Piacevolissimo da leggere e chiaro nelle analisi, il libro
racconta come ha fatto l'Italia a finire in queste condizioni.
Per descriverlo, entra nella vera fabbrica del consenso.
Come già diceva Flaiano nel 1966: "tra vent'anni gli italiani saranno come li avrà fatti la televisione".
La profezia si è avverata, ma purtroppo la televisione che ha trasformato gli italiani è molto molto peggio di quella conosciuta da Ennio Flaiano. Che non aveva mai visto Amici della De Filippi, il Grande Fratello, l'intelligenza situazionista di Antonio Ricci asservita al più becero Potere, Non è la Rai, Uomini e donne, Porta a porta, X Factor, il Tg1 di Minzolini, L'Isola dei famosi, l'invasione della pubblicità...tutta roba che Flaiano non fece in tempo a scoprire.
Il saggio di Massimiliano Panarari racconta come questa televisione ha piallato anno dopo anno le intelligenze e le coscienze di noi italiani, togliendoci il senso della storia e dell'alternativa, il gusto della critica e il piacere dell'impegno collettivo.
Un libro che ha mandato in bestia il Gabibbo di Striscia la Notizia che ha replicato a mezzo stampa (sul serio!! In Italia accade anche questo...ed è la dimostrazione che Panarari ha ragione).
Perchè la televisione fa parte integrante e potentissima del sistema della "direzione delle coscienze".
Con cui le classi dominanti orientano e condizionano la visione del mondo delle masse.
Sto rispolverando strumenti di analisi vecchi? Ideologie che la sinistra aveva colpevolmente dimenticato? Certo che sì.
Perchè per troppi anni ci siamo fatti prendere per i fondelli: abbagliati dai lustrini abbiamo trascurato la sostanza.
E la sostanza è sempre quella da migliaia di anni, molto semplice e molto chiara:
alcune classi vogliono dominare su altre. E per farlo usano gli strumenti che l'epoca mette a loro disposizione. La nostra epoca mette a disposizione delle classi dominanti strumenti nuovi e potentissimi, non necessariamente sanguinari ed esplicitamente violenti, mezzi che cercano di occupare le coscienze delle persone, orientando con immagini parole suoni slogan lusinghe menzogne pubblicità matrix il loro modo di pensare e il loro immaginario. In questo senso, la televisione è fondamentale.
Tanto più lo è stata in Italia (paese che per tanti motivi si è consegnato inerme alle catene luccicanti del nuovo dominio).
Da molti anni, nel nostro paese la sinistra ha abdicato al proprio compito: che è quello di organizzare attorno a giustizia-libertà-uguaglianza-diritti-fratellanza le persone, offrendo loro uno scopo e un'ideologia, una narrazione e una pedagogia di massa, una comunità e una direzione.
Ecco perchè, nell'assenza della sinistra, si è affermata senza colpo ferire un'egenomia sottoculturale, fatta di tronisti e veline, briatori e bondi, gasparri e bossi, minzolini e gabibbi.
Una società in cui non solo tra avere ed essere vince il primo, ma addirittura non basta più avere: ciò che conta è apparire.
Tutto vero, purtroppo, quel che dici Luciano (e quel che scrive Panarari). Non me ne vogliano i frequentatori, ma lo dimostra in fondo anche questo tuo blog, dove - ad esempio - il post su "La colata" stimola solo 6 commenti, mentre quello su una partita di calcio ne raccoglie 18...
Scritto da: Dario Predonzan | 12/07/2010 a 22:56
Onestamente: la partita è più divertente.
Dopo di che (al di là dei witz) sono le armi di distrazione di massa.
Scritto da: luciano / idefix | 12/07/2010 a 23:10
Impossibile non condividere quanto dici.
Aggiungo solo che il nome di Flaiano (e la sua chiaroveggente considerazione) mi hanno fatto venire in mente che Flaiano è stato lo sceneggiatore più lucido di Fellini. Ebbene Fellini (con Tonino Guerra) ha dato vita a "Ginger e Fred" che voleva essere, appunto, un' impietosa requisitoria contro il mondo della televisione commerciale, il suo cinismo, la sua volgarità.
Ciò che nel 1986 (mi pare) poteva sembrare caricaturale e iperperbolico oggi può ritenersi un'analisi abbastanza fedele della realtà.
E' un film sempre attuale che consiglio di rivedere anche a chi non ama (quanto lo amo io) Fellini.
Scritto da: ilva | 12/07/2010 a 23:16
Bellissimo film Ginger e Fred
Scritto da: Eeka | 12/07/2010 a 23:34
Ohhhhhhhhhhhhh
ecco in post degno di te, Luciano.
Siam sempre lì: ognuno (persona e-o stato) deve fare ciò che SA FARE AL MEGLIO.
Complimenti.
Scritto da: P@ola | 13/07/2010 a 06:46
PS= Ho acquistato una copia di "Economia Compatibile" per te: dove posso inviartelo ?
paolazaino@tiscali.it
-
ciao
Scritto da: P@ola | 13/07/2010 a 06:47
Giusto ieri sera guardavo "Videocracy".
Non che non si conoscessero i lelemora, i briatore, i corona, ecc., ma vederseli lì e constatare quanto siano funzionali al potere di quest'italietta becera e sguaiata (e che giustappunto esprime "quel" potere) è raccapricciante.
Quanto a Flaiano, beh, neanche Giulio Verne aveva idea del come, ma sicuramente aveva idee chiare di cosa stava preparando il futuro.
Poi viene Ginger&Fred che è già anche un come.
Scritto da: carloesse | 13/07/2010 a 09:36
Oh...grazie davvero.
Va benissimo a:
Luciano Comida
URP
Provincia di Trieste
34132 Trieste
Scritto da: luciano / idefix | 13/07/2010 a 09:37
"Quinto potere" era stato profetico per certi versi in questo senso, perché evidenziava ciò che accadeva già negli USA e sarebbe successo a chi ne condivideva il modello, Italia per prima.
La demonizzazzione delle ideologie ha fatto il resto: ci è rimasto il profitto e la religione come indirizzi sociali. Uno peggio dell'altra. O viceversa.
Scritto da: gcanc | 13/07/2010 a 11:09
Allora, io sono convinto che il motivo principale per cui la televisione e’ stata creata e continua ad esistere (ad eccezione della TV satellitare e a pagamento) e quello di trasmettere pubblicita’. Si, anche informazione, ma il modello di business delle televisioni, e non fanno eccezione i canali proprieta’ della Stato, e’ quello di trasmettere informazioni pubblicitarie. Un canale complementare ai cartelloni (mupix, megacom, billboards,…) ma piu’ sofisticato, in quanto si puo’ predire con piu’ accuratezza la quantita’ e le caratteristiche di chi ricevera’ il messaggio pubblicitario.
Quindi un canale televisivo ha come obiettivo primo massimizzare gli ascolti e attrarre telespettatori con caratteristiche allettanti per i loro clienti, le societa’ che vogliono trasmettere gli spot.
