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12/02/2010

Commenti

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E' evidente che desse già forti segni di squilibrio.

se le donne le comprano ha ragione lui.

stop alle prediche da prete di provincia.

Il fatto è che le donne non le comprano mica. Mai visto una con una cazzata del genere ai piedi? Le modelle più famose si erano giustamente rifiutate di sfilare con quelle cose lì!
Certe stronzate, nella moda, servono solo a fare parlare di sè, alla pubblicità sul proprio nome. Mostri quelle, che nessuno comprerà, per vendere altra merda (ma un pò più vendibile) ad altri mentecatti a prezzi decuplicati. La moda è l'emblema più vistoso di una società profondamente malata.

Concordo con carloesse: gente come Alex McQueen (con tutta la paccottiglia che proponeva, con tutte le fasulle immagini della donna che metteva sulle passerelle, con le fesserie che propinava, con le scemenze che cercava di lanciare, con il culto dell'apparenza, con il suo malcelato disprezzo verso le donne) è corresponsabile dell'anoressia, del velinismo, dell'ignoranza, della subalternità delle donne ai maschi, del maschilismo, del mito del denaro e dell'apparire eccetera.
Il fatto che sia morto non mi porta a cambiar giudizio sulle stronzate che faceva.

ah, era lui, dunque... Veramente un "genio" (si fa per dire), pace all'anima sua

Sono veramente una schifezza. Ma possibile che, in questo mondo, tanta gente che fa cose veramente belle e importanti non venga neanche considerata e gente che fa cagate del genere abbia invece fama e denaro?

Mi sembra che di fronte ad un dramma che porta al suicidio, sia doveroso il silenzio. Di chiunque si tratti.

Uno dei tanti uomini che odiano le donne.

Forse non sono stata chiara.
Parliamo di scarpe? Okey. Non, per favore, di un uomo disperato che si è tolto la vita e che merita il nostro rispetto, senza se e senza ma. Grazie.

Ilva, una volta tanto sono d'accordo con te ;-)

E direi! Ho troppa stima per gli amici del blog (te compreso), per dubitare che il mio invito venga raccolto.

Facciamo così: distinguo l'uomo (che è morto e a cui va la mia pietas per la sua tragica fine) e la sua opera (che trovo pessima e negativa).
Nessuno mi convincerà mai che la morte di XY (uomo pubblico) debba costringerci al silenzio
o all'ipocrisia sulla sua attività pubblica.
Quando Silvio Berlusconi morirà, io (se non me ne sarò andato prima di lui) non muterò di una virgola il mio giudizio sulla sua vicenda pubblica, che continuerò a trovare nefasta. E lo dirò e scriverò senza esitazione: rispetto per il dolore privato dei suoi cari ma piena libertà di analisi e di critica.

e così luciano ha vinto la bambolina, premio riservato a chi riesce a inserire berlusconi in un post che con lui non ha niente a che fare.
oppure ha a che fare e anche molto.

Marcob: touchè!
Hai ragione a farmi questa critica (ma è proprio una critica?).
D'altro canto, non volevo girarci intorno, su questo problema:
"si può parlar male dei morti?"
Secondo me, sì.

Se ci sono delle imbecilli come Secsenddesiti che spendono 300 euro per un paio di scarpe, io che son riuscita una volta a prenderne una per 6,99 euro (e non dai cinesi: scarpe da ginnastica rosse che mi son durate una vita)....

Scusa la mia tontonaggine: chi è 'sta Secsenddesiti?

Sex and the City, una serie televisiva. Che io trovo anche fatta molto bene. Ora fa fico scrivere l'inglese come si pronuncia.

Grazie.
Non avevo proprio capito.
Sarà che non sono un figo.
(A Trieste lo diciamo, sia al maschile che al femminile, con la "g" e non con la "c")

Alex Mcqueen, col suo stile "gotico" e la sua tendenza alla provocazione portata all'ennesima potenza, poteva ritenersi più un artista estroso che uno stilista.
Ci sono sfilate di moda(poche) che danno un piacere estetico molto vicino a quello che può essere indotto da una mostra di pittura. Un altro discorso è comperare quegli abiti (di cosi stratosferici) o indossarli. (Non so perciò che tipo di mercato potesse avere...forse i nababbi compravavano qualcuno dei suoi abiti per una festa di Carnevale in!)

