché oggi dica di non credere più a nulla. Ma è inutile che cerchiamo di frugare nelle ampie riserve di propositi che la sua speranza custodisce ancora: allo stesso modo, i materassi di certi vecchi mendicanti sono pieni di biglietti fuori corso.
Ecco un terzo appunto sul mio taccuino: “Non credere ai conterranei che gli somigliano e che non la pensano come lui. Odia e disprezza anche un poco gli stranieri, benché gli ammiri per i motivi più futili. Crede realmente solo a se stesso, si sente migliore di coloro che lo circondano per strada, al caffè, ovunque. Si rammarica sovente di essere costretto a vivere fra imbecilli. La notte s’addormenta sorridendo di pietà al ricordo di imbecilli che ha dovuto salutare, intrattenere, persino lodare”.
Frequentandolo, mi sono convinto che le sue colpe sono immense, ma ereditarie: egli ha potuto soltanto aggravarle con una certa ben curata ignoranza. Sono secoli Che chiede tuttavia di conoscere gli articoli di quell’armistizio che fu firmato in suo nome da un venerato plenipotenziario, dopo la sconfitta che gli inflisse la Coscienza. Da quel giorno, vive alla giornata.
Arrivato ultimo al gioco delle nazioni, era fatale che vi perdesse quel po’ di prudenza e di criterio che aveva messo in serbo coi secoli. Avrebbe potuto vivacchiare con la vendita delle indulgenze, preferì lavorare come gli altri, e ben presto rimase disoccupato. Non aveva confini e li volle, per accorgersi che è quasi impossibile difenderli, giacché i popoli vicini, per non rovinare le loro colture agricole, usano darsi battaglia sul territorio del suo paese, che offre vasti campi operativi, specie nelle regioni settentrionali.
Ennio Flaiano
da Diario notturno (1956)
Un ritratto con milioni di riproduzioni. Se Flaiano fosse ancora vivo sarebbe disoccupato, perché le cose scritte cinquant'anni fa erano definitive e senza scampo.
Scritto da: gcanc | 13/08/2010 a 10:36
Numme piace manco un po'.
Troppi qualunquismi messi assieme, troppe miopie affastellate, con l'unico vantaggio economico di far brillare l'ego di chi scrive. Mi pare la voce invece di tanta sinistra contemporanea, che sputa su quelli che per un certo periodo frequenta, dei quali uh prende scrupolosi appunti! sul cui voto sonstanzialmente sbava, e che di comprendere le logiche mentali le scale di valore i metri di giudizio, manco a parlarne. C'è una schizofrenia di fondo Luciano a predicare il dialogo democratico il confronto tra parti diverse e poi postare una cosa del genere. A parlare di ideologie mi sembra che si autoescludano. Io ti preferisco quando dici che bisogna comunicare e discutere, e mettersi sullo stesso piano, come quello che hai scritto in qualche commento fa. Questo sarà pure Flaiano ahò, ma non è che ci fo molto.
Scritto da: zauberei | 13/08/2010 a 11:49
Zauberie sono stufo di quotarti, quand'è che ci si prende di nuovo a legnate? ;-)
Scritto da: offender | 13/08/2010 a 11:57
Non è mica obbligatorio essere d'accordo con Flaiano. Che (comunque) non scrisse quel pezzo ieri sera, ma cinquantaquattro anni fa.
Scritto da: luciano / idefix | 13/08/2010 a 12:33
Io credo che bisognerebbe prendere atto, con un minimo di umiltà, che siamo tutti dei Qualsiasi, o meglio ci sono aspetti e caratteristiche del Qualsiasi nella vita di ognuno. In genere io diffido molto di coloro che, come si diceva a casa mia, salgono sul cerasiello (credo fosse una sorta di trespolo) e cominciano a sparare giudizi sulla banalità degli altri. Nessuno di noi può considerarsi un preclaro esempio in servizio permanente effettivo.
Scritto da: Eeka | 13/08/2010 a 13:11
Non credo che Flaiano, né Luciano, siano saliti in cattedra, tanto meno su un predellino, con questo pezzo. Nessuno si senta escluso, nemmeno gli scriventi. Il ritratto mi sembra fedele di molti tipi di italiani (e non solo italiani) in circolazione. È il tipo di società molto sfaccettata alla quale hanno attinto tanti sceneggiatori (e Flaiano lo era) e registi dell'età d'oro della commedia all'italiana. Qualunquisti anche Risi, Monicelli, Steno, Loy, Germi, Age e Scarpelli, Zampa, Magni, Cecchi D'Amico, Marchesi, Corbucci, Salce eccetera? Più che altro artisti, direi.