Quindi il processo di selezione dei programmi e dei conduttori/ conduttrici e’ inesorabile: marina defilippi attrae sempre una vagonata di somari. Altri conduttori e altri programmi hanno alti e bassi e i canali televisivi agiscono di conseguenza. La TV italiana e’ piena di spazzatura? Vero. Ma lo e’ diventata secondo un processo lungo e inesorabile di prove, correzioni, esperimenti, ed e’ invero la vera cartina al tornasole di quello che noi Italiani veramante siamo. Non siamo stati instupiditi d Marina Defilippi. Marina Defilippi e’ quello che noi stupidi vogliamo vedere.
Luciano non mi credi? Allora guarda su google quanti spettatori vanno a vedere I film dei fratelli vanzina. Nessuno li obbliga. Possono andare a teatro o ad un concerto o leggersi un libro o vedere un qualsiasi altro film.
Ma siamo stupidi, stupidi forte !
Scritto da: Giorgio Tedeschi | 13/07/2010 a 11:54
Sai, io credo che sia stato molto facile che una sottocultura diventasse dominante in Italia perché in Italia c'è sempre stata una corrente di pensiero che ha alimentato la diffidenza nei confronti della cultura vera e propria, vista come una cosa distante dai "veri valori della gente semplice". Ovviamente questa retorica della semplicità e della "brava gente", dedita solo al lavoro e ai piaceri semplici è una falsità creata ad arte dalla parte più retriva delle classi dominanti per evitare che nascesse la consapevolezza che attraverso la cultura ci si evolve e ci si trasforma da sudditi in cittadini.
Scritto da: Eeka | 13/07/2010 a 12:09
Giuseppe Gioacchino Belli, che era uno che sapeva cogliere lo spirito delle cose, scrisse un sonetto che, ancora oggi, è illuminante sul rapporto che gli italiani hanno con la cultura. Ve lo riporto qui (scusate se non sono corretti gli a capo):
ER LEGGE e SCRIVE (Sonetto 1596)
E a cchhe tte serve poi sto scrive e legge?
Làsselo fà a li preti, a li dottori,
A li frati, a li Re, all'Imperatori,
E a quelli che jje l'obbriga la lègge.
Io vedo che cce sò ttanti siggnori
Che CCristo l'arricchissce e li protegge,
E nnun zann'antro che rròtti, scorregge,
Sbavijji, e strapazzà li servitori.
Bbuggiarà ssi in ner cor de le famijje
L'imparàssino ar più li fijji maschi;
Ma lo scànnolo grosso è nne le fijje.
Da ste penne e sti libbri mmaledetti
Ce vò ttanto a ccapì ccosa ne naschi?
Grilli in testa e un diluvio de bbijjetti.
Scritto da: Eeka | 13/07/2010 a 12:18
"Bbuggiarà ssi in ner cor de le famijje"
traduzione?
Scritto da: offender | 13/07/2010 a 12:34
Ancora ancora se all'interno delle famiglia si insegna tutt'al più ai figli maschi
Scritto da: Eeka | 13/07/2010 a 13:01
Eeka: bellissima citazione!
A me, un ragazzino di prima media (vent'anni fa), disse:
" Lei, con tutti i libri che ha letto, prende una miseria. Mio padre non legge neanche il giornale la domenica, alleva vacche e guadagna quattro o cinque volte quello che guadagna lei. Io farò come lui, cosa me ne frega della scuola"
...In compenso, in un tema scrisse che l'unica persona con cui comunicava in famiglia era il suo cane. Poveretto, con tutta la grana che ha!
Scritto da: ilva | 13/07/2010 a 13:50
"La demonizzazzione delle ideologie ha fatto il resto: ci è rimasto il profitto e la religione come indirizzi sociali. Uno peggio dell'altra. O viceversa."
Gcanc, sottoscrivo.
Scritto da: ilva | 13/07/2010 a 13:53
Sì, giorgio coglie (parzialmente) nel segno quando parla di pubblicità, e di TV come mezzo principale di propagazione di pubblicità. Però sorvola sulla pubblicità anche politica, e non solo quella diretta , ma anche quella che si fa "pilotando" l'informazione fino a farne disinformazione o pura propaganda (vedi l'odierno TG1, al di là di tutti i Fede di questo mondo). E dimentica del tutto che programmi sgraditi al potere possono essere (spesso lo sono stati) tranquillamente soppressi anche se di larga audience (e quindi veicoli di grandi introiti pubblicitari). Gli dice niente il nome di Enzo Biagi (tanto per fare un esempio)?
Dove si evince che la pubblicità "politica" interessa ancor più di quella "commerciale".
Scritto da: carloesse | 13/07/2010 a 16:51
Carlo, hai ragione. la cosiddetta "egenomia sottoculturale, fatta di tronisti e veline, briatori e bondi, gasparri e bossi, minzolini e gabibbi" e' fatta di due parti, io ho cercato di analizzare solo la prima. Ma non perche' sono fazioso ! Non mi bevo il ragionamento che una programmazione di 'spettacoli' beceri crei i presupposti per trasformare l'informazione in disinformazione, solo questo. Il problema dell'informazione in Italia sta diventando grave, lo riconosco perfino io, ma i suoi presupposti sono stati creati da 1-la posizione illegale di Berlusconi 2-l'abitudine ad un'informazione politicizzata dato che la Rai e' sempre stata lottizzata (anche qui, credo illegalmente)
Scritto da: Giorgio Tedeschi | 13/07/2010 a 17:43
io credo che la previsione di flaiano fosse profondamente sbagliata.
un po' come montanelli quando disse che la soluzione migliore per berlusconi era lasciarlo governare 5 anni.
questi qua magari pensavano di essere in gran bretagna, dove berlusconi non governerebbe nemmeno un anno, o in spagna , dove la tv è anche peggio di quella italiana, ma i disastri sono minori.
credo che giorgio abbia colto nel segno quando dice che maria defilippi non ha instupidito nessuno, ma ha solo trovato un terreno fertile per le sue trasmissioni.
poi, che la sinistra si sia dimenticata del suo ruolo, che, come dice gcanc, gli unici indirizzi siano rimasti il profitto e la religione, è tutto vero. ma continuare a ripetersi che la televisione (e quindi berlusconi) hanno traviato gli italiani fino al punto di renderli come in maggioranza sono è un alibi troppo comodo.
evidentemente siamo un popolo così. capaci di esprimere punte di valore altissimo in tutti i campi, ma incapaci di crescere a livello collettivo come altri popoli hanno invece dimostrato.
per intenderci: il tg di minzolini passa. un tg del genere edito dalla bbc durerebbe una settimana.
oppure, in romania un personaggio alla berlusca, boss della tv ha cercato di farsi largo in politica, ma non ce l'ha fatta. in romania!!!
