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Tanto per mettere qualche puntino su qualche i e non cancellare proprio tutta tutta la memoria.
Una piccolissima antologia di chi ha sempre abbassato i toni.
SILVIO BERLUSCONI, capo della destra, più volte presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana:
Ieri ha detto: “L’amore vince sempre sul’odio”
Prima ha detto:
“Io sono in politica perché il Bene prevalga sul Male”
Le invocazioni al “regicidio” per abbattere il governo Prodi.
“Coglioni” e “stupidi” quelli che non votano per lui.
A una signora di Rimini che lo contestava: “Lei ha una faccia da stronza”
“Se trovo chi ha scritto libri sulla mafia, giuro che lo strozzo”
“Matti, affetti da turbe psichiche, antropologicamente diversi dal resto della razza umana” i magistrati.
“Ci sono magistrati come la banda della Uno bianca”
“Golpisti” gli ultimi tre presidenti della Repubblica.
Fomentatori di “guerra civile” i giudici costituzionali e i pubblici ministeri di Milano e Palermo.
“Criminosi” Biagi, Santoro e Luttazzi.
“Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista”
UMBERTO BOSSI, capo della Lega Nord, più volte ministro della Repubblica italiana:
“Senza la devolution, da qui possono partire ordini di attacco dal Nord”
“Trecentomila uomini armati dalle valli della Bergamasca”
“Oliare i kalashnikov”,
“Raddrizzare la schiena” (a un pubblico ministero con la poliomielite),
“Fucili e mitra”,
“Siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano trecento lire”.
IGNAZIO LA RUSSA, ministro della Repubblica italiana:
“Dovete morire” ai giudici europei della sentenza sul crocifisso.
CESARE PREVITI, ex-avvocato di Silvio Berlusconi, ex-ministro della Repubblica italiana, condannato in via definitiva per corruzione:
“Se vinciamo non faremo prigionieri” (prima delle elezioni del 1996, poi vinte dal centro-sinistra)
RENATO BRUNETTA, ministro della Repubblica italiana:
“Questa sinistra di merda”
“Morire ammazzata”
Scritto alle 09:16 nella attualità, letture, persone, politica, storia | Permalink | Commenti (55) | TrackBack (0)
Mia moglie Tatjana lo detesta e (se non fosse un gesto antiecologico) darebbe fuoco ai suoi film.
Io (dopo averlo detestato per anni) ho cambiato radicalmente idea dopo aver visto INLAND EMPIRE, ho rivisto tutta la sua opera, mi sono convertito e trovo affascinante il suo cinema.
Ecco, con questa abissale disparità di vedute e di stati d’animo, tre sere fa ci siamo seduti in poltrona per vedere Una storia vera (The Straight Story, 1999) di David Lynch.
Alla fine, il nostro giudizio era unanime: uno di quei film che riconciliano col mondo.
La trama è presto detta: Alvin Straight ha 73 anni , la salute scassatissima e una figlia che sembra mezza ritardata (ma capiremo che non è così). Gli arriva una telefonata: al fratello Lyle (che non vede da tanti anni perché hanno litigato di brutto) è venuto un colpo. Decide di andare a trovarlo per riconciliarsi con lui. Problema: Alvin è mezzo cieco e non ha la patente. In più è testardo come un mulo sardo e vuol far tutto da solo, di testa sua. Così parte per il lungo tragitto Iowa-Wisconsin su una lentissima motofalciatrice e uno scassato rimorchietto.
Durante il viaggio incontrerà una giovane autostoppista incinta, un’ambientalista che senza volerlo investe cervi, una famiglia ospitale, due gemelli che riparano motori, un reduce della seconda Guerra mondiale.
E al termine suo fratello, in una sequenza che non vi racconto ma che avrebbe mandato in visibilio John Ford.
Tutto qua.
Un film pazzamente fuori moda, in cui in fondo non succede quasi nulla, lento, con lampi di bizzarro humour, commovente senza mai indulgere nello strappalacrimismo, tanto semplice che lo capirebbe anche un bambino di cinque anni ma nello stesso tempo complesso, una micidiale colonna sonora country-blues di Angelo Badalamenti (quelle musiche assassine che ti dici: “beh, so farle anch’io…cosa ci vuole…”. Sì, provaci, però), un grandioso protagonista Richard Farnsworth a cui indegnamente non diedero l’Oscar (lo prese Kevin Spacey per American Beauty).
Se (come me) amate David Lynch, l’ennesima conferma.
Se (come Tatjana) lo detestate, un terremoto alle vostre convinzioni.
(Anche se mia moglie ci tiene a precisare che Una storia vera è solo l’eccezione che conferma la regola)
Scritto alle 08:51 nella cinema, Film, salute, Viagg | Permalink | Commenti (35) | TrackBack (0)
Davanti a quanto accaduto ieri a Silvio Berlusconi, sono umanamente disgustato, offeso e addolorato: a lui (vittima insanguinata di un gesto folle) faccio gli auguri di pronta e completa guarigione.
Non ci sarebbe nemmeno bisogno di aggiungere che l'aggressione contro gli avversari è del tutto contraria ai miei princìpi e metodi politici.
Io ho cinquantacinque anni e dunque ho vissuto, da studente, da cittadino, da dirigente della Federazione Giovanile Socialista, l'orribile e lunga stagione del terrorismo e della quotidiana violenza politica.
Ricordo con sgomento quei mesi, quei morti, quelle stragi, quel clima irrespirabile, quella tensione, quella plumbea cappa di piombo che spaventava e paralizzava l'Italia.
Sono dunque consapevole: quanto accaduto ieri a Milano ci obbliga a riflettere.
Tutti.
Per sforzarci di capire in quale direzione vogliamo andare.
E come vogliamo condurre il confronto politico, la lotta politica, in Italia.
Nei prossimi mesi.
Nei prossimi anni.
Per quanto riguarda me, ribadisco due netti e intransigenti no.
Il primo No è a qualsiasi forma di violenza o di ammicco alla violenza.
Il secondo No è a qualsiasi forma di cedimento al ricatto. Al ricatto che dice: "dato che Berlusconi è stato aggredito, voi non siete più liberi di criticarlo. O almeno non come prima"
Scritto alle 09:00 nella attualità, auguri, diritti, persone, politica, salute | Permalink | Commenti (136) | TrackBack (0)
I best seller fanno male.
Malissimo.
Lo dimostrano i dati editoriali europei dell'ultimo decennio.
Dal 1998 al 2008, i dieci libri più venduti si sono pappati una fetta di mercato sempre più grande: addirittura raddoppiata in dieci anni. Occupando in maniera sempre più invasiva le televisioni, i giornali, i principali banconi delle librerie.
A danno, ovviamente, di titoli autori editori meno conosciuti.
Inoltre, chi legge i bestselleroni tende a non leggere altro.
E gli editori più grossi insistono in modo ossessivo a puntare denari e risorse nel tentativo di ottenere successo col super-mega-colpaccio: Dan Brown, Harry Potter, Paulo Coelho, Moccia & C.
Scritto alle 13:32 nella Libri | Permalink | Commenti (32) | TrackBack (0)
Nel 1924, Piero Gobetti aveva ventitre anni.
(Morì a Parigi il 15 febbraio 1926, dopo essersi rifugiato in Francia con la moglie Ada,
a causa di persecuzioni e aggressioni fasciste subite a Torino)
Nel 1924 pubblicò il saggio Rivoluzione liberale in cui, per la prima volta, comparve la definizione del fascismo come "autobiografia della nazione".
Ottant'anni dopo, la stessa definizione ("autobiografia della nazione"), vale per il berlusconismo?
Scritto alle 10:04 nella attualità, letture, Libri, persone, politica, storia | Permalink | Commenti (15) | TrackBack (0)
Proviamo a fare un gioco politico-antropologico.
Ipotizziamo che, in Italia, vi siano fondamentalmente tre "categorie" di persone.
Categoria A: homo berlusconianus.
Categoria B: homo costitutionalis.
Categoria C: homo vagus.
Per chiarire, ecco due tipici esempi della categoria A:
Ecco due tipici esempi della categoria B:
Ecco ora la categoria C:
.
Le persone delle categorie A e B sono inconciliabili: i princìpi a cui si ispirano, i loro stili di vita, il linguaggio, le scelte culturali, le frequentazioni private e pubbliche, i valori di fondo, il tono di voce, le mimiche facciali, l'abbigliamento, l'educazione, l'idea di legalità, la concezione di bene pubblico, i riferimenti etici e politici a cui si ispirano non sono diversi ma spesso opposti. Due Italie che si guardano in cagnesco. Forse da secoli e secoli.
Le persone della (maggioritaria) categoria C fluttuano.
Bene.
Questa è la premessa.
Se siete in totale disaccordo, anche il resto del gioco vi troverà in totale disaccordo.
Comunque, ecco adesso il gioco vero e proprio.
Se fosse possibile, mantendendo l'attuale struttura economica e infrastrutturale italiana, far scomparire in una frazione di secondo tutte le persone della categoria A (e, in un diverso scenario, tutte le persone della categoria B), cosa accadrebbe dopo venti anni?
Come sarebbero queste due Italie?
Una (la A) senza l'homo costitutionalis.
L'altra (la B) senza l'homo berlusconianus.
Scritto alle 09:18 nella banalità, domande, Giochi, persone, politica | Permalink | Commenti (114) | TrackBack (0)
Ieri ho visto Dan Brown a Che tempo che fa.
Parlava, oltre che del suo nuovo romanzo "Il simbolo perduto", anche della nuova scienza noetica della quale lui (inizialmente scettico) ha avuto inconfutabbbili (in-con-fu-ta-bbble) prove.
