Quando si prepara un'insalata, i rischi sono fondamentalmente due.
Primo: i sapori e le consistenze dei diversi ingredienti restano ognuno per conto suo o, peggio ancora, stridono l'uno con l'altro (come accadde per i partiti che "sostenevano" il governo Prodi).
Secondo: tutto diventa una sbobba insapore inodore incolore (come nel PD).
Nell'ormai famosa intervista di ieri, Debora Serracchiani ha commesso un crimine tremendo e imperdonabile.
Non certo aver detto: "sto con Franceschini perchè è simpatico".
Quanto essersi permessa di criticare Dalemassimo.
E infatti, apriti cielo. Giù sberleffoni, attacconi e disprezzo alla Serracchiani.
Va precisato che, da anni, Dalemassimo si porta dietro come uno strascico regale la sua fama di super-intelligente.
Concordo con queste lodi a Lui rivolte: basti ricordare (i primi che mi vengono in mente) alcuni episodi.
Innanzitutto il brillante successo della Bicamerale (che rianimò il boccheggiante Berlusconi di quegli anni accreditandolo come "affidabile statista").
Il veto posto (nel 1996) alla richiesta di non eleggibilità in Parlamento di Silvio Berlusconi (in quanto titolare di pubbliche concessioni e dunque escluso da cariche elettive in base a una legge del 1957).
E poi ricordiamo la bellissima e civile frase dedicata da Dalemassimo ai quotidiani: "i giornali vanno lasciati in edicola, è meglio la televisione".
E un'altra sua lucidissima analisi politico-economico-antropologico-culturale: "Mediaset è un patrimonio dell'intero paese".
E ancora il lungimirante giudizio: "La Lega è una costola della sinistra".
Ma forse il vero e grande capolavoro dalemiano risale al 1996, quando il centrosinistra guidato da Romano Prodi aveva appena vinto le elezioni contro la destra.
E stava sorgendo l'ipotesi di tramutare l'Ulivo in qualcosa di più stabile.
Ma Dalemassimo fu molto sbrigativo ed efficace nel liquidare quel progetto.
Bene bravo bis.
Notizia Ansa di oggi:
Papa Benedetto XVI, salutando l'associazione interparlamentare Cultori dell'etica, al termine dell'udienza generale in piazza San Pietro, ha sottolineato "l'importanza dei valori etici e morali nella politica. Saluto gli esponenti dell'Associazione interparlamentare Cultori dell'etica, la cui presenza mi offre l'opportunità di sottolineare l'importanza dei valori etici e morali nella politica".
I Cultori dell'Etica è una associazione a cui aderiscono parlamentari italiani di varia estrazione politica ed è presieduta dal senatore dell'Udc Leonzio Borea.
Domande:
- chi sono questi parlamentari?
- come mai è impossibile trovare un loro (anche parziale) elenco?
- durante il richiamo del Papa, a qualcuno scappava da ridere pensando all'etica dell'innominato Presidente del Consiglio?
Ieri abbiamo visto in dvd "Storie di fantasmi cinesi" di Ching Siu-Tung. Del 1987, primo episodio di una trilogia, è un film delizioso, gustoso impasto di fiaba, romanticismo, comicità, horror e parodia.
Nell'antica Cina, un giovane e poverissimo esattore delle tasse va in giro per i villaggi a riscuotere le imposte. Arrivato in una regione in cui stanno accadendo fatti tenebrosi, conosce una ragazza. Tra i due esplode l'amore.
Però lei è lo spirito di una defunta che si incarna di notte per procurare vittime a un'orribile entità in procinto di sposarla.
Il suo innamorato cercherà di salvarla (e lei di salvare lui).
Questo il canovaccio della trama (tratta da un vecchio racconto cinese). Ma ciò che conta per davvero è la messa in scena: colori e scenografie scintillanti, effetti speciali convincenti, attori all'altezza (uno spasso il guerriero taoista che aiuta il giovane...il suo notturno balletto rap prima della battaglia è eccezionale), cinepresa morbida e onirica, dialoghi pieni di ironia, vampate di erotismo, continui ed efficaci scivolamenti da un genere (fantastico e sentimentale, avventuroso e comico) all'altro.
Il film riesce a reggere il difficile equilibrio tra ingenuità e consapevolezza. E guardandolo i minuti scorrono via come quando, da piccoli, ci raccontavano fiabe che ci spaventavano e ci calmavano, lasciandoci in bocca un retrogusto di mondi impossibili, incantati e perduti per sempre.
Meno che alla fantasia.