Scritto da: gcanc | 13/08/2010 a 13:33
Ma gcanc ci mettevano uno sguardo affettuoso, non dico sempre ma molto spesso, e parecchie sottili sfumature che qui mancano. A me questo pezzo pare che oltre la rampogna, efficace perchè meta storica, valida allora ora ma volendo anche 500 anni fa, non vada.
In ogni caso, io non è che Luciano non sia d'accordo con Flaiano, ma con te che lo citi. Penso che se dovessi essere una della parte politica non tua, e mi dovessi rendere conto che in qualche modo questo pezzo mi riguarda, e certo che sarebbe così Luciano, beh mi sentirei molto aggredita e infastidita, mi sentirei non capita. Crederei che ti sciacqui la bocca con le belle parole ma che in linea di massima sei uno stronzo che non sa niente nè vuole sapere niente della vita degli altri. Ogni possibilità di dialogo andrebbe a puttane.
Avrei torto, io lo so che avrei torto. Ma insomma è come se ogni tanto te cescappasse la mano.
Saluto Offender e quoto Eeka.
La verità è che è difficile. E' davvero difficile questa cosa dell'ideologia democratica per cui senti che il rispetto è un valore di fondo, epperò come ti comporti con le ideologie della mancanza di rispetto? Ti mettono in una contraddizione in termini, allora a tutti capita - come di sbandare.
Scritto da: zauberei | 13/08/2010 a 13:44
Zaub, se ho capito bene, e non sono sicuro di avere capito bene, ne fai una questione di chi dice cosa. Se è un punto di vista che reputi condivisibile, ti preoccupi che qualcuno possa sentirsi offeso per il fatto che è stato espresso da un eventuale avversario politico che non avrebbe titolo per fare prediche? Inoltre, ti preoccupi della mancanza di rispetto nei confronti di chi il rispetto non sa neppure cosa sia? Nel primo caso sarei d'accordo se il pezzo l'avesse scritto un altro, ma non Flaiano, che, ribadisco, reputo un artista, oltre che un intellettuale, e non un soggetto politico-partitico (forse un soggetto politico nel senso più ampio, perciò in diritto di formulare una critica, anche generica ma puntuale, come questa.
Sul secondo punto: essere democratici non significa necessariamente accettare il punto di vista altrui senza discuterne. E se la discussione trascende e si arriva alle mani, il mio senso democratico e il mio rispetto non mi inducono a porgere l'altra guancia. Con questo non credo che sia regola rispondere alla violenza con la violenza, ma le ideologie del non rispetto per me non meritano alcun rispetto.
Scritto da: gcanc | 13/08/2010 a 14:20
non mi piace il termine "quoto" qualcuno, però quoto zau.
penso anche zau che non è necessario appartenere alla parte politica non di luciano per sentirsi infastidito e aggredito perchè questo pezzo non riguarda solo gli altri.
a me i preclari esempi in servizio permanente effetivo (cfr eeka) hanno un po' rotto, incluso flaiano.
Scritto da: marcob | 13/08/2010 a 14:55
Gcanc. In buona sostanza, questo pezzo per me non è granche perchè estremizza difetti e crea delle figure monocromatiche, è quindi cioè per me un pezzo irreale, artisticamente se vuoi poco valido. Di dieci tipi di qualunquismi che molto spesso sono abbianti a dieci tipi di personalità diverse, si sintetizza una unica qualsiesità che ha l'unico vantaggio di non essere chi scrive, o chi cita chi scrive. Tra questo e la gagliarda ironia dei film di De Sica, ci sta un abisso. Il pezzo è stato citato in riferimento a una larga fetta della popolazione, quella che ha votato questo governo. La stessa verso cui ci si dovrebbe porre costruttivamente come interlocutori, o addirittura presumere di esserne convinti. Non ci si pone come interlocutori sputando in faccia alle persone. Questa è la mia SECONDA obiezione, la prima è che questo articolo è retorico, snob, puzzone, moralista in maniera facile magari anche un tantino ricattatorio. Non che manchino a questo mondo persone che non stimi, o che addirittura disprezzi: ma sento che con quanto scritto qui le convergenze sono molto poche.
Ultima cosa, anche io non rispetto chi non rispetta. Ma se ne sbatte il cazzo questo post tutto sommato dell'estremismi in zona nazismo, o lega. Il post ammicca alla famosa gente comune, alla vituperata borghesia, che ogni tanto rischia di, ma non sempre non rispetta, ha invece logiche diverse.