Confesso che a me le collezioni invernali di Cavalli fanno quell'effetto. Guardo gli abiti come se fossero opere d'arte.

"costi stratosferici"; anche "cosi" non andava così male :-)

La domanda che mi faccio è:
quale effetto ha sulle ragazzine questa visione distorta della donna e della femminilità?
Uno come Mcqueen contribuiva oppure no ad aggiungere tossine al mondo?

Luciano. A domanda, ridpondo: non credo. Le tossine sono ben altre.

I costumi del Casanova di Fellini (che sono una festa per gli occhi) secondo te hanno contribuito a creare una visione distorta della donna e della femminilità?
Il confronto non è così azzardato, se ci pensi.

E' anche vero che, invece di fare lo stilista, Mcqueen avrebbe potuto disegnare abiti ed acconciature per film in costume... Su questo non ci piove.

E' diverso.
Intanto, i film di Fellini non andavano a vederli le ragazzine e (anche per questo) non avevano nessunissimo effetto sui comportamenti delle adolescenti. Mentre (lo si voglia o no) questi sarti e il mondo della moda hanno un grande impatto a cascata sulle giovanissime e sul loro modo di percepire e di vivere la femminilità.
Se in questi anni tante ragazzine vivono male con il proprio corpo e con il proprio aspetto, la responsabilità è anche (ripeto: ANCHE, non solo ma ANCHE) di tanti sarti, pubblicitari e mascalzoni vari che spacciano alle adolescenti apparenza e stronzate strafregandosene delle conseguenze.

Stai a fa er furbo lucià. A parte che non sono d'accordo sulla linea diretta moda anoressia, manco sull'anche, o almeno il mio anche è molto più piccolo, ma di fatto il post ironizzava sulle scarpe e punto. Era fedele al personaggio - perchè se c'è una cosa che credo ti sia profondamente estranea è l'apprezzamento estetico della moda, moda come arte, come estro, come che ne so un vestito di Capucci. Un po' come quelli che guardano un quadro di Lucio Fontana e dicono - ahò me pare no spazzolino da denti. Comprensibile, ma permettimi di dire che ci sono degli aspetti che sottovaluti. Poi se vogliamo parlà der bieco capitalismo e sia - ma no siamo onesti - non ci entra granchè.

Quello che dici Luciano è sacrosanto.

Mi documenterò meglio; però, ho la sensazione che Macqueen rientri in una tipologia particolare di stilisti che, NEPPURE LORO,
sono seguiti dalle ragazzine. In ogni caso, invitano le donne a travestirsi, propongono un modo ludico e creativo di presentare il proprio corpo...come appunto si fa a Carnevale.
E io semel in anno, lo farei...Ho sempre sognato di indossare una sontuosa maschera veneziana.

zaub, grazie per aver reso con parole più idonee i concetti che volevo esprimere io.

Zau: non faccio il furbo. Semplicemente, penso che OGNI nostro atto contribuisca (poco o tanto) a modificare il mondo. Tanto più se siamo persone di grande visibilità mondiale.
Che tu non veda le relazioni moda/pubblicità/media/disagio (di cui l'anoressia è uno degli elementi) mi pare strano. Comunque, liberissima di pensarla come vuoi.