Scritto da: marcob | 13/07/2010 a 18:23
Una programmazione di spettacoli "beceri" però (se pure NON E' disinformazione di per sè) è comunque assecondare la plebe nei suoi istinti più bassi e volgari. E che il motore primario sia "dare loro ciò che vogliono" per infarcirlo di pubblicità danarosa sia da sempre la molla primaria della tv commerciale (fin dai suoi albori americani)è verissimo. Che poi il "panem et circenses" sia lo strumento principale del potere per ottenere il consenso popolare lo si sa ancor di più da un paio di millenni almeno, essendo stato praticato da che mondo è mondo. Quel "circenses" oggi è proprio principalmente la tv. E questa non mi pare una scoperta di oggi, ma un dato assodato da chiunque si occupi di televesione e/o di sociologia.
Regalare tette e culi, facili e crasse battute, lustrini e paiettes costa (in fondo) molto poco (e può rendere molto). E certamente non stimola il nostro intelletto, ma asseconda la nostra stupidità. Ancora di più spingere la gente a volere comparire in quel mondo, anche per pochi attimi, è dare l'illusione di essere arrivati (è voler dimostrare che la tv può donare la possibilità di arrivare).
Come dicevo nel mio primo intervento, ieri sera guardavo Videocracy: mi veniva in mente il Paese dei balocchi di Collodi. Ecco, mi pare che siamo tutti finiti lì, e che da lì ci sveglieremo un bel giorno tramutati in somari, e a dover girare la ruota del mulino fino allo stremo, senza poter protestare, e che il nostro raglio di sofferenza non smuoverà nessuno.
Forse è il momento di rileggere Pinocchio.
Scritto da: carloesse | 13/07/2010 a 18:29
carloesse, bravò!
Sono anni che predico inascoltata quello che tu hai appena detto: persino il"panem et circenses" è un'espressione che uso spesso (se permetti nel "circenses" alla TV e ai suoi beceri programmi, aggiungerei anche il calcio, spero che nessuno si senta offeso!)
Scritto da: ilva | 13/07/2010 a 18:44
Specialmente da quando il calcio è approdato in tv, da dove (guarda caso) ha moltiplicato i suoi introiti. Anche se so che continuerò (aimè) a guardarlo.
Scritto da: carloesse | 13/07/2010 a 18:57
Carlo, quanto dici tu e' vero me rende lo scenario solo piu' amaro. Se regalare tette e culi, facili e crasse battute, lustrini e paiettes e' il circenses sufficiente a far si che l'Italiano, steso sul divano con la panza piena, si diverta e pensi - in fin dei conti me la passo bene, chissenefrega se succede questo e quest altro- Se e' sufficiente questo allora e' inutile parlare, protestare, proteggere la costituzione. Cui prodest?
Pare proprio che siamo l'opposto di quelle rane che tanto tanto tempo fa chiesero un re. Noi con il serpente, anzi con l'alligatore ci sguazziamo, anche se ci divora uno ad uno !
Scritto da: Giorgio Tedeschi | 13/07/2010 a 19:07
Io credo che assecondare gli istinti più bassi di un popolo sia comunque colpevole. Nei primi dell'ottocento in Inghilterra era facile consumare oppio tanto quanto bere una birra. Era perché gli inglesi avevano un'inclinazione verso le droghe? Può darsi, anche verso l'alcool se è per questo. Ad un certo punto si decide di mettere un freno, perché la società è allo sbando. In Italia, invece di mettere un freno si schiaccia il pedale dell'acceleratore.
Scritto da: gcanc | 13/07/2010 a 19:21
Caro Giorgio, io non lo so se è sufficiente o no. So che da sempre c'è qualcuno che ci prova, e che c'è buona parte della popolazione che ci casca.
E' dovere di chi non ci casca cercare di aprire gli occhi anche agli altri, denunciare, scrivere, urlare, incazzarsi. Quando si scende verso un baratro qualcuno che tenti di risalire (e che inciti gli altri a farlo) non mi pare proprio una stupidata. Forse è più stolto lasciarsi trascinare giù senza muovere un dito.
Comunque il momento in cui la gente si sveglia prima o poi arriva. Regimi che si sono retti su ampi consensi di gente lasciatasi incantare (o infinocchiare) prima o poi sono caduti (a volte serve un ventennio, a volte di meno, a volte di più). NB: parlo di regimi in generale, non particolarmente di quelli di destra o di sinistra.
Scritto da: carloesse | 13/07/2010 a 19:22
Ed è triste ammetterlo, ma il consenso sparirà facilmente quando l'italiano steso sul divano si accorgerà che la sua panza poi non è tanto piena, anzi è vuota, mentre quella della cricca di potere è più piena di prima. La crisi in fondo serve anche a misurarsi le panze. E quando il re è nudo, la sua panza spicca di molto.
Scritto da: carloesse | 13/07/2010 a 19:33
Non sempre purtroppo. Il consenso basato sul nulla ha un'inerzia impressionante. Ricorda l'oro alla patria...
Scritto da: Giorgio Tedeschi | 13/07/2010 a 19:38
Sottoscrivo l'intervento di carloesse.
Videocracy l'ho visto anch'io e francamente non mi ha entusiasmato come docu-film. Certamente mette in luce delle sacrosante verità delle quali noi essere pensanti e non indifferenti alle sorti dell'Italia siamo consapevoli. Però ho trovato il montaggio pessimo. Alcuni punti restano nella semioscurità e non mi sembrano ben sviluppati.
A parte questo, non è la prima volta che affrontiamo il tema della sottocultura che ha oramai invaso gran parte del nostro paese. Sebbene questo sia un argomento importantissimo ed interessante, ogni tanto può anche venir voglia di dedicarsi ad altro. Dico questo per rispondere a Dario che commentava l'assenza di commenti su un post precedente di Luciano. Dario, senza alcuna polemica, io mi "abboffo" (alla napoletana) di certi argomenti scottanti costantemente; ogni tanto ho bisogno di staccare la spina, altrimenti mi deprimo. In un modo o nell'altro si deve sopravvivere. Non ignorare, ma sopravvivere.
Scritto da: Alessandra | 13/07/2010 a 19:45
preso
leggo
leggerò
dirò
grazie per la segnalazione
Scritto da: gy | 13/07/2010 a 19:54
Ero in un bar stamattina. Proprietario italiano con barista rumena.
Due clienti italiane parlano tra loro di una concittadina
:
"...lo sai che V., quella che ha trovato lavoro da tre mesi, ha chiesto all'azienda una settimana di ferie perchè non ce la fa più a lavorare in un ufficio con sto caldo (e l'aria condizionata)
...?"
La barista sottovoce a denti stretti
:
"stupida italiana !"
Scritto da: P@ola | 13/07/2010 a 20:12
La vera e propria pubblicità è UNO degli aspetti della televisione. L'altro (quello forse più sottile e possente) è un altro: dare un modello di mondo e di modo di pensare, far credere alle persone che non esistono (nè sarebbero auspicabili) alternative al vero e tremendo fondamentalismo e integralismo del nostro tempo: il DIO MERCATO.