"Sarebbe giusto, di qui al G8, data la delicatezza di questo grosso appuntamento internazionale, avere una tregua nelle polemiche" ha detto ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, aggiungendo: "Io capisco le ragioni dell'informazione e della politica, ma il mio augurio ed il mio auspicio in questo momento sono di una tregua nelle polemiche"
Ciò che viene definito: "nascondere la polvere sotto il Tappetto"
Il mio amico Gianni ursini (ex-ferroviere) mi ha mandato una lunga e circostanziata email sul disastro del treno deragliato a Viareggio.
Vi trascrivo le considerazioni finali:
"...come potenzialmente pericolosi siano certi materiali che viaggiano normalmente su strada e su ferrovia. Comunque questa tragedia spaventosa era nell'aria. Non si possono smantellare sistematicamente tutte le officine di manutenzione delle ferrovie italiane consegnando gran parte del lavoro a ditte private in appalto, e poi incrociare le dita e sperare che non succeda niente"
L'assemblea nazionale dei ferrovieri esprime profondo cordoglio per le vittime e invita le autorità a non sottovalutare le segnalazioni di pericolo.
Dure le critiche alla dirigenza delle Ferrovie dello Stato. In una nota i ferrovieri fanno sapere che "il trasporto ferroviario è un servizio complesso in cui anche il più piccolo incidente o guasto, può determinare immani tragedie e come tale va analizzato e preso, sempre, nella massima considerazione. Rinnoviamo la più ferma critica al gruppo dirigente delle Ferrovie che ha dirottato risorse e tecnologia sul servizio 'luccicante' dell' alta velocità lasciando che il resto del servizio ferroviario, in particolare merci e pendolari, deperisse sia in termini di qualità che di sicurezza".
I delegati dell'RSI aggiungono che "La rottura di un asse di un carrello del vagone merci è un incidente tipico che non è stato mai tenuto nella giusta considerazione nonostante l'elevatissimo rischio connesso. Esso si è ripetuto innumerevoli volte, sempre fortunatamente con conseguenze meno gravi, da ultimo nei giorni scorsi sempre in Toscana, a Pisa S.Rossore ed a Prato"
Ve lo immaginate negli Usa un italiota come quello a cui state pensando anche voi?
"Non ci sono scuse per aver ingannato gli investitori e i dipendenti...Ho mentito a mio fratello e ai miei due figli"
Bernard Madoff, il finanziere imbroglione e bugiardo (50 miliardi di dollari rubati), ex-numero uno di Nasdaq, è stato appena condannato da un tribunale statunitense a 150 anni di carcere.
Altro che prescrizioni: indagine, arresto, beni sequestrati, processo, condanna in sei mesi.
Da circa due anni, non c'erano più controlli al confine tra Italia e Slovenia.
Una cosa bellissima.
Da ieri, il governo italiano ha deciso di sospendere gli accordi di Schengen e di ripristinare i controlli.
Il motivo?
Sicurezza, in vista del G8 all'Aquila, per impedire l'arrivo in Italia di manifestanti violenti.
Effetto: lunghissime code e turisti (italiani e stranieri) alquanto incazzosi, polizia (in grave carenza di organico) distolta da compiti più utili.
Intanto, a parte l'assurdità della revoca (anche se provvisoria) del Trattato di Schengen, ogni persona normale si fa una semplice domanda:
perchè mai fare i controlli anti-facinorosi anche a chi esce dall'Italia?
Se qualcuno avesse una risposta, gliene sarei grato.
Marziale fu un grande poeta satirico latino, feroce e divertentissimo, osceno e sarcastico, del primo secolo dopo Cristo.
La lettura dei suoi versi è sempre attuale: i vizi e i difetti degli italioti (soprattutto dei potenti) non sono cambiati.
Ecco un piccolo esempio: l'epigramma 57 del Primo libro (la traduzione è mia).
Ogni riferimento alle escort-accompagnatrici a pagamento è cercato e voluto.
Qualem, Flacce, velim quaeris nolimve puellam?
Nolo nimis facilem difficilemque nimis.
Illud quod medium est atque inter utrumque probamus:
Nec volo quod cruciat, nec volo quod satiat.
Tu mi domandi, o Flacco,
che ragazza mi piace.
Nè troppo facile
nè troppo difficile.
Va bene qualcosa di mezzo:
che non mi metta in croce
e nemmeno mi sazi subito.
Per evitare equivoci, aggiungo anche la definizione dizionariesca:
maledizione - Condanna, punizione scagliata dalla divinità su qlcu. o qlco. o invocata dagli uomini come augurio di male)
La mia maledizione riguarda le teocrazie, i regimi che opprimono gli uomini e le donne bestemmiando il nome di Dio.
Ettore Petrolini fu un grandissimo comico romano degli anni Venti/Trenta.