Sarò bieco, ma la penso come Luciano, o forse anche peggio. Nego totalmente il valore di arte alla moda. Una scarpa che perde la sua funzione (quella di sostenere un piede) non è una scarpa, nè un'opera d'arte: è solo una cagata. Quanto a Fontana ho forti dubbi pure su di lui (che con la moda non c'entra punto).
La provocazione, nell'arte come nella moda , mi ha frantumato le balle. Oggi tutti gli artisti (e tutti i modaioli) sono trasgressivi, se no non se li caga nessuno. E così, di trasgressione in trasgressione, di provocazione in provocazione, tutti dicono stancamente la stessa cosa, una noia mortale!
E nella "moda" questo catafascio del nostro gusto, della nostra cultura, della nostra società, trova il punto più visibile. Poi gli stilisti mi stanno proprio sulle balle come persone: ce ne fosse uno che ispiri un minimo di simpatia personale: tutti egocentrici spocchiosi, primedonne dei miei coglioni che si credono di essere diointerra; a dolce&gabbana darei volentieri un calcio in culo ogni mattina, così, per allietare la giornata.
E comunque altra cosa sono i costumi per il teatro o per il cinema: hanno tutt'altra funzione.

Forse se vedessimo la questione suicidio staccata dall'estro e creatività di Alex McQueen, aiuterebbe,
ma non è detto.
a guardar bene le creazioni di McQueen, si intuisce che c'era qualcosa in lui che lo turbava già prima. Il punto è che lui, come tutti gli stilisti "estrosi" e "creativi", aveva (hanno) un'idea della donna alquanto dissacrante. E' questo che disturba, secondo me. E da' fastidio vedere che certi personaggi fanno tendenza e vengono considerati dei semi-dei, alla stregua, che so, di scienziati scopritori di grandi cose. No, questi signori, per quanto bravi nel loro mestiere, non hanno inventato nulla di nuovo. Tra le cose "non inventate" c'è la loro personalità molto spesso complessa, ci sono i loro problemi psicologici, c'è anche la non accettazione dell'altro sesso (talvolta odio vero e proprio, misoginia), o il desiderare appartenere all'altro sesso. Tutto questo viene espresso anche e soprattutto in quella che viene definita "arte creativa" della moda.
Umanamente dispiace sempre che una persona arrivi all'estremo gesto del suicidio e dopo aver letto qualcosa su McQueen, capisco perché si è sentito spinto a farlo. Ma a prescindere dalla vicenda umana, non credo sia giusto ignorare che milioni di donne e uomini si lasciano influenzare, impressionare, coinvolgere dai "disagi creativi" dei cosiddetti guru della moda il minimo distacco, o obiettività. Non si può negare, secondo me, che sono questi guru a creare un'immagine di donna innaturale, privata della sua femminilità, della sua identità. Consideriamo pure quelle orrende "cose" che ha McQueen ha messo ai piedi delle sue modelle un'opera d'arte, ma perché non si potrebbe avere il diritto di pensare che quella "creazione" sia frutto di una mente disturbata? Esattamente al pari di tante "opere d'arte" di pittori, scultori, disegnatori.

Correggo: "...coinvolgere dai "disagi creativi" dei cosiddetti guru della moda senza il minimo distacco, o obiettività."
Così è più comprensibile.

"Non confondiamo la merda col risotto" (dell'amico cuoco Mario C.)
Carloesse, nessuno ha sostenuto la tesi secondo cui la moda ha "un valore d'arte".
Caso mai che ha un valore estetico.
Detto questo, una delle poche attività ("artistiche"e non) che sopravvivono in Italia senza pubbliche sovvenzioni è proprio la "moda". E siccome di settori produttivi, competitivi (dirò di più: che il mondo ci invidia), ce ne sono rimasti pochini, eviterei di sputarci sopra.
Direi che questo argomento è meno scontato e più concreto di tanti altri che giudico (permettetemi) triti e ritriti.

Alessandra dice alcune cose molto sensate. Ma qualche sua asserzione va a mio parere capovolta: tengo a sottolineare che non tutto ciò che è frutto del disagio creativo debba appartenere necessariamente al mondo dell'arte. Ma che talvolta accade; anzi, molti capolavori (tutti o quasi tutti?) sono scaturiti proprio dal disturbo, dal disagio, dal disadattamento dei loro creatori. Ma il fatto è che oggi tutti i disturbati si credono artisti, o molti (potenzialmente) sani si fingono (o a volte si credono) disturbati per accedere all'olimpo dell'arte.
E ciò disturba me.