Scritto da: luciano / idefix | 13/07/2010 a 21:19
Il proprietario del bar sotto casa mia ha licenziato la barista rumena e il barista italiano perché "perdevano tempo a parlare con i clienti".
Ora il proprietario del bar ha perso un sacco di clienti perché tutti preferivano i baristi affabili che "perdevano tempo a parlare con i clienti" rispetto a questi di ora che hanno la stessa empatia della macchinetta distributrice. Stupido italiano!
Detto ciò: che c'entra il tuo intervento con l'argomento del post?
Scritto da: Eeka | 13/07/2010 a 21:24
Eeka: il proprietario di quel bar di cui tu racconti è un deficiente che giustamente perde clienti e che spero finisca per chiudere.
Scritto da: luciano / idefix | 13/07/2010 a 21:52
@Luciano: è sulla buona strada, tutti i clienti abituali hanno cambiato bar. Ti confesso che sto facendo il conto alla rovescia
Scritto da: Eeka | 13/07/2010 a 21:56
Era mia intenzione,
Eeka,
portare quello che a me è sembrato in esempio lampante di egenomia sottoculturale.
Un'egenomia sottoculturale,(come spiega benissimo Luciano)fatta di tronisti e veline, briatori e bondi, gasparri e bossi, minzolini e gabibbi.Ma anche di persone che non hanno ben chiara la funzione del lavoro nella vita degli esseri umani.
Perchè se non lavori, non produci nulla e alla fine non ... mangi.
Persone che considerano il Lavoro un qualcosa di noioso e ruba tempo, in più, insomma.
Umani che non si impegnano in ciò che conta, che non costruiscono altro che eterea immagine di loro stessi.
Scritto da: P@ola | 14/07/2010 a 07:00
Ilva,
chi meglio di te, per mezzo del lavoro che svolgi, poteva ( e tuttora può) re-insegnare alcuni valori a quel ragazzino ?
Coraggio Ilva,
abbamo tanto lavoro da svolgere...
Scritto da: P@ola | 14/07/2010 a 07:05
Pa@la, faccio il possibile.
Purtroppo noi insegnanti (anche i più "impegnati") ci sentiamo un po' come Don Chisciotte, sempre in lotta contro mulini a vento (in questo caso reali e non frutto di allucinazioni): le famiglie che spesso demoliscono ciò che noi cerchiamo di costruire, i modelli televisivi ecc., le compagnie hanno un'influenza ben più grande della nostra (perchè trasmettono messaggi più accattivanti, più insistenti, più persuasivi: più "facili") sulla formazione dei ragazzi...
Scritto da: ilva | 14/07/2010 a 11:02
Interessantissimo! Occorre esportare questo discorso tra coloro che guardano Amici ecc... Parlandone solo tra noi rischiamo di fare la parte della riserva indiana...
Scritto da: Jubal | 14/07/2010 a 12:08
Ti credo Ilva
Non per niente la prima cosa che insegno nei Corsi di Leadership è che il Leader prima di tutto deve NoN farsi ammazzare - metaforicamente e fisicamente...
Scritto da: P@ola | 14/07/2010 a 12:09
Jubal, la domanda però è: perché c'è chi non guarda Amici? Perché con qualcuno la tempesta mediatica non funziona?
Scritto da: offender | 14/07/2010 a 12:19
Ilva: la famiglia così tanto difesa dai nostri politici di destra, di centro e anche di sinistra è, al momento, uno degli artefici dell'involuzione italiana. Un guscio chiuso, asfittico,impenetrabile da idee nuove, arroccato su modelli fittizi, tipo la famigliola del Mulino Bianco (Papà che lavora fuori, mamma che fa le faccende sorridendo e bada ai pupi, rigorosamente due o più). L'unico reale collante è la difesa del proprio.
Davvero un duro lavoro il tuo, coraggio!
Scritto da: Eeka | 14/07/2010 a 12:26
PA@la,
per abbozzare un discorso che non pecchi di eccessiva superficialità, dovrò annoiarti/vi un po'.
E' facile NON farsi ammazzare come insegnante: voglio dire la lotta è così impari (a favore di chi sta in cattedra) che non c'è competizione. Basta essere draconiani. Peccato che io non riesca (e non voglia) esserlo. Sono per una pedagogia che, se il termine non suonasse troppo "pretesco", definirei dell'"amore" . Il che implica interessarsi alla persona che ti sta davanti, cercare di capire le motivazioni che la spingono in una certa direzione anzichè in un'altra, far leva su ciò che di positivo c'è in lei e agire di conseguenza, fornendo stimoli ad hoc,motivando, incoraggiando o, se è il caso, bacchettando. Ma in questo caso bisogna avere come "bersaglio" l'errore, non la persona. Mai dire, "sei una frana!", neppure per scherzo, ma "hai sbagliato in questo, perchè..."
E fin qui, bene o male ci siamo.
Il fatto è che i ragazzi trascorrono , nel corso di una settimana di scuola, 12 ore con me. E le altre? come le occupano?
Quante Penelopi provvedono ad azzerare di "notte", quello che io cerco di tessere di giorno?
Scritto da: ilva | 14/07/2010 a 12:44
Interessante. Lo metto subito nella mia "lista dei desideri" di Anobii.
Tu sei iscritto ad Anobii, Luciano?
Scritto da: Artemisia | 14/07/2010 a 13:42
Anobii...No.
Dopo vado a curiosare.
Scritto da: luciano / idefix | 14/07/2010 a 19:51
Per un lettore forte come te, penso che sia utile. Io non ho tanto tempo per partecipare alle discussioni. Mi serve solo per annotare ciò che leggo per non dimenticarmene.
Mi trovi qui:
http://www.anobii.com/artemisiavive/books
Scritto da: Artemisia | 14/07/2010 a 22:04
Ci ho dato un'occhiata: mi pare un bel posto.
Ahhhh...se le giornate durassero 144 ore!
Scritto da: luciano / idefix | 14/07/2010 a 22:19
Jubal, la domanda però è: perché c'è chi non guarda Amici? Perché con qualcuno la tempesta mediatica non funziona?
intervento di offender che ripropongo copiandolo perchè non ha avuto risposta.
ma la merita
Scritto da: marcob | 14/07/2010 a 23:33
Non sono Jubal ma azzardo una risposta: perché qualcuno ha degli strumenti culturali, delle caratteristiche cognitive che gli permettono di difendersi. Ovviamente sto parlando di strumenti culturali in senso lato, non di livello di istruzione. Allo stesso modo la pubblicità non ha lo stesso effetto su tutti
Scritto da: Eeka | 14/07/2010 a 23:45
Con qualcuno non funziona in effetti.
Io anche prima, anche quando avevo ancora la TV non guardavo Amici e vidi solo la prima edizione degli altri spettacoli.
Perchè con me la faccenda dei Neuroni Specchio Non Funziona ?
Non mi sono ancora esaminata al riguardo.
Devo dire, però, che io ho sempre avuto un ultra sviluppato senso critico, ereditato da mia madre, e una forte indipendenza intellettuale, ereditata da mio padre.