Un giorno, durante un suo spettacolo, un tizio dal loggione disturbava, fischiando e schiamazzando.
Sul palco, Petrolini proseguiva imperterrito.
Ma a un certo punto si fermò e, rivolgendosi al disturbatore del loggione e agli italiani del futuro, disse: "Nun ce l'ho con te. Ma con quelli che te stanno vicini e nun te buttano de sotto"
Leggete attentamente le parole che seguono.
E calcolate fino a dove riuscite a inoltrarvi senza sghignazzare.
Augusto Minzolini, nominato di recente direttore del TG1 per la propria rigorosa indipendenza da tutti riconosciuta, si conferma sempre più un valoroso campione della libera e coraggiosa informazione.
Sul Giornale di oggi, c'è questa lettera di Sandro Bondi, ministro dei Beni e attività culturali.
Egregio direttore,
sono costretto per la seconda volta in pochi giorni a difendermi dal tentativo di Repubblica di denigrarmi, sia usando il ‘bastone’, cercando di colpirmi negli affetti più cari, sia ricorrendo, come ha fatto Eugenio Scalfari in un articolo pubblicato ieri, a deliberate quanto provocatorie insinuazioni.
Nel corso di un dibattito con Eugenio Scalfari svoltosi a Cortina lo scorso anno, dissi apertamente al fondatore di La Repubblica che il suo viscerale antiberlusconismo avrebbe portato la sinistra in un vicolo cieco e alla sua sconfitta definitiva. Avevo visto bene. Non avevo previsto, tuttavia, che il quotidiano che Scalfari dirige avrebbe condotto la sinistra allo snaturamento della propria identità. E ancor meno avevo previsto che l’attacco nei confronti del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarebbe stato portato al livello di questi ultimi giorni, fino al punto cioè di mettere a repentaglio gli stessi interessi generali del nostro Paese.
Al pari dei giacobini, il ristabilimento della virtù impone qualsiasi sacrificio, qualsiasi ostacolo deve essere rimosso e ogni strumento può essere utilizzato per il raggiungimento di un fine dichiarato necessario e buono. Il quotidiano La Repubblica è l’erede principale di questa cultura ed è divenuto nello stesso tempo una specie di ‘superpartito’, che concentra in sé la dimensione politica, quella economica, quella culturale e perfino quella giudiziaria.
La mia opinione è che l’azione di questo ‘superpartito’ costituisca da tempo l’insidia più grande per la nostra democrazia. Eugenio Scalfari cerca di dipingere il quadro politico e l’atmosfera di questi giorni come se ci trovassimo nuovamente alla vigilia della caduta di un regime, con il corollario di servi, gerarchi e cortigiani, fra i quali vengo annoverato maliziosamente anch’io, in procinto di tradire e di abbandonare la nave.
La maestria di Scalfari, bisogna ammetterlo, consiste da sempre nella capacità di divulgare e accreditare nell’opinione pubblica una visione storiografica, politica e culturale che è esattamente agli antipodi della realtà.
Quello che sta avvenendo in questi giorni è la conferma più clamorosa di quanto sostengo. Scalfari è abile nel descrivere un regime corrotto e morente, contro il quale il suo quotidiano ha lanciato l’offensiva finale, trascinando con sé anche il Corriere della Sera e ciò che resta della sinistra, mentre la realtà è che un governo democraticamente eletto subisce un’aggressione sistematica da parte di un centro di potere economico e politico, che non può vantare alcuna legittimità democratica né morale, sulla base di una campagna scandalistica paragonabile alla pesca con lo strascico.
Alle porte non vi è la caduta di un regime, come ritiene Eugenio Scalfari, né la fuga di gerarchi felloni, ma vi sarebbe, nell’ipotesi abbia successo il progetto destabilizzante di Repubblica, l’indebolimento della nostra democrazia e la rovina dell’Italia. Io non dimentico mai che, se Berlusconi non avesse avuto il coraggio di impedire nel 1994 alla gioiosa macchina da guerra della sinistra capitanata da Achille Occhetto di conquistare il potere, l’Italia sarebbe stata governata da una torbida alleanza formata dalla sinistra comunista e da tutti quei poteri economici rappresentati da un quotidiano come La Repubblica , che avrebbe dato vita sì a un vero regime politico privo di alternative.