La noetica è 'na scenza mistico-'soterica fondata dar grande scribacchino 'merecano Dan Brown ner suo ultimo best e seller "Er simbolo perduto".
La coppprotagonista fimminile de questo novo libbro, che se chiama Katherine Solomon, è la principale esperta mundiale de 'sta disciplina sc-sc-sc-sc-scientifica. Che te permette, co' la sola forza de la mente tua e de l'amici tui, de trasformà la realtà che t'accirconna. 'Mazza che forza che c'avemo, ahò!
Dopo questo cazzaballe da centomilioni di copie, Fabio Fazio ha intervistato una persona seria, uno di quegli uomini che mi fanno sentir fiero di essere italiano, Gian Carlo Caselli.
Prima, sono andato in libreria a prendere il suo "Le due guerre - Perchè l'Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia".
Ne avevano due copie.
E una settantina der simbolo perduto.
Scritto alle 16:49 nella attualità, banalità, letture, Libri, persone, Scienza, Sistema mediatico, Televisione | Permalink | Commenti (26) | TrackBack (0)
Appunti di viaggio.
Partire da Trieste in pullman alle 5 di sabato e tornare alle 6 di domenica è una massacrata.
E i cinquantacinque anni si sentono.
D'altra parte, erano a pezzettini anche i/le ventenni che hanno fatto lo stesso viaggio con me e Walter.
Al concerto di Bruce Springsteen di luglio a Udine (in fila dalle 7.30 per arrivare sotto il palco), m'ero stancato di meno.
Abitare a Trieste insegna a vestirsi a cipolla.
Alla partenza, bora, freddo, nuvole, cappotto e felpa.
A Roma, caldo, sole,
(cappotto in pullman e felpa attorno ai fianchi).
Mai visti a una manifestazione tanti giovani e giovanissimi, solo ai cortei studenteschi.
Tutto colorato, allegro, creativo, civile.
Una bella Italia.
Se io fossi stato Bersani (segretario...ma è segretario?...o lo è Dalemassimo?...del PD) avrei detto:
"Il Partito Democratico non partecipa ufficialmente perchè questa manifestazione è stata inventata dalla Rete e dai cittadini. E non vogliamo occuparla in nessun modo. dato però che la condividiamo, vi daremo una mano a organizzarla e saremo con voi in piazza. Io sarò nel corteo. Senza bandiera, ma come Pierlugi Bersani. Invito tutti i democratici a far altrettanto. Per liberarci il prima possibile di questo nefasto governo")
Ma dato che non sono Bersani, distribuivo il mio volantino di Critica Liberale (il testo l'ho pubblicato sul blog un paio di giorni fa).
Ne ho data una copia anche a Dario Franceschini, incontrato per caso.
A cui ho detto: "Ho votato per Marino. Ma fra te e Bersani avrei scelto te senza esitazione, perchè lo sapevo come finivamo"
Mi sono trovato con El Nino & famigliola.
Eccoli qua.
Per me, l'ennesima dimostrazione che i blogger (almeno quelli che ho conosciuto io) dal vivo e on line sono tali e quali. A dimostrazione che la Rete non è necessariamente il regno della finzione e della doppia, tripla multipla personalità.
Il dato della Questura (90.000 partecipanti) è una barzelletta.
Purtroppo per Emilio fede, Augusto Minzolini, Cicchitto, Bondi, Gasparri, Feltri, Bondi, Bonaiuti, Vespa & C, nessuno di noi ha dato fuoco a bandiere americane e/o israeliane, aggredito passanti in giacca e cravatta azzurra, incendiato cassonetti, spaccato vetrine oppure rovesciato auto.
Si segnalano comunque tre gesti di gravissimo teppismo:
il signor Lamberto di Firenze ha sputato per terra,
Gianna di Sciacca ha lasciato cadere sul selciato un biglietto della metropolitana
e
un giovinastro rimasto anonimo distribuiva volantini privi della regolare scritta "stampato in proprio" seguita dalla relativa data.
Domani o dopodomani, faccio un altro post su un fatto che mi ha irritato a fondo:
i rifondaroli e la loro patologica ossessione di marciare a coorte con le proprie bandiere.
Scritto alle 09:43 nella attualità, auguri, persone, politica, Viagg | Permalink | Commenti (29) | TrackBack (0)
Ieri sera mia moglie Tatjana ha guardato Doctor House e io Anno zero.
Puntata incardinata sul processo Mills, ma con diramazioni a tutte le complesse vicende politico-giudiziarie di Silvio Berlusconi.
A fronteggiarsi, i giornalisti Peter Gomez e Marco Travaglio contro l'avvocato-parlamentare Niccolò Ghedini e il produttore cinematografico tunisino (amico di Bettino Craxi e socio d'affari di Berlusconi) Tarek Ben Ammar.
Davanti a un Ghedini debordante e in gran forma, Gomez-Travaglio partono malissimo e timidi, impaperandosi su qualche nome, pasticciando certe ricostruzioni dei fatti, mentre l'avvocato Mavalà Macosadìce spadroneggia. Tanto che Santoro deve metterci una pezza e intervenire in aiuto di Peter & Marco.
Poi però il duo comincia a ingranare e tiene botta alla grande.
Io intanto mi accorgo che c'è qualcosa di strano, di molto strano. Guardo e riguardo con attenzione la faccia di Ghedini:
ecco il solito volto assai mal assortito, lungo e a forma di bara, largo alle tempie e assottigliantesi man mano che si scende verso le mascelle, teschiesco ma dalle labbra tumide, l'ombra della barba (Berlusconi odia gli uomini barbuti) mai domata dal rasoio e visibilissima sull'epidermide bianco-giallastra. Insomma, un uomo di notevole, impressionante e sgradevole bruttezza.
Ma il particolare che mi colpice è un altro.
Per verificarlo mi alzo e mi avvicino al televisore.
Con un giornale copro i tre quarti del volto ghediniano lasciandone visibili solo gli occhi.
Avevo ragione: ecco che adesso emerge in modo netto l'elemento che prima mi turbava solo vagamente.
Mi rendo finalmente conto che gli occhi di Niccolò Ghedini sono molto inquietanti: leggermente sporgenti, gelidi ed espressivi come un uovo sodo cotto troppo a lungo.
Uno scrittore francese diceva: dopo i quaranta, ognuno ha la faccia che si merita.
In che senso?
Io direi che dopo i quarant'anni, ogni volto racconta la storia dell'uomo o della donna che ci sta dietro. I sorrisi o i ghigni, la fiducia oppure il disprezzo, l'amore o il rancore, la curiosità o la diffidenza, la serenità o la rapacità, la cattiveria o la bontà, il razzismo o l'accoglienza, gli affetti o la misantropia, la pacificità o la violenza, la rabbia o l'ironia, la cupezza o lo humour, la brama di potere o la semplicità, il maschilismo o il rispetto per le donne eccetera eccetera plasmano il nostro volto. Ecco dunque che "dopo i quaranta ognuno ha la faccia che si merita".
Scritto alle 09:45 nella persone, politica, Televisione | Permalink | Commenti (104) | TrackBack (0)
Sabato vado a Roma col mio amico Walter.
E (immagino) alcune altre centinaia di migliaia di persone.
Partiamo alle 5 in pullman.
Tatjana, Milos e Petra hanno alcuni lavori da fare a casa (tra l'altro verrà il tecnico Telecom per l'ennesimo guasto sulla linea) e non riescono a venire.
Peccato.
Comunque, porterò i loro saluti a Silvio.
La fondazione Critica Liberale (a cui collaboro) aderisce alla manifestazione del 5 dicembre.
Il testo della nostra adesione è questo:
Il sovvertimento sistematico e senza argini di tutte le regole della democrazia liberale,
il fastidio per tutti i freni, contrappesi, garanzie e controlli che della democrazia liberale costituiscono l’essenza,
l’utilizzo sempre più inverecondo, a scopi di propaganda politica e di falsificazione sistematica della realtà, del monopolio della televisione commerciale e di quasi tutti gli spazi che davvero contano in quella che dovrebbe essere la televisione “pubblica”,
il condizionamento dell’intero sistema dei media che deriva dalla posizione dominante di Berlusconi nel mercato pubblicitario,
la teorizzazione di un modello di democrazia plebiscitaria in cui il favore elettorale nei confronti dei governanti si traduce in una illimitata autorizzazione loro accordata a delinquere impunemente,
la subordinazione sistematica di ogni interesse generale a quelli della consorteria al potere e del suo “capo”,
il disprezzo esibito per ogni regola di decenza civile,
il clericalismo estremista che contraddistingue l’azione del governo in ogni questione che incide sui diritti civili di chi non intende conformarsi nella propria vita alle prescrizioni della gerarchia cattolica,
la xenofobia propagandata da ministri in carica e tollerata dal governo, senza paragoni nel resto d’Europa,
l’omofobia anch’essa tollerata e vezzeggiata e che ha già provocato crimini efferati e molte vittime,
l’azzeramento della memoria storica e la rivalutazione strisciante del fascismo storico,
il ripudio della stessa vicenda risorgimentale e dell’intera tradizione illuministica e moderna del nostro paese,
il progressivo, crescente distacco culturale, sociale, economico, politico dell’Italia di questi disgraziati anni dalle istituzioni europee e dalla civiltà europea,
il rapporto privilegiato instaurato con alcune fra le peggiori dittature del continente e del Mediterraneo,
il contagio, ormai ampiamente realizzato, dell’intera cultura diffusa, della politica, di quel che resta della classe dirigente del paese e dello stesso centrosinistra o di quel che ne resta ad opera di questo berlusconismo.