Propongo una soluzione di compromesso:

Magritte intitolò uno dei suoi quadri, che raffigurava una pipa, "Ceci n'est pas une pipe".
Forse Mcqueen avrebbe dovuto parafrasarlo dicendo " Ceci n'est pas un chaussure"! :-)

A proposito Carloesse, non toccarmi Fontana...o si ricomincia a litigare!

"milioni di donne e uomini si lasciano influenzare, impressionare, coinvolgere dai "disagi creativi" dei cosiddetti guru della moda il minimo distacco, o obiettività." scrive Alessandra, come pure milioni di persone eseguirono gli ordini di Hitler ...
Ora, non avevano forse un cervello quei tedeschi ? Sì, ma non lo usarono.
Bisogna insegnare alle persone l'arte del ragionamento critico ...perchè nasceranno sempre nuovi potenziali Hitler e verranno alla ribalta stilisti sofferenti...

Ilva, qua la mano: io non parlerò mai più di Fontana, nè tu di Morandi.
(PS: non vale neanche accennare a 'tagli' o a 'bottiglie').
:-)

:-) Armistizio sottoscritto.

Carlo, concordo con te.

Vi propongo due citazioni (che esprimono meglio di quanto io possa fare) ciò che credo fortemente.

"Ogni azione della nostra vita, anche la più piccola, è responsabile della bellezza o bruttezza del mondo".
Augusto Daolio

E anche:
"C'è la bellezza e ci sono gli umiliati. Qualunque difficoltà presenti l'impresa, non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima"
Albert Camus

Rimango sempre incantata quando qualcuno trova fatta molto bene Secsenddesiti (che si scrive proprio così, in originale) quando i valori che diffonde sono quelli tipici del berlusconismo: vestirsi alla moda e trovare un uomo fico che ti mantenga. Evvai.

Mi sono bastati cinque minuti di una puntata in cui una delle quattro Non-dico-cosa andava in montagna e urlava schifata alla vista di uno scoiattolo: "E' un topo con la coda!!!".

Non l'ho mai visto per cui mi astengo da qualsiasi commento in merito.
Dico solo che se il tema e i valori di fondo del telefilm sono "vestirsi alla moda e trovare un uomo fico che ti mantenga" il mio interesse è un po' meno di zero.

Il valore "vestirsi alla moda e trovare un uomo fico che ti mantenga" è molto pragmatico, ovviamente non è altrettanto morale...ma con l'aria che tira, "culturalmente" ed economicamente, non mi stupisce.
Che bei tempi quelli in cui un paio di jeans strappati per l'usara e una t-shirt bianca (tipo canotta da scaricatore di porto)erano la "MODA" e tutti pensavamo di cambiare il mondo!
I ragazzi di oggi, quelli non deficienti, sono molto disincantati e alla gioventù della generazione post sessantotto pensano con un
po' di invidia e un po' di snobismo: della serie "come eravate fessi".

Col senno di poi, a volte mi viene da pensare che forse non hanno tutti i torti.
Cos'ha prodotto quella generazione? Ci ho spesso riflettuto sopra: (a parte la stortura del terrorismo dove si sono bruciati alcuni dei cervelli migliori) il contributo non sempre positivo al cambiamento dei costumi, qualche "canzonetta" e qualche "canzonatura"...

Questo è un argomento su cui mi piacerebbe discutere.