Questo rischio esiste anche oggi, aggravato semmai dalla circostanza che la sinistra rappresenta oggi una larva di soggetto politico, mentre l’influenza di La Repubblica è divenuta dominante. Per tutte queste ragioni, e non soltanto per l’affetto che mi lega a Berlusconi e la considerazione che ho di lui come di un uomo sotto tutti gli aspetti ammirevole, come risulta anche dalle interviste pubblicate dal suo stesso giornale, noi non cederemo mai, mai, di fronte alla campagna di odio e di delegittimazione orchestrata dal gruppo editoriale L’Espresso-La Repubblica, in combutta con una sinistra ormai al traino di tutte le battaglie più misere e sconclusionate. Se sapremo sconfiggere anche quest’ultimo disperato attacco contro il governo e contro Berlusconi, la nostra democrazia sarà più salda, il nostro futuro più sereno. Questo gli italiani lo sanno e hanno la possibilità di testimoniarlo con il loro voto.
Sandro Bondi
A me, le feste dei super-riccastri danno una gran tristezza.
Rimepir casa propria con gentaglia vip (very imbecill person), prezzolare ragazze bellozze per far numero, spendere una barca di soldi, mangiare schifezze costosissime ma preparate senza nessun amore, incontrare persone ab/ominevoli, fare o ricevere regali megamilionari, non aver nè stima nè fiducia in nessuno dei presenti, muoversi con l'insetticida in tasca perchè si rischia di incrociare Vespa Briatore Gasparri Fede Bertinotti D'Alema Rutelli Buttafuoco Ferrara La Russa Feltri Casini Velardi Maroni Capezzone Polito Califano Palombelli Santanchè Gianniletta Enricoletta Asiargento Cristianoronaldo Parishilton Davidbeckam e l'evasore fiscale Valentino Rossi.
Ma la decadenza italiota è dimostrata da un semplice fatto musicale:
il presidente degli Stati Uniti frequenta Bruce Springsteen,
il presidente del Consiglio italiano scrive canzoni per Mariano Apicella.
Ve ne siete accorti?
Guardando le foto delle donne e delle ragazzette che ronzano intorno a Berlusconi, schizza agli occhi la loro agghiacciante somiglianza.
La Veronica Lario del 1982 (quando girò Tenebre di Dario Argento), la Noemi che due settimane fa va a votare per le Europee, l'attrice Sabina Began (di cui ignoravo l'esistenza fino a pochi giorni fa), Patrizia D'Addario (che non ho capito chi sia), Francesca Pascale (neoconsigliera provinciale di Posillipo)...
Capelli lunghi lisci e biondi, occhialoni da sole, labbra tumide e imbronciate, sopracciglia rigide e ritoccate, trucco pesante, espressione da risveglio all'alba dopo una nottataccia...
Quei volti che, visti una volta, non te li ricordi più.
Come diceva Moana Pozzi (che frequentava Craxi e, mi par di ricordare, anche lui):
"Le donne molto belle? Piacciono agli uomini senza fantasia"
Una frase intelligente e illuminante, che condivido ampiamente.
(A parte il fatto che queste donnine e ragazzette non mi paiono per nulla interessanti e attraenti, ma fatte con lo stampino di una barbie mal riuscita)
Ghedini: braccia rubate alla masturbazione.
Niccolò Ghedini, parlamentare del PdL e avvocato di Berlusconi, ha definito il premier "utilizzatore finale del corpo di una donna".
E poi ha puntualizzato: "Il termine è riferito a un'astratta spiegazione di natura tecnico-giuridica".
Ghedini sta arrivando a sublimi vette (o abissi) di facciatosta.
Come quella eccezionalissima dell'altro giorno. Quando disse: "L'avvocato del fotografo Zappadu è eurodeputato dell'Italia dei Valori. Una doppia veste, avvocato e parlamentare, che non si dovrebbe confondere"
Si dà il caso che l'avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini abbia un sosia uguale identico spiccicato che è parlamentare di Berlusconi e per di più è esattamente omonimo (anch'egli Niccolò Ghedini).
Insomma, cerco di non perdermi mai le mirabolanti dichiarazioni dei due Ghedini. E mi chiedo: ma perchè un essere umano come lui è disposto a sottoporsi a tutto ciò? A ingoiare (e poi rigurgitare) litri di Maalox ogni giorno che Dio manda in terra?
Ma chi glielo fa fare?
Il denaro?
Il potere?
Il piacere di comandare?
Desiderio di surclassare altri mitic avvocati come Taormina o Previti?
Il gusto di pervertire le parole, i fatti e le idee?
Senso di rivalsa dopo una difficile infanzia?
Rimpianto per un'adolescenza sprecata?
Poi guardo le sue foto e mi dico: "Lombroso non aveva tutti i torti"
Stanotte ho finito di leggere un piccolo libretto (poco più di cento pagine che corrono via chiare e veloci)
Il titolo è Psicologia del male.