Del mio Senso Critico ve ne siete accorti tutti, credo. Cerco di controllarmi nell'esprimerlo apertamente ma d'altro canto ne vado fiera perchè mi permette di "vedere" nelle situazioni ...
Scritto da: P@ola | 15/07/2010 a 07:03
Marcob ed Eeka toccano uno dei punti cruciali: perchè la PESTE sottoculturale colpisce e infetta in misura molto diversa le persone?
Eeha prova a rispondere: "qualcuno ha strumenti culturali, caratteristiche cognitive che gli permettono di difendersi"
Da cosa gli derivano? Io penso che (alla fin fine) l'"istruzione" (intesa nel senso tradizionale) conti poco.
Sono più importanti l'ambiente in cui vive, chi frequenta, ciò che legge e guarda (e da ciò che NON legge e NON guarda), il suo senso critico e coraggio civico, il profondo disgusto morale di asservirsi ai signorotti e al conformismo del Dio Mercato.
Insomma: alla Peste, resiste chi ha anticorpi. E chi riesce a resistere alla Peste dovrebbe cercare di offrire alle "vittime" dosi di vaccino contenente anticorpi.
Questo è ciò che possiamo fare noi, "comuni" cittadini.
Scritto da: luciano / idefix | 15/07/2010 a 08:44
Concordo con questo tuo ultimo commento Luciano, tranne che sull'offrire alle "vittime" dosi di vaccino, gratuitamente.
Le persone non ti ascoltano e diventi solo antipatica.
Anzi le persone il più delle volte se ne risentono.
Bisognerebbe possedere - per poterlo fare - i mezzi e le competenze di cui si dotano gli analisti. Solo che ...grazie tante, pure loro hanno impiegato circa 20 anni per acquisirle...
Scritto da: P@ola | 15/07/2010 a 09:43
Vorrei affiancare/sostituire al termine "analisti" quello di "terapeuti".
(Non vorrei che qualcuno fraintendesse ed andasse a chiedere a Wall Street....)
Scritto da: P@ola | 15/07/2010 a 09:46
Gli analisti?
In genere, ne diffido molto.
Scritto da: luciano / idefix | 15/07/2010 a 10:03
"L'amaca" di Michele Serra (piccolo commento quotidiano su Repubblica) di oggi casca a fagiolo, concludendo così:
"Rispetto ai primi anni novanta..." (si tratta di un confronto fra le tangentopoli odierne e quella ormai storica).."ci sono in giro per l'Italia meno cittadni e più consumatori: a questo servivano un premier che fosse anche padrone della tivù, e un padrone della tivù che diventasse premier".
Parole sante: la TV certamente ha come scopo quello di rafforzare l'immagine del consumatore (lo aveva detto anche Giorgio..), fare in modo che lo spettatore ci si possa specchiare e riconoscere. Per fare questo al meglio è ovvio debba indebolire il suo senso critico. Ovviamente poi la massa è fatta da individui. C'è chi è già "culturalmente" predisposto a questo indebolimento (c'è chi di senso critico è addirittura naturalmente sprovvisto), chi meno. Dovrebbe essere compito della scuola (ma anche della famiglia - ma se la famiglia è invece di suo fortemente predisposta? -, dell'ambiente, del mondo culturale), agire in senso contrario e rafforzare il senso critico. Creare "cittadini", non "semplici consumatori".
Non a caso questo governo (in mano al padrone della tivù) sta cercando con tutti i mezzi di indebolire proprio la scuola, la cultura, la ricerca, ecc.
Non fa una piega.
Scritto da: carloesse | 15/07/2010 a 10:29
Infatti: è un'analisi talmente trasparente...
Scritto da: luciano / idefix | 15/07/2010 a 10:35
Vi consiglio di gustarvi questo (involontariamente) esilarante articolo di Massimo Franco sul Corriere:
http://www.corriere.it/editoriali/10_luglio_15/franco-passaggi-obbligati_94a6a37e-8fcd-11df-b54a-00144f02aabe.shtml
Cito solo la soave ouverture:
"Bisogna dare atto a Silvio Berlusconi di avere compiuto la scelta giusta facendo dimettere il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino: sebbene lasci perplessi la sua permanenza nel Pdl come coordinatore della Campania"
Non è stupendo quel "sebbene lasci perplessi"?
Massimo Franco (nomen omen) è un vero cuor di leone, uno che ai potenti gliele canta chiare, uno che parla con massima franchezza.
Scritto da: luciano / idefix | 15/07/2010 a 10:52
P@ola: hai ragione, non si può "vaccinare" chi non vuole essere vaccinato. E non credo che lo si possa fare nemmeno con le competenze dei terapeuti o degli analisti. Infatti, dal terapeuta ci si va volontariamente - anzi - la volontarietà è la condizione assolutamente necessaria, altrimenti il terapeuta corretto ti manda a casa. Utilizzare quel tipo di competenze in un soggetto che non ne vuole sapere e che non ha gli strumenti per riconoscerle per me è manipolazione, che, peraltro, è esattamente il metodo che da trent'anni o giù di lì utilizzano i creatori di certa televisione deteriore per trasformare i cittadini in consumatori.
Scritto da: Eeka | 15/07/2010 a 11:15
Eeka, secondo te quali sono questi strumenti culturali? Da dove escono? Io ho avuto genitori per nulla istruiti e mia madre si beve tutto quello che dice la TV. Io ho fatto le scuole superiori, ma forse il livello di istruzione, come tu giustamente osservi, c'entra poco. E a questo punto mi chiedo: se questi strumenti sono innati, è possibile fornirli a chi ne è sprovvisto? Ed è possibile che sia cresciuta negli ultimi 30 anni la percentuale di "non dotati"? Non sono domande retoriche, e non conosco le risposte.
Scritto da: offender | 15/07/2010 a 12:01
Secondo me è che siamo dei disadattati, nel senso letterale del termine, abbiamo vissuto l'esclusione in un modo o nell'altro da piccoli e ci siamo costruiti una coscienza critica per sopravvivere. Il dubbio è l'anticorpo.
Scritto da: Jubal | 15/07/2010 a 12:21
Quello che volevo evidenziare è che un Terapeuta viene addestrato a quella che io chiamo "l'arte di schiaffeggare la coscienza". Così la paziente/persona può aver modo di rendersi conto di ciò che (le) sta succedendo. Non sempre la paziente vuole- accetta di rendesi conto di ciò che le sta succedendo, anzi di solito oppone molteplici "resistenze".
Pur tuttavia l'Arte dei Terapeuti mi affascina alquanto - ma non ne so ancora abbastanza...
Scritto da: P@ola | 15/07/2010 a 12:26
"Gli analisti?
In genere, ne diffido molto."
:
un chiaro esempio di resistenza.
Scritto da: P@ola | 15/07/2010 a 12:28
Offender, chiedi se gli "strumenti critici" sono innati.
Io direi proprio di no.