Bella domanda quella di Ilva. Cosa ha prodotto quella generazione? Sì, il terrorismo, qualche canzonetta (anche se è opinabile ridurre 'il rock', o il free jazz, o tutto il fiorire della canzone d'autore a 'qualche canzonetta'), il cambiamento dei costumi (con tutto il bene e il male che ciò ha comportato),...
Però è necessario fare il confronto con quello che c'era prima, e non con quello cui aspirava quella generazione (che comprendeva anche un sacco di puttanate, nelle quali però credeva, a volte ingenuamente, giusto o sbagliato che fosse,): un sacco di cose sacrosante, che oggi diamo per acquisite come se non fossero anche il frutto di quella ribellione, di quella generazione. E parlo del divorzio, dell'aborto, di conquiste sociali, di una mentalità più aperta, di una maggiore libertà nelle arti e nella manifestazione del pensiero. Anche tanta fuffa, chi lo nega, ma non solo questa, a mio parere.
Forse un'evoluzione che era nella natura delle cose, che era già 'nell'aria', ma cui quella generazione (la mia generazione), con la sua ribellione seppe dare un'accelerata straordinaria e fondamentale.
Ho per tanti anni 'rinnegato' il 68, orripilato dalle sue derive terroristiche, ma poi è venuto anche il momento di riappriopiarmene, anche se con la dovuta distanza.
Se poi vogliamo tornare a parlare di moda, tu prendi ad emblema i jeans e la t-shirt bianca; sì, erano un simbolo. Il simbolo di un tessuto povero, economico e con buone qualità di resistenza, e una maglietta anonima, alla portata di tutti e che tutti rendeva uguali. Poi il potere economico della moda ha stravolto tutto. Ma che senso hanno i jeans firmati da grandi stilisti, e soprattutto pagarli 150 Euro o anche più? Questo è il vero tradimento dell'idealismo di quegli anni perpetrato dalla moda edalla società dei consumi, che piano piano tutto ha macinato, inesorabilmente.

Carloesse, in fatto di pittura forse non siamo sulla stessa lunghezza d'onda, ma per il resto sembriamo due cloni.:-)

Quando parlavo di mutamenti di costume sottintendevo anche quanto dici tu a proposito " del divorzio, dell'aborto, di conquiste sociali, di una mentalità più aperta, di una maggiore libertà nelle arti e nella manifestazione del pensiero".

Qualcuno pensa che "quella"
generazione abbia prodotto altro?

Sarei felice di sentirlo dire, di sapere che non appartengo, idealmente (perchè il '68 non l'ho potuto fare in quanto troppo piccola), a una generazione di falliti o di illusi.

Che col terrorismo si siano bruciati alcuni dei "cervelli migliori della generazione '68" ho i miei dubbi (forti dubbi). Mi pare che a flirtare (o addirittura a sporcarsi) col terrorismo fossero molti sciagurati, dalla mente non proprio geniale.
Cos'ha dato di positivo quella stagione? Direi molto. Pensiamo innanzitutto a cosa c'era PRIMA. E solo DOPO proviamo a fare un bilancio.
In sintesi frettolosa: divorzio, aborto, statuto dei lavoratori, riforma sanitaria, legge 180, chiusura dei manicomi, sindacato di polizia, maggior libertà sessuale, maggior libertà per le donne, maggiore libertà di stampa e di espressione, critica dell'autoritarismo, messa in discussione del modello patriarcale della famiglia, crisi del sistema di potere democristiano...
Poi a partire dalla fine dei Settanta e l'inizio degli anni Ottanta vi fu un "rinculo" e la società italiana invertì la direzione della propria trasformazione. Quella che pareva fosse una direzione di progresso e di modernizzazione "reale" fu abbandonata, le forze di potere economico-politico di destra e "moderato" reagirono utilizzando la lusinga del denaro e la violenza, la sinistra non fu all'altezza del proprio compito (il PCI non seppe decidersi per un cambiamento davvero laburista occidentale e il PSI si vendette al sistema tangentizio). E pian piano l'Italia si avviò alla crisi che sarebbe stata chiamata Tangentopoli. Quella da cui sarebbe spuntato Berlusconi (ancora una volta per l'ncapacità della sinistra).

Luciano: Tony Negri e Renato Curcio, secondo te, erano sciagurati dalla mente non proprio geniale?

E quelli geniali (lo dico senza provocazione) cos'hanno fatto? Dimmi il nome di un italiano di quella genazione che abbia lasciato il SEGNO, nel campo dell'arte, della letteratura, del cinema, della cultura (e non citarmi Moretti, per piacere!)