Tutto ciò basta e avanza per considerare Berlusconi non solo il peggiore, il più pericoloso e più infausto politicante dell’Italia repubblicana, ma dell’intera Europa occidentale degli ultimi sessant’anni.
Scritto alle 08:36 nella attualità, persone, politica, Viagg | Permalink | Commenti (24) | TrackBack (0)
Jimmy Corrigan è un capolavoro assoluto: se Philip Roth sapesse disegnare e avesse quarant'anni, forse realizzerebbe libri così.
Dicembre è, banalmente e pigramente, tempo di bilanci.
Da anni sono abituato a rivedere i mesi passati per "decidere" tra me e me i libri che m'hanno colpito di più, i concerti e le musiche, quali film.
Poi me li annoto in un grande taccuino.
A distanza di molti anni, rileggendo questi dati, la mia memoria trova l'aiuto di solidi ancoraggi per ricostruire il mio passato.
Qual'è il mio libro del 2009?
I canti del caos di Antonio Moresco? Patria di Enrico Deaglio? Lost girls di Alan Moore? Il gioco del trono di George R. Martin? Indignazione di Philip Roth? L'arte di correre di Haruki Murakami? Etica e politica di Norberto Bobbio?
No, il più bel libro che ho letto nel 2009 è senza ombra di dubbio Jilly Corrigan dell'americano Chris Ware.
E' uscito una settimana fa da Mondadori, costa 25 euro e sono circa quattrocento pagine.
Vi dico subito che è un romanzo a fumetti (il termine graphic novel mi ha rotto le scatole oltre ogni limite, usato e abusato in maniera indecente e spesso incompetente da cani e porchi).
Negli Usa, Jimmy Corrigan ha vinto premi su premi (sia nel campo fumettistico che letterario): li merita tutti.
Intanto la grafica.
Ve ne mostro due esempi.
E' una tavola che va letta con attenzione: solo così, attraverso piccoli ed eleganti dettagli, emerge il trascorrere degli anni.
Questa complessa tavola arriva più o meno a pagina trecento. E narra con una formidabile sintesi grafica la vita di un personaggio. Ma (su questo personaggio) non vi dico altro per non rovinarvi le sorprese.
Insomma, cos'è Jimmy Corrigan?
Tante cose, perchè vi si intrecciano numerose trame e sottotrame, a partire dalla fine del Diciannovesimo Secolo per arrivare ai giorni nostri.
Ma la vicenda principale è quella, appunto, di Jimmy Corrigan, un poveraccio di trentasei anni, solo, grassottello, brutto, infelice, oppresso da una madre ricoverata in una casa di riposo e che gli telefona di continuo.
Un giorno, a Jimmy arriva una lettera di suo padre, in allegato c'è un biglietto aereo e l'invito a raggiungerlo dall'altra parte degli Stati Uniti.
Ma Jimmy Corrigan non ha mai conosciuto suo papà: se n'era andato tanti, tanti anni prima. Ed è il responsabile dell'infelicità sua e di sua mamma.
Jimmy sale in aereo e parte alla ricerca del padre.
Non vi racconto altro.
Se non che il romanzo grafico è stupefacente: Chris Ware fonde momenti esilaranti ad altri di straziante lirismo, lunghi flash-back ambientati nel remoto passato delle precedenti generazioni della famiglia Corrigan ed episodi che sarebbero piaciuti a Raymond Carver, momenti onirici alla David Lynch e dolorose storie d'amore adolescenziale.
Bisogna leggere lentamente per non perdere un solo particolare: i dettagli sono importantissimi e i rimandi fitti e incessanti.
Finora, in Italia, di Chris Ware non era stato tradotto nulla: una follia a cui spero si ponga al più presto rimedio.
Scritto alle 09:49 nella letture, Libri | Permalink | Commenti (9) | TrackBack (0)
Ho spedito al PD questa:
LETTERA APERTA AL PD
Egregio Partito Democratico,
sono un suo iscritto.
Ho letto le dichiarazioni di Enrico Letta (non un semplice iscritto della sezione di Mavalà Ghedinando ma un vice segretario nazionale):
"Come ha detto Bersani, consideriamo legittimo che, come ogni imputato, Berlusconi si difenda nel processo e dal processo".
Lo dico dunque senza mezzi termini: questi dirigenti ci portano al massacro e alla rabbia che quotidianamente aumenta.
Il mio sconforto è ormai una condizione permanente: l'antidoto sarebbe mandarvi tutti a quel paese e farmi i fatti miei e delle persone che amo, non curandoci più dell'Italia che ci sta attorno. Chiudere gli occhi e immaginarci di vivere in un altro paese.
Forse lo faremmo ma poi, riaprendo gli occhi, rivedremmo attorno a noi tutte queste macerie e ci vergogneremmo perchè sapremmo di non aver mosso un solo dito per impedirle.
Durante la campagna per le Primarie l'avevo detto e scritto più e più volte: con Bersani e Dalemassimo il rischio era che vincesse il pateracchio col berlusconismo, ma la candidatura di Ignazio Marino con la sua proposta di radicale rinnovamento (di dirigenti e di linea politica) è stata bocciata.
Adesso, aver avuto ragione non mi consola per nulla.
Comunque, alla prossima occasione di dibattito nel PD verrò, parlerò, dirò chiaro e tondo che finchè in questo partito etica e politica fanno a cazzotti (e l'etica viene bastonata) io mi sento male, così restituirò la mia tessera pregandovi di avvisarmi quando l'etica sarà tornata. (Ma penso che me ne accorgerò da solo)
Nel frattempo continuerò a scrivere pensare manifestare discutere al di fuori del Partito Democratico.
Un saluto
Luciano Comida
Scritto alle 17:18 nella attualità, letture, persone, politica | Permalink | Commenti (107) | TrackBack (0)
Io sono scettico e dunque non credo al paranormale, alla parapsicologia, con tutto il codazzo di maghi, fattucchieri, lettori del pensiero e delle carte o dei fondi di caffè, indovini, astrologi, Elvis e Marylin e Jim Morrison ancora vivi, reincarnazioni, Ufologia, poltergeist eccetera eccetera.
Da molti anni però sospetto fortemente dell'esistenza dei Folletti delle Sparizioni.
Si tratta di piccoli esserini, che vivono nelle case e che sono responsabili della inspiegabile scomparsa di svariati oggetti, in particolare (ma non solo) libri.
Vi racconto un episodio accaduto direttamemte a me e a mia moglie Tatjana.
Da circa trent'anni, possiedo la serie (trentacinque volumetti Mondadori con le splendide copertine di Karel Thole) di Fantomas, scritto attorno al 1910 dai francesi Marcel Allain e Pierre Souvestre. Un ciclo amato dai surrealisti e da Cortazar e da tanti altri, tra giallo e naturalismo, delirio e avventura, grottesco e mistero, una lettura pazza e avvincente come poche.
Introvabile se non nelle librerie dell'usato a prezzi altri, la conservo gelosamente (letta e riletta, ne ho tratto un quaderno di appunti fitto di annotazioni da cui forse scriverò un saggio) ed è sempre sopravvissuta integra a più traslochi.
Finchè, un giorno, intervennero i Folletti delle Sparizioni.
Circa otto anni fa, in una ristrutturazione della casa, io e Tatjana trasferimmo da un piano all'altro moltissimi libri.
Tra cui i 35 Fantomas.
Io personalmente li chiusi dentro una scatola, tutti e trentacinque, dal primo (Fantomas) all'ultimo (La fine di Fantomas).
Giorni dopo, al momento di mettere le migliaia di volumi nella nuova libreria, quando aprii la scatola contenente la serie di Allain-Souvestre, non potevo credere ai miei occhi: l'episodio conclusivo, La fine di Fantomas, era scomparso.
"Tatjana, hai forse visto...?"
Ovviamente no.
Beh (pensa) salterà fuori: non può mica essere sparito tra un piano e l'altro della stessa casa!
Invece sì: messi a posto tutti i libri, riempiti gli scaffali, vuotati tutti gli scatoloni, La fine di Fantomas non si trovò.
E mai più ricomparve.
Ma la storia non finisce qui.
Perchè i Folletti delle Sparizioni sono dispettosi ma non cattivi. E (in un loro contorto modo) sanno ricompensare i danni che ci procurano.
A volte.
Cosa accadde infatti?
Bisogna sapere che, negli anni Dieci del Novecento, la casa editrice Salani tradusse subito i Fantomas (in trentadue integrali volumi, che nel mercato dell'antiquariato hanno un costo proibitivo e sono rarissimi).
Qualche mese dopo la mia malinconia per la perdita del libro Mondadori, in una libreria dell'usato a Trieste trovai e comprari (nella introvabile edizione Salani) proprio "La fine di Fantomas".
Non mi sono fatto vivo sul blog per un paio di giorni perchè ero ad Asola, a un Festival di libri per ragazzi, organizzato dalla scuola e da alcune bravissime insegnanti (in particolare Silvia Ziliani e il preside Umberto Parolini).
Tra l'altro, alcuni pezzi del mio intervento li hanno filmati e finiranno su You Tube.
Ovviamente vi avviserò.
Scritto alle 09:42 nella adolescenti, attualità, banalità, domande, Scienza, scuola e università, Viagg | Permalink | Commenti (30) | TrackBack (0)
Questo post è lungo e insolito ma penso che il tema richieda la nostra attenzione: si tratta non solo dell’influenza suina, della relativa vaccinazione e del bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti, ma della salute in genere.