L'ha scritto il trentasettenne Piero Bocchiaro, ricercatore alla Vrije Universiteit di Amsterdam, autore di articoli scientifici e di Introduzione alla psicologia sociale , docente all´Università di Palermo.
La tesi da cui parte il libro è molto semplice:
la malvagità non appartiene solo a individui devianti e tutti noi, in particolari circostanze, potremmo infierire contro un altro essere umano. Un'ipotesi teorica e campata in aria?
Proprio no, perchè la psicologia sociale nasce da migliaia di studi, esperimenti, ricerche.
La classica (e troppo semplicistica) dicotomia tra Bene e Male ci è congeniale perchè ci permette un comodo orientamento nella foresta della morale e ci fa identificare immediatamente i cattivi: sarebbero sempre e solo loro i responsabili di crimini e di violenze. Noi invece saremmo buoni, incorruttibili, schierati a favore della moralità.
Ma le cose non stanno così: la psicologia sociale ci mette davanti a un´altra storia, quella in cui ciascuno di noi è un potenziale carnefice.
Non siamo totalmente virtuosi, altruisti e sensibili.
Ma nemmeno interamente disonesti, egoisti e distaccati.
Essendo uomini e donne, siamo un impasto di caratteristiche contraddittorie che il principio di coerenza cerca di mantenere in cassettini accuratamente separati.
In più, i ritmi ripetitivi della vita tendono a lasciare noi e i nostri conoscenti in contesti abituali, dove a interagire sono i ruoli sociali.
I nostri comportamenti sono dunque molto prevedibili e, generalmente, in linea con le aspettative.
Ma tutto ciò esplode e va in pezzi quando ci troviamo di fronte a condizioni nuove, impreviste e drammatiche. Diventa allora impossibile pronosticare ciò che sarà di noi e degli altri, ciò che faremo.
Durante il nazismo saremmo stati esecutori degli ordini superiori? Oppure avremmo cercato di ribellarci? O (ancora) avremmo fatto finta di nulla, celati in una plumbea zona grigia?
Fondato com'è su episodi concreti (Adolf Eichmann e la Shoah, la strage dello stadio Heysel, un omicidio svoltosi davanti a decine di testimoni che non mossero un dito, uno stupro in strada a Bologna mentre i passanti non reagirono...), il libro è a suo modo agghiacciante.
Difficile e duro da accettare.
Ma sapere che tutti noi siamo una miscela di contraddizioni ci rende più vigili nei confronti delle forze esterne, accrescendo le probabilità di contrastarle.
In fondo, i quattro punti cardinali a cui ancorarsi per opporsi alla malvagità e all'indifferenza sono:
consapevolezza e senso critico,
autostima,
forte senso della giustizia,
empatia.
La notizia ha cominciato a diffondersi ieri sera, attorno alle 23.
E, se confermata, ha davvero dell'incredibile:
nell'incontro con Barack Obama, Berlusconi non avrebbe (il condizionale è d'obbligo) sparato nessuna cazzata.
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo
(da "Ossi di seppia", 1923)
Caro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi,
caro governo da Lei presieduto e cara maggioranza parlamentare,
mi chiamo Rodrigo Bravi e sono un delinquente, passato, presente e futuro.
Nel senso che io proprio commetto reati: spaccio droga e commetto rapine, rubo in appartamenti e aggredisco le persone, do una mano a smaltire rifiuti tossici e non disdegno il commercio di organi umani, clono carte di credito e faccio ricatti, più molte altre cose che sarebbe superfluo elencare. Aggiungo solo che, qualche volta, così, tanto per gradire, può capitare pure uno stupro.
Per non portar via troppo tempo alla vostra preziosissima attività legislativa ed esecutiva, vengo al motivo della mia lettera.
Vorrei dunque ringraziarvi di cuore a proposito della nuova legge sulle intercettazioni telefoniche e ambientali.
Io e i miei amici non potevamo sperare meglio.
Un deferente saluto dal sempre vostro
Rodrigo Bravi
Si può dire che Muammar Gheddafi è un personaggio rivoltante?
AGGIORNAMENTO
Roma, 13:12 del 11.6.09
GHEDDAFI: SAPIENZA, IMMIGRATE MINACCIATE DA SERVIZI LIBICI
"Sono stata minacciata da questi uomini libici che sono tra gli studenti". A parlare e' Amina, una signora di 47 anni che si trova tra gli studenti della Sapienza assieme al movimento per la casa Action. Da qualche ora, infatti, una decina di persone che parlano soltanto l'arabo sono comparse tra gli studenti e gli altri manifestanti: "Mi hanno chiesto perche', pur portando il velo, sono qui' a protestare contro un leader musulmano e mi hanno avvertito che hanno le mie foto con il cartello contro Gheddafi". Gli studenti, dal canto loro, stanno cercando di allontanare quelli che considerano "dei provocatori", ma alle richieste degli studenti queste persone hanno risposto di parlare solo arabo. Quando poi si e' avvicinata a loro una ragazza che studia lingua e cultura araba, hanno rifiutato categoricamente di parlare.