Grandissimi italiani/e nati più o meno negli anni della guerra?
E che abbiano fatto qualcosa di particolarmente significativo attorno al '70?
Se fossimo a un interrogatorio o a un esame o a un'intervista, sarei in grave imbarazzo e rischierei di far scena muta.
Direi solo che Negri fu un pessimo maestro e Curcio un pessimo esecutore.
In un'intervista del 5 aprile 2009 al Corriere del Veneto, Negri dice:
DOMANDA:
"La violenza negli anni 70 era uno strumento politico diffuso e in parte accettato. Ora come lo considera?"
RISPOSTA di TONI NEGRI:
"Il problema grosso non è la violenza dei movimenti ma la violenza dello Stato, l’istituzione che dovrebbe monopolizzare lo strumento della violenza per garantire la pace. Purtroppo non è così: gli Stati troppo spesso invece che organizzare la pace organizzano l’odio. E contro questa violenza dello Stato io lotto. Ma faccio il costituzionalista, il filosofo, non il guerrafondaio: non devo dire che sono per la violenza o contro. Solo ho l’impressione che gli eserciti e i depositi di bombe ci siano ancora, che ci sia una resistenza feroce contro chi si batte per la pace. Per fortuna, vedi l’America Latina, non è così ovunque"
Cioè la sua ambiguità di allora sulla legalità/illegalità continua e persiste. Prova ne sia che, nella stessa intervista, dice che (nelle critiche allo strapotere dei magistrati) Berlusconi ha ragione.

Luciano, il tuo imbarazzo da studente colto in fallo,temo non sia dovuto a una prepazione sommaria, purtroppo... E mi conferma nella mia impressione che di italiani "grandissimi", della nostra generazione, non ce ne siano stati.
Per questo mi domandavo: cosa siamo riusciti a combinare?

La risposta di Toni Negri all'intervistatore che tu riporti non è una testimonianza probante della sua mancanza di intelligenza. Anzi.
Ed è di INTELLIGENZA che io parlavo, senza (di proposito) voler dare giudizi morali e/o politici.

Yodosky, hai ragione: scrivo sex and the city anziché secs ecc., e la trovo una seria intelligente e fatta molto bene, questo sicuramente significa che sono un bieco berlusconiano.

Provo a rispondere io: quella generazione forse non ha prodotto geni (e certamente non lo sono nè Curcio nè Negri). Forse è una generazione che si è imposta più nel collettivo (collettivismo era la parola magica di quegli anni, becera o giusta che fosse) che nelle individualità. Poi ha prodotto quel che ha prodotto, e ne abbiamo già parlato, e a me non sembra poco. Ma che a livello di singoli individui non sia venuto fuori alcun 'genio' non mi preoccuperei in fondo. Non è l'unica epoca, del resto.
E poi Luciano, io stesso, e tanti altri, in fondo non abbiamo ancora 60 anni.
C'è ancora tempo per emergere...

Grande, Carloesse!
Per la tua sintesi e per
l'affermazione finale. Mi ricordi un mio amico (relativamente arrivato) che un giorno mi ha detto:
"Coraggio, Ilva. Abbiamo un grande avvenire dietro le spalle..." :-)

"Tony Negri e Renato Curcio, secondo te, erano sciagurati dalla mente non proprio geniale?"

Secondo te, Ilva?

UN GRANDE AVVENIRE DIETRO LE SPALLE è il titolo della (assai gustosa) autobiografia di Vittorio Gassman.

Luciano: avevo il sospetto che si trattasse di una citazione...come battuta è troppo arguta e fine per il mio "arrivato" amico!!!!!!

Offender: mi è sfuggita anche la fonte della tua citazione. Precisala, per favore.

In attesa della tua risposta, ti passo la palla:
" Mazzini e Garibaldi, secondo te, erano sciagurati dalla mente non propriamente geniale?"

(e non rispondere con una battuta verde di bile o di Lega) :-)

"Offender: mi è sfuggita anche la fonte della tua citazione. Precisala, per favore."

Lasciamo perdere :-)

okej! :-)
Un bel gioco dura poco; l'abbiamo tirata fin troppo per le lughe.

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