Noi siamo il frutto (in costante e incessante evoluzione o involuzione) di tre fattori:
1) il patrimonio genetico che ereditiamo dai nostri genitori,
2) gli avvenimenti della nostra vita e il contesto in cui essi accadono,
3) il modo in cui dentro di noi rielaboriamo tutto quanto ci accade.
Ecco allora che OGNI cosa che ci accade e ogni pensiero che formuliamo contribuisce (nel bene o nel male) a plasmarci.
P@ola: la tua replica sul "chiaro esempio di resistenza" è una splendida dimostrazione del motivo per cui io (in genere) diffido degli analisti e dei loro procedimenti: di riffa o di raffa, riconducono sempre tutto e tutti a dei rigidissimi schemi precostituiti. Scordandosi che la vita umana è fatta di una enorme varietà, non necessariamente incasellabile in categorie uniformi riassumibili in formule analitiche.
Scritto da: luciano / idefix | 15/07/2010 a 12:56
P@ola: infatti, il ruolo del terapeuta è esattamente quello di cui parli tu. Ma, appunto, perché funzioni deve instaurarsi tra paziente e terapeuta una relazione su base esclusivamente volontaria e solo in quel tipo di relazione si possono superare le resistenze. Altrimenti non funziona, anzi fa male malissimo.
Offender: ti ripeto, il livello di istruzione, pur giocando un ruolo, non è assolutamente determinante. Conosco persone istruitissime che si bevono qualsiasi cazzata venga loro propinata, purché confezionata in modo accattivante. E di contro persone molto semplici che hanno i famosi anticorpi. La capacità di sviluppare senso critico io credo che ce l'abbiano tutti, poi, ovviamente, ci sono persone che lo esercitano e lo coltivano e altri che lo lasciano dormiente per molteplici ragioni: perché è più comodo uniformarsi alle convenzioni, per educazione (ambienti molto tradizionali o molto religiosi), per pigrizia, per convenienza personale. Per quel che mi riguarda, io mi riconosco abbastanza nell'ipotesi di Jubal, ma non mi sento di applicarla a tutti anzi, per citarmi, anche se non si fa, erga omnes
Scritto da: Eeka | 15/07/2010 a 12:57
Mi riconosco pure io :-)
Scritto da: offender | 15/07/2010 a 13:13
Luciano: un analista così rigido da ridurre la complessità della vita a schemi e a formule è un pessimo analista. Quelli bravi non si comportano così, integrano i diversi approcci, li adattano al contesto culturale del loro paziente e soprattutto sanno ammettere i limiti della loro professione
Scritto da: Eeka | 15/07/2010 a 13:14
E que viva Erga Omnes!
Scritto da: offender | 15/07/2010 a 13:15
Eeka: condivido. E infatti avevo scritto che "degli analisti diffido molto, IN GENERE".
Non di tutti.
Ci sono scuole (ad esempio Terapia strategica) di cui mi fiderei. Altre (da cui i "pazienti" vanno in analisi per anni e anni nei secula seculorum) da cui mi terrei alla larga come dagli sportelli della Mediolanum.
Scritto da: luciano / idefix | 15/07/2010 a 13:49
Luciano: e fai bene!
Scritto da: Eeka | 15/07/2010 a 14:11
Avete detto tutti cose interessanti (che per altro non ho letto integralmente, per mancanza di tempo)
Mi limito a rispondere a Offender dal cui commento estrapolo una parte: "Eeka, secondo te quali sono questi strumenti culturali? Da dove escono?". Certo non piovono dal cielo; la genetica c'entra nel senso che se sei un imbecille non c'è scampo e , se sei veramente intelligente, hai gli anticorpi di suo . Mio padre credo appartenesse a quest'ultima categoria: arrivò in modo autonomo e personale a formulare concetti e valutazioni in merito alla politica alla religione e altro, anticonformiste e, a mio avviso, azzeccate. Non voglio tirare in ballo la sua opinione sugli USA o sui Vangeli,la Chiesa, il Comunismo, il cosiddetto "paranormale" perciò farò solo un esempio banale (che è più vicino al tema in oggetto e non turba nessuno): il Festival di Sanremo è sempre stato per lui un'emerita cagata, mentre la maggior parte della gente lo considerava l'Evento per antonomasia; il calcio pure. Molte di queste idee, allora fortemente controcorrente, io mi sono trovata a condividerle a un' età, che definire matura è un eufemismo. C'era tra noi una piccola differenza: lui aveva frequentato le scuole elentari, io ho una laurea in filosofia.
MA
LA SCUOLA, un insegnante valido e motivato possono fare moltissimo per aiutare a sviluppare lo spirito critico. Detto in modo informale: a ragionare con la propria testa. Di ciò sono FERMAMENTE CONVINTA , e questa convinzione ha ovvie ricadute sul mio metodo d'insegnamento.
Scritto da: ilva | 15/07/2010 a 15:04
Ilva, io ho dei genitori per nulla critici e con gli insegnanti e la scuola ho sempre avuto un rapporto tragico.
Scritto da: offender | 15/07/2010 a 15:13
Offender: però Ilva non ha tutti i torti. Un insegnante bravo veramente può aiutare moltissimo a sviluppare uno spirito critico. Io ho avuto la fortuna di incontrarne una al momento giusto: la mia insegnante di matematica e scienze alle medie: una persona eccezionale, che prima che la matematica ci ha insegnato a pensare e a non aver paura di farlo. Purtroppo di insegnanti veramente bravi ce ne sono pochini, ma è tutto un altro discorso
Scritto da: Eeka | 15/07/2010 a 15:47
Sì,il mio commento era estremamente conciso e in effetti dava molto per scontato. Sugli insegnanti razionalmente credo che tu abbia ragione anche se la mia esperienza personale mi fa tendere istintivamente a pensare il contrario.
Scritto da: offender | 15/07/2010 a 16:32
Caro Offender, ti dico la verità?
Anch'io sono di famiglia "proletaria" ( i miei però hanno saputo dare la giusta importanza all'istruzione)
Quanto alla scuola (dalle medie alla fine delle superiori) mi sono quasi sempre annoiata a morte...
Eppure ho coltivato a modo mio svariati interessi,con o senza (più senza che con) insegnanti.
L'importante, secondo me, è mantenere viva la curiosità intellettuale. Il resto viene da sè.
Scritto da: ilva | 15/07/2010 a 17:03
Premesso che si tratta di un argomento estremamente complesso, credo che lo spirito critico sia importante soprattutto per la scelta che le persone fanno per i propri modelli.
Poco male se il signor e la signora Rossi trascorrono il pomeriggio guardando Buona Domenica. Ognuno si diverte come puo’, e come vuole. Certe immagini possono essere ilari per qualcuno, scontate e imbarazzanti per altri.