"Il voto di fiducia sulle intercettazioni dimostra che il lupo perde il pelo ma non il vizio e continua a sacrificare le indagini di polizia e magistratura. Nonostante i tanti richiami alla necessità di sicurezza"
Felice Casson, ex magistrato, senatore e capogruppo dei Democratici in commissione Giustizia.
Sul mensile Konrad (oltre alla versione cartacea, il giornale è disponibile anche a www.konradnews.it), ho scritto quest'articolo.
SCHEDINA sui referendum del 21 giugno 2009
QUESITI 1 (scheda viola) e 2 (scheda beige) :
Premio di maggioranza alla Camera e al Senato
Se vincono i SI, il partito più votato otterrà il “premio di maggioranza” di seggi (assicura la maggioranza in Parlamento).
Se vincono i NO (oppure il referendum non raggiunge il quorum del 50,1% degli aventi diritto), resta la legge attuale: il “premio di maggioranza” viene assegnato alla coalizione più votata.
QUESITO 3 (scheda verde):
Candidature multiple alla Camera e al Senato
Se vincono i SI, sarà vietato candidarsi in più di un collegio elettorale.
Se vincono i NO (oppure il referendum non raggiunge il quorum del 50,1% degli aventi diritto), resta la legge attuale: la candidatura multipla è ammessa.
I sostenitori del SI dicono: “si toglie potere di ricatto ai singoli partiti e partitini, si diminuisce il ruolo delle segreterie nazionali, si aumenta la capacità decisionale dei cittadini”
I sostenitori del NO dicono: “si rischia di consegnare la maggioranza assoluta del Parlamento al partito che (magari solo col 40% dei voti) risulterà il più votato”
Esiste però un altro orientamento: chi dice di NON andare a votare, per evitare che venga raggiunto il quorum. (Un referendum abrogativo è nullo se non partecipano alla votazione il 50,1% degli aventi diritto).
ARTICOLO
Il 21 giugno, ci sarà il 60° referendum abrogativo (indetto per cancellare una legge) della storia della repubblica italiana.
I cittadini italiani sono chiamati a esprimersi su alcune leggi elettorali: no all’abrogazione per confermarle, sì all’abrogazione per eliminarle.
Sentiamo Critica liberale. La storica rivista, ora anche on line, dei liberali italiani, da Norberto Bobbio a Vittorio Foa, da Alessandro Galante Garrone a Paolo Sylos Labini, è attualmente diretta da Enzo Marzo e vi collaborano due triestini, Giulio Ercolessi e Luciano Comida.
Critica Liberale propugna l’astensione.
Come mai questa scelta?
Questi sono referendum truffaldini: in teoria abrogano alcuni articoli di una legge pessima come la “Porcata” di Calderoli, ma in realtà ne aggravano gli effetti.
Al referendum cosa proponete?
Diciamo di non andare a votare, di contruibuire a far mancare il quorum. Date le forze e le risorse in campo, l’eventuale vittoria del NO è estremamente improbabile. E dunque votare NO servirebbe solo a far superare il quorum e a provocare la vittoria del SÌ.
Quattro anni fa, c’erano i referendum sulla procreazione assistita e non fu raggiunto il quorum, anche perché le gerarchie vaticane invitarono ad astenersi. Non state utilizzando lo stesso mezzuccio che quella volta criticaste aspramente?
Neanche per idea. L’astensione è una scelta legittima, garantita dalla legge italiana. E noi siamo cittadini italiani, mentre il Vaticano e la Cei erano rappresentanti di uno stato estero che si immischiava nelle questioni interne del nostro paese.
I tre referendum del 21 giugno sono tutti e tre da buttare?
L’unico che porterebbe un miglioramento è quello di gran lunga meno importante, cioè il terzo: impedire le candidature multiple che, presentando un nome famoso in più collegi, fungono da specchietto per le allodole. Ma questo miglioramento sarebbe del tutto trascurabile rispetto alla catastrofe costituzionale che nascerebbe con i primi due referendum.
Addirittura “catastrofe”?