Come ben sa chi frequenta il blog mio e di Idefix, io non sono certo un esperto di medicina né di farmacologia. E dunque adesso non mi metterò a parlare a vanvera, cucendo alla bell'e meglio qualche notiziola orecchiata qua e là: lo troverei irresponsabile.
Preferisco dar la parola a un medico serio, di cui mi fido.
Poche parole per presentarvelo: è Filippo Ongaro,
ha un curriculum scientifico e accademico lungo alcune decine di pagine che vi risparmio (comunque potete trovarlo a http://www.ismerian.org/, l’istituto medico di cui è direttore). In sintesi, è stato medico degli astronauti per l'Agenzia Spaziale Europea, presso cui ha sviluppato metodi all’avanguardia mondiale per la prevenzione dell'invecchiamento, metodi usati anche dalla NASA e dall'Agenzia Spaziale Russa. Tralascio (le trovate sempre a quel link) tutte le altre lauree, benemerenze, docenze, competenze e pubblicazioni varie.
In più, Filippo è figlio del grande venesiàn Alberto Ongaro (uno dei migliori scrittori italiani, uomo che ho l’onore e la gioia di avere tra i miei amici e dei cui bellissimi libri ho spesso parlato sul blog).
Premesso questo, do finalmente la parola a Filippo Ongaro.
INFLUENZA SUINA E VACCINO: QUELLO CHE I GIORNALI E I TG NON DICONO...
Questo messaggio non vuole turbare nessuno ma vuole essere d'aiuto a quanti stanno cercando di informarsi prima di vaccinarsi contro l'influenza A. Un aiuto che diventa necessario vista la tendenza dei media a dare un'informazione poco obiettiva e incompleta. Questo è un problema generale che riguarda tutti i vaccini ma che nel caso dell'influenza A diventa ancora più grave.
Da quando il virus influenzale ha fatto la sua comparsa in Messico ad Aprile, siamo stati bombardati da commenti e considerazioni allarmanti sulla pericolosità di questo virus che però si è dimostrato molto meno pericoloso della normale influenza stagionale. La preparazione del vaccino contro l'H1N1 ha seguito un iter accelerato del tutto anomalo dettato da una teorica "necessità di fronteggiare l'emergenza". Su questa base, negli USA è stata addirittura concessa ai produttori la totale immunità giuridica rispetto ai danni alla salute che il vaccino potrebbe creare. I normali tempi di preparazione di un vaccino prevedono diversi anni di ricerca e sperimentazione: bisogna isolare il virus, studiarlo, riprodurlo in laboratorio, mutarlo per ottenere la versione depotenziata, produrre il prototipo di vaccino, testarlo sugli animali e infine sugli uomini. Nemmeno questi lunghi anni di sperimentazione sono in grado di annullare rischi ed effetti collaterali dei vaccini. I produttori del vaccino lo hanno prodotto in soli 4 mesi! E' improbabile che abbiano avuto il tempo per testarlo adeguatamente ed è possibile invece che abbiano impiegato immuno-adiuvanti come l'alluminio e lo squalene che, rendendo il vaccino più potente, permettono di prepararne con meno costi quantità superiori. L'alluminio è tristemente noto a chi si occupa di danni da vaccini in quanto connesso con patologie quali l'autismo. Lo squalene fu ritenuto responsabile della cosidetta "Sindrome della guerra del golfo" in 180.000 soldati (il 25% dei soldati vaccinati contro l'antrace), e collegato a malattie devastanti e autoimmuni come artrite, irritazioni e lesioni cutanee croniche, fatica cronica e fibromialgia, emicranie croniche, perdita abnorme di peli, vertigini, debolezza, perdita di memoria, attacchi epilettici, problemi neuropsichiatrici, effetti antitiroidei, anemia, sclerosi multipla ecc.
Ci viene fatto notare che l'importanza di vaccinarsi sta nel cercare di diminuire le opportunità di ricombinazione del virus con altri sottotipi. Sul piano teorico però, proprio la vaccinazione di massa potrebbe indurre il virus a mutare in una forma più aggressiva. Inoltre l'influenza suina non è affatto nuova come ci stanno facendo credere. Nel 1976 il governo americano avviò una campagna di vaccinazione di massa contro l'influenza A sulla base di pochissimi casi accertati. Da allora oltre 4000 persone hanno fatto causa al governo per danni da vaccino. Anche in quel caso il vaccino era stato prodotto in fretta e furia.
Oggi l'Organizzazione Mondiale della Sanità e a seguire tutta una serie di istituzioni che sono di fatto totalmente succubi alle pressioni delle grandi industrie farmaceutiche, hanno scatenato una vera e propria isteria collettiva su quella che è a tutti gli effetti una influenza minore. Esattamente lo stesso fenomeno era accaduto con aviaria, SARS, meningite. Invece di tutelarci dalle malattie e dagli obiettivi commerciali delle industrie, questi enti ci terrorizzano e spingono a compiere scelte sulla base della paura. L'OMS ha attribuito sorprendentemente il valore più alto di pericolosità a questa "pandemia", chiedendo agli stati membri di dotarsi di strumenti normativi adeguati ad imporre (se necessario) vaccinazioni obbligatorie e ogni altra forma di limitazione della libertà personale al fine di affrontare l'infezione. Nel frattempo, in concomitanza con l'inizio del "piano mondiale" di vaccinazione, si cominciano a registrare i primi effetti negativi del vaccino. In Svezia ci sono già 5 casi di morte imputabili alla somministrazione del vaccino, e ben 350 casi di complicanze ed effetti indesiderati. Questo solo per parlare degli effetti "a breve scadenza". Quelli a lunga scadenza, come sempre con i vaccini, saranno di difficile identificazione. La strategia è chiara: lavorare sulla paura, sul terrore antico della pandemia, della malattia infettiva che devasta e distrugge e contro cui solo il vaccino può proteggerci. Questa paura si traduce in vendite.
Appare sempre più evidente che la cosa da cui occorre difendersi maggiormente è invece questa informazione parziale, pilotata e non scientifica. La nuova medicina che si vede all'orizzonte ma che ancora fatica ad emergere proprio per il profondo condizionamento mediatico in cui viviamo, offre nuove soluzione più avanzate e fisiologiche anche per proteggersi dalle infezioni e migliorare il funzionamento del sistema immunitario. Non esiste solo vaccino o morte. Non esiste solo farmaco o sofferenza. Oggi possiamo scegliere mezzi nuovi per curarci e per mantenerci in salute. Ma il primo passo è essere consapevoli che la salute, il bene più prezioso che abbiamo, non appartiene nè allo stato, nè all'OMS, nè all'ASL. Appartiene a ciascuno di noi ed è nostro diritto e dovere decidere autonomamente e serenamente a chi affidarla e acquisire le informazioni più obiettive possibili per scegliere come comportarci.
QUELLO CHE DOVETE SAPERE PER PROTEGGERVI DALLE INFEZIONI
Ritengo utile spiegare come si può migliorare in modo fisiologico la funzionalità del sistema immunitario.
Il sistema immunitario è una delle componenti più complesse e sofisticate dell'organismo umano. Esso non è solo coinvolto nella protezione dagli agenti infettivi ma anche per esempio dai tumori. Ogni intervento troppo diretto su di esso è carico di rischi e pericoli. Questo è vero sia per le terapie immunosoppressive, usate quando il sistema immunitario è troppo attivo come nel caso delle malattie autoimmuni e infiammatorie, sia per le sostanze immunostimolanti come i vaccini. A volte questi interventi sono necessari ma il rischio è sempre quello di sovvertire un delicato equilibrio tra immunità specifica e aspecifica. Le vaccinazioni per esempio stimolano la risposta anticorpale contro uno specifico agente ma a scapito della capacità del sistema immunitario di reagire contro molte altri potenziali pericoli. Sarebbe come dimenticarsi di camminare per imparare ad andare in bicicletta!
Nel caso della vaccinazione contro l'influenza suina, con la teorica giustificazione di proteggerci nei confronti di rarissime complicanze di una malattia altrimenti banale, corriamo il rischio di indebolire il sistema immunitario che ci deve garantire protezione a lungo termine contro tumori, allergie, malattie autoimmuni e altre infezioni. Oltre a questo si aggiunge il rischio di un vaccino che contiene sostanze tossiche come alluminio e squalene. Forse è meglio lasciare perdere una pratica che offre più rischi che vantaggi e che, in un paese occidentale, non può che essere vista come un retaggio della medicina del secolo scorso.
La medicina del 21esimo secolo invece, personalizzata e impostata sulla genomica e la biologia molecolare, propone metodi più fisiologici e avanzati per ottimizzare la funzionalità del sistema immunitario. La parola d'ordine di questa nuova medicina non è più "uccidere" ma "riequilibrare".
Il primo e fondamentale passo per avere un sistema immunitario che funzioni in modo ottimale è quello di seguire uno stile di vita consono al nostro genoma e al nostro organismo. Questo stesso stile di vita ci proteggerà anche contro malattie cardiovascolari, diabete, obesità, Alzheimer, osteoporosi, tumori e altre malattie cronico-degenerative. La correzione dello stile di vita è così importante perchè di queste malattie ci ammaliamo proprio per il modo in cui viviamo. In USA le chiamano "lifestyle diseseas", malattie da stile di vita. I tre pilastri per correggere il nostro stile di vita sono: ottimizzare la nutrizione, ridurre lo stress e combattere la sedentarietà:
1. Ottimizzare la nutrizione: favorire carboidrati integrali (pasta, riso e pane integrali), evitare zuccheri e carboidrati bianchi, utilizzare grassi polinsaturi e monosaturi (omega 3 e olio d'oliva), mangiare noci e semi naturali, abbondare con la verdura, mangiare frutta e utilizzare proteine nobili come pesce, uova e carni bianche, evitare il latte e i derivati, bere almeno 2 litri di acqua al giorno. Stare più lontani possibili dai cibi industriali. Vista la povertà di nutrienti dei cibi di oggi tra gli integratori sono utili e sicuri i multi-vitaminici e gli omega 3 (attenzione però alla qualità dei prodotti).