Dove lo spirito critico deve entrare in gioco e’ nella selezione dei propri modelli di vita. Di solito genitori e nonni innanzitutto, ma poi e’ un calderone. Per qualcuno sara’ importante il parroco, per altri il Corona di turno. Per molte ragazzine c’era La Carra’ la Cuccarini, poi Non e’ la Rai, ora le veline. Credo onestamente che sia stata una trovata diabolica creare modelli in cui sia facile attrarre la gioventu’ per poi proporre una serie di prodotti da vendere, diabolica perche’ senza considerare I Danni collaterali che questo ha creato.
Ora lancio una provocazione: se molti scelgono come modelli di riferimento e di successo i vari rappresentanti del becerume televisivo, forse la colpa e’ di genitori e nonni che non sono piu’ in grado di comunicare con i loro figli/ nipoti. O forse anche genitori e nonni hanno adottato Corona come modello di riferimento ! come nei film apocalittici dove alla fine impazzivano tutti !
Scritto da: Giorgio Tedeschi | 15/07/2010 a 17:09
"Credo onestamente che sia stata una trovata diabolica creare modelli in cui sia facile attrarre la gioventu’"
Sì, ma è una trovata vecchia come il cucco.
Scritto da: offender | 15/07/2010 a 17:46
Offender: sarà anche vecchia come il cucco. Ma tanto tempo fa il Cucco non aveva a disposizione l'attuale gigantesca potenza di fuoco mediatica.
Scritto da: luciano / idefix | 15/07/2010 a 18:26
Beh, tanto tempo fa c'era un Cucco che attraeva i giovani con le sue camicie rosse, ad esempio...voglie di avventura e di protagonismo, di una nuova vita, di evasione mascherate da una idea-ideale...
Scritto da: P@ola | 15/07/2010 a 19:40
Offender: la tua esperienza è, per l'appunto, personale e pertanto non necessariamente applicabile all'intero corpo insegnante delle scuole italiane di cui tu non hai informazioni
Scritto da: Eeka | 15/07/2010 a 20:38
P@ola, non ho capito bene. Stai paragonando la generazione che (pur tra mille contraddizioni) sperò e si battè per il cambiamento con le file di consumatori in coda davanti al dio Mercato?
Scritto da: luciano / idefix | 15/07/2010 a 20:43
?
Anch'io sono un po' stupita dal raffronto tra i Mille del 1860 (o forse il riferimento era alle formazioni partigiane dei Garibaldini?)e i Millanta(tori) di oggi!!
Scritto da: ilva | 15/07/2010 a 20:53
Non è ben chiaro a che cucco si riferisca P@ola né se dia un'accezione positiva o negativa alla frase. Un cucco un po' criptico
Scritto da: Eeka | 15/07/2010 a 21:25
E io che non avevo neanche pensato a un possibile riferimento a Garibaldi.
Scritto da: luciano / idefix | 15/07/2010 a 21:58
Beh, Luciano le camicie rosse sono una moda di lunga data.
Pare che in Sudamerica, Garibaldi si fosse imbattuto in una partita di stoffa rossa in svendita (per, credo, il fallimento della ditta importatrice; dubito produttrice) e con quella abbia creato la Divisa dei suoi volontari.
Prima dovevano formare una "selvaggia parata" carnevalesca, come i partigiani di Fenoglio ne "I 23 giorni della città di Alba", vestiti alla c. com'erano.
Scritto da: ilva | 15/07/2010 a 22:31
Sì, il Cucco cui mi riferivo io era proprio Garibaldi.
Ciò che volevo mettere in evidenza era il fatto che molti dei suoi seguaci avevano SOLO e/o PRINCIPALMENTE in corpo un gran voglia di avventura e di protagonismo, di una nuova vita e di evasione...
Allora non c'era L'Isola dei Famosi (per allontanarsi dalla famiglio, per mostrare le proprie qualità, per farsi vedere-ammirare ed emergere).
Al tempo di Garibaldi quella proposta dal G. era "tutta" l'avventura che la Società proponeva loro e loro ci si buttarono a capofitto. Molti di quei ragazzi neppure sapevano che "poi" la loro avventura si sarebbe - ripeto POI - chiamata Unità d'Italia
Ilva,
la tua delucidazione sulle camiche rosse è perfetta.
--
Non scandalizzatevi SUBITO
Guardate le cose e gli avvenimenti in Prospettiva !
Scritto da: P@ola | 16/07/2010 a 06:08
Più che vaccinare gli altri
io ho vaccinatp me stessa
Ecco due esempi della mia filosofia di vita
:
http://tusitala.blog.kataweb.it/2010/07/10/eq-vivere-per-costruire/
e
http://tusitala.blog.kataweb.it/2010/07/08/eq-io-voglio-cioe-cosa-voglio/
...
si può dire
"chi mi ama mi segua?"
--
PS= Anche oggi sarò fuori
vi leggerò stanotte o domattina
Scritto da: P@ola | 16/07/2010 a 07:19
P@ola, paragonare i garibaldini ai "famosi" dell'Isola è roba che non era venuta in mente nemmeno ai più acerrimi revisionisti antirisorgimentali.
Scritto da: luciano / idefix | 16/07/2010 a 08:39
Il fatto che gli esseri umani siano suggestionabili e influenzabili, che siano di istinto degli imitatori e quindi tendano all'emulazione ecc. è un fatto assodato.
Equiparare poi tutti i modelli fra di loro (per esempio I Mille o Il grande fratello) solo perché appunto generano una certa suggestione, è sbagliato perché confonde in un unico pastone tutti i discorsi. Anche i suicidi e gli omicidi generano una certa influenza e suggestione, come sanno i criminologi ecc. E con questo?
Il punto è che nel fenomeno televisivo ci sono alcune peculiarità: una è che il "modello" proposto, è per la prima volta nella storia proposto a masse enormi di persone di classi anche diverse e attraverso un mezzo che di per sé, in quanto audiovisivo, è particolarmente suggestivo. Un'altra è che la TV (così come di fatto è) ha diminuito grandemente le occasioni sociali e l'abitudine alla discussione e scambio di idee (occasione sociale è anche la mensa familiare) e bloccato in partenza la diffusione della lettura nella solitudine (in partenza, nel senso che la TV è intervenuta quando l'analfabetismo cominciava davvero a essere sconfitto: la Tv ha fornito un modello di lingua comune, ma ha bloccato l'uso di questa lingua come espressione di idee, di fantasia, e come comunicazione di informazioni approfondite ecc.).
La scuola potrebbe essere un'alternativa alla pedagogia prepotente della TV? Non lo credo. La scuola potrebbe essere migliore di quello che è e fornire qualche strumento critico. ma la battaglia sarebbe comunque persa in partenza, perché la pedagogia più efficace è quella data dalla società nel suo insieme - e la società nel suo insieme, oggi, è filtrata attraverso la rappresentazione che ne dà la TV e si modella, nelle case, nelle strade, nei discorsi attraverso il modello televisivo (vedi i tormentoni di slogan ed espressioni trasferite dagli schermi fin dentro i discorsi dei bar e delle famiglie, vedi la popolarità di certe figure/immagine, Taricone per esempio, nei confronti di personalità più importanti, vedi le nuove abitudini: lo shopping come momento di svago per il tempo libero, svago che ha sostituito le libere passeggiate, sostituite dalle corse solitarie per mantenersi in forma, ecc. ecc).