Sì. Perché consegnerebbe l’Italia nelle mani del “capo” del partito di maggioranza relativa. Infatti, con questa nuova legge, il partito relativamente più grosso avrebbe sempre e comunque il 55% dei parlamentari. Ad esempio, nel 2006, il partito più votato fu Forza Italia, che raggiunse il 23,7% dei voti. L’Ulivo arrivò al 31% ma era una coalizione e quindi, se fosse stata in vigore la nuova legge, Forza Italia avrebbe ottenuto da sola il 55% dei deputati. Nella situazione attuale, Berlusconi vincerebbe sempre e comunque, per legge. E diventerebbe, a vita, il padrone assoluto del nostro paese. Tanto più che la legge Calderoli prevede parlamentari-dipendenti nominati dai capi-partito. In sintesi, la vittoria del SÌ conferirebbe a un capo partito i pieni poteri.
Quali?
Sarebbero nelle sue mani le leggi, le regole del gioco e l’elezione del presidente della Repubblica. In più, sarebbe facile la modifica unilaterale e di parte della Costituzione e l’elezione di tutti gli organi di garanzia. Con la legge Acerbo, Mussolini trasformò il suo 64,9 % di voti nei due terzi dei seggi: poca roba davanti allo scempio previsto dai prossimi referendum.
Alcuni del centro-sinistra dicono che, se passa il referendum, poi verrà concordata tra maggioranza e opposizione una nuova legge bipartisan.
Ci sono o ci fanno? È patetico, stupido e ridicolo far finta di credere a una panzana simile. Vi pare che Berlusconi, ottenuta su un piatto d’argento la maggioranza, sarebbe disposto a ridiscutere tutto? Vogliamo suicidarci di nuovo? Il disastroso sbaglio della classe dirigente veltroniana fu distruggere i partiti potenzialmente alleati e regalare a Berlusconi uno smisurato dominio. Adesso il PD sta ripetendo, aggravandolo, lo stesso errore. Significa non imparare niente dalle lezioni della storia.
La destra si è unita nel PdL. E con la Lega ha stabilito una forte alleanza. Perché non si unisce anche la sinistra?
Il centrosinistra e la sinistra l’hanno già ampiamente dimostrato: non sono capaci di aggregare forze diverse in un solo polo. È un delirio pensare che il PD, che a stento non si sfascia per conto suo, possa mettere nello stesso contenitore un elettorato così variegato: dagli estremisti clericali come la Binetti fino ai comunisti di Ferrero. In queste condizioni, vaneggiare di bipartitismo è letale per la democrazia. Ed è ancora più dissennata l’idea di rafforzare, col referendum, l’attuale maggioranza parlamentare. Che è, piaccia o non piaccia, la più forte della storia repubblicana.
Come andrà a finire, il referendum?
Ovviamente nessuno lo sa. Ma noi ci domandiamo: i nostri concittadini, per quanto narcotizzati da un’informazione asservita, e il Pd, pur nell’assoluta insipienza di cui sta dando prova, e gli stessi alleati di Berlusconi, sono pronti a consegnare i pieni poteri e tutte le nostre libertà a uno come lui?
A causa di chissà cosa, a casa non funzionano nè il telefono fisso (chiamato "fesso") nè Internet.
Abbiamo contattato il gestore (Tele2): ci hanno risposto con un sms, dicendo che il guasto sarà riparato al più presto.
Cosa significhi di preciso, non si sa.
Così, sono dall'amico Walter e approfitto del suo pc.
In compenso, l'inconveniente mi renderà meno stressante la serata di domani, qundo arriveranno i risultati delle elezioni e io potrò seguirli solo in televisione e non anche sul Web.
Meggy era la cagnolina amatissima di Milos (il figlio di mia moglie Tatjana) e di Petra, la sua ragazza.
Viveva con loro assieme a un altro cane, Kylo.
Meggy era una specie di bassotta di sette mesi,
Piaceva molto a Charlie
(uno dei nostri cani): lui che è piccolotto predilige le cagnone grandi e dal garretto alto. E Meggy gli stava piacendo sempre più, man mano che cresceva e diventava una di quelle che gli rendono vivo il sangue.
Quando Meggy veniva da noi, giocavano a rincorrersi, a mordicchiarsi il muso, ingelosendo il grezzo e ingenuo Kylo. Che non poteva competere con le arti seduttive di Charlie e allora correva attorno a loro abbaiando, mentre Charlie se ne strafregava e continuava nel flirt.
Mostrando i denti solo quando Kylo si avvicinava troppo.
Di tutti questi giochi, Meggy godeva fanciullescamente, scorazzando allegra con le sue zampe lunghe e ragnesche e poi fermandosi a guardare gli umani col viso piegato di lato.
Ieri, non si sa come, è uscita dal cancello della casa di Milos e Petra.
E un'auto ha detto fine alla sua vita.