2. Ridurre lo stress: inserire delle micropause in diversi momenti della giornata (bastano 2-3 minuti passati ad occhi chiusi distaccandosi da ciò che si sta facendo), correggere la respirazione (imparare la respirazione addominale), riflettere su obiettivi personali e gestione del tempo. Tutto questo dipende da come gestiamo la nostra attenzione, cosa che è assolutamente allenabile.
3. Combattere la sedentarietà: muoversi di più nella vita quotidiana (fare le scale, camminare al lavoro, ecc), svolgere 3-4 volte alla settimana attivitià fisica sia aerobica che con i pesi. L'esercizio migliore è quello di moderata intensità.
Per prevenire e curare infezioni, sempre sotto il controllo di un medico competente in materia, si possono usare composti naturali ma a dosaggi elevati. Tra questi segnaliamo:
- Vitamina C: fino a 1 grammo ogni 4-6 ore durante o dopo l'influenza.
- Probiotici: i fermenti lattici possono ridurre l'incidenza di infezioni aumentando l'attività del sistema immunitario a livello intestinale.
- Lattoferrina: è una frazione del siero del latte ed ha proprietà anti-virali, anti-tumorali e immunostimolanti.
- Estratti di bacca di sambuco: hanno proprietà anti-virali contro numerosi ceppi di influenza.
- Tè verde: ricco di catechine inibisce la crescita di batteri e virus e stimola il sistema immunitario.
- Aglio: contiene l'allicina che ha proprietà anti-micotiche, anti-batteriche e anti-virali.
- Beta-glucano: è uno zucchero derivato dalla parete cellulare di un fungo (Saccharomyces cerevisiae) con proprietà immuno-stimolanti.
- Shiitake: è una qualità di fungo che proviene dall'estremo Oriente e ha proprietà immuno-stimolante.
- Rodiola rosea: si tratta di un erba adattogenica simile al Ginseng ma più potente. Permette all'organismo di adattersi nel modo migliore agli stimoli esterni anche dal punto di vista immunitario.
Questi sono solo alcuni esempi di sostanze che hanno la capacità di ottimizzare il funzionamento del sistema immunitario. Voglio sottolineare che la più recente ricerca in ambito genomico e molecolare indica come una modulazione meno diretta e più naturale dei processi infiammatori ed immunitari sia molto efficace e sicura. In alcuni casi tradizione e nuove ricerche si fondono. Anche questa è una caratteristica della nuova medicina. La medicina del 21esimo secolo si basa su 4 pilastri (4P medicine):
- Predizione: la possibilità, usando strumenti avanzati di biologia molecolare e genomica, di studiare il rischio individuale di sviluppare una malattia molto prima che vi siano delle manifestazioni sintomatologiche e cliniche.
- Prevenzione: una volta individuati i rischi, può essere sviluppato un vero e proprio piano di prevenzione che comprenda nutrizione, nutraceutici, fitoterapici, farmaci, interventi psicologici e motori.
- Personalizzazione: ogni intervento è plasmato sulle caratteristiche individuali e non solo sul fare parte di una categoria di persone con sintomi simili come avviene oggi quando un medico fa una diagnosi clinica.
- Partecipazione: la nuova medicina si fonda su una partnership tra medico e paziente, un'intesa a lungo termine per la salvaguardia della salute in cui il paziente partecipa attivamente nelle scelte terapeutiche.
Dr. Filippo Ongaro
Direttore Sanitario
ISMERIAN-Istituto di Medicina Rigenerativa e Anti-Aging
Scritto alle 21:53 nella attualità, salute, Scienza | Permalink | Commenti (27) | TrackBack (0)
Una mozione del Pdl per inchiodare il crocifisso sul muro dell'aula del Consiglio regionale della mia regione (il Friuli Venezia Giulia) è stata approvata con 25 sì e 20 no e 3 astensioni.
Una mozione presentata dall'Italia dei Valori per esporre nella stessa aula una foto del presidente della Repubblica italiana è stata bocciata con 32 voti contrari e 13 a favore.
I consiglieri sono 59 (21 del Pdl, 8 della Lega, 4 dell'UdC, 4 del Gruppo Misto, 17 del PD, 2 dell'IdV e 3 della Sinistra Arcobaleno).
Mi par di capire che alcuni del PD abbiano votato contro la mozione dell'IdV, cioè contro la proposta di esporre la foto del presidente della Repubblica.
Domani mi informo e, se le cose stanno così, pubblicherò i nomi di questi consiglieri.
Per darvi un'idea del livello (complessivamente ab/ominevole, fatte salve alcune lodevoli eccezioni) del dibattito sul crocifisso, ecco un'antologia dei comunicati stampa emessi nel pomeriggio. (Garantisco che non ho toccato una virgola dei testi originali)
1) Il presidente del Consiglio, Edouard Ballaman, coglie l'occasione dell'impegno che l'Aula con la approvazione della mozione sul Crocifisso gli ha affidato di esporre questo simbolo nell'emicliclo, per lanciare una proposta agli artisti del Friuli Venezia Giulia: realizzare appunto il Crocifisso - che in tutte le epoche è stato soggetto di ispirazione artistica - secondo la loro sensibilità e creatività.
Questo - sottolinea il presidente - permetterà ai credenti che frequentano l'Aula di guardare alla croce come simbolo di fede mentre da parte di tutti potrà essere apprezzata come opera d'arte. L'auspico di Ballaman è che da parte della comunità artistica regionale ci sia ampia partecipazione: "Mi auguro che siano in tanti a rispondere a questo appello, anche in considerazione del fatto che nel palazzo consiliare trovano posto già numerose opere d'arte".
2) Il consigliere regionale dell'UDC e vicepresidente del Consiglio, Maurizio Salvador, commenta così l'approvazione della mozione che impegna il presidente dell'Assemblea legislativa, Edouard Ballaman, ad esporre in Aula un Crocifisso:
"L'Ufficio di Presidenza, nel dare corso all'odierna decisione del Consiglio regionale, potrebbe rivolgersi a un artista del Friuli Venezia Giulia, penso ad esempio a Mauro Corona, perché uno scultore meglio di ogni altro può dar vita a un Crocifisso che sia anche un segno della nostra cultura e della nostra storia, un simbolo per tutti i cittadini della nostra regione, credenti e non".
3) "Nonostante un dibattito pieno di rancori, riteniamo che si sia fatta giustizia nei confronti della storia, delle tradizioni e della cultura delle nostre genti che si rifanno alla religione cattolica". Ad affermarlo è il consigliere regionale del Pdl Paolo Ciani, primo firmatario della mozione sull'affissione del Crocifisso nell'Aula del Consiglio regionale. "Abbiamo accettato il voto segreto perché il voto non venisse strumentalizzato dal punto di vista politico, ha spiegato. La maggioranza dei consiglieri regionali ha inteso che l'esposizione del Crocifisso sia un fatto legittimo. Non è stato un voto politico ma libero e di coscienza.
4) Il Crocifisso - a giudizio di Roberto Asquini (Misto) - non è un simbolo esclusivamente religioso ma del cristianesimo, a prescindere dalle diverse sfaccettature, e anche dei valori della nostra società, di un modello sociale che a fatto crescere tutto l'occidente, che noi dobbiamo conservare e migliorare. Poi c'è chi crede nel Crocifisso e chi è laico, ma non vedo perché debba opporsi a questi valori, non capisco le battaglie per farlo togliere. Chi propone questo punta a una diversa società.
L'Italia nasce anticlericale e la riconciliazione avviene con i patti lateranensi - ha sottolineato a sua volta Stefano Pustetto (SA-SD) ricordando la complessa storia della civiltà occidentale. I politici a parole si definiscono laici, ma usano spesso il Crocifisso come una clava - ha aggiunto invitando a ricordare i cedimenti dello Stato italiano verso il Vaticano su molti temi importanti (divorzio, aborto, pillola abortiva, testamento biologico) e a pensare alle intolleranze espresse in quest'Aula, per esempio verso gli immigrati.
Massimo Blasoni (Pdl) rileva che la sentenza è lo specchio di un'impostazione illuminista e non religiosa, ma che non rispecchia il nostro sentire. Accettiamo la libertà di altri, a patto che non tocchino principi per noi fondamentali. La posta in gioco è il nostro desiderio di ancorarci, di fronte al mondo globale, alle nostre tradizioni.
Rimango esterrefatto da questa inversione di ruolo, i laici che difendono il Crocifisso, i cattolici che non lo vogliono, è stato il commento di Danilo Narduzzi, capogruppo della LN. Il PD ha paura di questa mozione perché teme di mostrare a tutti la spaccatura mostruosa al suo interno. La politica debole che sostiene l'opposizione ha portato a una politica debole, all'eutanasia delle razze in Europa. Ma volge al tramonto. La speranza è che il nostro simbolo, il Crocifisso più tradizionale o la croce di Aquileia, venga collocato qui.
Per Maurizio Salvador (UDC) si sta tornando ai tempi di don Camillo e Peppone, eppure la richiesta contenuta nella nostra mozione è di una banalità estrema. Immaginavamo che si potesse arrivare alla predisposizione di ordine del giorno trasversale che desse una risposta naturale a una richiesta altrettanto naturale, ma dopo aver letto quello del centrosinistra è impossibile.