Scritto da: zauberei | 13/08/2010 a 15:01
@Zauberei: è vero, i grandi registi del cinema italiano non si ergevano a giudici nemmeno dei personaggi più cialtroni, tipo alcuni interpretati da Alberto Sordi. Gli spettatori potevano riconoscersi e potevano risconoscere anche i loro difetti, ma senza sentirsi disprezzati o, peggio, derisi.
Inoltre credo che chiunque di noi, prima o poi, abbia pensato e si sia sentito meglio della media. In molti casi è anche vero, ma se questa sensazione non è accompagnata dalla consapevolezza che anche noi siamo "gente comune", ci si trasforma in insopportabili narcisi sprezzanti. E molti che si atteggiano a persone che si distinguono dalla media, che hanno gusti sopraffini rispetto alla banalità altrui, in realtà mascherano la loro incapacità di coltivare rapporti sociali normali.
Scritto da: Eeka | 13/08/2010 a 21:02
Condivido il vostro punto di vista, ma io tutta questa altezzosità nel pezzo di Flaiano non l'ho trovata.
Scritto da: gcanc | 13/08/2010 a 22:35
Un paio di osservazioni.
1) Io non ho citato il pezzo di Flaiano a proposito di nessuno. Infatti (volutamente) gli ho messo un titolo neutro e non l'ho accompagnato con nessun commento. Ripeto: il testo è del 1956 e ognuno ci veda (o non ci veda) i rapporti con l'attualità che vuole.
2) Ennio Flaiano era un romanziere, sceneggiatore, scrittore satirico. Non un politico: non voleva convincere nessuno nè cercar voti nè andare al governo.
Scritto da: luciano / idefix | 14/08/2010 a 12:07
Luciano, se tu hai citato il pezzo è perché ti ha in qualche modo colpito e perché nel signor Qualsiasi hai riconosciuto qualcuno.
Scritto da: offender | 14/08/2010 a 17:00
Io penso che chi sbotta è perché - nonostante tutti i suoi nonostante e percome e un comunicare che chissà dov’è messi a scudo - sembra, l’Ennio, narrare a elenco e a spunto, a chiama, voce per voce: appello di controllo d’identità inevitabilmente suicida (e neanche a disprezzo o distinguo discriminante); come un prova tutto prima di sapere se davvero sai volare.
E ci si sente a ritratto: e, prima cosa e a difesa di un’identità goduta, lo rifiuta perché gli somiglia, nonostante.
Un saluto.
Scritto da: coccoina | 15/08/2010 a 18:10
Certo, Offender.
Infatti nel pezzo di Flaiano riconosco anche alcune caratteristiche mie.
Scritto da: luciano / idefix | 16/08/2010 a 10:39
Cavoli,
sono d'accordo con la neuromantica coccoina.
E considero diritto inalienabile di Luciano postare quel brano. E altresì plaudo al tentativo di Faliano di ritrarre un tipo umano molto italico e piuttosto diffuso.
E rivendico il diritto di tutti a giudicare. E a sbagliare talvolta.
E a mettere alla berlina comportamenti altrui e proprii.
E se l'esito artistico stavolta non è magari altissimo, poco ne cale.
ps grande Gcanc, trattasi proprio di ritratto con milioni di riproduzioni.
Sapessi quanti ne ho conosciuti. E quante volte sulle vicende sinistrose sarò sembrato all'altrui questa sorta di disincantato credulone tutto preso nell'incartare di furbizia la propria voglia di credere che esistano sempre soluzioni magiche e definitive per travasare grandi aspirazioni in misere esistenze.
Salutoni ventosi da un turista qualsiasi sulla costa vermiglia.
Scritto da: EL_NINO | 16/08/2010 a 23:18
...ehm
Faliano sta per Flaviano...
ho problemi ndi dislessia oltralpe...
Scritto da: EL_NINO | 16/08/2010 a 23:19
Ehm... Flaiano
Scritto da: Eeka | 17/08/2010 a 12:12
Sul suo nome e cognome ci sono varie storielle divertenti.
Eccone una.
In un articolo, un giornalista inglese lo scambiò per un autore latino e dunque lo corresse in "Ennius Flaianus".
Che commentò: "E' probabile che io sia un antico romano dimenticato dalla storia, a scrivere cose che altri hanno scritto molto meglio di me: Catullo, Marziale, Giovenale"
Scritto da: luciano / idefix | 17/08/2010 a 12:39
...ehm ... Eelkha, te lo dissi che snoo dislessico in catalogna.
Scritto da: EL_NINO | 18/08/2010 a 09:08
"E rivendico il diritto di tutti a giudicare"
Anche di giudicare chi giudica ;-)
Scritto da: offender | 20/08/2010 a 20:46
Per citare Giovenale... Quis custodies custodes ipsos?
Scritto da: Eeka | 20/08/2010 a 21:04