Andate a dare un'occhiata al sito http://silvioperilnobel.sitonline.it/
Lo zoppicante testo di presentazione è (non ne ho modificato nulla) il seguente:
Il Premio Nobel per la Pace non è mai stato assegnato ad un italiano dal 1907 ad oggi.
E' finalmente venuta l'ora di sfatare un tabù che dura da più di cento anni, ovvero da quanto nel 1907, ad aggiudicarselo fu Ernesto Teodoro Moneta.
Alla corsa per l'ambito riconoscimento si sono succeduti, in questi anni numerosi politici e capi di Stato, tra i quali potremmo citare, Yasser Arafat, il presidente della Corea del Sud, Kim Dae-Jung, l'ex presidente americano, Jimmy Carter, ed Al Gore.
Oggi crediamo che, anche, l'Italia meriti di ricevere tale riconoscimento, e di essere degnamente rappresentata da Silvio Berlusconi, per il suo indiscusso impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale.
Il 26 maggio a Roma, dalle ore 10:30 alle ore 18:30 in Piazza di Pietra il Comitato della Libertà che sostiene la candidatura di Silvio Berlusconi ha dato avvio alla raccolta delle adesioni, che si concluderà il 16 gennaio del 2010 in Amalfi.
Tutti coloro che vogliono sostenere tale iniziativa lo potranno fare sia aderendo sia aprendo un Comitato cittadino.
Il prossimo evento per la raccolta delle adesioni si terrà il 10-11 luglio all'indomani del G8 con molta probabilità nella città di Sulmona (L'evento è da definire e confermare).
Come commenta il mio amico Giulio Ercolessi:
"Quel che è bizzarro nell'Italia di questi tempi è che non si capisce se una cosa così sia uno scherzo o no"
Ci sono scrittori che semplicemente si leggono, altri che si leggono e poi si rileggono.
Nel reame dell'horror, Stephen King lo leggo ma poi non mi riavvicino più ai suoi libri.
Invece alle opere di Clive Barker torno e ritorno.
Prendiamo In collina le città: uscito nel 1984 nel primo volume dei Books of blood (in italiano tradotto demenzialmente con Infernalia), l'ho letto e riletto non so quante volte e credo sia uno dei più possenti racconti dell'intero Novecento. In trenta pagine mette in scena una originalissima metafora del totalitarismo: anni prima della disintegrazione nazionalistica della ex-Jugoslavia, Barker con profetica genialità medianica ambienta il suo racconto in Bosnia. E mescolando la condanna della passività degli intellettuali ed echi della pittura di Arcimboldo, fantasia scatenata e lucidità narrativa, fa deflagrare una novella sconvolgente e indimenticabile.
Mia moglie (che detesta l'horror) l'ha letta una quindicina di anni fa e non se l'è più scordata.
Perchè Barker crea horror e fantasy (libri, quadri, testi teatrali, film) distanti anni luce dai canoni tradizionali.
Comicissimo ma anche capace di fantasie davvero perverse, realistico ma visionario come il miglior Salvador Dalì, non ha nulla a che fare con Stephen King (a cui lo accostano spesso giornalisti pigri e incompetenti): l'americano del Maine continua a raccontare storie sul Bene e sul Male, mentre all'inglese di Liverpool non gliene importa nulla, del Male e del Bene. E si occupa invece della Carne, dal punto di vista erotico, simbolico, metafisico, orrorifico, sentimentale e mistico.
Due titoli come esempio.
Il micidiale racconto Paura in cui uno studente fa esperimenti psicologici su amici e conoscenti. Sottoponendo le vittime a torture psichiche incentrate sulle fobie di ognuna di esse. Non per sadismo bensì per capire la paura degli altri e quindi vincere il proprio incubo più profondo. Un giorno, prende di mira una ragazza vegetariana...
Il romanzo Sacrament: dopo anni spesi all’inseguimento delle proprie segrete ossessioni cercando di esorcizzarle attraverso reportages su animali in estinzione, discariche e indizi della fine del mondo, un fotografo gay ha un incidente e finisce in coma. Riemergono così i suoi ricordi più nascosti che si allacciano alla Creazione e ai lontani miti dell'umanità.
Ieri sera ho ricominciato Il canyon delle ombre, un thrilling sulla mitologia del cinema, su Hollywood, sull'amore (la parte dedicata al cane è struggente), sulla possessione, sulla brama di immortalità.
E poi tornerò ai due (sui quattro progettati) libri di Arabat, fantasy per ragazzi di sfrenata inventiva, arricchiti da meravigliose ad acquarello (sempre di Barker). Aspettando che si decida a far uscire il terzo e il quarto volume.
Ultimi commenti