Sono favorevole al Crocifisso in Aula, ha affermato Luigi Ferone, Partito Pensionati. Ci unisce, appartiene alla tradizione del nostro Paese e della nostra regione. Ogni luogo è intriso di cristianità. La sentenza della Corte è sbagliata, l'Europa bene farebbe a occuparsi dei veri problemi della gente, non ci si occupa dei sentimenti di un popolo.
Secondo Paride Cargnelutti (Pdl) una vicenda come questa dovrebbe fare tutto tranne che dividere e nemmeno dobbiamo fare la gara a chi è più cattolico per conquistare quei voti. Siamo tutti figli di una radice cristiana, ma non vogliamo imporre un simbolo a un'altra forza politica: pertanto, o c'è il voto a larga maggioranza o valutiamo il da farsi.
Questa sentenza è un'ingerenza nel nostro vissuto, una vera imposizione, ha ribadito Alessandro Tesolat per l'UDC. E poi cade nel momento in cui c'è stato il mancato riconoscimento delle radici cristiane dell'Europa nella Costituzione UE. Forse è da questa Europa senza storia che è partita la sentenza. Questa mozione è la difesa laica della nostra storia contro il tentativo di cancellarla.
Per Maurizio Bucci (Pdl) la mozione consente di valutare quanti consiglieri regionali sono laici o laicisti. I laici sanno e vogliono distingue il potere politico dall'autorità religiosa, ma non vogliono rinunciare al simbolo.
Per Piero Camber (Pdl) il Crocifisso rappresenta valori che vanno al di là, è un simbolo che unisce e del quale non dobbiamo vergognarci.
Per la Giunta, l'assessore Elio De Anna ha sottolineato che laicità e laicismo sono due concetti completamente diversi e ha ricordato che i Padri della Repubblica hanno inserito nella Costituzionr in maniera laica valori presi del cristianesimo: non solo il segno della croce, ma la parità di genere, la sussidiarietà e la solidarietà: non si possono cambiare le regole della Costituzione.
Scritto alle 21:24 nella attualità, diritti, persone, politica | Permalink | Commenti (13) | TrackBack (0)
"La moderazione serve solo a nascondere il desiderio di eludere le responsabilità...
L'Italia è un paese di cortigiani che gioca sempre sull'unanimità, pronto a farsi comandare da un tiranno ma nello stile più paesano e giocondo...
Mentre la solennità della crisi imporrebbe ai cittadini l'imperativo della coerenza, della libera lotta politica, di una opposizione senza illusioni e senza ottimismi, una opposizione eterna e sterile che dia il diritto di pensare alla lotta politica di domani.
Invece in Italia i partiti di opposizione temono ad ogni istante di essere stati troppo intransigenti, e si affrettano a moderare le loro affermazioni, a piegarsi all'opportunismo..."
Chi ha scritto queste parole?
Scritto alle 20:57 nella attualità, letture, persone, politica | Permalink | Commenti (14) | TrackBack (0)
A qualcuno fa ridere?
Io lo prendo come un insulto al rock.
La rivista Rolling Stone Italia nomina Silvio Berlusconi "Rockstar dell'anno".
Da anni, in occasione dell'uscita del numero di dicembre, il mensile sceglie il personaggio che si è distinto nel corso dell'anno per il suo carattere e temperamento rock'n roll.
Per il 2009, Rolling Stone Italia dedica la copertina (realizzata dal designer americano Shepard Farey) a Silvio Berlusconi.
Una fesseria che non fa ridere.
Spero che la notizia (di pochi minuti fa, fonte Ansa, Repubblica, Stampa e Corriere) sia una bufala.
Comunque ribadisco: non mi fa ridere.
Ho letto le motivazioni dello sciagurato direttore di Rolling Stone Italia, Carlo Antonelli.
Che lui ne sia consapevole oppure no, sono ispirate a un vitalismo fascistoide (non conta nulla ciò che si fa, l'importante è soltanto l'azione).
Ecco ciò che dice lo sventurato: "tra le figure che nel 2009 potevano meritare la nomina non c'era nessuno che avesse eguagliato, anche per meriti precedenti, le caratteristiche di Berlusconi. E per noi la caratteristica fondamentale di una rockstar è la sua strabordante vitalità. Non siamo interessati ai profili morali di questa designazione, ci interessa solo l'icona pop"
Scritto alle 16:31 nella attualità, banalità, persone, politica, Sistema mediatico | Permalink | Commenti (51) | TrackBack (0)
Armando Spataro, procuratore aggiunto di Milano, ha ribadito in televisione alcune cose ovvie nei paesi occidentali:
che "la Corte Costituzione l'ha già detto: noi non abbiamo bisogno di escamotage",
che "c'è un gruppo di politici che, dopo il Lodo Alfano bocciato dalla Consulta, mette sul tappeto immediatamente un'idea del processo breve che breve non sarà e che non serve a nulla",
che leggi fatte a vantaggio di Tizio o di Caio "non sono compatibili col principio dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge".
Affermazioni del tutto ovvie.
Ma, appunto, in un normale paese occidentale.
Perchè in Italia ci sono stati commenti schizzati come quelli di Fabrizio Cicchitto (tessera della loggia massonica P2 numero 2232, attuale capogruppo del Pdl alla Camera):
"Tutti i conti tornano, sia dal punto di vista televisivo sia da quello giudiziario. È in pieno svolgimento l'offensiva del circo mediatico-giudiziario"
Vi prego di notare l'uso davvero pdl (privo di logica) delle parole e l'eloquio al solito sconnesso, con metafore squinternate e logorate da un uso del tutto improprio dei vocaboli: i conti che tornano (forse quelli degli evasori fiscali?), il legame politico-giudiziario, il circo...
Oppure l'utilizzo spaventoso che quotidiani come Libero e Giornale fanno di altre parole: "giudici" sistematicamente usato come se fosse un insulto, "sentenza" come se fosse l'annuncio di una fucilazione e "tribunale" come se fosse un gulag staliniano.
A meno che (ovvio) ciò non riguardi gli extra-comunitari.
Scritto alle 09:47 nella attualità, persone, politica, Sistema mediatico | Permalink | Commenti (2) | TrackBack (0)
Ieri sera io e Tatjana abbiamo visto "La lunga linea blu", ultimo episodio della VI stagione di Cold Case: la storia dell'omicidio di Kate, una delle prime ragazze
riuscite a farsi ammettere in una scuola militare della Pennsylvania. Al solito, un telefilm eccellente, ben scritto, trama avvincente e ricca di spessore umano e sociale, schieratissima a sinistra, personaggi tridimensionali, bravissimi attori, musiche stratosferiche (stavolta i Pearl Jam).
Serie televisiva che ho incrociato da poco e che mi ha conquistato.
E proprio oggi,leggo sulla home-page di Repubblica una notizia.
Dopo 222 anni, hanno giurato sette donne.
E sono arrivati gli (come direbbe Fini) stronzi.
Ieri a Napoli, in piazza del Plebiscito, c'era il giuramento degli allievi e delle allieve della scuola militare Nunziatella, da settembre ufficialmente aperta anche alle donne.
Giuramento di fedeltà alla Repubblica.
Interrotto dai fischi di un gruppo di ex allievi.
Che protestavano contro le sette allieve, che attentano alle tradizioni dell’istituto di formazione militare più antico d’Italia e d’Europa, fondato nel 1787 da Ferdinando IV di Borbone.
Ovviamente, i fischiatori si arrampicano sugli specchi: "Non siamo contro l’ingresso delle ragazze nella scuola. Anzi siamo per il progresso, ma allo stesso tempo chiediamo che le tradizioni, che da sempre vivono all’interno della scuola, proseguano, un punto di contatto tra generazioni, che si ritrovano unite dalla condivisione di queste esperienze".
Invece, in questa scuola scuola che prepara gli allievi ufficiali dell’Esercito, (frequentata in passato anche dal capitano dei Carabinieri Ultimo che arrestò Totò Riina), l’ingresso delle donne (momentaneamente alloggiate in una stanza separata) potrebbe portare all’interruzione di un codice non scritto di comportamenti: basta nonnismo, stop agli schiaffoni sul berretto, fine delle incursioni notturne degli "anziani" nelle camerate delle reclute, alt ai gavettoni, repressione delle prepotenze.
Un anno fa, un analogo coro di maschiliste e fascistoidi proteste si era sollevato alla Scuola Navale Morosini di Venezia, che sulla scia della Nunziatella a Napoli, la Teuliè a Milano e la Scuola Areonautica Douhet a Firenze, aveva annunciato l’apertura dei corsi alle donne. I "birilli" (così i veneziani chiamano gli allievi) si erano schierati contro la convivenza con le compagne di corso, nove ogni anno. Ma da settembre, nonostante le polemiche, anche nell’istituto veneziano sono arrivate le donne.
"La Nunziatella di Napoli è una scuola di grande tradizione e sono felice di vedere le ragazze inserite tra gli allievi: sono molto determinate, forse più degli uomini" commenta il colonnello Filippo Troise, comandante della scuola militare.
Scritto alle 12:56 nella attualità, diritti, donne, persone, Televisione | Permalink | Commenti (19) | TrackBack (0)
"Se qualcuno usa qualche parola di troppo perchè avete il colore della pelle diverso o perchè venite da un altro paese, quello è uno stronzo. Voi lo pensate e io che sono il Presidente della Camera glielo dico"
Gianfranco Fini
di fronte a una cinquantina di bambini e ragazzi, per la maggior parte immigrati bengalesi e cinesi, tra gli 8 e i 18 anni, del centro diurno 'Semina' a Torpignattara, gestito dall'associazione 'Nessun luogo è lontano'.