Smetto, prima di deragliare oltre:-)
Scritto da: anna s. | 16/07/2010 a 09:14
Volevo dire anche: le Camicie Rosse furono modello per una piccola minoranza della borghesia italiana ottocentesca. Così come per altre minoranze, contadine, furono modello i banditi.
La differenza (a parte i contenuti dei modelli) sta nel fatto che un tempo i modelli erano vari e diversi. Oggi con la TV il modello è unico e assoluto. Generando, fra l'altro l'infelicità di credere in un'uguaglianza che non esiste.
Et cetera.
Scritto da: anna s. | 16/07/2010 a 09:27
Nessuno scandalo P@ola, è solo un'interpretazione storica un po' campata per aria
Scritto da: Eeka | 16/07/2010 a 10:20
Adesso faccio un po' di antropologia culturale a buon mercato :-)
Rovescerei la proposizione di Pa@la. NON: "allora non c'era il grande fratello e quindi Garibaldi poteva proporre la sua avventura e trovare seguito" (ho sintetizzato, ovviamente),
MA "allora esisteva la possibilità di avventure vere e quindi, anche nel caso ciò fosse stato possibile, non ci sarebbe stato bisogno di crearne di fasulle".
Spesso mi sono chiesta la ragione per cui la gente fa cose per me strane: per esempio, pratica sport estremi.
La risposta che mi sono data è questa: la società odierna ci viene presentata come cannibalesca, feroce e infida...e a volte lo è
IN generale, però, viviamo in un mondo comodo di ovatta: la morte viene occultata ai bambini, viaggiare è diventato comodo e relativamente sicuro, non ci sono più orde di Unni in agguato, guerre quotidiane sotto casa, peste nera, orsi da cacciare. I pellegrinaggi a Roma, Santiago, Gerusalemme sono diventati un fatto più burocratico che emotivo.
Non sono più onnipresenti il pericolo, l'avventura,
l'imprevisto
di cui l'uomo credo abbia un atavico bisogno.
Per questo sono nati i surrogati dell'età moderna (per questione di comodo, citerò ancora una volta gli sport estremi )
Scritto da: ilva | 16/07/2010 a 10:21
PS: Ho pensato anche tante volte a certi artisti irrequieti dell'Ottocento che abbandonarono l'Europa in cerca di Paradisi e/o Inferni lontani ed esotici.
Ma oggi dove fuggirebbero Gaugin o Rimbaud, in questo mondo reso piatto e uniforme dalla globalizzazione? Quale potrebbe essere la meta del loro viaggio di rottura con l'Occidente "civilizzato"?
Che c'entra?
C'entra perchè rappresenta un'altra occasione di fuga e d'avventura, di contestazione e titanica solitaria ribellione che abbiamo perso.
Forse uno potrebbe ripiegare sull'eremitaggio...ma sai che noia...
Scritto da: ilva | 16/07/2010 a 11:13
Eeka, è quello che ho detto.
Scritto da: offender | 16/07/2010 a 12:07
Se ci riflettete sopra un momento
fu Garibaldi il primo a globalizzare l'Italia. Allora come si chiamava ? Riunificazione ?
.
Considerando che nel 1861, l’erario del Regno delle Due Sicilie contava ben 443,2 milioni di lire;
la Lombardia 8,1; il Ducato di Modena 0,4; Parma e Piacenza 1,2;
Roma 35,3;
Romagna-Marche e Umbria 55,3;
l’Impero Sardopiemontese 27,0; Toscana 85,2 e Venezia 12,7
(i dati provengono da Francesco Saverio Nitti, facoltà Scienze delle Finanze).
... cosa ne deducete ?
Scritto da: P@ola | 16/07/2010 a 18:31
Non so Ilva
dove fuggirebbero oggi Gaugin o Rimbaud.
Io fuggii nei Mari del Sud nell'anno 1990 e nel 1991 tornai in Europa.
Ora fuggo dentro a me stessa...è ancora più utile e decisamente interessante...
Scritto da: P@ola | 16/07/2010 a 18:34
Cosa sarebbe l'Impero sardopiemontese? A me risulta esistesse il regno di Sardegna, poi Regno d'Italia.
La Lombardia nel 1861 già faceva parte del Regno d'Italia, mentre Venezia, all'epoca faceva parte dell'Impero Austroungarico.
Insomma, come sono stati calcolati questi dati?
Scritto da: Eeka | 16/07/2010 a 19:49
P@ola, io è una vita che fuggo dentro me stessa.
Mi sto venendo a noia. Anche se, qualche volta, mi diverto ancora. :-)
Scusa, ma anch'io (come Eeka) ho qualche riserva ad accettare per buoni i dati di cui sopra...forse è errata la DATA e non i DATI ma, anche "scambiando gli addendi", il risultato non cambia.
Scritto da: ilva | 16/07/2010 a 20:14
http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Saverio_Nitti
-
www.consiglio.basilicata.it/pubblicazioni/villa_nitti/villa_13.pdf
-
www.fondazionefsnitti.it/nitti/bio_giovinezza.asp
Scritto da: P@ola | 16/07/2010 a 20:43
P@ola, a parte che quei dati non li ho trovati, nel link da te indicato.
Ma penso si riferiscano al patrimonio del regno borbonico, che era (se ricordo bene) il più alto degli stati pre-unitari.
Oltre a essere uno degli stati più industrializzati dell'Europa di quegli anni (la prima ferrovia in Italia, la Napoli e Portici) e altri primati.
Ma a fronte di ciò la condizione delle masse contadine del Sud era disastrosa.
Ecco perchè l'impresa garibaldina ebbe successo e divenne leggendaria, simbolo di liberazione.
L'errore sciagurato commesso negli anni successivi all'unificazione(errore non di Garibaldi che politicamente non contava nulla nè di Cavour che morì troppo presto) fu questo:
invece di costruire un'alleanza virtuosa tra i ceti produtti del nord e i contadini del sud, si cementò un pessimo patto tra i grandi industriali nordisti e i latifondisti del sud.
Il risultato fu che le masse del sud rimasero miserabili e si sentirono tradite dall'Italia, al sud prosperò il parassistismo malavitoso alleato ai grossi interessi della borghesia nordista.
Sono passati 150 anni e la situazione è (per certi versi) simile.
Scritto da: luciano / idefix | 16/07/2010 a 22:06
Sì, Luciano, una analisi e descrizione perfetta.
Scritto da: P@ola | 16/07/2010 a 22:27
Grazie.
Ma confesso che l'ho imparata leggendo e studiando sui libri di Ruffolo, Salvadori, Gramsci, Villari e alcuni altri.
L'ho solo sintetizzata nel modo più comprensibile possibile.
Scritto da: luciano / idefix | 16/07/2010 a 23:00