Ma perchè mai nessun liderino del centrosinistracentro sa parlare così chiaro?
E perchè mai io (che sono di sinistra) devo applaudire Gianfranco Fini?
Scritto alle 15:34 nella attualità, diritti, persone, politica, scuola e università | Permalink | Commenti (55) | TrackBack (0)
Accadono delle cose che mi fanno dubitare del diritto alla libertà di stampa e di parola.
Come questa storia qua.
Donatella Papi
(ex giornalista del Giornale) sposerà il pluriassassino e stupratore Angelo Izzo per (dice lei) "dimostrare la sua innocenza, facendo riaprire il processo sul delitto Ferrazzano e portando nuove prove sulla strage del Circeo".
BREVE RIASSUNTO DELLA VITA DI ANGELO IZZO
Nel 1974 Izzo, noto negli ambienti neofascisti romani, studente di medicina, stuprò con alcuni amici due ragazze (attività che faceva di frequente), fu condannato ma gli venne concessa la sospensione condizionale della pena.
Un anno dopo, in una villa della zona del Circeo, il 29 settembre 1975, con due amici (Giovanni Guido e Andrea Ghira) violentò e seviziò Donatella Colasanti e Rosaria Lopez.
Rosaria fu picchiata a morte e annegata, mentre Donatella si salvò a stento.
Il 29 luglio 1976 Guido e Izzo
furono condannati all'ergastolo. Ghira anche, ma in contumacia perchè era fuggito in Spagna dove (pare) sia morto.
Successivamente Guido e Izzo cercarono di evadere dal carcere.
Nell'aprile 2005, il tribunale di Velletri accordò a Izzo la semilibertà. E fu una nuova tragedia con due donne macellate a Ferrazzano da Angelo Izzo: Maria Carmela Linciano (49 anni) e Valentina Maiorano (14 anni), moglie e figlia di un pentito della Sacra Corona Unita che Izzo aveva conosciuto in carcere a Campobasso.
Il 12 gennaio 2007, Angelo Izzo fu condannato all'ergastolo per questi due omicidi, condanna confermata anche in Appello.
Donatella Papi era stata invitata stamattina in televisione all'Italia sul due, programma condotto su Rai Due da Lorenza Bianchetti e Milo Infante, per parlare sul cretinissimo tema della puntata: "innamorarsi di un criminale'.
E l'ex-giornalista del Giornale ha preferito leggere uno sciagurato comunicato con cui ha provato a difendere Izzo condannato (secondo lei) "a una pena ingiusta".
Due ospiti intelligenti e sensibili come l'attrice Lella Costa e la criminologa Roberta Bruzzone per protesta se ne sono andate dallo studio. Al telefono è intervenuta Daniela Lopez, sorella di una delle vittime del Circeo. E a lei tutti i presenti hanno testimoniato la loro solidarietà. Meno la Papi.
Che insiste con roba delirante:
"Sono una giornalista, ho 53 anni, conosciuta e stimata, nell'ultimo anno mi sono occupata totalmente di solidarietà e casi difficili in cui ho acquisito esperienza e conoscenze specifiche. Da oltre vent'anni seguo sia la vicenda del Circeo sia l'omicidio di Ferrazzano che hanno coinvolto il detenuto Angelo Izzo, condannato per ben due volte a una pena ingiusta. Farò riaprire il processo per il delitto di Ferrazzano fin da oggi, porterò prove, documenti e spero testimonianze chiave. Così come farò in modo che si riparli soprattutto del primo caso che vide coinvolto Izzo, quello del Circeo, da cui ha origine tutto. Purtroppo come anche nella società di oggi si conferma in tanti agghiaccianti casi, droga e ideologie, che in questo senso sono lo stesso, possono determinare nella vita di ciascuno di noi tragedie umani così immani. Cioè pagare cose mai commesse. Come è stato nel caso del Circeo, su cui porterò prove sconvolgenti e come accadde peggio nel caso di Ferrazzano, con modalità che vanno spiegate ai giovani e alla gente. Garantisco che prima di muovermi mi sono ben preparata, raccogliendo da mesi nelle strade la solidarietà della gente, e posso dire che a parte le perplessità iniziali, moltissimi mi incoraggiano a dire tutto. Rivolgo un appello accorato alle famiglie delle vittime, che in qualche modo conosco, e che vorrò andare a trovare dicendo loro che non c'è giustizia più grande della verità e un messaggio caloroso e rispettoso alla famiglia Izzo, Ghira e anche Guido, che essendo in libertà spera voglia parlare e unirsi a me in questa battaglia. Se non lo farà, almeno all'inizio, lo capisco e lo rispetto"
Ecco, davanti a gente simile, il diritto alla libertà di parola e di stampa traballano.
Scritto alle 23:15 nella attualità, diritti, domande, persone, Sistema mediatico, Televisione | Permalink | Commenti (21) | TrackBack (0)
Scritto alle 13:22 nella letture, Libri, persone, politica, Sistema mediatico, storia | Permalink | Commenti (3) | TrackBack (0)
Stanotte ho letto un centinaio di pagine della Vita di Carmelo Bene, una lunga intervista di 420 pagine con Giancarlo Dotto.
Con il linguaggio sulfureo di Bene,
mescolando aneddoti e oscenità, riflessioni alte e battute esilaranti, giudizi sprezzanti e fumose provocazioni, si parla di teatro e politica, popolo e plebe, disarmanti confessioni private e furiosi attacchi al conformismo di massa, sesso e adolescenza, malattia e flatulenze, Schopenhauer e Totò, cattolicesimo e perversioni, Dario Fo e le tasse.
Un antidoto all'imbecillità e alla banalità che tracimano dai teleschermi italiani.
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Di lui e della sua tragica e arrogante vicenda ho già scritto più volte.
14 gennaio 2009:
Scarica Battisti
E, per quelle parole, a Trieste qualcuno m'ha tolto il saluto.
Ovviamente non me ne pento e torno a dire ciò che penso:
1) per ciò che ha commesso, il terrorista assassino Cesare Battisti merita di stare in prigione,
2) le parole del suo avvocato Eric Turcon (assunto dalla scrittrice Fred Vargas) sono sia ridicole: "Battisti è innocente perchè me lo ha giurato sulle sue figlie" che ignobili: "Se anche fosse colpevole, Battisti avrebbe commesso dei crimini politici",
3) i parlamentari brasiliani che sono andati in carcere a giurare per la sua libertà mi fanno vomitare.
Scritto alle 09:52 nella attualità, diritti, persone, politica, Sistema mediatico | Permalink | Commenti (64) | TrackBack (0)
La rivista Trieste ArteCultura col patrocinio dell’Università organizza un incontro con lo scrittore triestino di lingua slovena Boris Pahor
(nato nel 1913, internato dai nazisti a Natzweiler-Struthof, Dachau, Bergen-Belsen).
Venerdì 20 novembre
17.00
Aula Magna
Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori
via F. Filzi 14 Trieste
Intervisteranno Boris Pahor:
Elvio Guagnini docente di letteratura italiana
e il mio amicissimo Walter Chiereghin, vice-direttore di Arte Cultura.
In questi giorni, escono in Italia due libri nuovi di Pahor: il romanzo Una primavera difficile (edito da Zandonai) e il saggio-intervista Tre volte no - Memorie di un uomo libero (curato da Mila Orlič, edito da Rizzoli).
L’incontro vuol raccontare la recente e tardiva fortuna letteraria di Pahor presso il pubblico di lingua italiana, mentre l’autore era affermato da decenni sulle scene editoriali europee, con molte traduzioni, tra cui francese, inglese, tedesco, finlandese, catalano e persino esperanto.
La sede dell’incontro è stata scelta perchè un luogo-simbolo, caro alla memoria della comunità slovena: l’edificio, progettato dall’architetto Max Fabiani, era il Narodni Dom: un caffè, un albergo e diverse altre istituzioni culturali della minoranza slovena. Il 3 luglio 1920 il palazzo fu assalito e incendiato dai fascisti: il piccolo Boris Pahor aveva sette anni e fu testimone oculare dell'aggressione.
Oggi, l’edificio di via Filzi è sede di una prestigiosa istituzione universitaria, dove si studiano le lingue straniere: ciò aumenta la suggestione dell’incontro con Pahor.
Interverranno Francesco Peroni, Magnifico Rettore dell’Università e Claudio H. Martelli, editore e direttore di ArteCultura.
Ai partecipanti verrà donata una pubblicazione monografica (curata da Walter Chiereghin) con testi di articoli, interviste e recensioni sullo scrittore, in parte già pubblicati, in parte inediti.
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Dice l'assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi "Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità"
A Coccaglio, circa settemila abitanti, mille e cinquento stranieri, i vigili vanno casa per casa e suonano i campanelli agli extracomunitari.
A chi non è in regola col permesso di soggiorno, la residenza viene revocata d'ufficio, proclama tutto fiero il sindaco Franco Claretti.
L'operazione si chiama White Christmas perchè scade il giorno di Natale.
Domanda: ma Gesù, Giuseppe e Maria (quando scapparono in Egitto per salvarsi dai coltelli dei sicari di Erode) erano a posto col permesso di soggiorno?
E se avessero trovato assessori e sindaci come Abiendi e Claretti?
Ho parlato con la segretaria del sindaco.
Dopo essermi presentato come Luciano Comida, giornalista di Trieste, le ho chiesto in particolare se sono vere due cose:
a) la scadenza dell'operazione il giorno di Natale e
b) il nome di White Christmas.
Risposte:
a) la loro ordinanza è del 25 ottobre e la scadenza (a sessanta giorni) cadrà (senza che loro ci avessero minimamente pensato) proprio il 25 dicembre,
b) riporto per intero il dialogo sul nome:
"il nome era solo un nome della pratica interna e non sappiamo come sia uscito all'esterno"
"ma era quello di Wtite Christmas?"
"le ho già risposto"
"no, non mi ha risposto. Io le ho chiesto se il nome dell'operazione è proprio White Christmas"
"sì"
"grazie"
Ad Abiendi e Claretti, per Natale, manderò il Vangelo.
Spero che Gesù Cristo gli dica qualcosa.
Scritto alle 08:29 nella attualità, auguri, diritti, persone, politica, Religione | Permalink | Commenti (64) | TrackBack (0)
La posizione di Bersani mi ricorda Moretti in Ecce bombo:
"No veramente non...non mi va. Senti, Di Pietro, ma che tipo di cosa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi e io sto buttato in un angolo...no. Ah no, se si manifesta non vengo. No, allora non vengo. Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a un palco, di profilo, in controluce. Voi mi fate: "Piddì, vieni di là con noi, dai" e io "andate, andate, vi raggiungo dopo". Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo".
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Ogni giorno bisogna ascoltare orridi insulti alla lingua italiana: spaventosi neologismi come (ne segnalo solo due) "implementare" che nella pubblica amministrazione imperversa come sinonimo di "aumentare" (ieri l'ha usato anche Berlusconi), "ok" oppure "o kappa" invece di "va bene, giusto, sì, d'accordo".
Ma oggi mi dedico all'abusatissimo "piuttosto che" usato, in modo del tutto sbagliato, come sinonimo di "o".
Vi trascrivo qui di seguito un lungo e interessante articolo sulla triste e ridicola vicenda del "piuttosto che". Autrice, una collaboratrice dell'Accademia della Crusca.
Il fenomeno segnalato, cioè l’impiego ormai dilagante di piuttosto che nel senso di o, non è affatto sfuggito, naturalmente, all’attenzione degli storici della lingua (per parte mia, tanto per fare un esempio, ne avevo già discusso in un seminario del circolo linguistico della Facoltà di Lettere di Padova un paio di anni fa; e l’argomento è stato da me riproposto, in seguito, nell’àmbito dei lavori del Centro linguistico per l’italiano contemporaneo [CLIC]). Si tratta, come ha correttamente individuato la nostra lettrice, di una voga d’origine settentrionale, sbocciata in un linguaggio certo non popolare e probabilmente venato di snobismo (in tal senso è azzeccata l’allusione nel quesito a un uso invalso «tra le classi agiate del Settentrione»). Era fatale che tra i primi a intercettare golosamente l’infelice novità lessicale fossero i conduttori e i giornalisti televisivi, che insieme ai pubblicitari costituiscono le categorie che da qualche decennio - stante l’estrema pervasività e l’infinito potere di suggestione (non solo, si badi, sulle classi culturalmente più deboli) del "medium" per antonomasia - governano l’evolversi dell’italiano di consumo.
Non c’è giorno che dall’audio della televisione non ci arrivino attestazioni del piuttosto che alla moda, spesso ammannito in serie a raffica: «... piuttosto che ... piuttosto che ... piuttosto che ...», oppure «... piuttosto che ... o ... o ... », e via con le altre combinazioni possibili. Dalla ribalta televisiva il nuovo modulo ha fatto presto a scendere sulle pagine dei giornali: ormai non c’è lettura di quotidiano o di rivista in cui non si abbia occasione d’incontrarlo. E purtroppo la discutibile voga ha cominciato a infiltrarsi anche in usi e scritture a priori insospettabili (d’altra parte, se ha prontamente contagiato gli studenti universitari, come pensare che i docenti, in particolare i meno anziani, ne restino indenni?).
Gli esempi raccolti nel parlato e nello scritto sono ormai innumerevoli e le schede dei sempre più scoraggiati raccoglitori (è il caso della sottoscritta) si ammucchiano inesorabilmente. Eppure non c’è bisogno di essere dei linguisti per rendersi conto dell’inammissibilità nell’uso dell’italiano d’un piuttosto che in sostituzione della disgiuntiva o. Intendiamoci: se quest’ennesima novità lessicale è da respingere fermamente non è soltanto perché essa è in contrasto con la tradizione grammaticale della nostra lingua e con la storia stessa del sintagma (a partire dalle premesse etimologiche); la ragione più seria sta nel fatto che un piuttosto che abusivamente equiparato a o può creare ambiguità sostanziali nella comunicazione, può insomma compromettere la funzione fondamentale del linguaggio.
Mi limiterò qui a un paio d’esempi fra i tanti che potrei citare: dal settimanale L’Espresso, del 25.5.2001, incipit dell’articolo a p. 35 intit. Il cretino locale (sulla fuga dei cervelli dal nostro Paese): «È stupefacente riscontrare quanti italiani trentenni e quarantenni popolino le grandi università americane, piuttosto che gli istituti di ricerca e le industrie ad avanzata tecnologia nella Silicon Valley»; naturalmente questo piuttosto che pretende di surrogare la semplice disgiuntiva, ma il lettore non edotto è portato a chiedersi come mai i giovani studiosi italiani sbarcati negli Stati Uniti snobbino per l’appunto i prestigiosi centri di ricerca della Silicon Valley. E ancora: «... di questo passo, saranno gli omosessuali piuttosto che i poveri piuttosto che i neri piuttosto che gli zingari ad essere perseguitati»: frase pronunciata dal noto (e benemerito) dott. Gino Strada nel corso del Tg3 del 22.1.2002; in questo caso, la prospettiva d’una persecuzione concentrata protervamente sulla prima categoria avrà reso perplesso più di un ascoltatore...
Immaginiamoci poi che cosa potrà accadere con l’insediarsi dell’anomalo piuttosto che anche nei vari linguaggi scientifici e settoriali in genere, per i quali congruenza e univocità di lessico sono indispensabili.
Per quanto mi riguarda, non sono in grado di localizzare con sicurezza nello spazio e nel tempo l’insorgere della voga in questione. Mi risulta soltanto, sulla base di una testimonianza sicura, che tra i giovani del ceto medio-alto torinese il piuttosto che nel senso di o si registrava già nei primi anni Ottanta. È un fatto che questa formula è generalmente ritenuta di provenienza settentrionale (il che già contribuisce, presso molti, a darle un’aura di prestigio): «Un vezzo di origine lombarda, ma ormai molto diffuso, è quello di usare la parola "piuttosto" [...] nel senso di "oppure"», osservava criticamente un paio d’anni fa, sulla rivista L’esperanto, anno 31, n° 3, 5 aprile 2000, il direttore Umberto Broccatelli (scrivendo però "piuttosto" in luogo di "piuttosto che"). Il lancio vero e proprio del nuovo malvezzo lessicale, avvenuto senza dubbio attraverso radiofonia e televisione (e inizialmente - è da presumere - ad opera di conduttori settentrionali), sembra potersi datare dalla metà degli anni Novanta. Resta da capire la meccanica del processo che ha portato un modulo dal senso perfettamente chiaro, e rimasto saldo per tanti secoli, come piuttosto che a virare - all’interno di un certo uso dapprima circoscritto e verosimilmente snobistico - fino al significato della comune disgiuntiva.
Per azzardare una ricostruzione di quel processo proviamo a partire da una frase del genere: «Andremo a Vienna in treno o in aereo». In questo caso le due alternative semplicemente si bilanciano. Se variamo la frase rafforzando il semplice o con l’aggiunta dell’avverbio piuttosto: «Andremo a Vienna in treno o piuttosto in aereo», chi ci ascolta può cogliere una tendenziale inclinazione per la seconda delle due soluzioni, quella dell’aereo. Sostituiamo a questo punto o piuttosto con piuttosto che: «Andremo a Vienna in treno piuttosto che in aereo»; qui risalta abbastanza nettamente - sempre attraverso la comparazione tra due opzioni - una preferenza per la prima rispetto alla seconda. Dall’analisi delle varianti contestualizzate nelle tre frasi, mi sembra si delinei una possibile spiegazione del piuttosto che semanticamente ‘deviato’ di cui ci stiamo occupando (e preoccupando): in sostanza, può essere il prodotto di una locale, progressiva banalizzazione portata fino alle estreme conseguenze, cioè fino al totale azzeramento della marca di preferenza che storicamente gli compete (e che nell’italiano corretto continuerà a competergli). Basterà avere un po’ di pazienza: anche la voga di quest’imbarazzante piuttosto che finirà prima o poi col tramontare, come accade fatalmente con la suppellettile di riuso. Segnalo intanto la significativa "variatio" che mi è capitato di cogliere al volo qualche giorno fa (precisamente, il 17 aprile 2002), nel corso di una trasmissione televisiva che si occupa di alimenti e di buona cucina: un’esperta di gastronomia, chiamata a giudicare tra piatti a base di pesce allestiti in gara da due cuochi, nel sottolineare quanto sia importante anche l’effetto estetico nella presentazione d’una vivanda ha fatto osservare come nei molluschi dalle valve variopinte utilizzati in una delle portate ci fosse «più colore rispetto a una triglia anziché a una sarda» (triglia e sarde essendo i pesci usati nella preparazione di altre due portate).
Ornella Castellani Pollidori
Scritto alle 07:10 nella attualità, banalità, letture, persone, Sistema mediatico, Televisione | Permalink | Commenti (86) | TrackBack (0)
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